 Probiorn Il Progetto "Produzione Biologica di Piante Ornamentali" - ProBiOrn è nato da una proposta presentata da un gruppo di ricercatori ed operatori del settore floricolo ad un bando di ricerca dell'A.R.S.I.A.- Regione Toscana, in applicazione del D.R. n. 54 del 18.02.03 (Carrai, 2004). Lo scopo del Progetto è stato quello di attuare iniziative di ricerca e di sviluppo nel campo della innovazione tecnologica in agricoltura, volte a mettere a disposizione degli operatori nuove possibilità di applicazione dei metodi di coltivazione biologica nel settore delle piante ornamentali (Burchi, 2004). Il ProBiOrn, di durata biennale, si è avviato nel 2004 e si è concluso nel giugno 2006. Al fine di rispondere agli obiettivi sopra menzionati, il ProBiOrn si è proposto di realizzare, attraverso cinque sottoprogetti, alcune azioni prioritarie (Grassotti, 2004): 1.Indagini di mercato tendenti a valutare gli spazi per fiori e piante "biologiche" sul mercato europeo, ad individuare le tipologie produttive suscettibili di uno sviluppo interessante in direzione di tale tipo di coltivazione, a verificare le aspettative dei consumatori ed a valutare il valore aggiunto di questo tipo di produzioni; 2.Confronto tra diverse tecniche agronomiche, analizzando quelle tradizionali del comparto florovivaistico e proponendo adattamenti agronomici, fitoiatrici e gestionali per la conversione al biologico, secondo quanto previsto dal Regolamento CE 2092/91, realizzando prove pratiche di confronto tra metodo tradizionale, integrato e biologico; 3.Analisi e proposte di soluzione di diversi problemi relativi alla coltivazione dell'albero di Natale secondo metodi di coltivazione biologica, in particolare diserbo e produzione di materiale di propagazione, con trasferimento delle nuove tecniche alle aziende del settore sul territorio toscano; 4.Prove dimostrative di impiego di substrati alternativi alla torba impiegata per la coltivazione in contenitore, in vista di possibili limiti alla utilizzazione di tale materiale, con studio di soluzioni economiche adottabili nel breve, medio e lungo periodo; 5.Divulgazione dei risultati tramite Seminari, Giornate tecnico-dimostrative e Convegni. Realizzazione di pagine web dedicate al Progetto, all'interno delle quali raccogliere e mettere a disposizione dell'utenza le informazioni agronomiche, fitoiatriche e legislative relative alla produzione biologica di fiori e piante ornamentali. UNITÀ OPERATIVE PARTECIPANTI AL PROGETTO Il ProBiOrn si è svolto sotto la Responsabilità Scientifica di Antonio Grassotti (C.R.A.-Istituto Sperimentale per la Floricoltura di Pescia), con il Coordinamento amministrativo del Consorzio per la valorizzazione dell'Albero di Natale del Casentino (C.A.N.C.). Nell'attività del ProBiOrn sono stati coinvolti dieci partner operativi (Grassotti, 2004): 1.Impresa Verde di Arezzo (resp. Marco Roselli); 2.C.R.A.-Istituto Sperimentale per la Floricoltura di Pescia (C.R.A.-I.S.Flo., resp. Gianluca Burchi) 3.Centro Regionale di Sperimentazione e Assistenza Agricola di Albenga (Ce.R.S.A.A., resp. Andrea Minuto) 4.Centro Sperimentale per il Vivaismo di Pistoia (Ce.Spe.Vi., resp. Paolo Marzialetti) 5.Istituto Nazionale di Economia Agraria, Università di Firenze (I.N.E.A., resp. Silvia Scaramuzzi) 6.C.R.A.-Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria di Firenze (C.R.A.-I.S.Z.A., resp. Giovanna Del Bene) 7.Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali, Università di Firenze (Di.S.T.A.F., resp. Orazio La Marca) 8.Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie, Università di Pisa (D.B.P.A., resp. Alberto Pardossi) 9.Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica della Toscana (A.I.A.B., resp. Salvo Di Napoli) 10.Associazione Produttori Biologici della Toscana (A.P.B.T., resp. Sandro Stoppioni) All'attività del ProBiOrn hanno anche collaborato, in qualità di aziende interessate, la FLORATOSCANA di Pescia (PT), il COMICENT-Mercato dei Fiori di Pescia (PT), la UNICOOP di Firenze e la N.T.I. di Casalmaggiore (CR), mentre hanno partecipato come sponsor le aziende Turco Silvestro di Bastia di Albenga (SV) e la CIFO di S.Giorgio di Piano (BO). Si può certamente affermare che il ProBiOrn sia stato il primo tentativo, a livello nazionale, di organizzare attività di ricerca e sperimentazione rivolte alla risoluzione delle problematiche che ancora impediscono una vera diffusione delle tecniche biologiche e a basso impatto ambientale nel settore florovivaistico (Burchi, 2004). Questo Progetto ha affrontato molteplici aspetti della produzione biologica: dallo sfruttamento della torba alla difesa fitosanitaria, dalle tecniche agronomiche fino alla valutazione dei mercati ed alla diffusione dei risultati (Grassotti, 2004). Di seguito si espongono brevemente alcuni dei più rilevanti risultati conseguiti nell'ambito delle attività del ProBiOrn. PROVE DI LOTTA BIOLOGICA CONTRO LA FUSARIOSI E DI COLTIVAZIONE BIOLOGICA DI CALENDULA E GERBERA Presso il C.R.A.-I.S.Flo. di Pescia, l'attività sperimentale ha riguardato da un lato la messa a punto di protocolli di coltivazione biologica di piante ornamentali da vaso fiorito, come gerbera e calendula, mediante limpiego di substrati, fertilizzanti e prodotti antiparassitari ammessi in coltivazione biologica, dall'altro lo screening di isolati di Trichoderma in relazione alla loro attività antagonistica contro Fusarium oxysporum f. sp. Dianthi, patogeno del garofano. In collaborazione con il C.R.A.-I.S.Z.A. di Firenze, sono state valutate anche diverse tecniche di lotta biologica ai principali parassiti delle due colture sopra menzionate, dall'impiego di predatori all'utilizzo di prodotti naturali ad attività pesticida. La prova su gerbera ha consentito di individuare solo un substrato biologico, tra i 4 testati, idoneo a questo tipo di coltivazione. La prova ha anche messo in evidenza notevoli difficoltà nel garantire una concimazione fosfatica a pronto effetto e nel controllare i principali fitopatogeni della gerbera nella stagione primaverile-estiva (Cacini et al., 2006a). Le prove effettuate su calendula hanno evidenziato come, durante la stagione più fredda, sia possibile ottenere una produzione biologica paragonabile a quella convenzionale, mentre nella stagione primaverile il divario tra la produzione bio e quella tradizionale è risultato incolmabile. I trattamenti sperimentati nella prova hanno permesso di ottenere risultati positivi dal punto di vista del controllo dei fitoparassiti e della qualità della produzione, per lo meno durante la coltura invernale, mentre nella stagione più calda non si sono riusciti a risolvere i problemi relativi alla concimazione, in particolare quella fosfatica. Le condizioni climatiche invernali, infatti, hanno comportato un ciclo di produzione più lungo durante il quale il processo di mineralizzazione dei fertilizzanti organici è risultato più efficace nell'approvvigionare le piante degli elementi nutritivi, consentendo uno sviluppo delle stesse paragonabile al testimone tradizionale (Cacini et al., 2006b). Lo screening di isolati di Trichoderma, effettuato allo scopo di valutare l'effetto antagonista di 92 isolati di Trichoderma su Fusarium oxysporum in una coltura di garofano, al termine delle valutazioni effettuate sia in serra che in cella climatica, ha permesso di individuare 8 ceppi in grado di contenere l'infezione in tutte le repliche (Sarrocco, 2005). PROVE DI CONFRONTO TRA TECNICHE AGRONOMICHE TRADIZIONALI, INTEGRATE E BIOLOGICHE Presso il Ce.R.S.A.A. di Albenga, è stata effettuata la messa a punto di tecniche di difesa nei confronti di Phytophtora su lavanda e di muffa grigia su geranio e fucsia, mediante l'impiego di mezzi chimici, agronomici, fisici, genetici e mediante l'impiego di substrati a diversa