Nome scientifico: Vitis vinifera sativa L. Famiglia: Vitaceae Paese d’origine: Europa 2. Dati Statistici La coltivazione della vite da tavola in Italia ha un’estensione totale di circa 73.000 ettari (istat 2.002). Dal confronto con i dati ISTAT del 1.990, il numero delle aiende è passato da 53.500 a 34.000 aziende. Circa il 70% delle aziende hanno meno di un ettaro a uva da tavola. La superficie media delle aziende è di circa 1,77 ettari. Le poche aziende con più di 10 ha coprono il 23% della superficie totale. Non è più possibile destinare una parte della produzione alla distillazione, per cui risulta una interessante quantità destinata alla produzione di succhi d’uva, circa 700.000 hl, la maggior parte in Puglia. Nel mondo la produzione di uva da tavola è di circa 14 milioni di tonn. I paesi maggiori produttori in milioni di tonn. sono in ordine decrescente: la Cina (2,36), l’Iran (1,6) la Turchia (1,2), l’Italia (1,2), l’India (0,9) e l’Egitto (0,9). La produzione italiana rappresenta, di media, l’8,5% della produzione mondiale ed il 42,5% della produzione Europea. E’ coltivata principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002
Il ciclo biologico della vite viene suddiviso in sette fasi vegetative: 1. Fase del pianto, precede il germogliamento e diminuisce con la chiusura delle gemme. 2. Fase del germogliamento, le gemme si rigonfiano, e cadono le perule. 3. Fase della fioritura, situata tra il germogliamento e l’allegagione. 4. Dall’allegagione all’invaiatura, i grappoli subiscono modificazioni, come l’allungamento del rachide e l’ingrossamento degli acini. 5. Dall’invaiatura alla maturazione dell’uva, questa fase è rappresentata dal cambiamento di colore e di consistenza della polpa dell’acino. 6. Dalla maturazione dell’uva alla caduta delle foglie. 7. Dalla caduta delle foglie al riposo invernale, dove la pianta entra in quiescenza invernale. La vite da tavola predilige climi caldi, asciutti e soleggiati, in quanto incidono positivamente sui processi d’accrescimento e maturazione dei frutti e sulle caratteristiche qualitative delle produzioni in quanto a colore, sapore e serbevolezza, tollera i minimi termici nei mesi invernali (-16, -18°C), purché i freddi non siano improvvisi. I minimi termici ottimali per il germogliamento sono 8-10°C, per la fioritura 18-22°C e per l’invaiatura 22-26°C. La vite da tavola si estende tipicamente nei territori pianeggianti delle pianure litoranee, con terreni profondi, sciolti, permeabili e tendenzialmente calcarei a tessitura variabile. La reazione varia tra la neutralità e la sub-alcalinità. Rifugge i terreni alcalini nei quali si manifestano fenomeni di clorosi. 4. Asporti e fabbisogno di nutrienti La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione è resa difficile dalla grande variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la viticoltura, esse, delle diverse pratiche agronomiche, (insieme alla scelta varietale e ai portainnesti), hanno subito negli ultimi anni dei profondi cambiamenti tecnico-operativi. Per la vite da tavola, vale spesso quanto detto per la vite da vino, con la differenza che le rese sono molto più elevate ed è tollerabile un minore tenore zuccherino. I livelli di produzione sono molto vari e vanno da 15 a 60 tonn/ha. Di conseguenza, le indicazioni qui riportate sono da considerarsi assolutamente generali e da valutarsi caso per caso. Inoltre tra tutte le tecniche colturali viticole, la concimazione presenta per l’agricoltore, (tutti gli anni), un momento di scelte difficili ed importanti. La tabella riportata di seguito, tiene conto degli asporti riferiti per tonnellata di produzione: kg/ha/ tonn di produzione. Tabella 1: asporti di nutrienti
