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08 Novembre 2011
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La dipendenza dalle concimazioni può essere elevata nei primi anni di sviluppo dato che l’apparato radicale è in fase di espansione ed è ancora “nudo”...
27 Aprile 2011
Fertirrigazione in viticoltura
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20 Aprile 2011
L’irrigazione della Vite da Vino
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02 Dicembre 2010
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05 Luglio 2010
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04 Luglio 2010
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01 Luglio 2010
Irrigazione in Viticoltura
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08 Novembre 2011
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27 Aprile 2011
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27 Aprile 2011
Il sistema dei diritti di impianto
Il ministro Romano ha firmato insieme ad altri otto ministri una lettera indirizzata al Commissario Dacian Cioloş, con la quale si chiede di prolungare oltre il 2015 il vigente regime dei diritti di impianto dei nuovi vigneti.
27 Aprile 2011
Gestione dei residui di potatura
La pratica più comunemente usata è la raccolta e il trasporto dei sarmenti fuori dal vigneto, per essere successivamente accatastati e/o bruciati.
05 Dicembre 2010
Giornata tecnica viticola
Giovedì 16 dicembre 2010 presso l’Aula Magna dell’ Istituto Agrario San Michele all’Adige.
10 Settembre 2010
L'attuazione dell'OCM vino
Un primo bilancio di metà percorso. Sotto il profilo degli interventi a carattere normativo, le novità più rilevanti sono relative alle pratiche enologiche e alla classificazione di prodotti.
17 Febbraio 2010
CONAVI 2010 - III Convegno Nazionale di Viticoltura
Il Gruppo di Lavoro Viticoltura SOI annuncia che la terza edizione del Convegno Nazionale di Viticoltura - CONAVI 2010 si terrà dal 5 al 9 luglio 2010 presso la Fondazione Edmund Mach - IASMA a San Michele all’Adige (TN).
1. Cenni botanici Nome scientifico: Vitis vinifera sativa L. Famiglia: Vitaceae Paese d’origine: Europa 2. Dati Statistici La coltivazione della vite da vino in Italia ha un’estensione totale di circa 790.000 ettari, (1.227.000 ettari nel 1980). I 2/3 delle aziende hanno una superficie vitata inferiore ad 1 ettaro; 7.000 aziende hanno una superficie superiore ai 10 ettari, e poche centinaia di aziende hanno più di 50 ettari di vigneto. 233.000 ettari sono impiegati in Italia per la produzione di Doc e Docg. Nel mondo la superficie vitata è di 7.884 milioni di ettari (il 41% nell’Unione Europea). La produzione italiana rappresenta, di media, il 21% della produzione mondiale ed il 34% di quella dell’Unione Europea.
E’ coltivato principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002
| Regione | Superfici coltivate (ha) | Regione | Superfici coltivate (ha) | | Sicilia | 140.000 | Piemonte | 53.000 | | Puglia | 105.000 | Lazio | 44.900 | | Veneto | 76.800 | Sardegna | 40.000 | | Toscana | 63.000 | Abruzzo | 34.500 | | Emilia Romagna | 60.000 | Campania | 32.500 | 3. Generalità Il ciclo biologico della vite viene suddiviso in sette fasi vegetative: 1.Fase del pianto, precede il germogliamento e diminuisce con la chiusura delle gemme. 2.Fase del germogliamento, le gemme si rigonfiano, e cadono le perule. 3.Fase della fioritura, situata tra il germogliamento e l’allegagione. 4.Dall’allegagione all’invaiatura, i grappoli subiscono modificazioni, come l’allungamento del rachide e l’ingrossamento degli acini. 5. Dall’invaiatura alla maturazione dell’uva, questa fase è rappresentata dal cambiamento di colore e di consistenza della polpa dell’acino. 6. Dalla maturazione dell’uva alla caduta delle foglie. 7. Dalla caduta delle foglie al riposo invernale, dove la pianta entra in quiescenza invernale. La vite da vino predilige climi caldi, asciutti e soleggiati, in quanto incidono positivamente sui processi d’accrescimento e maturazione dei frutti. La vite si estende dalle pianure litoranee alle zone collinari, fino ad una altitudine di 400-600 m s.l.m.. La vite nei mesi invernali tollera minimi termici fino a -16, -18 °C, purchè i freddi non siano improvvisi ed alternati a giornate calde. I livelli termici ottimali per il germogliamento sono di 9-10°C, per la fioritura sono di 18-22°C e per l’invaiatura di 22-26°C. La temperatura ottimale per la maturazione è di circa 20-24°C.
