La pacciamatura non è una pratica "moderna". Il termine pacciamatura deriva infatti da "pacciame", termine che indica lo strato di foglie e piccoli rami che si accumula sotto gli alberi.
Questa tecnica è stata applicata e si è sviluppata in zone semiaride del bacino del Mediterraneo dove è importante contenere l’evaporazione del terreno e la traspirazione delle malerbe per risparmiare il più possibile acqua, in seguito si è aggiunto il controllo delle piante infestanti.
Per attuare questa tecnica si possono usare diversi materiali: foglie, ramaglie, torbe, residui di falciatura dei prati, trucioli, segature, cortecce, residui della produzione di compost, carta non inquinante e, soprattutto, le paglie di cereali (frumento e orzo). Ancora oggi in molte nostre realtà amatoriali la paglia la fa da padrona nelle pacciamature estive.
Oggi la pacciamatura viene utilizzata soprattutto per sottrarre le colture orticole dalla competizione delle malerbe senza dover eccedere in trattamenti erbicidi.
La diffusione delle materie plastiche ha però determinato tali e tanti vantaggi da essere preferita in quasi tutte le realtà professionali, determinando l’applicazione della pacciamatura su vasta scala. In questo caso la pacciamatura può essere distesa su tutta la superficie che interessa la coltura (e allora si dice integrale) oppure solo sulle bande o strisce o porche
di coltivazione.
Materiali plastici: vantaggi
I vantaggi della pacciamatura con materiali plastici scuri sono numerosi:
- eliminazione quasi completa dei problemi causati dalle piante infestanti;
- riduzione del consumo di acqua per irrigare in quanto la pacciamatura impedisce in gran parte l’evaporazione dell’acqua dal suolo e trattiene l’umidità che risale dagli strati più profondi del terreno mettendola a disposizione delle piante;
- il mancato sviluppo delle infestanti lascia quasi tutta l’acqua disponibile per le colture;
- produzioni maggiori e di migliore qualità;
- maggiore precocità di raccolta (il terreno si riscalda in meno tempo e si mantiene più caldo rispetto al suolo non coperto consentendo così una più accentuata precocità delle colture e un più lungo ciclo produttivo);
- migliora la disponibilità di elementi fertilizzanti, perché le temperature medie più alte consentono una migliore attività dei microrganismi del terreno;
- diminuisce il dilavamento, specialmente dei nitrati, dato che le colture sono soggette in misura più limitata all’azione di piogge e irrigazioni;
- migliore pulizia dei frutti raccolti (soprattutto fragola, melone, cocomero, peperone, pomodoro) perché non vengono a contatto diretto con il terreno;
- minore compattamento del suolo provocato da piogge o irrigazioni (una volta asportati i teli il terreno si presenta, infatti, arieggiato e molto più soffice rispetto al suolo non coperto;
- c’è una minore incidenza di malattie causate da funghi microscopici;
Oltre a questi effetti, l’adozione di teli riflettenti consente poi di allontanare alcuni insetti (per esempio Bemisia tabaci, aleurodide vettore di numerosi virus, tra cui quello dell’accartocciamento fogliare giallo del pomodoro).
Lo sviluppo di nuovi materiali fotoselettivi e biodegradabili ha consentito di migliorare le prestazioni di questa tecnica, ma naturalmente tali innovazioni hanno determinato un inevitabile innalzamento del costo di questi materiali, senza considerare l’investimento per la messa in opera.
Svantaggi
A parte i costi di acquisto e di messa in opera, l’adozione della pacciamatura con materiali plastici può determinare, soprattutto in corrispondenza di periodi estivi particolarmente caldi, un rallentamento dell’attività dei microrganismi del suolo.
Inoltre può accadere che le piante appena messe a dimora si possano scottare toccando i teli. L’impiego di piante con pane di terra e irrigazioni che tengono costante l’umidità del terreno evitano o limitano moltissimo questo inconveniente. Talora nella fragola i teli vengono imbiancati con latte di calce perché non si riscaldino eccessivamente. Il problema può essere particolarmente grave per il peperone.
Le caratteristiche dei Teli pacciamanti
Lo spessore dei teli più comunemente adoperati va da 0,05 a 0,10 millimetri. Si può arrivare fino a 0,15 millimetri nella produzione dell’asparago bianco, (in questo caso però vengono utilizzati per più anni). Va ricordato che, oltre ai teli neri, per la pacciamatura si possono adoperare teli trasparenti, usati specialmente nella coltura del melone per rendere più precoce la produzione. Questi teli, però, non impediscono la crescita delle piante infestanti. Esistono poi teli di tonalità più chiare (grigio fumo) o scure da una parte e bianco latte dall’altra, usati specialmente per le colture protette e per quelle dette "fuori suolo"; questi materiali sono però poco disponibili per il piccolo produttore. Si possono adoperare anche, ma in genere è un impiego limitato alla fragola, teli di materiale plastico tessuto (detti talora "teli vivaio") che consentono il passaggio dell’acqua e che possono durare a lungo (alcuni anni).
Lo smaltimento dei teli plastici è il problema fondamentale legato a questo tipo di pacciamatura. Come tutte le materie plastiche, i teli non devono essere bruciati altrimenti possono diffondere nell’aria sostanze tossiche. Lo smaltimento dei teli, specialmente quando sono sporchi di terra o di residui di antiparassitari, risulta comunque più impegnativo rispetto a quello di altre materie plastiche.
Nelle aree di maggiore consumo di questi materiali vi sono consorzi che si occupano del loro ritiro e dello smaltimento-recupero. Negli altri casi bisogna rivolgersi all’azienda che, nella propria zona, esegue lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per sapere come comportarsi. La diffusione di teli degradabili nel terreno dovrebbe comunque, con il tempo, ridurre l’importanza di questo problema.
Teli biodegradabili
I problemi più ricorrenti dell’utilizzo della pacciamatura con materiali plastici sono legati soprattutto al loro smaltimento, visto che il materiale con cui vengono fabbricati i teli è il polietilene.
A questo ultimo proposito ricordiamo che sono in commercio da vari anni teli che utilizzano nella loro composizione risorse rinnovabili quali amidi da diverse colture (mais, altri cereali) e oli vegetali, la cui durata è di 2-9 mesi e più in rapporto soprattutto al tipo e allo spessore dei teli stessi.
Questi teli, una volta interrati, si biodegradano nel suolo. L’orticoltore in questo modo può risolvere sia il problema dello smaltimento che il lavoro di rimozione dei teli dal campo, con notevole risparmio di tempo. La diffusione di questi teli rende ancora più conveniente l’adozione della pacciamatura.
Irrigazione e fertirrigazione
Per irrigare con maggiore razionalità una coltura pacciamata si possono adottare le apposite manichette in materiale plastico poste in genere sotto i teli stessi.
Quando si usa la manichetta per l’irrigazione, che consente pure la distribuzione di acqua con i concimi disciolti (fertirrigazione), la manichetta viene stesa al centro della striscia pacciamata.