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1. Cenni botanici: Nome scientifico: Prunus spp. L. Famiglia: Rosaceae Paese d’origine: Asia, Europa centrale 2. Dati Statistici
Il susino è coltivato in tutto il mondo e in particolare in Europa. In Italia ha un’estensione totale di oltre 13.000 ettari, e lo si ritrova principalmente in Emilia Romagna ed in Campania. (ISTAT 2.004). Nell’ultimo decennio, in Italia la produzione di susine ha registrato una lieve riduzione mentre a livello mondiale la coltura ha avuto un sensibile incremento produttivo. E’ coltivato principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2004
| Regione | Susino (ha) | Regione | Susino (ha) | | Emilia Romagna | 5.000 | Marche | 600 | | Campania | 2.700 | Sardegna | 530 | | Piemonte | 800 | Sicilia | 450 | | Abruzzo | 740 | Toscana | 440 | 3. Generalità Si distinguono diversi gruppi di specie a seconda dell’area geografica di provenienza. Il Prunus domestica, da cui derivano le principali varietà attualmente coltivate, appartiene a quello euroasiatico. Infatti le varie specie si possono raggruppare in 3 categorie, ognuna delle quali e’ suddivisa in più gruppi: 1) Specie asiatico-europee: - susini europei (Prunus domestica) a cui appartengono tutte le cultivar europee; - susini siriaci (Prunus insititia) che comprendono i gruppi delle Damaschine; - mirabolani (Prunus cerasifera), specie spontanea dell’Asia Minore; 2) Susini cino-giapponesi: - giapponese (Prunus salicina): specie originaria dell’Estremo Oriente, probabilmente della Cina; - cino-giapponesi di minor interesse (Prunus simonii); 3) Susini americani: susini di scarso interesse con diversi gruppi tra i quali: americane pure (Prunus americana). Tra i susini si distinguono quelli europei a fioritura tardiva, quasi tutti autocompatibili, dai susini cino-giapponesi, più precoci. Dal punto di vista dell’utilizzazione si distinguono susine da consumare fresche, da essiccare (prugne), o da confettura.
Il Susino è una specie piuttosto rustica che, entrando in vegetazione più tardi delle altre drupacee, si difende meglio dalle gelate primaverili tardive. Viceversa le varietà di origine giapponese hanno fioritura anticipata e meglio si adattano alle zone temperate meridionali. Buona è la capacità di adattamento e la resistenza all’eccesso di calcare. Il clima italiano è fra i più adatti per le varietà di susine europee. Le cultivar giapponesi, ben presenti nel panorama produttivo, sono più adatte ad un clima più caldo, per questo motivo presentano problemi di adattamento nel Nord d’Italia, dove diventando scarsamente ed instabilmente produttive, nonchè maggiormente suscettibili ad alcune malattie. Le cultivar giapponesi hanno un periodo di maturazione compreso tra metà giugno e la fine di ottobre, mentre quelle europee tra la fine di luglio e Settembre.
I portinnesti - Mirabolano da seme (P. cerasifera) - Mirabolano 29C, siccome usato anche con l’albicocco sostituisce il B - Mirabolano B, adatto all’innesto - Marianna, di cui ne esistono diversi tipi, resistenti all’asfissia - Jaspi e Junior, il secondo è un po’ più pollonifero Propagazione: per seme, talea , margotta e micropropagazione si ottengono portinnesti; si usa l’innesto per la parte epigea. Varietà più interessanti a buccia viola/nera: Angeleno, Friar, Black Gold, Black Diamond, Blackamber, Black Star, Stanley, President, Bluefre, Firenze 90, Prugna d’Italia Varietà più interessanti a buccia rossa: Fortune, Obilnaja, Florentia, Bella di Barbiano e Autumn Giant Varietà più interessanti a buccia gialla/verde: T.C. Sun, Green Sun, October Sun, Regina Claudia verde, Shiro Varietà più interessanti per l’industria (essiccamento): D’Ente 707, Sugar Top, Prugna d’Agen
LE FASI FENOLOGICHE DEL SUSINO
La fioritura di solito si ha dopo il pesco. Si distinguono dieci fasi fenologiche. 1) Fase di riposo vegetativo: Gemme ancora completamente chiuse; 2) Rigonfiamento delle gemme: Gemme gonfie che cominciano ad arrotondarsi; 3) Bottoni bianchi: Le gemme si aprono e rendono visibili i petali di colore bianco; 4) Fioritura: Il 50% dei fiori sono completamente aperti; 5) Caduta petali: Cadono gli ultimi petali, gli stami sono piegati, la base del calice comincia ad essiccarsi; 6) Allegagione: Ovari ingrossati, i frutticini formati spingono verso l’alto il collaretto disseccato del calice; 7) Scamiciatura: Il collaretto essiccato del calice si distacca dal frutticino e cade; 8) Accrescimento: Frutti che cominciano ad ingrossarsi; 9) Invaiatura: Frutti che virano verso il colore; 10) Maturazione di raccolta: Frutti maturi che hanno raggiunto la maturazione di raccolta.
