Pesco ComuneNome scientifico: Persica Vulgaris Mill. o Prunus Persica L.Famiglia: Rosaceae Paese d’origine: Asia, Cina Nettarine (Pesca noce)Nome scientifico: Persica Laevis DC.Famiglia: Rosaceae Paese d’origine: Asia, Cina 2. Dati Statistici La coltivazione del pesco in Italia ha un’estensione totale di oltre 100.000 ettari, suddivisi tra pesco comune circa 67.500 ettari e Nettarine circa 32.500 (ISTAT 2.002). A livello europeo la produzione italiana precede la Spagna, la Grecia, la Francia e il Portogallo. In Italia le regioni maggiori produttrici sono l'Emilia Romagna e la Campania. E’ coltivata principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002
Per la maggior parte delle cultivar, il ciclo biologico inizia con la fioritura tra la fine di febbraio e la fine di marzo. I fiori sbocciano prima della comparsa delle foglie, mentre la maturazione dei frutti avviene dall’inizio di maggio per tutta l’estate fino a settembre per le cultivar più tardive. La caduta delle foglie inizia alla fine di ottobre e dura fino agli inizi di dicembre. La differenziazione delle gemme a fiore inizia nel mese di giugno e prosegue per tutto il periodo vegetativo. Il ciclo biologico del pesco si può considerare suddiviso in 5 stadi fenologici: 1. Dal risveglio vegetativo alla comparsa dei fiori. 2. Dalla fioritura alla formazione di germogli di 10 cm di lunghezza. 3. Dai germogli di 10 cm alla fase di indurimento del nocciolo dei frutticini. 4. Dall’indurimento del nocciolo dei frutti alla fine della raccolta. 5. Dalla fine della raccolta alla fine del periodo vegetativo. Le condizioni climatiche italiane sono ideali per la coltivazione del pesco, esso preferisce un clima mite, può sopportare temperature basse con minime invernali anche -15 e -18°C. Il pesco ha un fabbisogno di freddo di circa 800-1.300 ore di freddo con temperature al di sotto di +7°C per poter fiorire e produrre normalmente. Soffre le gelate tardive primaverili a causa della precoce fioritura. Il pesco esige dei terreni di medio impasto tendenti allo sciolto, ben provvisto di sostanza organica, con sottosuolo permeabile e con un pH neutro. Soffre l’asfissia radicale e quindi sono da evitare i ristagni idrici. Diverse categorie di pesche Le pesche si dividono in tre categorie principali: la pesca comune, le nettarine o pesche noci e le percoche. Queste categorie possono essere divise ulteriormente a seconda del periodo di maturazione: a) pesche a maturazione molto precoce (maggio/giugno), b) a maturazione intermedia (luglio - agosto) c) a maturazione tardiva (settembre). Le pesche comuni e le percoche hanno la buccia vellutata, mentre le nettarine hanno la buccia liscia; tutti i tipi possono avere polpa bianca o gialla. Le percoche di norma vengono utilizzate dall'industria conserviera. 4. Asporti e fabbisogno di nutrienti La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione sono di difficile generalizzazione per la notevole variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la peschicoltura, per le diverse pratiche agronomiche, per la scelta varietale e dei portainnesti. I livelli di produzione risultano minori per le cultivar precoci mentre tendono ad aumentare per quelle tardive fino a 30-40 tonn/ha. Di conseguenza, le indicazioni qui riportate sono da considerarsi assolutamente generali e da valutarsi caso per caso. Tabella 1: asporti di nutrienti
Azoto Il pesco è un fruttifero che richiede laute concimazioni azotate e può essere paragonabile ad alcune colture erbacee come il mais. Esso è particolarmente sensibile alle carenze di azoto, che si traducono in un insufficiente rinnovo vegetativo, ingiallimento delle foglie ed un aumento della cascola dei frutti. La concimazione azotata induce i seguenti benefici: · Aumenta l’attività vegetativa con foglie più ampie di colore verde scuro. · Aumentano le gemme a fiore e diminuisce la cascola. · Nelle percoche migliora la consistenza della polpa. · Migliora la pezzatura dei frutti e aumenta la produzione. Gli eccessi possono causare inconvenienti come la diminuzione del colore dei frutti ed un ritardo nella maturazione. Tali effetti sono compensati da un’adeguata concimazione potassica. Fosforo In genere la concimazione fosfatica non ha effetti rilevanti sulla produzione, (vedi gli asporti limitati). In genere è importante per i processi fotosintetici e per la respirazione, inoltre stimola lo sviluppo dell’apparato radicale. In terreni poveri di fosforo o con fosforo di difficile assimilazione, risulta senz’altro conveniente apportare questo elemento, se possibile in fertirrigazione. Potassio Il potassio influisce positivamente su alcune caratteristiche qualitative dei frutti come la colorazione, l’acidità, la sintesi ed il contenuto degli zuccheri; migliora la vitalità del polline e la resistenza della pianta al freddo. Tale elemento viene assorbito in notevole quantità, (vedi asportazioni). Magnesio Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale. Calcio La funzione principale del calcio nella pianta è quella di favorire la resistenza meccanica dei tessuti vegetali. Il calcio influenza la traslocazione dei carboidrati, l’assorbimento di altri principi nutritivi. La carenza è rilevata dalla presenza di foglie gialle all’apice dei germogli e di colore verde nelle parti basali, dallo scarso sviluppo delle radici per la morte delle porzioni apicali. L’eccesso di calcio nel terreno determina il blocco di alcuni microelementi come il ferro. Ferro Il ferro, a volte, anche se presente nel terreno, non è in una forma assimilabile. L’aumento del pH porta ad una insolubilizzazione del ferro nel terreno. La pianta manifesta carenze da ferro con clorosi fogliare in coincidenza di terreni con contenuti in calcare attivo elevato o di pH superiore a 8. I microelementi vanno considerati con attenzione, ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva. Tabella 2: apporti di nutrienti: I dati riportati in tabella sono puramente indicativi.