composizione fisica. E' stata poi valutata l'efficacia di fertilizzanti ammessi in agricoltura biologica, di vasi realizzati con materiale biodegradabile, di tecniche di coltivazione biologica della margherita in confronto con tecniche convenzionali, di substrati a ridotto contenuto in torba o di compost vegetali di qualità per il florovivaismo in vaso, di materiali biodegradabili per il contenimento delle infestanti sia per le piante allevate a terra, sia per la coltivazione in contenitore. Su lavanda, le prove di tecniche di difesa nei confronti di Phytophtora nicotianae var. parassitica hanno messo in evidenza la limitata efficacia dei mezzi chimici, quando impiegati in coltivazioni prive di ombreggiamento e su piante allevate su substrati scarsamente drenanti. Il patogeno, infatti, si avvantaggia di temperature elevate del substrato e di scarse condizioni di drenaggio. L'impiego di cultivar tolleranti può ridurre la diffusione del patogeno e la gravità dei danni sulla coltura. Su geranio e fucsia le prove di contenimento biologico della muffa grigia (Botrytis cinerea) mediante la gestione ed il controllo dei parametri ambientali hanno messo in evidenza l'importanza della riduzione del numero di ore di bagnatura fogliare e di condizioni di elevata umidità nell'ambiente di coltivazione a meno di 6-8 ore. L'impiego di antagonisti naturali sortisce solo risultati limitati, almeno nelle condizioni di esecuzione delle diverse prove. Relativamente alla valutazione di compost di qualità per il florovivaismo in vaso, anche qui, così come a Pescia, si è osservato che solo pochi prodotti in commercio sono utilizzabili in campo florovivaistico. I parametri limitanti sono risultati principalmente la conducibilità elettrica, il pH, il contenuto in NH3 e il grado di attività microbica ancora presente (produzione di CO2). Il contenimento delle infestanti è stato possibile per colture a ciclo medio-breve. In questo caso, l'uso di film a base di amido termoplastico in sostituzione del polietilene è apparso possibile dal punto di vista tecnico e sostenibile dal punto di vista economico (Minuto et al., 2004). Per esempio, film di pacciamatura di spessore 15 μm utilizzati su colture ornamentali da reciso (salvia) hanno fornito risultati confrontabili con quelli ottenuti con polietilene 40 μm, ad un costo pressoché identico per m2 di terreno pacciamato (Minuto, 2005). Di applicazione non immediata, invece, è apparso l'uso di film di pacciamatura per il contenimento delle infestanti su albero di Natale. In questo caso i film di lunga durata non appaiono ancora in grado di mantenere coperto il terreno per l'intero ciclo colturale. L'introduzione di contenitori (vasi) biodegradabili per il florovivaismo ha evidenziato il buono stato di avanzamento della ricerca in questo settore. E' infatti possibile utilizzare vasi in materiale compostabile in grado di garantire il corretto allevamento delle piante in campo, la commercializzazione e l'uso ornamentale in appartamento. Gli stessi, una volta avviati al compostaggio, subiscono l'attacco della microflora e si degradano correttamente assieme al resto del materiale organico. Attualmente solo il costo di questi materiali innovativi limita la loro applicazione su larga scala, ma si ipotizza, nel breve periodo, una riduzione dello stesso, anche grazie alla progressiva diffusione dell'uso. PROVE DI PROPAGAZIONE E DI DISERBO SULL'ALBERO DI NATALE Presso il Di.S.T.A.F. dell'Università di Firenze, in collaborazione con il C.A.N.C. di Arezzo, sono state eseguite prove di radicazione di talee di abete rosso, prove di messa a punto di tecniche di coltivazione biologica di abete rosso per via generativa, prove di coltivazione con combinazioni di serra-esterno e prove di controllo delle infestanti in campo con metodi tradizionali (diserbo meccanico) e con pacciamanti biodegradabili. A questa attività ha collaborato