4. Asporti e fabbisogno di nutrienti
La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione sono di difficile generalizzazione per la notevole variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la coltivazione di prugne e susine, a causa delle diverse pratiche agronomiche e per la scelta varietale e portainnesti. La pianta del susino è abbastanza sensibile alle carenze di azoto, attenzione però agli eccessi, soprattutto nei primi anni di sviluppo, al fine di prevenire alcune malattie del legno come la gommosi. Di conseguenza anche la concimazione organica dev’essere condotta con estrema attenzione, per evitare che essa liberi azoto in momenti inopportuni, come durante la maturazione dei frutti. Tabella 1: asporti di nutrienti | Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha | | Autore | Prod. (t/ha) | N | P2O5 | K2O | CaO | MgO | | R. Campania | 20 | 90-120 | 20-30 | 100-150 | / | 12-20 | | ARVAN | 20 | 100-150 | 35-45 | 150-180 | / | / | | AA.VV | 15-20 | 70-130 | 25-50 | 100-160 | / | / | 5. Ruolo e apporto dei nutrienti
Azoto
L’azoto è l’elemento più importante ma deve essere somministrato con attenzione per evitare di predisporre i frutti alle spaccature conseguenti alle piogge. Il susino è sensibile alle carenze di azoto, che si traducono in un insufficiente rinnovo vegetativo, ingiallimento delle foglie ed un aumento della cascola dei frutti. Gli eccessi possono causare inconvenienti come la diminuzione del colore dei frutti ed un ritardo nella maturazione. Tali effetti sono compensati da un’adeguata concimazione potassica. In riferimento alla concimazione di fine estate (comunemente indicata come autunnale), eseguita per favorire la costituzione di sostanze di riserva nelle strutture permanenti dell’albero, è utile la stima del livello dei nitrati nel terreno. Valori intorno a 8 ppm di azoto nitrico (N-NO3) nello strato del filare compreso tra 5-50 cm di profondità sono ampiamente sufficienti per le esigenze azotate del frutteto nella fase di post-raccolta e presuppongono la sospensione di qualsiasi apporto di azoto in questo periodo.
Fosforo
In bibliografia in genere non si trovano particolari riscontri per la concimazione fosfatica, la quale sembra non abbia effetti rilevanti sulla produzione, (vedi gli asporti limitati). In genere è importante per i processi fotosintetici e per la respirazione, inoltre stimola la fioritura e lo sviluppo dell’apparato radicale. In terreni poveri di fosforo o con fosforo di difficile assimilazione, risulta senz’altro conveniente apportare questo elemento, se possibile in fertirrigazione.
Potassio
Il potassio è necessario nella fase produttiva, influisce positivamente su alcune caratteristiche qualitative dei frutti come la colorazione, l’acidità, la sintesi ed il contenuto degli zuccheri; migliora la vitalità del polline e la resistenza della pianta al freddo. Tale elemento viene assorbito in notevole quantità, (vedi asportazioni).
Magnesio
Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale.
Calcio
La funzione principale del calcio nella pianta è quella di favorire la resistenza meccanica dei tessuti vegetali.
Ferro
Il ferro, a volte, anche se presente nel terreno, non è in una forma assimilabile. L’aumento del pH porta ad una insolubilizzazione del ferro nel terreno. I microelementi vanno considerati con attenzione, ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva.
Tabella 2: apporti di nutrienti | Apporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha | | Autori | Prod. (t/ha) | N | P2O5 | K2O | CaO | MgO | | Reg. 1257/99 | 20 | 50-90 | 30-50 | 80-150 | / | / | | Arvan | 20 | 80-130 | 30-45 | 150-200 | / | / | | AA.VV | 20 | 70-130 | 30-60 | 100-160 | / | / | In caso di necessità, a partire dalla ripresa vegetativa, è ammessa la possibilità di distribuire in localizzazione sul filare concimi contenenti fosforo, potassio e magnesio, attraverso assolcatori, manichette o fertirrigazione, per stimolare positivamente l’attività radicale e l’assorbimento dei micro-elementi (es. ferro). I dati riportati in tabella sono puramente indicativi. Sarà nostra attenzione, per il prossimo futuro, raccogliere, aggregare e mettervi a disposizione le risposte e gli approfondimenti più utili dal mondo della nutrizione e della fertirrigazione.
6. Tecnica di coltivazione
Le forme di allevamento per il susino possono essere a vaso basso (sesti 5,5 x 3 m), a palmetta irregolare (4,5 x 3 m), e a palmetta libera (4,5 x 3 m). La potatura del susino si basa sulla diversa tipologia di fruttificazione (decidere se produrre su dardi, rami misti, rami anticipati) cui si aggiungono interventi di contenimento delle dimensioni della pianta, eliminazioni di rami soprannumerari. Per il susino europeo, oltre a lasciare una buona carica di gemme, occorrono potature più energiche per cv che producono su rami più corti. Si usa anche la potatura verde, specie nel meridione e poi il diradamento dopo l’indurimento dell’endocarpo. Anche per il susino è consigliabile la pratica dell’inerbimento dell’interfilare con flora spontanea o appositamente seminata con una fascia di 1m circa non lavorata sotto le piante lungo i filari, sulla quale viene applicato il diserbo chimico con attrezzature schermate. Irrigazione L’irrigazione è fondamentale nel periodo della fioritura, dell’allegagione e dell’accrescimento del frutto. E’ importante mantenere l’attività vegetativa continuamente attiva, senza indurre stress idrici che possano provocare cattiva allegagione, cascola pre-raccolta e spaccatura dei frutti. L’apporto di acqua deve essere costante e leggermente superiore all’evaporazione. La quantità può variare, secondo i vari ambienti, da 200 a 1000 mc/ha; turni brevi di pochi giorni con impianti di microirrigazione ed in terreni sciolti, turni più allungati con terreni pesanti o con l’uso di impianti a pioggia tradizionali.
7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università.
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