Nome scientifico: Olea europaea L. Famiglia: Oleaceae Paese d’origine: Area mediterranea/Medio Oriente 2. Dati Statistici E’ l’albero da frutto oggi più diffuso nel mondo; si dice abbia più di 3.000 anni di storia. Oltre il 90% della produzione mondiale d’olio d’oliva proviene dal bacino del mediterraneo, oltre il 65% da Italia e Spagna. L'Italia occupa il secondo posto fra i produttori d'olio, preceduta dalla Spagna, con circa 1.200.000 ettari (80% dei quali concentrati nel centro-sud) con una produzione d’olio d’oliva che si aggira mediamente sulle 500 milioni di Kg annui. Una parte modesta della produzione viene consumata come olive da mensa (circa 1,5-1,7% della produzione totale). E’ coltivata principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002
L’Olivo è una pianta molto rustica che resiste bene alle elevate temperature, agli stress idrici, alla salinità, meno al freddo e ai terreni argillosi. I fiori sono delle infiorescenze a grappolo dette mignole, ermafroditi. La fioritura si manifesta sui rami di un anno. Il frutto è una drupa di forma ovoidale. Gli stadi fenologici dell’olivo sono i seguenti: 1. Allegagione. 2. Accrescimento del frutto. 3. Indurimento del nocciolo. 4. Invaiatura. 5. Maturazione. Nella nuova olivicoltura bisogna fare più attenzione alle cure colturali, e si deve tener conto delle novità tecniche nella fertilizzazione e nell’irrigazione, e delle rese che stanno crescendo notevolmente, almeno nelle aree dove il rinnovamento è più intenso. Fra i fattori climatici che influenzano la coltivazione dell’olivo, la temperatura è forse quella più limitante, (teme gli abbassamenti di temperatura eccessivi e duraturi). Rifugge in particolare i ritorni di freddo. La resistenza alla siccità e notevole; la pianta cresce bene con meno di 400 mm annui di precipitazioni, ma nei nuovi impianti specializzati la predisposizione di impianti d’irrigazione a goccia sono la norma. L’olivo rifugge i terreni sabbiosi e quelli eccessivamente argillosi, (purché siano ben drenati). L’olivo è una specie assai rustica, in grado di crescere e prosperare anche in ambienti ostili e su terreni poveri. L'alternanza di produzione è un aspetto da tenere in considerazione perché i suoi effetti si ripercuotono sia sulla redditività della coltura che sulla qualità del prodotto finito (sia olive da olio che da tavola). Le cause possono essere un mix di condizioni climatiche, attacchi parassitari, potatura, concimazioni errate, ritardo nella raccolta dei frutti e non meno importante la predisposizione delle cultivar stesse. Per ovviare si deve operare con i seguenti accorgimenti: a) regolare la produzione sulla pianta con interventi di potatura; b) anticipare il più possibile l'epoca di raccolta. c) irrigazioni e concimazioni razionali durante tutto l'anno; d) eseguire la lotta antiparassitaria, soprattutto contro la mosca dell'olivo; 4. Asporti e fabbisogno di nutrienti I livelli di produzione sono molto vari secondo le differenti aree di coltivazione, le cultivar ecc.. I valori produttivi per ettaro variano da 2 a 4 tonn, ma in oliveti specializzati si arriva anche a 6-8-10 tonn. Fonti bibliografiche riportano asportazioni per tonn di produzione pari a 9 kg di N, a 2 kg di P2O5, e a 10 kg di K2O, (Pansiot e Rebour, 1960). Le indicazioni qui riportate sono da considerarsi assolutamente generali e da valutarsi caso per caso. Tabella 1: asporti di nutrienti
Azoto L’azoto ha un ruolo fondamentale nella coltivazione dell’olivo esso, favorisce l’allegagione, riduce la cascola, incrementa lo sviluppo vegetativo (e quindi la formazione di nuovi rametti anche negli anni di carica), determina una buona pezzatura delle drupe e di conseguenza un’elevata resa in olio. Le massime esigenze d’azoto si manifestano durante le fasi di formazione dei fiori, di allegagione e di sviluppo dei frutti, che coincidono anche con la ripresa dell’attività vegetativa. Fosforo In merito al fosforo va rilevato che raramente l’olivo mostra cerenze per quest’elemento e che non si manifestano risposte appariscenti a concimazioni fosfatiche. Un’adeguata disponibilità di fosforo insieme con azoto, potassio e zolfo sono la garanzia per l’accumulo di sostanze di riserva e la formazione e lo sviluppo delle gemme. Potassio Gli apporti di potassio devono essere calibrati in base alla presenza di questo elemento nel terreno: olivi coltivati su terreni che ne sono ben provvisti non ottengono beneficio da ulteriori aggiunte. Una buona disponibilità del potassio insieme con lo zolfo sono la garanzia di una buona resa in olio perché essi entrano direttamente nel metabolismo dei grassi. Pertanto bisogna orientarsi verso fertilizzanti a base di solfati ed evitare i cloruri. Zolfo Per quanto riguarda lo zolfo, spesso è stato sottovalutato come elemento nelle concimazioni, ma è dimostrato che quest’elemento è