5. Ruolo e apporto dei nutrienti Azoto Elemento decisivo per lo sviluppo della vegetazione, è il più difficile da somministrare. Un eccesso d’azoto influisce negativamente sulla qualità della produzione, con una vegetazione più rigogliosa, più sensibile alle malattie e con dei tralci di difficile lignificazione. Al contrario una carenza di azoto non permette un equilibrato sviluppo della pianta riducendo l’attività fotosintetica delle foglie e di conseguenza la produzione. Le asportazioni maggiori di azoto si hanno principalmente con le asportazioni della coltura da parte dell’uva, oltre le foglie ed i tralci. Le perdite per dilavamento avvengono per la forma nitrica, mentre è piuttosto ridotta per la forma ammoniacale. Fosforo E’ un elemento fondamentale per la vite, anche se spesso viene somministrato oltre le reali necessità. Ricordiamo che un eccesso di fosforo può ridurre l’assimilabilità di altri elementi come il ferro, il manganese e lo zinco, favorendo delle microcarenze. La carenza, anche se rara, quando si manifesta può causare dei gravi danni e compromettere lo sviluppo delle piante. Potassio Il fabbisogno in potassio risulta in genere piuttosto elevato e, se si scende sotto certi valori limiti, si possono notare dei sintomi di carenza, come scadente lignificazione dei tralci, diminuzione del grado zuccherino e della produzione, ingiallimento dei margini delle foglie. Il potassio è importante anche perché presiede alla sintesi degli antociani (colore rosso) e dei polifenoli, per questo la sua carenza è dannosa per le cultivar rosse. Il potassio ha un’azione positiva verso il contenimento degli effetti negativi dovuti agli eccessi di azoto, e soprattutto favorisce la produzione e la dislocazione degli zuccheri nell’acino. Eccessi di potassio esplicano effetti negativi in terreni poveri di magnesio, per la concorrenza tra i due elementi, con probabile difficoltà di assorbimento del magnesio stesso. Basse concentrazioni di calcio e magnesio in confronto al potassio possono causare il disseccamento del rachide. Magnesio Il contenuto del magnesio nei terreni varia tra 0,05% e 0,5%. I valori più bassi si trovano nei terreni sabbiosi. Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale. I primi sintomi della clorosi si osservano a livello delle foglie basali. In una moderna viticoltura da tavola, il magnesio in ordine d’importanza è considerato al quarto posto tra gli elementi nutritivi, dopo azoto, fosforo e potassio. Fenomeni nutrizionali, correlati in particolare alla dinamica del magnesio, sono direttamente legati alla manifestazione del disseccamento del rachide, insieme al potassio ed al calcio. Il rapporto K/Mg nelle foglie è direttamente correlato alla frequenza dei sintomi di questa fisiopatia. Calcio La funzione principale del calcio nella pianta è quella di favorire la resistenza meccanica dei tessuti vegetali. L’eccesso di calcio nel terreno determina il blocco di alcuni microelementi come il ferro. La carenza di calcio può provocare il disseccamento del rachide, l’essiccazione parziale dei grappoli, la necrosi sui peduncoli e sugli apici vegetativi. Nei terreni di solito è presente come carbonato con valori dello 0,1-1,5%, assumendo valori molto più elevati nei terreni calcarei. Ferro Il ferro, a volte, anche se presente nel terreno, non è in una forma assimilabile. L’aumento del pH porta ad una insolubilizzazione del ferro nel terreno. La pianta manifesta carenze da ferro con un arresto dell’accrescimento, le foglie si presentano di colore giallo pallido, quasi bianco, tranne le nervature che restano verdi, con un aspetto bruciato alle estremità dei lembi fogliari e dei germogli. La pianta ha una scarsa messa a frutto dei grappoli. Il contenuto di ferro nella vite è ottimale se i valori variano tra 30-150 (ppm sulla sostanza secca), è insufficiente se si trovano dei valori pari a 10-30 ppm. Boro La sua presenza consente il normale svolgimento dei fenomeni vegetativi e riproduttivi, ed è fondamentale nel processo riproduttivo in quanto favorisce la fecondazione, attraverso l’incremento della germinabilità del polline. Fenomeni di carenze in boro si manifestano con internodi raccorciati, foglie piccole e coriacee, numerose femminelle deboli, con aspetto di piccolo cespuglio a ventaglio. Inoltre le foglie presentano piccole tacche giallastre, presso il bordo del lembo, che in seguito diventano rossastre. Le foglie possono divenire bollose ed arrotolarsi. Le bacche sono piccole e senza vinaccioli, a volte di aspetto metallico. La tabella riportata di seguito, tiene conto degli apporti riferiti per tonnellata di produzione: kg/ha/ tonn di produzione. Tabella 2: apporti di nutrienti