4. Asporti e fabbisogno di nutrienti La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione è resa difficile dalla grande variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la viticoltura, delle diverse pratiche agronomiche che, insieme alla scelta varietale e ai portainnesti, hanno subito negli ultimi anni dei profondi cambiamenti tecnico-operativi. I livelli di produzione sono molto vari e vanno da 5 a 30 tonn/ha, accompagnati da notevoli differenze qualitative. Di conseguenza, le indicazioni qui riportate sono da considerarsi assolutamente generali e da valutarsi caso per caso. Inoltre tra tutte le tecniche colturali viticole, la concimazione presenta per l’agricoltore, (tutti gli anni), un momento di scelte difficili ed importanti. Quando apportare gli elementi nutritivi? Quanti somministrarne e sotto quale forma? La tabella riportata di seguito, tiene conto degli asporti riferiti per tonnellata di produzione: kg/ha/ tonn di produzione. I valori delle asportazioni variano e dipendono dal tipo di coltura, dai rendimenti e dalla dotazione del terreno.
Tabella 1: degli asporti di nutrienti | Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha/tonn | | Autore | N | P2O5 | K2O | MgO | CaO | | Fregoni M. | 3,8 | 1,7 | 7 | 1,8 | 8,8 | | AA.VV | 4-5 | 2-3 | 8-10 | 1,5-2 | / | | AA.VV | 4-7 | 1-2 | 6-10 | / | / | 5. Ruolo e apporto dei nutrienti Azoto Elemento decisivo per lo sviluppo della vegetazione, è il più difficile da somministrare. Un eccesso d’azoto influisce negativamente sulla qualità dell’uva, con una vegetazione più rigogliosa, più sensibile alle malattie e con dei tralci di difficile lignificazione. Al contrario una carenza di azoto non permette un equilibrato sviluppo della pianta riducendo l’attività fotosintetica delle foglie e di conseguenza la produzione. Si deve porre molta attenzione anche alla concimazione organica, che può provocare eccessive disponibilità tardive d’azoto. La concimazione va riferita sempre al rendimento qualitativo ovvero non si deve stimolare lo sviluppo vegetativo a scapito della qualità del prodotto finito, il “vino”. Le concimazioni azotate dovrebbero essere frazionate in tre momenti: una parte (25% del totale) subito dopo la vendemmia, una seconda (40% del totale) dopo il germogliamento e l’ultima (35% del totale) dopo l’allegagione, questa in particolare andrà eseguita con azoto nitrico, ovvero concimi a pronto effetto. L’apporto di azoto deve variare anche in rapporto al tipo di vigneto ovvero in un vigneto vigoroso, come una grande maggioranza dei vigneti vecchi innestati su portainnesti vigorosi, come il Kober 5BB, apportare azoto significa indurre ancora di più lo stimolo vegetativo a scapito della produttività. Fosforo E’ un elemento fondamentale per la vite, anche se spesso somministrato oltre le reali necessità. Ricordiamo che un eccesso di fosforo può ridurre l’assimilabilità di altri elementi come il ferro, il manganese e lo zinco, favorendo delle microcarenze. La carenza, anche se rara, quando si manifesta può causare dei gravi danni e compromettere lo sviluppo delle piante. Potassio Il potassio ha un effetto positivo verso il parziale contenimento degli effetti negativi degli eccessi di azoto, e soprattutto favorisce la produzione e la dislocazione degli zuccheri nell’acino. La carenza incide poco sulla produzione in quantità, mentre fa diminuire sensibilmente la qualità dell’uva. Eccessi di potassio esplicano effetti negativi in terreni poveri di magnesio, per la concorrenza tra i due elementi, con probabile difficoltà di assorbimento del magnesio. Scarse concentrazioni di calcio e magnesio in confronto al potassio causano il disseccamento del rachide. Magnesio Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi fogliare. I primi sintomi della clorosi si osservano a livello delle foglie basali. Fenomeni nutrizionali, correlati in particolare alla dinamica del magnesio, sono direttamente legati alla manifestazione del disseccamento del rachide, insieme al potassio ed al calcio. Il rapporto K/Mg nelle foglie è direttamente correlato alla frequenza dei sintomi di questa fisiopatia. Ferro La pianta manifesta carenze da ferro con un arresto dell’accrescimento, le foglie si presentano di colore giallo pallido, quasi bianco, tranne le nervature che restano verdi, con un aspetto bruciato alle estremità dei lembi fogliari e dei germogli. La pianta ha una scarsa messa a frutto dei grappoli. Boro Fenomeni di carenze in boro si manifestano con internodi raccorciati, foglie piccole e coriacee, numerose femminelle deboli, con aspetto di piccolo cespuglio a ventaglio. Inoltre le foglie presentano piccole tacche giallastre, presso il bordo del lembo, che successivamente diventano rossastre. Le foglie possono divenire bollose ed arrotolarsi. Le bacche sono piccole e senza vinaccioli, a volte di aspetto metallico.
