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Melo

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 MELO

 1. Cenni botanici

  Nome scientifico: Malus domestica Borkh.
  Famiglia: Rosaceae
  Paese d’origine: Asia centrale e Sud-est Cina 

2. Dati Statistici 
    La coltivazione del melo in Italia ha un’estensione totale di circa 64.000 ettari.
La coltivazione del melo in Italia è concentrata per oltre il 90% nelle regioni del Centro Nord e in particolar modo in Trentino-Alto Adige dove si trova il 45% della superficie investita a melo in Italia. Seguono Veneto, Emilia Romagna, Piemonte. Nel mezzogiorno è degna di un certo rilievo solo la produzione Campana.
E’ coltivato principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002  

RegioneSuperfici (ha)
Trentino Alto Adige28.700
Veneto8.900
Emilia Romagna6.900
Piemonte5.000
Campania3.800
Lombardia1.900
3. Generalità 
    Il melo può essere coltivato in tutte le principali zone melicole del nostro paese. La maggior parte delle varietà conosciute di melo hanno un fabbisogno in freddo invernale medio di circa 800 ore.
Il melo ha una notevole adattabilità ai diversi ambienti di coltivazione, tuttavia è opportuno che le condizioni climatiche dell’area interessata al nuovo impianto siano in grado di esaltare le caratteristiche genetiche della cultivar e la qualità dei frutti. Tra maggio ed ottobre, per completare il ciclo produttivo della coltura del melo, (dalla fioritura alla maturazione dei frutti), è sufficiente una temperatura media di almeno 15°C per la maggior parte delle cultivars.
Il melo non subisce danni da freddo invernale anche se si raggiungono livelli di oltre -20°C. Attenzione alle gelate tardive, la sensibilità alle gelate dipende dalla precocità di fioritura delle diverse cultivar. 
    Il melo si adatta ad una vasta gamma di terreni, a partire dal medio-limoso, all’argilloso sabbioso fino al sabbioso-argilloso. I suoli più adatti alla coltivazione del melo sono quelli profondi (più di 80 cm), ben drenati, franchi con calcare attivo inferiore al 10%.
Sono da evitare i suoli con profondità utile alle radici minore di 40 cm, drenaggio lento, tessitura molto fine e con calcare attivo superiore al 12%. Le sue esigenze dal punto di vista del pH del terreno si collocano tra pH 6,5 e 7,5. Sono da evitare terreni con pH inferiori a 5,4 e maggiori di 8,8.
La salinità deve essere inferiore a 2 mS/cm.
    E’ importante la scelta del portainnesto.  Tra i portinnesti più utilizzati il franco è quello che maggiormente si adatta a suoli di varia natura, mentre l’M9 è poco idoneo ai terreni soggetti a ristagni idrici e a quelli siccitosi. L’M26 e l’MM106 hanno una notevole capacità di adattamento a suoli di diversa natura tranne quelli soggetti a ristagni idrici. 
    La produzione di un meleto dipende dal sistema di allevamento , esso può raggiungere e superare produzioni di 60-70 tonn./ha negli impianti ad alta densità. Negli impianti tradizionali la produzione si attesta attorno le 30-40 tonn./ha

4. Asporti e fabbisogno di nutrienti
La tabella degli asporti riportati di seguito riguarda diversi autori.
I valori delle asportazioni variano secondo il tipo di coltura, il tipo di portainnesto e la produzione.

Tabella 1: degli asporti di nutrienti 

Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
AutoreProd. (t/ha)NP2O5K2OCaOMgO
Perelli & all.3-580-10040-60100-120//
Disc. Reg Lombardia490-10040-50140-160140-17025-30
AA.VV4100-12070160150-18020-30