anche l'A.P.B.T. di Firenze che ha effettuato campionamenti di terreno nel Casentino, sotto coltivazione di abete, ed ha analizzato i dati relativi agli esami di laboratorio (Roselli, 2004). Relativamente alle prove di propagazione generativa, la produzione di postime di abete rosso in contenitori di dimensioni medio-piccole è risultata effettivamente attuabile. Per quanto riguarda invece la propagazione vegetativa, la risposta rizogena è risultata fortemente influenzata dall'età e dallo stadio di sviluppo della pianta madre: la percentuale maggiore di radicazione è stata ottenuta soltanto dalle talee semilegnose prelevate dagli apici terminali delle piante più giovani. In linea generale, la propagazione vegetativa per talea a partire da un genotipo selezionato potrebbe da un lato preservare particolari genotipi, dall'altra soddisfare la richiesta sempre crescente di avere alberi di Natale d'elite. Relativamente alle prove per il controllo delle infestanti, i migliori risultati di crescita sono stati osservati nelle parcelle in cui è stato utilizzato un telo antialga (Rinaldi and La Marca, 2006). Gli effetti della pacciamatura sono risultati maggiormente evidenti quando è stato preso in esame l'incremento di altezza registrato nel secondo anno dall'impianto, quando ormai l'effetto della crisi da trapianto può considerarsi esaurito. L'impiego di pacciamanti ha fatto registrare incrementi di altezza maggiori rispetto al diserbo tradizionale. Anche la qualità (stato vegetativo) delle piante è risultata correlata positivamente alla pacciamatura. Tenuto conto dei trend di crescita, qualora anche per il futuro fossero confermate le tendenze in atto, la pacciamatura potrebbe comportare un anticipo nei tempi di maturazione del prodotto. Da un punto di vista ecologico, l'impiego di pacciamanti riciclabili scongiura il rischio di impiego di diserbanti chimici oggi frequentemente impiegati dai produttori di alberi di Natale. Detto obiettivo ha rilevanza notevole se si considera che la coltivazione dell'albero di Natale avviene spesso in montagna, in ambienti particolarmente sensibili all'impiego di prodotti chimici (Rinaldi and La Marca, 2006). PROVE DI SUBSTRATI ALTERNATIVI ALLA TORBA Presso il D.B.P.A. dell'Università di Pisa, in collaborazione con il Ce.Spe.Vi di Pistoia, sono state effettuate prove finalizzate alla valutazione di diversi substrati a base di compost, con aggiunta di torba, pomice o fibra di cocco in diverse percentuali, nella produzione in contenitore di arbusti ornamentali (Photinia e Viburnum). Non sono state riscontrate differenze significative tra le varie tesi a confronto nel caso del Viburnum, mentre su Photinia si è notata una riduzione della crescita (evidenziata da un minore sviluppo fogliare ed un minor accumulo di sostanza secca) nel caso dei miscugli contenenti compost. Delle ulteriori prove effettuate su piante in vaso di geranio "francesino" (Pelargonium x peltatum) o su semenzali di pomodoro (Lycopersicun esculentum), calendula (Calendula officinalis) e agerato (Agerato houstonianum), nelle quali si è usato un compost certificato di diversa provenienza rispetto a quello usato a Pistoia, non si sono riscontrate differenze tra i vari substrati. Questi risultati, quindi, evidenziano la possibilità di sostituire (almeno in parte) la torba, nella preparazione dei substrati di coltivazione, con la fibra di cocco o con il compost, purché sia di qualità e, quindi, certificato. PROVE DI COLTIVAZIONE BIOLOGICA DI GERANIO E DI STELLA DI NATALE L'A.I.A.B. Toscana ha condotto delle prove comparative tra il metodo convenzionale ed il metodo biologico per produzione di piante in vaso di pelargonio e di stella di natale, effettuando anche rilievi economici relativi al costo unitario della pianta testimone e di quella biologica. La prova sul pelargonio ha dato due indicazioni fondamentali: la prima riguarda