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Presente e futuro nelle concimazioni: nuove prospettive con bioattivatori di origine biologica

Atti della relazione del Dr Pecoriello al Seminario di Lanciano su: Concimazione razionale, irrigare e fertirrigare le colture.

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Lanciano Pecoriello

  La natura ci ha da sempre offerto tutte le armi per la risoluzione dei problemi. Fin dalla fine dell'800 si è cominciato a studiare il così detto mondo dell'invisibile, scoprendone le fantastiche potenzialità nel campo industriale, farmaceutico ed agrario.
  Poi, con il potenziamento dell'industria, l'uomo ha scelto di avvalersi della chimica e dei combustibili fossili per la produzione di tutto chi che gli occorreva.
Oggi sia a causa dell'impennarsi del costo del petrolio sia perché si è valutato il costo sociale dell'industrializzazione spinta, si è ricominciato a guardare con sempre maggior interesse al mondo dell'invisibile.
Ma cosa la natura ci mette a disposizione?
  Tutta una serie di microorganismi, in genere batteri, detti PGPR (Plant Growth Promoting Rhizobacteria), cioè rizobatteri, promotori dello sviluppo delle piante. Sono, cioè, microorganismi che entrando in contatto con le radici delle piante, ne biostimolano la crescita e ne aumentano le autodifese.
  Il modo in cui agiscono è vario ed in parte ancora sconosciuto; sicuramente producono tutta una serie di enzimi utili alla pianta, stimolandone le difese endogene.
Inoltre, stimolano lo sviluppo delle piante sia attraverso sostanze specifiche e fitoormoniche (acido indolacetico, citochinine, gibberelline, inibitori della produzione di etilene) e sia creando nella rizosfera (la parte del terreno più prossima alle radici), condizioni ottimali (come ad esempio la neutralizzazione del pH) affinché la pianta assimili meglio e più prontamente tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno.
Inoltre, alcuni di essi sono capaci di rendere nuovamente disponibile il fosforo insolubile e il ferro indisponibile (siderofori).
  Ultime, ma non meno importanti, sono le azioni di inibizione dello sviluppo e di competizione per lo spazio e per i nutrienti, le quali operano a discapito di molte specie funginee patogene.
Quindi riassumendo, i PGPR hanno tre proprietà interessantissime per l'agricoltura e cioè fungono da:
BIOFERTIILIZZANTI,
BIOATTIVATORI,
BIOPROTETTORI.

Altre armi che il mondo dell'invisibile ci mette a disposizione sono le micorizze.
  Le MICORRIZE sono un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore a livello delle radici. Tutto ciò comporta, per la pianta, due serie di vantaggi:
  1. funzione NUTRITIVA: migliorano l'apporto di sostanze nutritive (come P, N, Zn e Cu), in forma organica e/o inorganica;
  2. funzione PROTETTIVA: attraverso vari sistemi quali, un efficace competizione delle ife fungine con altri microrganismi del terreno, un aumento della tolleranza alla siccità ed alle alte temperature, la formazione di una barriera fisica che riduce la possibilità di infezioni dovute ad alcuni patogeni del suolo ed infine una riduzione dei composti fenolici e metalli tossici nel suolo.
  Molto interessanti dal punto di vista agronomico sono una serie di micorrize dette ENDOMICORRIZE.
Caratteristica delle endomicorrize è che il fungo penetra all'interno delle cellule della pianta ospite.  Le spore delle endomicorrize germinano in presenza di radici ospiti per effetto degli essudati radicali. Si sviluppano fino a raggiungere la radice stessa, e la colonizzano penetrando sia attraverso gli spazi intercellulari sia direttamente nelle cellule. All'interno delle cellule le ife si diramano a formare delle strutture ramificate, gli arbuscoli, responsabili degli scambi nutrizionali tra i due simbionti.
Una pianta ben micorrizata può creare una simbiosi che può estendersi fino a 10 metri di distanza dalla radice e queste associazioni tra radici e micorrize possono costituire una rete fino a cento volte più ampia del sistema radicale di piante non micorriza. Il sistema radicale di una pianta ben colonizzata può essere ricoperto da ife fungine a tal punto che le radici possono non entrare in contatto con il terreno.
I benefici di tale associazione simbiotica sono notevoli ed inoltre, le radici micorrizate sono in grado di assorbire dal suolo quei nutrienti che normalmente non sarebbero disponibili per la pianta (o lo sarebbero in maniera molto limitata).
  Inoltre, tutta una serie di microorganismi (Clonostachis rosea, Trichoderma harzianum, Bacillus subtilis, Bacillus licheniformis, Streptomyces lidicus, Aureobasidium pullulans etc) hanno una azione diretta su moltissime specie di funghi patogeni del terreno quali ad esempio Armillaria, Fusarium spp., Phytophtora, Pythium spp., Pyrenochaeta, Rhizoctonia s., Sclerotinia spp., Rosellinia, Verticillium spp.
Alcuni dei suindicati microorganismi hanno anche un'azione diretta, su patogeni che colpiscono la parte aerea della pianta, quali, solo per citarne alcuni, Botrytis cinerea, Monilia, Marciume acido, Oidio e su molti funghi produttori di micotossine o responsabili di marciumi della post raccolta.
  Altri microorganismi possono essere utili contro i nematodi, sia parassitizzando direttamente le loro uova (Pochonia chlamydosporia) sia predando gli adulti con le proprie ife, intrappolandoli e degradandoli per via enzimatica (Arthrobotiys oligospora).
  Infine, tutta una serie di funghi ha azione di parassitizzazione su molti insetti dannosi, il più noto dei quali è la Beauveria bassiana anche se ve ne sono altri, quali ad esempio il Metarizium anisopliaee ed il Lecanicillium spp. In genere, questi funghi agiscono attraverso la distruzione della chitina degli insetti, mediante enzimi chitinolisici.

Ma quali sono i vantaggi nell'utilizzo dei microorganismi?
 
Il riscontro oggettivo, macroscopicamente più evidente, nell'utilizzo dei microorganismi nel comparto agricolo è l'effetto biostimolante ed il rapido sviluppo vegetativo, ma il risultato sostanziale è il notevole risparmio nell'utilizzazione delle fertilizzazioni convenzionali. Invero, con la concimazione si apportano sostanze nutrizionali che solo in minima parte la pianta è capace di utilizzare; i microorganismi invece, sono in grado di aumentare enormemente la capacità di assorbimento dei nutrienti da parte delle piante e spesso sono i microorganismi stessi a produrre nutrienti per esempio, attraverso la fissazione dell'azoto atmosferico, la mobilizzazione del fosforo che solitamente è presente in notevoli quantità nel terreno ma in forme non disponibili per la pianta, etc.
  Inoltre, i microorganismi, attraverso vari meccanismi sia di competizione che di azione diretta sui patogeni, portano la pianta ad avere una resistenza verso tutte le problematiche sia biotiche che abiotiche che quasi sempre ne compromettono la produttività, comportando un risparmio anche di prodotti per la difesa.
  Alla luce di quanto fin qui esposto, è evidente che con l'utilizzo prodotti di origine microbiologica, si avrà una produzione a basso impatto, con minori spese e maggior salubrità del prodotto.
Relazione del dr. agr. Pasquale Pecoriello, responsabile ricerca e sviluppo SACOM SpA / ELEP SpA
Sacom - www.sacomspa.it
Elep - www.elep.it