 Sacchi di fertilizzanti solubili Per fertilizzante si intendono una serie di sostanze che, per il loro contenuto in elementi nutritivi oppure per le loro peculiari caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche contribuiscono al nutrimento e sviluppo delle specie vegetali coltivate e al miglioramento della fertilità del terreno agrario. Si individuano tre principali modalità di azione: a) nutrizionale, b) apporto della sostanza organica, c) modifica della reazione del suolo. Nel D.Lgs 217/2006 i fertilizzanti comprendono i concimi in cui prevalgono gli aspetti legati direttamente alla nutrizione delle colture. La maggior parte dei concimi deriva da processi industriali, per questo si parla anche di "concimi minerali", contrapponendoli ai "concimi organici o naturali". Un'altra categoria di fertilizzanti sono gli ammendanti che si impiegano per conservare o migliorare le caratteristiche fisiche, chimiche, di attività biologica del suolo "in situ". I correttivi esplicano la loro azione modificando e migliorando le proprietà chimiche anomale del suolo dipendenti da reazione, salinità, tenore in sodio. I substrati di coltivazione sono materiali diversi dai suoli in situ, per coltivazioni in vaso, serra o a scopi ornamentali. Infine sono previsti anche prodotti ad azione specifica, apportabili ad altro fertilizzante, o al suolo o alla pianta, per favorire o regolare l'assorbimento degli elementi nutritivi o per regolare anomalie fisiologiche. Al di là delle necessarie schematizzazioni commerciali e di legge, è però utile notare che quasi tutti i fertilizzanti esplicano azioni combinate sia contribuendo alla nutrizione delle piante, sia modificandone il pH e spesso, indirettamente, anche il contenuto di sostanza organica. Il titolo dichiarato di un fertilizzante indica il suo contenuto percentuale rispetto al prodotto tal quale in N, P2O5 e K2O riportati sempre in quest'ordine in etichetta prodoto. E' possibile riportare il titolo anche di altri elementi nutritivi, che saranno allora espressi con riferimento a ossido di Ca, CaO, ossido di Mg, MgO, ossido di Na, Na2O, anidride solforosa, SO3 o zolfo S o direttamente al singolo elemento negli altri casi. La classificazione de concimi è la seguente: - concimi semplici: sono i concimi azotati, fosfatici o potassici per i quali sia dichiarabile il titolo di uno solo degli elementi nutritivi principali; - concimi composti: sono dichiarabili i titoli di almeno due più elementi nutritivi principali; è ottenuto per via chimica o per miscelazione; le quantità relative sono sempre espressamente dichiarate nell'ordine N-P-K: possono quindi essere concimi binari quali NP, NK, PK o ternari essendo quindi NPK; - concimi complessi: un concime composto, ottenuto per reazione chimica, per soluzione o allo stato solido per granulazione; ciascun granello di concime allo stato solido contiene tutti gli elementi nutritivi dichiarati. - concime ottenuto da miscelazione : miscela a secco di più concimi senza che si realizzino reazione chimiche. - concimi organici: deriva da materiali organici di origine vegetale o animale; gli elementi nutritivi devono essere legati chimicamente alla matrice organica o esserne parte integrante; - concimi organo-minerali: concime ottenuto per reazione o miscela di uno o più concimi organici e/o matrici organiche con uno o più concimi minerali. - concime fogliare: adatto per l'applicazione e assunzione dell'elemento nutritivo da parte dell'apparato fogliare di una coltura; - concime fluido: un concime in sospensione o in soluzione. - concimi a base di microelementi: prodotti naturali o sintetici, che contengono espressamente dichiarato uno o più microelementi (o anche elementi secondari), ma non quantità dichiarabili degli elementi chimici principali della fertilità; Le matrici organiche di partenza possono essere le più diverse: letame, sangue, ossa, cornunghia, residui di pesca, cuoio, lana, penne e crini, guano, torba, panelli, alghe, borlande, compost di qualità, fanghi. Si noti che la torba può essere utilizzata come matrice organica nei concimi organo-minerali, ma non in quelli organici. Concimi azotati semplici Sono concimi minerali con titolo minimo dichiarabile in azoto pari all'8% e che non contengono quantità dichiarabili di P o K. Tranne poche eccezioni (ad esempio i giacimenti di nitrato di Na del Cile) i fertilizzanti