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Abstract della relazione del Dr. G. Minuto al convegno sulle "Alternative all'utilizzo del Bromuro di Metile"

Alternative fisiche: termoterapia, disinfezione con vapore e mediante radiazioni, solarizzazione

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Fumigazione alternative

  La disinfestazione del terreno è uno dei settori della difesa delle colture più profondamente indagati in questi ultimi anni, soprattutto in relazione alla eliminazione delle possibilità di impiego del bromuro di metile (BM).
  I sistemi e le strategie di trattamento basati sull'uso di mezzi fisici sono caratterizzati da importanti vantaggi, tra cui, in particolare, la possibilità di limitare fortemente il ricorso alla applicazione di sostanze chimiche di sintesi. Sebbene l'impiego del vapore, noto da tempo per la disinfestazione del terreno, offra ottime garanzie di efficacia unite ad un impatto ambientale molto ridotto, il fattore che prevalentemente ne ha finora limitato l'impiego è stato il costo elevato, legato soprattutto al consumo di combustibile, alla difficoltà di determinare, in campo, i tempi necessari e sufficienti per un efficace trattamento dei diversi tipi di terreno, ed alla disponibilità di caldaie che non consentono trattamenti in contemporanea su vaste superfici, con un notevole impiego di manodopera. In aggiunta pur garantendo ottimi risultati nel contenimento dei parassiti terricoli e delle erbe infestanti, l'alterazione degli equilibri microbiologici e delle caratteristiche chimico-fisiche dei terreni trattati possono causare forti limitazioni limitando fortemente l'adozione del vapore surriscaldato.
L'efficacia del trattamento fisico con vapore è strettamente correlata alla natura fisica del terreno ed alla sua umidità, fattori che assumono un ruolo importante nella definizione del tempo di durata del trattamento. La determinazione della temperatura e dei tempi minimi necessari per il contenimento di patogeni tellurici rappresenta pertanto uno strumento utile per ridurre il costo del trattamento e salvaguardare, quando possibile, la microflora utile del terreno eliminando l'effetto negativo del "vuoto biologico".
Relativamente ai tempi ed alle temperature di trattamento, già alla metà del secolo scorso era noto che l'esposizione di almeno 10 minuti a temperature di 54°C è letale per alcuni semi di infestanti termosensibili e nematodi, mentre a 71 °C viene inattivata la maggior parte di semi di infestanti e funghi non in grado di formare organi di resistenza. Occorre, invece, raggiungere 82°C per eliminare l'agente della tracheofusariosi del garofano e molti virus, mentre non meno di 93°C sono necessari per devitalizzare l'agente del virus del mosaico del pomodoro contenuto nei tessuti radicali delle piante infette rimasti nel terreno.
Tali informazioni, peraltro, visto l'attuale miglioramento della conoscenze relative all'applicazione del vapore, possono essere ulteriormente aggiornate, fondamentalmente considerando come fattore determinante la natura e l'umidità del terreno/substrato da trattare.
  La disinfestazione del terreno con vapore, messa in atto con le caldaie disponibili, può essere effettuata con diverse tecniche; quella più diffusa in Italia, ed in particolare nell'ortofloricoltura intensiva, consiste nel portare il terreno, nei punti più profondi dello strato che si intende trattare, a temperature di almeno 80°C, mantenendole per non meno di 20 minuti. Essa è impiegata anche per la disinfestazione di ridotti volumi di terreno, o di substrati per l'ortofloricoltura, nonché per la disinfestazione di substrati per colture fuori suolo e di vasi per floricoltura in terracotta.
  Tra gli aspetti negativi di questa tecnica di disinfestazione, come già si diceva, occorre citare l'effetto di forte riduzione di tutta la microflora del terreno e l'aumento del contenuto in azoto nei substrati e nel terreno. In alcuni casi, la frequente disinfestazione di piccoli volumi di substrati su bancale sopraelevato ha provocato l'aumento di manganese disponibile per le piante, con la comparsa di fenomeni di fitotossicità ad esempio su giovani piante di pomodoro.
