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La pacciamatura non è una pratica "moderna". Il termine pacciamatura deriva infatti da "pacciame", termine che indica lo strato di foglie e piccoli rami che si accumula sotto gli alberi. Questa tecnica è stata applicata e si è sviluppata in zone semiaride del bacino del Mediterraneo dove è importante contenere l’evaporazione del terreno e la traspirazione delle malerbe per risparmiare il più possibile acqua, in seguito si è aggiunto il controllo delle piante infestanti. La diffusione delle materie plastiche ha però determinato tali e tanti vantaggi da essere preferita in quasi tutte le realtà professionali, determinando l’applicazione della pacciamatura su vasta scala. In questo caso la pacciamatura può essere distesa su tutta la superficie che interessa la coltura (e allora si dice integrale) oppure solo sulle bande o strisce o porche Materiali plastici: vantaggi I vantaggi della pacciamatura con materiali plastici scuri sono numerosi: - eliminazione quasi completa dei problemi causati dalle piante infestanti; Oltre a questi effetti, l’adozione di teli riflettenti consente poi di allontanare alcuni insetti (per esempio Bemisia tabaci, aleurodide vettore di numerosi virus, tra cui quello dell’accartocciamento fogliare giallo del pomodoro). Svantaggi A parte i costi di acquisto e di messa in opera, l’adozione della pacciamatura con materiali plastici può determinare, soprattutto in corrispondenza di periodi estivi particolarmente caldi, un rallentamento dell’attività dei microrganismi del suolo. Le caratteristiche dei Teli pacciamanti Lo spessore dei teli più comunemente adoperati va da 0,05 a 0,10 millimetri. Si può arrivare fino a 0,15 millimetri nella produzione dell’asparago bianco, (in questo caso però vengono utilizzati per più anni). Va ricordato che, oltre ai teli neri, per la pacciamatura si possono adoperare teli trasparenti, usati specialmente nella coltura del melone per rendere più precoce la produzione. Questi teli, però, non impediscono la crescita delle piante infestanti. Esistono poi teli di tonalità più chiare (grigio fumo) o scure da una parte e bianco latte dall’altra, usati specialmente per le colture protette e per quelle dette "fuori suolo"; questi materiali sono però poco disponibili per il piccolo produttore. Si possono adoperare anche, ma in genere è un impiego limitato alla fragola, teli di materiale plastico tessuto (detti talora "teli vivaio") che consentono il passaggio dell’acqua e che possono durare a lungo (alcuni anni). Lo smaltimento dei teli plastici è il problema fondamentale legato a questo tipo di pacciamatura. Come tutte le materie plastiche, i teli non devono essere bruciati altrimenti possono diffondere nell’aria sostanze tossiche. Lo smaltimento dei teli, specialmente quando sono sporchi di terra o di residui di antiparassitari, risulta comunque più impegnativo rispetto a quello di altre materie plastiche. Nelle aree di maggiore consumo di questi materiali vi sono consorzi che si occupano del loro ritiro e dello smaltimento-recupero. Negli altri casi bisogna rivolgersi all’azienda che, nella propria zona, esegue lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per sapere come comportarsi. La diffusione di teli degradabili nel terreno dovrebbe comunque, con il tempo, ridurre l’importanza di questo problema. Teli biodegradabili I problemi più ricorrenti dell’utilizzo della pacciamatura con materiali plastici sono legati soprattutto al loro smaltimento, visto che il materiale con cui vengono fabbricati i teli è il polietilene. Irrigazione e fertirrigazione Per irrigare con maggiore razionalità una coltura pacciamata si possono adottare le apposite manichette in materiale plastico poste in genere sotto i teli stessi. |
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