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Abstract della relazione della D.ssa G. Causarano al convegno sulle "Alternative all'utilizzo del Bromuro di Metile"

Alternative genetiche: l'innesto ed i portinnesti resistenti o tolleranti a varie specie di fusariosi, verticilliosi e nematodi.

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Fumigazione alternative

  L'innesto è una tecnica conosciuta da tempi remoti in frutticoltura e nel giardinaggio; in orticoltura si pratica da moltissimi anni in nazioni quali il Giappone e la Corea, mentre in Europa i primi innesti si sono effettuati in Francia alcuni decenni fa.
  L'innesto consiste nell'unire la parte radicale di una pianta, chiamata portinnesto, e la parte aerea di un'altra, chiamata marza, per ottenere un nuovo individuo che combini le caratteristiche dei due bionti. Il portainnesto può essere resistente o tollerante a vari parassiti tellurici e quindi conferire questa caratteristica alla pianta innestata, assieme ad un eventuale diverso habitus vegetativo.
  Le specie ortive innestate sono: pomodoro, melanzana, peperone, anguria, melone e cetriolo.
  Per il pomodoro i portinnesti utilizzati sono in genere ibridi interspecifici di pomodoro con L. hyrsutum. Quest'ultimo essendo una specie "selvatica" conferisce, oltre alle resistenze, alcune peculiari caratteristiche di portamento alla nuova pianta.
  La melanzana può essere innestata su tipi di solanum selvatici o sugli stessi portinnesti usati per il pomodoro; la scelta dipende dal tipo di parassita da combattere e dall'ambiente di coltivazione finale.
  Per il peperone non si hanno ancora, disponibili sul mercato, portinnesti che rispondano alle esigenze di difesa di questa coltura in Italia.
  Le cucurbitacee sono in gran parte innestate su zucche: ibridi interspecifici di Cucurbita maxima per Cucurbita moschata.
  Nella nostra orticoltura specializzata la terminologia usata per i portinnesti prevede due tipi di resistenza: Alta Resistenza (HR) e Resistenza Intermedia (IR). I portinnesti tipo pomodoro possono essere resistenti a varie razze di fusariosi, verticilliosi e nematodi; quelli tipo zucca possono essere resistenti ad alcune tracheofusariosi.  
  Le tecniche utilizzate per unire le due piante si sono molto evolute negli ultimi anni, passando da sistemi che prevedevano la coltivazione contemporanea di portinnesto e marza con il taglio delle radici di quest'ultima dopo l'avvenuto attecchimento, ai più moderni sistemi che prevedono l'utilizzo di mollette monouso in varie miscele di plastiche o silicone.
  La richiesta di piante innestate è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni. Il Centro Seia e l'azienda Leopardi sono due vivai specializzati in questa produzione. Negli ultimi 5 anni, solo per queste due aziende, il numero di piante innestate vendute è passato dai circa 7 milioni del 2003 ai circa 22 milioni del 2007.
  L'aumentata richiesta ha anche consentito alle aziende sementiere, produttrici dei semi dei portinnesti e delle marze, di specializzare la ricerca genetica, focalizzando sui primi le resistenze e sulle varietà di marze le caratteristiche organolettiche, il contenuto in nutrienti, la forma dei frutti, ecc.
  Occorre notare che l'interesse verso questo tipo di produzione è aumentato sia per la resistenza alle malattie di origine tellurica, che per la spinta vegetativa conferita dal portinnesto. Tale spinta vegetativa consente di abbattere l'investimento di piante per unità di superficie e di coltivare, ad esempio, il pomodoro innestato per cicli lunghi, con un ottimo rapporto costi / benefici.
  Con l'eliminazione del bromuro di metile in Italia e nei paesi aderenti al protocollo di Montreal si è reso necessario cercare nuove soluzioni per il controllo dei parassiti tellurici. La pianta innestata non è la risposta unica al controllo di queste malattie, ma è un ottimo mezzo a disposizione degli agricoltori in un contesto che è stato recentemente definito "Integrated Pest Management", controllo integrato dei parassiti.
Giovanna Causarano, responsabile R & D Centro SEIA



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