Al fine di favorire la diffusione di questa tecnica, la cui messa a punto e diffusione tra gli agricoltori fu quasi completamente abbandonata con la diffusione dell'uso del BM, più recentemente si è cercato di comprendere, partendo dalle informazioni disponibili, quali potessero essere le condizioni fisiche del terreno in grado di migliorarne l'efficienza. Sulla base dei dati raccolti e con il supporto delle informazioni disponibili in letteratura è stato possibile comprendere come, nel caso di contenuti di acqua via via crecenti nel terreno, e superiori ad un determinato valore, sia possibile che aumenti il tempo necessario ad ottenere un determinato incremento termico. Essendo, infatti, prevalente la presenza dell'acqua rispetto alle particelle solide, viene ad aumentare la capacità termica complessiva del mezzo, e quindi aumenta la quantità di calore necessario per innalzare di un grado la temperatura del mezzo e, conseguentemente, il tempo necessario alla variazione termica complessiva. Per contenuti di acqua nell'intorno di detto valore caratteristico, la disponibilità di acqua favorisce, oltre alla conduzione, anche la convezione del calore: lo spostamento rapido delle molecole di acqua ne permette una propagazione più veloce, e tale effetto va a compensare l'aumento della capacità termica, che, quindi, in questo caso, è un fattore favorevole.
Infine, quando il terreno è troppo povero di acqua, l'assenza della trasmissione per convezione e la sola trasmissione per conduzione rende più lenta la trasmissione del calore, prevalendo l'inerzia termica del mezzo, e quindi i tempi di esecuzione del trattamento tornano ad aumentare.
  A fronte dei dati sopra indicati e sulla base degli attuali costi delle fonti di energia, occorre, però, evitare di farsi prendere da un facile entusiasmo relativamente alle possibilità di impiego del vapore. Al momento attuale, infatti, i sistemi di trattamento con vapore sono costituiti da generatori operanti a punto fisso, i quali richiedono manodopera qualificata e sono poco adattabili alle diverse condizioni operative che si presentano nel variegato panorama orticolo e floricolo nazionale. Allo scopo di estendere le potenzialità dell'impiego del vapore, numerose industrie sono impegnate sia a migliorare l'efficienza dei sistemi di generazione, sia a meccanizzarne ed agevolarne l'applicazione, producendo macchine operatrici semoventi.
  Come il vapore surriscaldato, anche la solarizzazione, è trattamento fisico basato, però basato sullo sfruttamento di fonti di energia rinnovabili, ovvero dell'energia solare in grado di sottoporre ad una sorta di pastorizzazione lenta i terreni (45 - 50° C per 3-5 settimane). Esso permette l'eliminazione, o la consistente riduzione, delle popolazioni di microrganismi patogeni termosensibili.
Una stima realistica delle superfici oggi interessate da questa pratica è certamente complessa, anche se occorre considerare che, con la diffusione dell'impiego di mezzi chimici fumiganti alternativi al BM applicabili mediante bagnatura del terreno (cloropicrina, 1,3 D, metham sodio, metham potassio), anche la solarizzazione potrebbe assumere maggiore importanza, divenendo una pratica "fisiologicamente" adottata quale strategia integrativa alla sola fumigazione chimica in coltura protetta, ma anche in pieno campo.
Da un altro punto di vista, inoltre, la solarizzazione potrebbe costituire, per le colture cosiddette minori, una strategia di disinfezione del terreno che, non richiedendo alcuna registrazione per il proprio impiego, permetterebbe il trattamento dei terreni da destinare a tali coltivazioni sulle quali sempre meno sono le sostanze registrate e disponibili.
Certamente occorre rammentare che il trattamento di solarizzazione pone alcuni limiti legati, soprattutto, alla necessità di mantenere il terreno libero da coltura da 4 a 8 settimane, durante il periodo più caldo dell'anno, e allo spettro di azione non sempre sufficiente per garantire una sufficiente efficacia contro i diversi parassiti vegetali e animali delle colture agrarie.
  Anche per i mezzi fisici disponibili, pertanto, la formula vincente appare ancora una volta la possibilità di realizzare applicazioni integrate ad altre strategie e comunque con un occhio sempre molto attento alle implicazioni non solo tecniche, ma anche economiche.
Dr. Giovanni Minuto (Centro Regionale di Sperimentazione e Assistenza Agricola, Azienda Speciale della CCIAA di Savona)