Il calcolo dell’apporto degli elementi nutritivi, è legato alla produzione, ed ai vari areali di coltivazione. Inoltre va sottolineato che la concimazione va regolata caso per caso, sulla base di dati analitici e di una accurata osservazione dello stato nutrizionale del vigneto. I dati riportati in tabella sono puramente indicativi. La coltivazione di un vigneto, è molto più varia e complessa di quanto possa essere affrontato in questo sito. Esistono sedi e materiali sicuramente molto più approfonditi e rispondenti alle varie esigenze specifiche di ogni areale di coltivazione. Sara nostro compito, per il prossimo futuro, aggregare e mettervi a disposizione le risposte e gli approfondimenti più utili dal mondo della nutrizione e della fertirrigazione. 6. Tecnica di coltivazione Concimazione della vite da tavola La concimazione della vite da tavola ha l’obiettivo di migliorare e regolare il livello produttivo, l’epoca di maturazione (anticipo o posticipo della maturazione a secondo della destinazione commerciale del prodotto finale), ed ottenere grappoli ed acini uniformi e ben sviluppati. E’ possibile avvicinarsi ad una corretta valutazione dei fabbisogni nutritivi della pianta grazie ai risultati ottenuti dai seguenti metodi analitici: · analisi chimica e fisica del terreno, al fine di conoscere meglio il contenuto nutritivo, la reazione, il calcare attivo, la tessitura e la struttura, la CSC, la salinità ecc.. · diagnostica fogliare, la composizione chimica delle foglie, poste in una determinata posizione sul tralcio, ci indica alcuni dati sulla disponibilità del terreno. · cartine nutrizionali, si basano sui dati analitici precedenti e sui valori quantitativi degli asporti e delle perdite, al fine di determinare un corretto piano di concimazione. Concimazione associata all'irrigazione nel vigneto. “Fertirrigazione” Nella produzione dell’uva da tavola, normalmente viene applicata la nutrizione idrica insieme a quella minerale, mediante la fertirrigazione. Essa com’è noto, favorisce la distribuzione e la dissoluzione dei fertilizzanti nel terreno e consente il rapido assorbimento degli elementi nutritivi. Tra questi, il potassio è il favorito per le note difficoltà che ha l’elemento a portarsi in prossimità delle radici. La fertirrigazione accelera il suo movimento verso le radici, la condizione ottimale si ottiene se si dispone di un impianto di sub-irrigazione localizzato alla profondità di 40-60 cm e si pratica la fertirrigazione. Nel periodo che va dall’allegagione alla chiusura del grappolo, la disponibilità di acqua influisce sul numero di internodi, sulla dimensione delle foglie e sulla dimensione finale dell’acino: non è conveniente per la qualità che nessuno di questi parametri vada fuori controllo. Per fertirrigazione s’intende l'applicazione di fertilizzanti o elementi nutritivi richiesti dalla pianta, insieme all'acqua di irrigazione. Evidentemente, non tutti i sistemi d’irrigazione permettono di applicare questa tecnica, poiché l'esigenza principale è la massima uniformità nell'applicazione, e per questo si usano i sistemi d’irrigazione localizzata ad elevata frequenza, quali: irrigazione a goccia, microaspersione, ecc.. Questa tecnica si può applicare in numerose situazioni, sia in funzione dei tipi di coltivazione che delle differenti caratteristiche dell’acqua e del terreno. La fertirrigazione sfrutta il flusso dell’acqua nei sistemi d’irrigazione per trasportare gli elementi nutritivi di cui ha bisogno la pianta, proprio nella zona dove si sviluppano preferibilmente le radici. In questo modo si ottimizza l'acqua ed i nutrienti producendosi un considerabile risparmio economico ed una diminuzione dell'inquinamento delle acque sotterranee per eccesso di nitrati. La scelta del tipo di fertirrigazione è condizionata dal sistema d’irrigazione impiegato, che essenzialmente sono due: - Irrigazioni a bassa frequenza ed elevata portata, dove generalmente si bagna tutta la superficie del terreno, per es. aspersione. - Irrigazioni