Il calcolo dell’apporto degli elementi nutritivi, è legato alla produzione, ai vari disciplinari di produzione dei vari areali di coltivazione. La tecnica per la coltivazione di un vigneto, è molto più varia e complessa di quanto possa essere affrontato in questo sito. Esistono sedi e materiali sicuramente molto più approfonditi e rispondenti alle varie esigenze specifiche di ogni areale di coltivazione. Riteniamo di sicuro interesse, la consultazione del libro di Mario Fregoni, “Viticoltura di qualità” e la rivista VQ “in vite qualitas, in vino excellentia”, che hanno il merito di affrontare argomenti ed aggiornamenti concernenti la vitivinicoltura moderna, in modo chiaro ed approfondito.
6. Tecnica di coltivazione Concimazione associata all’irrigazione nel vigneto Benché la vite abbia una buona resistenza alla siccità, è frequente il caso in cui le piogge siano insufficienti a compensare le perdite per evaporazione e per il consumo della pianta Questo accade a maggior ragione dove i terreni sono superficiali, con un modesto strato attivo. Nel periodo che va dall’allegagione alla chiusura del grappolo, la disponibilità di acqua influisce sul numero di internodi, sulla dimensione delle foglie e sulla dimensione finale dell’acino: non è conveniente per la qualità che nessuno di questi parametri vada fuori controllo. In seguito, un moderato stress idrico è utile per assicurare una buona maturazione dell’acino, e quindi l’irrigazione non deve eliminare questo stress, ma solo ridurlo. Attraverso la gestione dell’acqua si cerca di ottenere un ottimale rapporto foglie/grappoli ed un’ottimale dimensione degli acini. Per fertirrigazione s’intende l’applicazione di fertilizzanti o elementi nutritivi richiesti dalla pianta, insieme all’acqua di irrigazione. Evidentemente, non tutti i sistemi d’irrigazione permettono di applicare questa tecnica, poiché l’esigenza principale è la massima uniformità nell’applicazione, e per questo si usano i sistemi d’irrigazione localizzata ad elevata frequenza, quali : irrigazione a goccia, microaspersione, ecc.. Questa tecnica si può applicare in numerose situazioni, sia in funzione dei tipi di coltivazione che delle differenti caratteristiche dell’acqua e del terreno. La fertirrigazione sfrutta il flusso dell’acqua nei sistemi d’irrigazione per trasportare gli elementi nutritivi di cui ha bisogno la pianta, proprio nella zona dove si sviluppano preferibilmente le radici. In questo modo si ottimizza l’acqua ed i nutrienti producendosi un considerabile risparmio economico ed una diminuzione dell’inquinamento delle acque sotterranee per eccesso di nitrati. La scelta del tipo di fertirrigazione è condizionata dal sistema d’irrigazione impiegato, che essenzialmente sono due: - Irrigazioni a bassa frequenza ed elevata portata, dove generalmente si bagna tutta la superficie del terreno, per es. aspersione. - Irrigazioni ad elevata frequenza ed a bassa portata, dove si agisce inumidendo solo una piccola parte del terreno. Nel secondo caso il controllo dell’irrigazione e della fertirrigazione è migliore, pertanto lo sono di conseguenza anche la qualità e l’efficienza della concimazione.