fondamentale per un equilibrato sviluppo della pianta, favorendo in particolare la formazione e l’aroma dell’olio. Magnesio La buona dotazione di potassio dei terreni, potrebbe però interferire con l’assorbimento del magnesio, che pur essendo presente spesso in discrete quantità risulterebbe scarsamente disponibile per le piante, in seguito ai bassi valori del rapporto magnesio/potassio. In questi casi sarebbe, pertanto, da prendere in considerazione l’applicazione di concimi a base di magnesio. Calcio E’ bene ricordare che l’olivo è una specie esigente in calcio, perciò nei terreni poveri di calcio si consigliano fertilizzanti contenenti calcio. Durante le prime fasi di sviluppo dei frutti è importante favorire l’assorbimento di questo elemento stando attenti, ad esempio, a limitare la presenza di ioni quali Mg, K e NH4, che competono con il suo assorbimento radicale. (Scudellari et al. 1995). Boro La carenza di boro può essere causa di fisiopatie quali, ad esempio, la Leptonecrosi. Questa alterazione è dovuta ad una boro carenza del terreno. È molto diffusa in Italia nei terreni deficienti in boro. È importante precisare che il boro agisce sulla fecondazione e la conseguente allegagione. Pertanto nei casi di carenza si possono avere delle incidenze negative di produzione. Salvo nei casi sporadici come i terreni del lago di Garda, il boro si trova ben presente nel terreno, però a causa degli antagonismi con calcio, magnesio e fosforo risulta essere bloccato e scarsamente assimilabile dalla pianta. Dove esista comprovata carenza o immobilizzazione, è bene restituire boro al terreno o effettuare delle somministrazioni fogliari con Boro solubile. I microelementi vanno considerati con attenzione, ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva. Tabella 2: apporti di nutrienti
6. Tecnica di coltivazione Senza considerare le altre operazioni colturali, soffermiamoci di più su irrigazione e concimazione e su come loro si rapportano con altre tecniche. Concimazione E’ difficile formulare precisi piani di concimazione poiché le esigenze variano sensibilmente in funzione dell’ambiente, della produttività, ecc.. Si raccomanda sempre la somministrazione di sostanza organica in pre-impianto unitamente a fosforo e potassio, questi ultimi vanno in seguito somministrati sulla base della disponibilità del terreno, rilevabile attraverso l’analisi, e delle asportazioni conseguenti alla produzione. L’azoto, nei giovani impianti va localizzato vicino alle piantine a dosi crescenti negli anni, meglio se ripartite in più interventi, fino a raggiungere 40-60 Kg di N/ha verso il quarto-quinto anno, dopodiché la distribuzione potrà avvenire sull’intera superficie e raggiungere i 120-160 Kg di N/ha e per anno. Quando si pratica la fertirrigazione è necessario ridurre del 15-30% le quote di azoto. Se nei periodi più critici della produzione (allegagione, indurimento del nocciolo) cioè da giugno ad agosto, la normale concimazione primaverile risultasse insufficiente, si potrebbe fare ricorso anche alla concimazione fogliare con urea o NPK specifici, da adeguarsi ai normali trattamenti antiparassitari. L'irrigazione è importante soprattutto nei primi anni d'impianto e nel periodo estivo. Se la pianta andasse in carenza idrica si incorrerebbe in una ridotta dimensione dei frutti con poca polpa rispetto all'intero frutto che darebbe meno olio. La pratica irrigua è indispensabile nella coltura intensiva in quanto può assicurare un accrescimento ottimale durante la fase vegetativo-produttiva. I turni irrigui ed i volumi d’acqua per intervento variano sensibilmente oltre che in rapporto all’andamento stagionale anche in base alla natura del terreno e alla sua disponibilità idrica. In linea di massima, per gli impianti intensivi si può valutare che, negli ambienti meridionali, il fabbisogno idrico è di 500-1.000 m3/ha durante i primi 2-3 anni d’impianto e in seguito crescere fino a 3.000-3.500 m3/ha quando la pianta entra in produzione. L’olivo è una pianta che ha poca esigenza d’acqua, ma carenze idriche prolungate possono provocare gravi danni alle piante di olivo come cascola e bassa produzione. Un razionale apporto idrico presenta molti vantaggi fra cui: a) nei giovani impianti accelera la formazione della pianta, che entra prima in produzione; b) aumento della produzione (fino anche al 20-40%); c) costanza produttiva negli anni, ostacolando l’alternanza di produzione; d) possibilità di effettuare la fertirrigazione per apportare anche i fertilizzanti in modo più frazionato e localizzato. I metodi irrigui consigliati sono quelli a microportata, spruzzo e goccia, con funzionamento continuo da aprile a settembre, in turni di varia lunghezza, 2-3 giorni o anche giornalieri. 7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università. |
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