Nome scientifico: Pyrus communis L. Famiglia:Rosaceae Paese d’origine: Asia occidentale 2. Dati Statistici La coltivazione del pero in Italia ha un’estensione totale di circa 45.800 ettari. La Cina è il principale paese produttore al mondo. Al secondo posto al mondo si piazza l’Italia, primo Paese produttore in Europa, la cui produzione è invece diminuita del 38 % tra il 1980 e il 2003. Terzo produttore al mondo sono gli USA. A livello europeo la produzione precede la Spagna, la Polonia, l’Olanda e la Francia. In Italia le regioni maggiori produttrici sono l'Emilia Romagna e il Veneto. E’ coltivata principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002
Pochissime cultivar di pero sono autocompatibili, per questo esso si avvantaggia dell’impollinazione incrociata; pertanto in fase di impianto è necessario l’utilizzo di cultivar impollinatrici. L’impollinazione è legata alle api. Il ciclo biologico del pero si può considerare suddiviso in 5 stadi fenologici: 1. Dal risveglio vegetativo alla prima comparsa dei fiori. 2. Dalla fioritura alla prima comparsa dei frutticini. 3. Dalla comparsa dei frutti fino a tutta fase di accrescimento. 4. Dalla fine dell’accrescimento dei frutti fino a tutta la maturazione. 5. Dalla fine della raccolta alla fine del periodo vegetativo. Fra i fattori climatici che influenzano la coltivazione del pero, la temperatura è forse quello più limitante, sfuggendo tra l’altro dal controllo del frutticoltore. Durante l’antesi, le basse temperature possono ostacolare i normali processi produttivi. Il pero ha un fabbisogno di freddo, al fine di interrompere la dormienza, tra le 900 e le 1.100 ore con temperature invernali inferiori a +7°C. Il pero innestato su franco si adatta a terreni poco fertili, calcarei e siccitosi, è comunque meno esigente del melo; se innestato su cotogno soffre il calcare. Un pH superiore a 7,5 ed un valore di calcare attivo superiore al 4-7% possono costituire un fattore limitante allo sviluppo. Si ritengono terreni non adatti alla coltivazione quelli con pH inferiore a 5,4 o superiori a pH 8,8. 4. Asporti e fabbisogno di nutrienti I livelli di produzione risultano variabili secondo le varietà e le epoche di produzione. Si ritengono dei buoni dati produttivi, valori pari a 25-40 tonn/ha. Di conseguenza, le indicazioni qui riportate sono da considerarsi assolutamente generali e da valutarsi caso per caso. Tabella 1: asporti di nutrienti
5. Ruolo e apporto dei nutrienti Azoto Generalmente fino alla fase di fioritura le piante di pero si avvalgono essenzialmente (circa il 95%) delle sostanze di riserva accumulate negli organi legnosi durante la stagione precedente. L’azoto assorbito in primavera dalle radici viene invece traslocato alle foglie del germoglio in accrescimento e al frutticino allegato; tale assorbimento aumenta progressivamente fino a raggiungere due mesi dopo la ripresa vegetativa circa il 50% e il 40% del totale presente, rispettivamente, nelle foglie e nei frutti (Quartieri et al., 1996). Da un punto di vista pratico, quindi, è più conveniente non intervenire con concimazioni azotate prima della comparsa dei bottoni fiorali. Come regola generale, è consigliabile effettuare le concimazioni a partire dal momento della fioritura degli alberi e successivamente in post-allegagione, sulla base del numero di frutticini presenti e dell’osservazione visiva del frutteto (Marangoni, 1998). La concimazione in tarda estate, che può essere effettuata anche con irrorazioni fogliari, risulta efficace nell’aumentare la fioritura nella primavera successiva e può determinare un aumento dell’allegagione. In definitiva, la concimazione azotata in pre o post-raccolta rappresenta un mezzo valido per incrementare l’accumulo delle riserve azotate negli organi perenni dell’albero, soprattutto in situazioni di scarsa fertilità del suolo. Nel caso fosse necessario intervenire dopo la fine di settembre, è preferibile ricorrere a concimi a lento effetto oppure alla concimazione fogliare al fine di ridurre le perdite per lisciviazione. In ogni caso la distribuzione frazionata dell’azoto con la fertirrigazione, soprattutto nei terreni sciolti, rappresenta un modo efficace per ridurre le perdite e aumentare l’efficienza fertilizzante. Fosforo Per quanto riguarda il fosforo generalmente è sufficiente intervenire a fine inverno per stimolare l’attività radicale Potassio Il potassio è molto importante per la sua influenza sulla qualità (pezzatura e colorazione dei frutti); tuttavia bisogna stare attenti a non esagerare nelle dosi impiegate, tenendo conto anche del livello di potassio scambiabile nel terreno. Magnesio Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale. Calcio La somministrazione di