 5. Ruolo e apporto dei nutrienti 
    Ai fini della produzione e per il periodo di post-raccolta i tre elementi nutritivi principali sono: azoto fosforo e potassio. Risulta però molto importante anche il calcio, il magnesio ed il boro. E’ opportuno regolare la concimazione sulla base dei risultati dell’analisi del terreno, provvedendo ad una buona concimazione organica di fondo al momento dell’impianto. 
    L’apporto degli elementi nutritivi alla coltura del melo, è una complessa pratica agronomica che dipende da diversi fattori, come le diverse esigenze di ciascuna varietà, le diverse tipologie di terreno, i diversi portinnesti, le diverse densità d’impianto, l’età del frutteto e la tecnica di coltivazione. 
    L’elemento nutritivo assorbito in maggiore quantità è il potassio, cui seguono il calcio e l’azoto. Il fosforo ed il magnesio invece vengono utilizzati in quantità piuttosto ridotte. 
    In primavera, fino ad allegagione avvenuta, la pianta rimobilizza ed utilizza considerevoli quantità di sostanze azotate provenienti dagli organi di riserva. Solo nel periodo di formazione e maturazione dei frutti la pianta assorbe ed utilizza efficacemente l’azoto presente nel terreno. Questo ci consiglia di ritardare l’inizio della concimazione azotata non prima della fase dei “bottoni fiorali”. 
    Per lo stesso motivo risulta utile somministrare dell’azoto a fine estate, dopo il raccolto, per favorire l’accumulo delle sostanze di riserva che verranno utilizzate per sostenere la successiva ripresa vegetativa. 
    Nei terreni alcalini, prevalenti in Italia, il fosforo può essere bloccato, causa la formazione di fosfati di calcio in misura proporzionale alla dotazione di calcare attivo. L’insolubilizzazione del fosforo è ancora più accentuata dalla carenza di sostanza organica e dai terreni pesanti. 

Con valori di calcare attivo superiore al 5% la dotazione ottimale di fosforo nel terreno deve essere anch’essa più elevata (25-30 ppm). Da tutto questo si comprende la variabilità delle dosi per la concimazione e come gli apporti di sostanze organiche o minerali debbano essere sempre ponderati ed adeguati alle effettive esigenze della coltura. 
    Il potassio è l’elemento nutritivo presente in maggiore quantità nei frutti ed ha effetti positivi sulla qualità del prodotto finale, come il gusto, il colore e la pezzatura.

Eccessi di potassio possono provocare problemi di conservazione e favorire la Butteratura amara (Bitter Pit) a causa della competizione per l’assorbimento con il calcio.
La butteratura amara infatti è una fisiopatia legata alla carenza di calcio nel frutto. 
    Il calcio è un elemento poco mobile all’interno della pianta che viene per la maggior parte assorbito dal frutto nelle prime sei settimane successive alla fioritura.
Per aumentare il contenuto di calcio nei frutti, è indispensabile favorire tutte quelle strategie e quelle pratiche agronomiche che favoriscono l’assorbimento dei nutrienti in quelle fasi, caratterizzate da un elevata richiesta di nutrienti da parte del frutto e la loro traslocazione all’interno della pianta. 
    Solo il 10-20% del calcio utile può essere fornito attraverso applicazioni fogliari, mentre la maggior parte deve necessariamente pervenire attraverso l’assorbimento radicale.

Il calcio e la butteratura amara “Bitter pit” 
    Questa fisiopatia è legata alla carenza di calcio nel frutto, che provoca la formazione di pareti cellulari molto deboli che collassato con facilità.  Il calcio è un elemento fondamentale per il mantenimento di produzioni di elevata qualità. Le carenze sono chiaramente visibili a causa di una clorosi sulle foglie più giovani, seguita da una crescita stentata della coltura ed infine da un grave peggioramento delle caratteristiche qualitative dei frutti durante la loro conservazione. 
    Nei suoli calcarei, molto diffusi in Italia, il calcio è sempre presente in quantità elevata e viene assorbito in quantità più che sufficienti. Il problema è la mancanza di calcio nel frutto, dovuto alla scarsa mobilità dell’elemento all’interno della pianta e ad uno sviluppo troppo rapido del frutto stesso. 
    Per prevenire questa fisiopatia è importante adottare una serie d’interventi agronomici finalizzati ad avere uno sviluppo vegetativo della coltura più lento, in maniera che il calcio assorbito dalle radici possa essere trasferito ai frutti, man mano che questi s’ingrossano.

Consigli agronomici per aumentare il contenuto di Calcio nei frutti

Concimazione:
• Evitare eccessi di fertilizzanti azotati, in particolare evitare che sia disponibile troppo azoto durante la fase di accrescimento dei frutti.
• Evitare eccessi di K, Mg e NH4 (equilibrio tra cationi), per evitare la competizione tra calcio e potassio.
• Apportare la concimazione organica con attenzione, per evitare che essa liberi azoto in momenti inopportuni, come ad esempio durante la fase di maturazione dei frutti.
• Evitare la carenza di Boro
Potatura:
• Una potatura eccessiva può stimolare la crescita vegetativa, favorendo la calcio carenza
• Potatura estiva (ridurre l’apparato aereo mentre I frutti sono sull’albero)
Fruttificazione:
• Frutti di grosse dimensioni, sono più suscettibili alla calcio carenza
Favorire una buona impollinazione:
• Un grosso numero di semi significa un maggiore rifornimento ai frutti
Evitare stress idrici:
• Il Calcio è assorbito passivamente con l’acqua
• Le foglie possono richiamare acqua e calcio dai frutti
Applicazioni fogliari:
• Applicazioni con cloruro di calcio possono servire come rimedio, msi tenga presente che solo una parte dell’elemento viene a contatto con i frutti, mentre la maggior parte cade sul terreno o viene assorbito dalle fogli, e segue lo stesso destino del calcio gia presente nel suolo.
• Applicazioni fogliari, prima delle cadute delle foglie con boro e zinco, favoriscono l’assorbimento e la traslocazione del calcio nelle zone di riserva.
• Applicazioni fogliari di nitrato di calcio, alla concentrazione dell’1%.