ad elevata frequenza ed a bassa portata, dove si agisce inumidendo solo una piccola parte del terreno. Nel secondo caso il controllo dell’irrigazione e della fertirrigazione è migliore, pertanto lo sono di conseguenza anche la qualità e l’efficienza della concimazione. Tipi di fertilizzanti utilizzati I fertilizzanti adatti per la fertirrigazione possono essere sia in forma solida che in forma liquida. I fertilizzanti solidi sono dei fertilizzanti sali puri, di maggiore purezza e solubilità rispetto ai fertilizzanti tradizionali. Presentano un’elevata solubilità in acqua, e per la loro applicazione è necessario scioglierli in apposite vasche, prima di iniettarli nel sistema di irrigazione. Uno o più fertilizzanti sciolti in acqua, pronti per la sua iniezione nel sistema d’irrigazione, si chiamano soluzione madre. Nella preparazione della soluzione madre bisogna tenere conto delle caratteristiche di solubilità di ogni fertilizzante e, nel caso in cui si miscelino differenti fertilizzanti, bisogna fare attenzione alla loro compatibilità e miscibilità. I fertilizzanti liquidi risultano più meno economici dei solidi, ma sono più facili da usare. Di seguito andiamo ad evidenziare i differenti nutrienti apportati in fertirrigazione e le loro specifiche caratteristiche. Azoto L’azoto si applica preferibilmente in forma nitrica, e richiede un maggior controllo durante l’applicazione, per evitare possibili lisciviazioni e per garantire la sua continua presenza nel bulbo bagnato attorno le radici. Con l'irrigazione localizzata si ottiene una migliore distribuzione dell’azoto nitrico nella zona delle radici, rispetto ai casi in cui si applichi l’irrigazione per aspersione. L'efficienza di utilizzo dell’azoto da parte della pianta nel caso dell'irrigazione localizzata, è molto più elevata rispetto l’irrigazione per aspersione, poiché nel primo caso l'applicazione è molto più frequente con quantità minori. Fosforo Nell'irrigazione localizzata gli elementi meno mobili, come il fosforo ed il potassio, si muovono con più facilità nel terreno. In questo modo, il fosforo diventa più facilmente assimilabile per la coltura per un tempo relativamente più lungo. Le perdite per lisciviazione di quest’elemento sono insignificanti ed il frazionamento dell'applicazione degli apporti di fosforo alla coltura non è critico come nel caso dell’azoto. Potassio Il potassio viene meglio dislocato nel bulbo umido, per cui è più disponibile, ma può essere lisciviato, (questo dipende dalla tessitura del terreno), comunque ha una maggiore persistenza rispetto all’azoto nitrico, D'altra parte, l'impoverimento in potassio di cui soffre la zona del bulbo umido, come la necessità di rispondere all’esigenza in potassio del vigneto, ci porta a consigliare la somministrazione frazionata del potassio in fertirrigazione, secondo le esigenze delle fasi vegetative della coltura, come per l’azoto. La maggiore mobilità del potassio nel bulbo, e la maggiore efficienza nell'assorbimento in irrigazione localizzata, sono stati ampiamente dimostrati in molteplici esperienze. Le principali caratteristiche richieste ai fertilizzanti, per il loro utilizzo in fertirrigazione sono la solubilità e la purezza, con lo scopo di evitare la formazione di precipitati e residui nel sistema fertirriguo, che possono causare gravi occlusioni nel sistema e nelle ali gocciolanti. L'applicazione di fertilizzanti fosfatici, quando si utilizzano acque d’irrigazione particolarmente ricche di bicarbonati di calcio e di magnesio, o fertilizzanti contenenti calcio e magnesio, possono creare gravi problemi per la formazione di precipitati insolubili e successive occlusioni dell’impianto. Tutto ciò si può evitare utilizzando vasche di miscelazione separate ed aggiungendo degli acidi alla soluzione fertilizzante. L'impiego di fertilizzanti potassici non presenta problemi particolari di precipitazione e occlusione. Fertilizzanti contenenti calcio, non devono essere miscelati nella vasca con fosfati e/o solfati. 7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università. |
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