Sorvoliamo le tecniche concernenti il sistema d’allevamento, la potatura, il diradamento, ecc. per soffermarci di più su irrigazione e concimazione e su come loro si rapportano con le tecniche di cui sopra. Per es. la scelta del sesto d'impianto deve tenere conto di molti elementi: il portinnesto, la fertilità del terreno, la forma d’allevamento, la disponibilità d’acqua, la varietà, ecc. Concimazione: durante la preparazione del terreno è consigliabile un’abbondante concimazione organica. Ricordiamo che per ogni 10 tonnellate di letame si apportano circa 40-50 unità d’azoto, 20-30 unità di fosforo, 30-40 unità di potassio, e microelementi, inoltre si migliora la struttura del terreno e l’assorbimento degli stessi elementi nutritivi. Con le nuove tecniche di coltivazione, il periodo di allevamento è ridotto quasi ad un solo anno di vegetazione, pertanto fin dal primo anno si deve intervenire con la concimazione in funzione della produzione; questa dovrebbe essere guidata dalla diagnostica fogliare stante le diversità di condizioni che caratterizzano le diverse aree peschicole. Piano di calcolo per la fertirrigazione di un pescheto in produzione, di maturazione intermedia, con una produzione di 30 tonn/ha, con un apporto nutritivo in N di 130 unità, in P2O5 di 58,5 unità, in K2O di 260 unità e in MgO di 39 unità. Non consideriamo necessario l’apporto di CaO. Il ciclo vegetativo è suddiviso in 5 fasi fenologiche, come riportato al punto 3; ogni fase fenologica ha una durata in giorni, che deve essere valutata ed adattata dal tecnico per ogni singola varietà ed areale di coltivazione. Ad ogni fase fenologica vi corrisponde in %, l’esigenza in apporto azotato (Gurovic L. 1992). In funzione del rapporto nutritivo tra gli elementi da fornire; “N- P2O5 - K2O-MgO”, secondo le esigenze in tabella 2, si considera l’azoto come l’elemento principale che svolge un’azione predominante in modo proporzionale sulla quantità degli altri elementi da apportare. In sintesi, gli elementi nutritivi verranno apportati in fertirrigazione, sempre con lo stesso rapporto 1:0,45:2:0,3 per tutto il ciclo colturale (Gurovic L. 1992). Tabella 3: piano di calcolo elementi nutritivi.
Fonte: Gurovic L. 1992 Una volta definite le quantità degli elementi nutritivi da apportare per ogni singola fase vegetativa, è sufficiente decidere quali fertilizzanti utilizzare, e con quale turno irriguo intervenire: per es. se decidiamo di utilizzare i seguenti fertilizzanti, come riportato in tabella 4, Nitrato di potassio; Fosfato monopotassico; Nitrato di magnesio; Nitrato di calcio; Nitrato ammonico 34, sappiamo per ogni fase fenologica quanto fertilizzante apportare e sappiamo anche la quantità da distribuire per ogni singolo giorno. Se fertirrighiamo ogni settimana è necessario moltiplicare il valore Kg/ha/giorno per 7 giorni. Tabella 4: piano di calcolo fertilizzanti e quantità giornaliera.
Fonte: Gurovic L. 1992 E’ possibile avvicinarsi ad una corretta valutazione dei fabbisogni nutritivi della coltura grazie ai risultati ottenuti dai seguenti metodi analitici: · analisi chimica e fisica del terreno, al fine di conoscere meglio il contenuto nutritivo, la reazione, il calcare attivo, la tessitura e la struttura, la CSC, la salinità ecc.. · diagnostica fogliare, nel caso del pesco essa può fornire risultati attendibili, che possono guidare il frutticoltore nella concimazione, i valori ottimali riscontrabili nelle foglie, in % su S.S. sono: N 3,3-3,6; P2O5 0,18; K2O 2,3-2,8. · cartine nutrizionali, si basano sui dati analitici precedenti e sui valori quantitativi degli asporti e delle perdite, al fine di determinare un corretto piano di concimazione. L’inerbimento favorisce l’assorbimento sia del potassio che del fosforo. Un’ inerbimento anche parziale del pescheto comporta la necessità di abbondare nelle concimazioni e nell’irrigazione a causa della competizione nutrizionale ed idrica che può compromettere l’attività vegetativa e la quantità dei frutti. L’inerbimento migliora le caratteristiche di porosità e permeabilità del terreno, inoltre incrementa il contenuto di sostanza organica e l’attività biologica del terreno. I fabbisogni idrici del pesco variano secondo diversi fattori: terreno, piovosità, portinnesto, varietà, gestione del suolo, ecc.. E’ stato calcolato che un ettaro di pescheto in produzione consuma da 2.500 a 4.000 mc d’acqua pari a 250-400 mm di pioggia; considerando però che le piante utilizzano solo una parte dell’acqua che arriva loro per le precipitazioni o per l’irrigazione, l’apporto deve essere sensibilmente superiore. La distribuzione del totale volume di adacquamento deve differenziarsi in funzione delle diverse situazioni: a) più frequente nei terreni sciolti che in quelli compatti; b) più concentrata in primavera-inizio estate per le varietà precoci; c) abbondante nella fase di fioritura; d) scarsa fino all’indurimento del nocciolo; e) più elevata durante l’accrescimento del frutto nel mese che precede la raccolta; f) ancora limitata dopo la raccolta seppur continua, per favorire la differenziazione delle gemme e l’accumulo di sostanze di riserva. 7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università. |
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