azotati derivano dall'azoto atmosferico. I concimi nitrici sono caratterizzati da una pronta azione, ma hanno un elevato rischio di dilavamento. Presentano anche un'azione collaterale antiasfissiante e anticongelante. Hanno normalmente costo elevato e titolo basso. Il loro uso è quindi limitato ad interventi di soccorso in periodi molto freddi su colture sofferenti o usi particolari su colture di pregio. I concimi ammoniacali hanno effetto meno immediato perché necessitano della nitrificazione, ma hanno minore mobilità quindi presentano un rischio inferiore di lisciviazione. All'opposto, se non sono prontamente interrati, sono soggetti a rischio di volatilizzazione di ammoniaca. Sono tutti fisiologicamente acidi. Tra questi il solfato ammonico (20%) che contiene circa il 24% di S. E' considerato un fertilizzante di qualità proprio per gli apporti collaterali di S (utili in particolare su alcune colture come le crucifere o le liliacee). L'ammoniaca anidra (80%) è ammoniaca gassosa liquefatta, commercializzata e distribuita sotto pressione. Le sue caratteristiche salienti sono il basso costo, l'altissima concentrazione, la tossicità fogliare e la necessità di essere distribuita con attrezzature speciali che l'iniettano nel terreno in somministrazioni di pre-semina. E' spesso usata come base per altre miscele di fertilizzanti o produzione di altri concimi. I concimi nitrico-ammoniacali, combinano in un unico prodotto le caratteristiche delle due classi di prodotti appena ricordate. Il più importante è il nitrato ammonico (34%). Il nitrato ammonico CAN 26% è invece un NA diluito con rocce calcaree (per correggere l'igroscopia e il suo potenziale esplosivo). Le due forme di N sono rappresentate al 50%. E' anche questo un concime azotato molto utilizzato in Italia, soprattutto quando si intende somministrare parte dell'azoto in forma prontamente disponibile, come accade, ad esempio, nelle concimazioni invernali o dell'inizio primavera sui cereali vernini quando il suolo è ancora freddo. I concimi organici di sintesi presentano l'N in condizioni di ridotta efficacia immediata, perché necessitano di un'iniziale modifica della molecola del fertilizzante. L'urea (46%) è il concime azotato più utilizzato in perché assicura l'unità fertilizzante al costo più basso. Contiene l'azoto in forma di ureica o diammide carbonica (carbammide), che nel terreno viene idrolizzata ad ammoniaca dall'ureasi (enzima microbico ectotrofico) in un lasso di tempo breve se il terreno non è gelato: da poche ore a 2-4 giorni in funzione della temperatura. Il comportamento successivo del prodotto è uguale a quello di un concime ammoniacale. Deve avere un titolo massimo di biureto (composto tossico) pari all'1,2%. L'urea come tale è molto solubile e può pertanto essere utilizzata anche come concime fogliare. La calciocianamide (18%) contiene ossido di calcio (60%) e cianammide. Per legge è richiesto che almeno il 75% dell'azoto totale sia proprio sotto forma di azoto cianamidico. Nel terreno libera urea, poi carbonato ammonico. Ha azione caustica (deve infatti essere utilizzato solo in presemina), e blandamente erbicida ed antiparassitaria. L'elevato contenuto in CaO rende la calciocianamide un concime basico. Nell'ambito dei concimi azotati meritano un cenno particolare i cosiddetti concimi a lento effetto o lenta cessione. Si tratta di un gruppo di composti che mirano a rallentare la disponibilità dell'N in modo da seguire meglio il fabbisogno delle colture e limitare le perdite di azoto nell'ambiente. I meccanismi su cui si basano sono diversi e la loro efficacia è da valutare attentamente in relazione alle caratteristiche del prodotto (incluso il costo dell'unità fertilizzante), dell'ambiente colturale e della tecnica agronomica impiegata: - Urea con varie aldeidi (urea-formaldeide o metilenurea, oppure isobutilidendiurea e crotonilidendiurea); poiché questi concimi sono commercializzati come miscele di varie forme di azoto, è prevista una presenza minima in azoto protetto pari ad almeno 1/3 del totale; - Ricopertura dei granuli (con membrane minerali, con S, con cere, paraffine, resine, ecc.); si dice parzialmente ricoperto se non inferiore al 25%, si dice totalmente ricoperto se non inferiori al 95%; - Chelazione con sostanza organica (ad esempio in concimi organo-minerali); - Inibitori della nitrificazione (ad esempio per aggiunta