Tipi di fertilizzanti utilizzati I fertilizzanti adatti per la fertirrigazione possono essere sia in forma solida che in forma liquida. I fertilizzanti solidi sono dei fertilizzanti sali puri, di maggiore purezza e solubilità rispetto ai fertilizzanti tradizionali. Presentano un’elevata solubilità in acqua, e per la loro applicazione è necessario scioglierli in apposite vasche, prima di iniettarli nel sistema di irrigazione. Uno o più fertilizzanti sciolti in acqua, pronti per la sua iniezione nel sistema d’irrigazione, si chiamano soluzione madre. Nella preparazione della soluzione madre bisogna tenere conto delle caratteristiche di solubilità di ogni fertilizzante e, nel caso in cui si miscelino differenti fertilizzanti, bisogna fare attenzione alla loro compatibilità e miscibilità. I fertilizzanti liquidi risultano più meno economici dei solidi, ma sono più facili da usare. Di seguito andiamo ad evidenziare i differenti nutrienti apportati in fertirrigazione e le loro specifiche caratteristiche. Azoto L’azoto si applica preferibilmente in forma nitrica, e richiede un maggior controllo durante l’applicazione, per evitare possibili lisciviazioni e per garantire la sua continua presenza nel bulbo bagnato attorno le radici. Con l’irrigazione localizzata si ottiene una migliore localizzazione dell’azoto nitrico nella zona delle radici, rispetto ai casi in cui si applichi l’irrigazione per aspersione. L’efficienza di utilizzo dell’azoto da parte della pianta nel caso dell’irrigazione localizzata, è molto più elevata rispetto l’irrigazione per aspersione, poiché nel primo caso l’applicazione è molto più frequente con quantità minori. Fosforo Nell’irrigazione localizzata gli elementi meno mobili, come il fosforo ed il potassio, si muovono con più facilità nel terreno. In questo modo, il fosforo diventa più facilmente assimilabile per la coltura per un tempo relativamente più lungo. Le perdite per lisciviazione di quest’elemento sono insignificanti ed il frazionamento dell’applicazione degli apporti di fosforo alla coltura non è critico come nel caso dell’azoto. Potassio Il potassio viene meglio dislocato nel bulbo umido, per cui è più disponibile, ma può essere lisciviato, (questo dipende dalla tessitura del terreno), comunque ha una maggiore persistenza rispetto all’azoto nitrico, D’altra parte, l’impoverimento in potassio di cui soffre la zona del bulbo, come la necessità di rispondere all’esigenza in potassio del vigneto, ci porta a consigliare la somministrazione frazionata del potassio in fertirrigazione, secondo le esigenze delle fasi vegetative della coltura, come per l’azoto. La maggiore mobilità del potassio nel bulbo, e la maggiore efficienza nell’assorbimento in irrigazione localizzata, sono stati ampiamente dimostrati in molteplici esperienze.
Le principali caratteristiche richieste ai fertilizzanti, per il loro utilizzo in fertirrigazione sono la solubilità e la purezza, con lo scopo di evitare la formazione di precipitati e residui nel sistema fertirriguo, che possono causare gravi occlusioni nel sistema e nelle ali gocciolanti. L’applicazione di fertilizzanti fosfatici, quando si utilizzano acque d’irrigazione particolarmente ricche di bicarbonati calcio e di magnesio, o fertilizzanti contenenti calcio e magnesio, possono creare gravi problemi per la formazione di precipitati insolubili e successive occlusioni dell’impianto. Tutto ciò si può evitare utilizzando vasche di miscelazione separate ed aggiungendo degli acidi alla soluzione fertilizzante. L’impiego di fertilizzanti potassici non presenta problemi importanti di precipitazione e occlusione. Fertilizzanti contenenti calcio, non devono essere miscelati nella vasca con fosfati e/o solfati.
7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università.
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