calcio, invece, deve essere eseguita in post-raccolta per via fogliare grazie alla sua efficacia nel ridurre le fisiopatie; durante le prime fasi di sviluppo dei frutti è molto importante favorire l’assorbimento di questo elemento stando attenti, ad esempio, a limitare la presenza di ioni quali Mg, K e NH4, che competono con il suo assorbimento radicale (Scudellari et al., 1995). Ferro Merita una certa attenzione il problema della clorosi ferrica, caratterizzata spesso da terreni con elevato pH e considerevole presenza di carbonati. L’insorgenza della clorosi può essere prevenuta o in parte limitata mediante l’utilizzo di opportuni portinnesti di pero, nonché con alcune pratiche colturali quali ad esempio l’inerbimento, che si traducono in un apporto di sostanza organica in grado di chelare il ferro. Molto utilizzate sono pure le applicazioni fogliari di ferro chelato. Boro Il boro può essere distribuito per via fogliare subito dopo la raccolta (insieme all’urea che ne facilita la penetrazione); nel dosaggio bisogna considerare con attenzione che le soglie di carenza e tossicità di questo elemento sono molto ravvicinate. I microelementi vanno considerati con attenzione, ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva. Tabella 2: apporti di nutrienti
I dati riportati in tabella sono da considerarsi generali e da valutarsi caso per caso. 6. Tecnica di coltivazione Senza considerare il sistema d’allevamento, la potatura, il diradamento, ecc. soffermiamoci di più su irrigazione e concimazione e su come loro si rapportano con le tecniche di cui sopra Concimazione: Le sostanze di riserva accumulate nella pianta sono utilizzate dalla stessa al momento del risveglio vegetativo fino all’allegagione, percui è bene apportare le concimazioni anche dopo la raccolta e partire poi con la concimazione primaverile dalla 3a settimana dopo la fioritura frazionandola in 2-3 volte se il terreno è sciolto. Quando si pratica la fertirrigazione è necessario ridurre del 20-30% le quote di azoto. La concimazione fogliare con macro e micro-elementi aumenta la produzione e migliora la qualità dei frutti; è indispensabile per evitare o ridurre la clorosi nelle varietà più sensibili con la somministrazione di chelati di ferro (da integrarsi con la fertirrigazione o con infiltrazioni nel terreno). Con apporti di calcio si favorisce la formazione di gemme a fiore e si migliora la consistenza e la conservazione dei frutti. Una o due analisi fogliari all’anno sono indispensabili per conoscere le eventuali carenze e per mettere a punto gli elementi da apportare con la fertirrigazione e/o con la concimazione fogliare L’inerbimento dell’interfilare con la semina di essenze a taglia bassa è ormai una pratica consolidata in quasi tutte le aree di coltivazione del pero stante i numerosi vantaggi che comporta: a) migliore porosità e permeabilità del terreno; b) facilità di passaggio dei mezzi meccanici; c)incremento della sostanza organica e dell’attività biologica del suolo, ecc.. La sua applicazione è possibile con l’impiego congiunto dell’irrigazione; d’altra parte non si può pensare ad una frutticoltura moderna e competitiva senza l’ausilio dell’irrigazione anche nelle zone più piovose, se si vuole garantire produttività e costanza nella qualità dei frutti. Lo sfalcio del cotico erboso contribuisce ad apportare elevati quantitativi di azoto e di potassio dei quali occorre tenere conto nel dosare i concimi da apportare. Irrigazione: La quantità d’acqua da apportare ad un pereto va valutata in ragione dell’andamento climatico, delle caratteristiche del terreno e delle esigenze effettive. Nei nuovi impianti intensivi e con cotogni di debole vigore, i turni irrigui debbono essere molto ravvicinati, anche 3 volte per settimana, specie nel momento più critico dell’accrescimento dei frutti. Appositi strumenti collocati in prossimità dell’apparato radicale a diverse profondità, indicano la situazione idrica del terreno e la conseguente necessità di irrigare. I sistemi d’irrigazione preferiti, anche per il pero, sono quelli microirrigui localizzati a goccia o a spruzzo, con i quali è possibile effettuare anche la fertirrigazione. Una corretta gestione dell’irrigazione permette un miglior controllo ed un rallentamento dello sviluppo dei germogli senza compromettere l’accrescimento dei frutti. Questa tecnica definita del "deficit idrico controllato" viene applicata negli impianti intensivi dove l’apparato radicale è superficiale. Questa tecnica è particolarmente efficace 40-50 giorni dopo la fioritura quando la competizione fra frutti e germogli è particolarmente forte. 7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università. |
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