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In Italia, la metà della SAU, e 3,2 volte il n° delle aziende rispetto alla Francia.

Un miracolo di resistenza. Quanto potrà durare se non ci sarà un cambiamento radicale nella politica agricola?

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Agricoltore

  Con una superficie agricola utilizzata (SAU) che assomma quasi alla metà di quella francese, l'Italia presenta un numero di aziende agricole 3,2 volte più alto. Un miracolo di resistenza. Quanto potrà durare se non ci sarà un cambiamento radicale nella politica agricola?
  Tra il 1982 e il 2000, l'Italia ha perso il 20% delle proprie aziende agricole e 4 milioni ha di SAU. Invece, tra il 2000 e il 2003 soltanto, il paese ha già perso il 13% di aziende. Di questo passo, fra 20 anni il numero di aziende agricole si ridurrà di più dell'85% e ne rimarranno solamente 400.000 in tutto.
Le aziende con meno di 20 ha saranno condannate - a restare e prosperare saranno quelle di 50 ha e più - a vincere sarà il dictat della concentrazione delle aziende e della risorsa terra.
  Sono invece le aziende con meno di 20 ha quelle che concentrano su di sé la quasi totalità di lavoro e occupazione. La loro "sparizione" comporterà quindi inesorabilmente un processo di desertificazione economica, sociale ed ambientale del "bel paesaggio agricolo italiano". Sarà annientata anche la capacità di produrre quella "qualità italiana" del cibo che trova le sue fondamenta nel territorio, nella diversità dei sistemi agrari e nella decentralizzazione della trasformazione industriale.

 Estensione SAU e N° di aziende per paese
 PaeseSAU N° Aziende 
 Spagna 25 596.000 1 287.000
 Francia 27 856.000  664.000
 Italia 15 355.000  2 152.000
 Fonte: Eurostat 2000

  Anche se non paragonabile alla crescita registrata nel Regno Unito o nei paesi dell'Europa dell'Est, è comunque importante ricordare che, durante lo stesso periodo (1982 - 2000), in Italia la dimensione media delle aziende agricole è cresciuta del 10,6%, passando da 5,6 ha a 6,2 ha. Questa crescita è però distribuita in maniera disuguale nel paese, con le regioni del Nord che registrano una crescita media del 17,5%, quelle del Centro del 16,5%, mentre una crescita più modesta si registra al Sud (7,6%), Questo è il risultato di una politica che mira a "rafforzare la competitività" delle aziende agricole. Si tratta però di politica che ha, in massima parte, considerato l'efficienza economica produttiva, mentre le peculiarità e la complessità del sistema agro-ecologico e produttivo italiano è stato troppo spesso trascurato.
  Se confrontiamo questi dati con la dimensione economica globale delle aziende agricole, rileviamo una crescita significativa a livello nazionale (2,0%), dovuta principalmente alle regioni del Centro e del Sud (5,0% e 9,5% rispettivamente). Le regioni del Nord, invece, registrano una riduzione del 4,9%.
  In altri termini, le aziende del Nord aumentano la loro dotazione di terra del 17,5%, ma riducono la loro dimensione economica del 4,9%. Questo significa che le aziende del Nord accumulano terreni per accumulare i premi derivanti dalla Politica Agricola Comune (PAC), senza al contempo valorizzare il potenziale produttivo addizionale: aumenta soltanto la loro parte di rendita fondiaria. Queste sono le "imprese" competitive e moderne che sopravvivranno alla mattanza dei prossimi dieci anni.
  Si è ora però inaugurata una nuova fase, caratterizzata da una ridotta capacità di vendere sul mercato agro-alimentare interno: le nostre abitudini alimentari comportano una fornitura di prodotti alimentari sempre più spesso d'origine esterna al paese. Le imprese agro-alimentari nazionali perdono parti del mercato interno, a vantaggio della grande distribuzione internazionale. Inoltre, se non vi saranno politiche di sostegno per i giovani, il salto generazionale porterà ad una fuga consistente di contadini e di aziende agricole, il ché a sua volta comporterà l'impoverimento dei territori rurali. Questo priverà i piccoli e medi agricoltori della possibilità di cercare fonti di guadagno extra-agricolo che giocano un ruolo fondamentale nella resistenza contadina. Un'agricoltura ricca di contadini - fino ad oggi sicuramente al livello più alto tra i paesi industrializzati - non sarebbe più possibile in Italia.
  Nel 1993, il tasso di occupazione nel settore agricolo era del 6,5% dell'occupazione totale. Nel 2003, rappresentava soltanto il 4,4%, mentre l'occupazione totale era cresciuta del 7%.
Senza politiche appropriate e finalizzate esclusivamente al sostegno delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, anche l'Italia si troverà presto ad avere un'agricoltura senza contadini.
Source: Eurostat