la concreta possibilità di produrre talee radicate con metodo biologico, non essendo stati necessari interventi con fitormoni o con mezzi tecnici non consentiti dal Reg. Cee 2092/91 e successive modifiche e integrazioni. La seconda indicazione conferma la concreta possibilità di ottenere una produzione biologica di piante in vaso di pelargonio zonale. Le piante coltivate sono risultate paragonabili, in termini di tempi di accrescimento, numero di steli fiorali, qualità complessiva dei fiori e aspetto della vegetazione, alle piante coltivate con metodo tradizionale, tanto da essere commercializzate senza alcuna difficoltà nei canali convenzionali, tramite vendita diretta al pubblico e presso negozi al dettaglio (Di Napoli and Scavo, 2006). Anche i risultati ottenuti con la stella di Natale sono stati buoni e significativi. Il substrato organico utilizzato ha garantito uno sviluppo delle piante compatto ed omogeneo. La mortalità post-trapianto è stata ridotta e non dissimile dal testimone. Attacchi di marciumi del colletto o di botrite sono stati prevenuti con interventi a base di propoli mentre la presenza iniziale di Trialeurodes vaporariorum è stata efficacemente contenuta effettuando tre interventi ripetuti con un prodotto a base di Beauveria bassiana. Eventuali attacchi di tripidi sono stati prevenuti con l'utilizzazione di trappole cromotropiche blu. Degni di nota sono i positivi effetti commerciali, riscontrati presso i clienti attraverso comunicazioni personali, derivati dalla buona longevità delle piante e dal prolungato mantenimento della fioritura anche in fase post-vendita, in conseguenza, a nostro avviso, della buona dotazione in humus del substrato di coltivazione. STUDI DI CARATTERE ECONOMICO ED INDAGINI DI MERCATO L' I.N.E.A.-Università di Firenze, responsabile di questa attività, ha effettuato indagini di mercato e ricerche di carattere socio-economico. In particolare, gli argomenti trattati hanno riguardato studi sull'attrattività dei principali mercati europei, analisi delle caratteristiche strutturali ed evolutive dei canali commerciali dei prodotti florovivaistici biologici, individuazione delle variabili rilevanti per i consumatori nella scelta dei prodotti biologici ornamentali, analisi dei canali commerciali dei prodotti florovivaistici e dei prodotti biologici freschi, individuazione delle principali specie suscettibili di ottenere spazi di mercato nel segmento biologico, analisi dei costi di produzione delle specie studiate. Le indagini hanno confermato come i mercati a maggiore attrattività per i prodotti florovivaistici biologici siano rappresentati da quei mercati in cui sia i consumi di prodotti floricoli, sia quelli di prodotti biologici sono ad un elevato stadio di sviluppo (Germania, Olanda, Svizzera, Regno Unito e Francia in Europa, oltre agli Stati Uniti). Relativamente ai canali distributivi, la distribuzione organizzata non specializzata non sembra manifestare interesse specifico per i prodotti florovivaistici biologici. Maggiore interesse viene palesato dai canali dedicati al biologico e dalle catene di garden center e, in maniera non trascurabile, dal canale del commercio elettronico (utilizzato sia nella fase dell'ingrosso, che nel dettaglio finale). Tra le possibili cause di fallimento dell'introduzione dei prodotti florovivaistici biologici sul mercato l'I.N.E.A. ha individuato: la possibilità di un supporto insufficiente da parte dei canali distributivi; un'errata previsione delle vendite; ritardi nell'ingresso sul mercato; l'eventuale reazione rapida della concorrenza che spiazzi la produzione nazionale; l'evoluzione rapida dei gusti del consumatore; il basso tasto di ripetizione dell'acquisto per la scarsa produzione. L'analisi dei costi di produzione ha evidenziato un incremento non rilevante per le specie oggetto di sperimentazione e potenzialmente compensabile dai maggiori prezzi spuntatabili sul mercato che si registrano all'estero in una maggiorazione variabile intorno al 20%-30%. Fa eccezione l'abete per albero di Natale, per il quale costi rilevanti sono legati all'eliminazione delle infestanti per tutte le metodologie bio-compatibili sperimentate. Tuttavia si deve evidenziare come non vadano trascurati nel calcolo della redditività i costi aggiuntivi legati alla certificazione del prodotto, sia per la necessità di una consulenza specializzata, sia per i costi diretti di certificazione legati all'intervento dell'ente terzo.