di 3-4 DMPP, o di diciandiammide). Anche la citata calciocianamide presenta una modalità di azione che determina un più lento rilascio dell'azoto. Nessuno di questi fertilizzanti è utilizzabile in agricoltura biologica. Concimi fosfatici semplici Il titolo (il cui valore minimo è pari al 10%) può essere espresso in anidride fosforica solubile in acqua e citrato ammonico (forme assimilabili fosfato monocalcico e bicalcico, effettivamente disponibili per le colture) oppure in anidride fosforica solubile in acidi minerali (forma che include anche parte del fosfato tricalcico praticamente non disponibile in tempi brevi). Le fosforiti ottenute dall'industria di estrazione, normalmente usate per la produzione dei fertilizzanti fosfatici presentano l'elemento soprattutto come fosfato tricalcico. I fertilizzanti fosfatici semplici non possono contenere quantità dichiarabili di N e K. Il perfosfato semplice (titolo 16-20%), detto anche perfosfato minerale o singolo, è ottenuto dall'attacco del fosfato minerale con acido solforico. Presenta il fosforo in forma molto solubile ed è relativamente poco costoso. E' un concime fisiologicamente acido e presenta il vantaggio di contenere gesso (12% di S). Il perfosfato concentrato (titolo 26-36%), si ottiene trattando il fosfato minerale con acido solforico e fosforico. Il perfosfato triplo (con titoli del 46-48%) deriva dall'attacco di fosforiti con acido fosforico. E' quindi più concentrato e più economico, ma povero di S e altri elementi. Non è adatto a distribuzioni di piccole dosi di fosforo. Le rocce fosfatiche possono anche essere commercializzate come tali, fosfato naturale tenero o fosforite macinata (titolo 25%, ma P solubile in acidi minerali, es acido formico) contenendo quindi come componenti essenziali fosfato tricalcico e carbonato di calcio. Sono utilizzate in agricoltura biologica, ed hanno un effetto poco pronto. Per aumentarne la disponibilità di azione bisogna garantirne la massima finezza di macinazione. Altri concimi fosfatici sono sottoprodotti dell'industria siderurgica. Tra questi sono importanti le Scorie Thomas (titolo 12-20 %), costituite da silicofosfati di Ca. Contengono il 45-55% di CaO e sono ricche di microelementi. Sono un concime basico, molto più diffuso all'estero che in Italia. Tra i concimi fosfatici fluidi si ricorda l'acido fosforico (a varie concentrazioni) che contiene acido ortofosforico. Concimi potassici semplici Sono concimi minerali con titolo minimo dichiarabile in K2O pari al 6% e non contengono quantità dichiarabili di N o P. La maggior parte dei fertilizzanti potassici deriva da sali potassici grezzi di depositi marini. Per questo può essere un problema la presenza di cloro e, almeno per alcune colture, è da considerare un pregio il fatto che nel concime potassico sia garantito il non superamento di un titolo massimo di cloro (ad esempio ortive, fruttiferi e tabacco). Quando il cloro non costituisce un problema per la coltura (cereali, foraggere, suoli sciolti) può essere utilizzato il più economico cloruro di potassio (titolo 60%), che è composto anche da cloruro sodico e magnesiaco e contiene solfato di calcio. E' un concime acido. Un'alternativa è costituita dal più pregiato, ma più costoso solfato di potassio (titolo 45-46%) che apporta anche notevoli quantità di zolfo (titolo in S pari a 18%). E' previsto un contenuto in Cl inferiore al 3%. Un'altra possibile fonte di fertilizzanti potassici è costituita dai residui degli zuccherifici. In particolare il salino potassico (35-40 %) è il prodotto dell'incenerimento dei residui di fermentazione e distillazione del melasso degli zuccherifici. E' un fertilizzante basico. Concimi composti I titoli minimi in N, P2O5 e K2O sono pari rispettivamente al 3%, 5% e 5% (più bassi quindi rispetto ai minimi previsti per i concimi semplici). Anche in questo caso è normalmente considerato un pregio il fatto di avere un basso titolo in Cl (<2%). Si noti che l'attuale normativa italiana non distingue più tra concimi complessi, intesi un tempo come quelli ottenuti da combinazioni chimiche e quindi con i diversi componenti sicuramente non frazionabili, e concimi composti, che erano quelli derivanti da semplici miscele e quindi più facilmente soggetti a separazione. Resta comunque motivo di pregio di ogni concime composto il fatto di essere caratterizzato da pezzatura uniforme e