Boro

    Il boro interviene nel metabolismo dei cationi, dei glucidi, nell’assorbimento dell’acqua e nella formazione della pectina della parete cellulare.
La sua carenza si manifesta nelle foglie dei rami terminali con l’aborto delle gemme. Una boro carenza provoca il disseccamento dei fiori, la deformazione dei frutti con screpolature e loro prematura caduta.

Tabella 2: degli apporti di nutrienti 

Apporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
AutoriProd. (t/ha)NP2O5K2OCaOMgO
Arvan3013060140//
Reg. 1257/993050-9080100-300//
AA:VV35-40140-16080-100200-240150-200/

 6. Tecnica di coltivazione 
    Le concimazioni indicate si riferiscono a piante allevate secondo la tecnica e densità d’impianto più tradizionale. In generale utilizzando portinnesti nanizzanti, che comportano una diminuzione di taglia delle piante, i fabbisogni d’azoto e di potassio aumentano. (Per impianti allevati con sistema d’allevamento a vaso, su franco, azoto e potassio vanno ridotti del 20% circa, mentre le dosi degli stessi elementi vanno aumentate del 20% circa per gli impianti fitti con portinnesti nanizzanti come l’M9).
Qualora i fertilizzanti siano somministrati con la fertirrigazione, occorre ridurre del 20-30% le dosi di azoto.
Irrigazione: I consumi idrici del melo sono all’incirca di 5.000-6.000 mc di acqua per ettaro, nel periodo compreso tra il germogliamento e la caduta delle foglie, valore pari a 500-600 mm di pioggia.
Il maggior fabbisogno idrico si ha tra la metà di giugno ed i primi di settembre. E’ buona norma sospendere l’irrigazione almeno un mese prima del raccolto, in modo di ottenere una produzione con frutti più saporiti, meno acquosi e più conservabili. 
   Un nuovo impianto di melo deve necessariamente essere dotato di sistema irriguo; la scelta fra i vari sistemi dipende da alcuni fattori:
• disponibilità d’acqua;
• natura e struttura fisica del terreno;
• tipologia del frutteto e sistema di allevamento;
• possibilità di applicare la fertirrigazione.
• necessità di funzionamento antibrina; 
    Nei moderni impianti di meleto, costituiti prevalentemente con portinnesti deboli le cui radici hanno una limitata esplorazione di terreno, e sempre più intensivi, la gestione dell’irrigazione diventa strettamente necessaria e deve essere ben curata, in modo da evitare stress idrici dovuti a turni irrigui troppo distanziati e grandi volumi d’acqua.
L’irrigazione a goccia distribuisce l’acqua in modo localizzato pianta per pianta; funziona a bassa pressione di esercizio (1-1,5 atm), con minima portata specifica continua (9-12l/min/ha) e con l’adozione di gocciolatori autocompensanti permette un notevole risparmio energetico.
La distanza dei gocciolatori lungo l’ala gocciolante varia in funzione del tipo di terreno e del sesto d’impianto. Nei terreni sciolti e sabbiosi con abbondante scheletro è necessaria una minore distanza fra i gocciolatori e la presenza di stazioni di fertirrigazione per rigenerare le caratteristiche nutritive del terreno esplorato dall’apparato radicale della pianta in una zona ristretta e limitata con conseguente depauperamento della capacità nutrizionale.
L’irrigazione a spruzzo prevede la stessa tecnica dell’impianto a goccia con ali spruzzanti in questo caso posate sui tiranti di sostegno dei filari.
Lo spruzzatore può essere collocato sia sopra che sottochioma, in funzione delle esigenze specifiche. Posizionato soprachioma ha anche un effetto climatizzante, ma con notevoli perdite di acqua per intercettazione fogliare ed evaporazione, ma ha il vantaggio che può funzionare come sistema antibrina.

7. Risultati prove
Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università.


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