CONCLUSIONI In conclusione si può dire che questa prima esperienza di un Progetto sulla coltivazione biologica di piante ornamentali condotta in Italia (seppur in una sola Regione) ha se non altro messo in luce alcune delle maggiori problematiche che questa nuova tipologia produttiva dovrà affrontare prima di divenire significativamente apprezzabile nel panorama produttivo ornamentale. Uno dei principali problemi da risolvere sarà quello di avere una normativa efficace: nel caso della coltivazione biologica ornamentale, infatti, i protocolli utilizzati (mutuati fondamentalmente da quelli relativi ai prodotti alimentari) sono abbastanza restrittivi e, in ogni caso, in sede di redazione della norma è mancata una considerazione specifica relativa ai prodotti ornamentali. Da ciò consegue che utilizzare i disciplinari attualmente disponibili per le produzioni vegetali ad uso alimentare è quanto mai problematico da mettere in pratica nelle produzioni ornamentali che, per ora, sono basate prevalentemente su disciplinari privati volontari. Dal punto di vista tecnico, poi, si sono evidenziate problematiche che vanno dalle difficoltà di fornire una concimazione (soprattutto fosfatica) opportuna utilizzando solo prodotti organici, a quelle riscontrate nel controllo dei parassiti, cosa invece assolutamente necessaria per avere un prodotto qualitativamente perfetto, requisito fondamentale dei prodotti ornamentali. Anche le problematiche di tipo economico (legate ai maggiori costi di produzione della pianta biologica) e quelle di carattere commerciale (legate a diversi aspetti, non ultimo la disponibilità del consumatore a sobbarcarsi un costo maggiore solo per il desiderio di acquistare un prodotto maggiormente rispettoso dell'ambiente) si pongono come ostacoli allo sviluppo di questa tipologia produttiva. Tuttavia, nell'ambito del ProBiOrn sono anche emersi numerosi aspetti positivi: diverse tipologie produttive sperimentate nel Progetto hanno fornito risultati agronomici e qualitativi del tutto comparabili con quelli ottenuti mediante tecniche di coltivazione tradizionali e, inoltre, l'esperienza favorevole riscontrata in altri Paesi un po' più sensibili di noi riguardo alle problematiche ambientali lascia ben sperare per lo sviluppo del settore florovivaistico biologico anche in Italia. Rimane certamente da superare un notevole divario tecnologico rispetto a quei Paesi che hanno avviato già da tempo questo tipo di sperimentazioni, ed anche un grave ritardo di intervento in questo settore rispetto a quello agroalimentare, tuttavia si spera che questa prima esperienza italiana, di cui bisogna dar merito all'A.R.S.I.A.-Regione Toscana quale soggetto proponente, trovi al più presto un seguito in un Progetto più ampio di portata nazionale. RINGRAZIAMENTI Il Progetto "ProBiOrn - Produzione Biologica di Piante Ornamentali" è stato finanziato dalla A.R.S.I.A.-Regione Toscana, in applicazione del D.R. n. 54 del 18.02.03 Gianluca Burchi, Antonio Grassotti C.R.A.- Unità di Ricerca per il Vivaismo e la Gestione del Verde Ambientale ed Ornamentale, Via dei Fiori 8, 51012 Pescia (PT), Italia - Tel. 0572.451033. e-mail: gianluca.burchi@entecra.it E' disponibile, a richiesta, la relazione completa in PDF, RIF.:PROBIORN09G.Burchi: CLICCARE QUI
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