non essere soggetto a separazione dei diversi componenti. Se confrontati alla distribuzione di più tipi di concimi semplici, i vantaggi dei concimi composti sono riconducibili ai seguenti aspetti: uniformità di distribuzione, risparmio di lavoro, minor numero di passaggi in campo, possibile maggiore efficacia fertilizzante per sinergia tra vari elementi (quest'ultimo aspetto, però, è più teorico che reale, non essendo quasi mai osservato in pratica). A fronte di questi vantaggi vanno annoverati i seguenti svantaggi: maggior costo dell'unità fertilizzante (ma diverse eccezioni sono possibili) e difficile reperibilità di formulati idonei alla particolare combinazione di titoli richiesta dall'effettivo piano di concimazione. E' teoricamente possibile anche miscelare in azienda i concimi semplici costituendo miscele estemporanee. In questo caso vanno però salvaguardate alcune regole quali: evitare di miscelare sali ammoniacali e concimi alcalini perché si produrrebbero perdite NH3 (ad esempio solfato ammonico e scorie Thomas o letame e CaO); evitare miscele di nitrati e acidi liberi, perché si libererebbe acido nitrico (ad esempio perfosfati e nitrato di Ca); non miscelare concimi fosfatici e Ca, perché si formerebbe fosfato tricalcico; non miscelare concimi polverulenti e igroscopici, per rischio di impaccamento. Concimi liquidi I concimi liquidi possono essere ottenuti come soluzioni (con titoli massimi intorno al 30%) e sospensioni (fino a titoli globali del 50%). I vantaggi delle formulazioni liquide sono la più facile manipolazione e la possibilità di acquisto del fertilizzante congiuntamente alla sua distribuzione in campo. Gli svantaggi possono essere legati al costo (ma molte eccezioni sono da valutare, in quanto conta molto l'organizzazione aziendale), il maggior peso del prodotto e dei macchinari di distribuzione, la particolarità delle attrezzature di distribuzione (per questo è normalmente più vantaggioso affidare la distribuzione alla ditta che fornisce il prodotto), lo stoccaggio (essendo prodotti spesso molto corrosivi) ed infine la reperibilità che non è così ampia come gli altri tipi di formulati. I concimi liquidi sono spesso impiegati nella fertirrigazione. Concimi organici L'uso dei concimi organici può essere giustificato dai seguenti fatti: si opera in agricoltura biologica e non si hanno a disposizione sufficienti quantitativi di reflui zootecnici (essendo molti concimi ammessi per questo tipo di agricoltura appartenenti a tale categoria); si intende approfittare della maggiore gradualità di disponibilità dell'azoto, ma anche degli altri elementi chimici principali della fertilità, poiché la frazione organica deve essere mineralizzata nel suolo prima di risultare disponibile. A proposito di quest'ultimo aspetto, ricorrendo a questi concimi è possibile ottenere una maggiore efficienza di fertilizzazione (soprattutto azotata). Gli svantaggi legati al loro utilizzo sono, invece, i seguenti: risulta poco efficace il loro uso al fine di apportare sostanza organica stabile al terreno; il costo per unità di elemento nutritivo apportata è più elevata; i rapporti N-P-K sono praticamente fissi, per cui un successivo aggiustamento con altri fertilizzanti è quasi sempre necessario. La pollina essiccata è probabilmente il più importante concime organico data l'abbondante disponibilità, la relativamente facile possibilità di movimentazione e maneggiabilità (la pollina secca è al 10-15% di umidità) e il noto positivo effetto concimante. Essa è anche un refluo zootecnico e qualora sia reimpiegata nella stessa azienda produttrice deve sottostare a tutte le limitazioni discusse più avanti parlando appunto degli altri reflui zootecnici. Come tutti i concimi organici il suo effetto ammendante è molto modesto. E' infatti impiegata a dosi di circa 10-20 o.li/ha di s.s. che non consentono un sufficiente apporto di materia organica umifera. Si noti comunque che la pollina prodotta da allevamenti a terra, su paglia o trucioli di legno, consegue una minore umidità, una minore concentrazione di elementi nutritivi rispetto al contenuto di s.s. e consente un certo apporto di humus. Caratteristiche opposte ha la pollina prodotta da volatili in gabbia o comunque senza lettiera. Concimi organo -minerali Entrano in questa categoria i prodotti per reazione o miscela di uno o più concimi organici con uno o più concimi minerali. Se il concime organico è costituito da più matrici organiche (che devono costituire almeno il 5% in peso), queste vanno dichiarate in ordine decrescente. La maggior parte dei concimi organici ha una frazione di azoto organico pari all'1% o di pochi punti superiore (ne esistono in commercio però anche con valori di quasi il 10%), mentre il contenuto di C organico è spesso del 15-25%. I vantaggi della concimazione con concimi organo-minerali sono da ricercare nel fatto di regolare la disponibilità di elementi nutritivi (l'N in particolare) a causa degli effetti associati alla matrice organica. Alcuni autori suggeriscono che anche il fosforo possa essere protetto da negativi fenomeni di retrogradazione. Gli svantaggi sono il maggior costo del prodotto. La matrice organica più utilizzata nella produzione dei concimi organo-minerali è la torba, seguita da substrati organici quali cuoio, borlande, letame secco o pollina. Altre matrici organiche sono però utilizzate. I concimi organo-minerali sono venduti in formulati che presentano composizione in elementi principali della fertilità e titoli molto vari. Possono essere N, NP, NK o NPK. Concimi con elementi minori La necessità evidenziata in una coltura di somministrazione di elementi secondari della fertilità o di microelementi prende il nome di carenza. E' molto difficile interpretare le carenze, perché i sintomi sono incerti e spesso legati più a momentanei fattori di stress ambientale che ad effettivi squilibri nutrizionali. Si distinguono le carenze assolute o primarie, in cui il suolo è effettivamente povero dell'elemento di cui la pianta ha bisogno, e le carenze condizionate o indirette, in cui l'elemento in questione c'è nel suolo, ma non è disponibile per la pianta per fenomeni di antagonismo o per squilibri chimici (spesso dovuti a difetti di reazione del suolo). Le carenze devono essere innanzitutto prevenute. Ciò è possibile utilizzando concimi poco "puri" (cioè a basso titolo), controllando il pH del suolo e con fertilizzazioni organiche (soprattutto letame). Quando la carenza si manifesta, questa deve essere "curata", tramite la fertilizzazione diretta con composti specifici, sia somministrandoli al suolo, sia per via fogliare. Molto spesso la concimazione fogliare è una necessità, perché sarebbe troppo oneroso sul piano agronomico modificare quelle caratteristiche del suolo che bloccano l'elemento nutritivo impedendone la disponibilità per la pianta coltivata. I microelementi possono essere: - chelati: combinazione di un metallo con agenti chelanti di origine sintetica (es. EDTA, DTPA, EDDHA, ecc....) - complessati: il metallo è comlessato da un agente complessante di origine prevalentemente naturale o derivati industriali di sostanze organiche (es. acido ligninsolfonico, frazioni umiche, idrolizzato di proteine animali, ecc....) Correttivi L'impiego dei correttivi è da valutare in relazione alle colture che si coltivano (la cui sensibilità al pH del suolo è variabile) e alla possibilità di correggere progressivamente l'acidità utilizzando altri concimi fisiologicamente basici. L'effetto correttivo dei diversi prodotti (indice di effetto neutralizzante) è valutabile considerando che la calce ha il massimo effetto (+79% rispetto al calcare) e, a decrescere, l'idrossido di calcio (+36%) e i carbonati di Ca e Mg (+9%). L'efficacia della maggior parte dei correttivi è tanto maggiore quanto più fine è il prodotto. Per altro, all'aumento della finezza granulometrica risulta più difficile lo spargimento in campo. Il tipo di terreno gioca una notevole importanza nel determinare il quantitativo di correttivo da apportare. Infatti l'efficacia della calcitazione è superiore nei suoli sabbiosi e decresce andando verso i suoli a tessitura più fine. Giardini (2002) suggerisce orientativamente un quantitativo pare a 10-20 q.li/ha di CaO per alzare di un'unità il pH di un suolo sabbioso, 20-30 qli/ha per un suolo limoso (10-20% di argilla) e fino a 30-50 q.li/ha per un suolo argilloso o umifero. All'opposto la necessità di ripetere l'intervento di correzione sarà maggiore nel caso di suolo sabbioso (ogni due o tre anni) e inferiore nei suoli a tessitura più fine (ogni 5-6 anni). Solo ripetute analisi chimiche e opportune misure del pH consentono di gestire bene la correzione del terreno.
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