Nome scientifico: Prunus avium L. Famiglia: Rosaceae Paese d’origine: Asia, (mar Caspio e mar Nero) 2. Dati Statistici Lo sviluppo della coltura in Europa avviene nel XVI-XVII sec. soprattutto in Germania. Attualmente, il ciliegio è diffuso in tutti i paesi compresi fra i 40 e i 60 gradi di latitudine, anche in relazione al buon adattamento della specie alle diverse condizioni climatiche. La produzione mondiale è prossima al milione e mezzo di tonnellate fra ciliegie dolci e acide di cui il 70% è prodotto in Italia. La coltura in Italia ha un’estensione totale di circa 30.000 ettari, e lo si ritrova principalmente in Puglia ed in Campania. (ISTAT 2.004). In Italia il ciliegio è diffuso su tutto il territorio nazionale con decisiva prevalenza del ciliegio dolce (90%). E’ coltivato principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2004
Si distinguono diversi gruppi di specie, appartenenti alla famiglia delle Rosacee, genere Prunus, e comprende tre specie di importanza colturale: - P. avium (ciliegio dolce), caratterizzato da rami eretti, robusti, foglie ovali, grandi e pendule - P. cerasus (ciliegio acido), con rami flessuosi e penduli, frutti aciduli, foglie piccole ed erette - P. mahaleb (megaleppo o ciliegio di S. Lucia), con foglie piccole, ovali è usato come portainnesto. Il Clima: ha un elevato fabbisogno in freddo, la sensibilità a ristagni idrici si ha con Prunus avium e mahaleb. Vanno evitate le zone dove sono frequenti le piogge prolungate nel periodo di fioritura perché ne ostacolano l’allegagione, e durante la maturazione dei frutti perchè ne provocano la spaccatura, (grosso problema per il ciliegio dolce, non l’acido). I portinnesti - Franco comune: P. avium ad elevato vigore; buona affinità, non pollonifero; chiede terreni freschi, profondi e ben drenati; tende a ritardare l’entrata in produzione. E’ sensibile al calcare, alla siccità, alla stanchezza del terreno e dà elevata vigoria; -Ciliegio acido propagato per micropropagazione, pollonifero, induce riduzione di taglia degli alberi e precoce entrata in produzione. Comprende popolazioni eterogenee di "amarene" e "marasche". Anche qui sono state ottenute delle selezioni: - CAB 6P, che è un cerasus, unico per la resistenza all’asfissia, meno vigoroso ma più pollonifero; -Magaleppo adatto per i terreni più poveri, diffuso per micropropagazione, diffuso sulle terre calcaree. Presenta disaffinità con il ciliegio dolce e per questo motivo sono state individuate delle selezioni la più diffusa delle quali risulta la I.N.R.A. S. L.64. Fra gli ibridi vanno menzionati: Colt, ibrido più resistente al calcere ed alla stanchezza che provoca una precoce messa a frutto; MaxMa 14, ibrido mahaleb x avium con media resistenza all’asfissia, elevata ramificazione. I terreni più idonei per il ciliegio, quando innestato su franco di ciliegio dolce, sono quelli permeabili, profondi, con buona capacità idrica, con sottosuolo drenante. Sono da evitare i suoli soggetti a ristagni di umidità e poco profondi. Quando il ciliegio è innestato su Colt, si adatta maggiormente a suoli poco drenanti e con un maggior contenuto di calcare attivo, ma risulta più sensibile agli stress idrici. I valori ottimali di pH sono quelli compresi tra 6,5 e 7,2. Le fasi Fenologiche del Ciliegio La fioritura di solito si ha dopo il pesco. La fioritura dura circa 8-10 gg e anche più, dipende principalmente dalle condizioni climatiche. L’impollinazione è anemofila. Si distinguono dieci fasi fenologiche. 1) Fase di riposo vegetativo: Gemme ancora completamente chiuse; 2) Rigonfiamento delle gemme: Gemme gonfie che cominciano ad arrotondarsi; 3) Bottoni fiorali evidenti; 4) Fioritura: Il 50% dei fiori sono completamente aperti; 5) Caduta petali: Cadono gli ultimi petali, gli stami sono piegati, la base del calice comincia ad essiccarsi; 6) Allegagione: Ovari ingrossati, i frutticini formati spingono verso l’alto il collaretto disseccato del calice; 7) Scamiciatura: Il collaretto essiccato del calice si distacca dal frutticino e cade; 8) Accrescimento: Frutti che cominciano ad ingrossarsi; 9) Invaiatura: Frutti che virano verso il colore; 10) Maturazione di raccolta: Frutti maturi che hanno raggiunto la maturazione di raccolta. 4. Asporti e fabbisogno di nutrienti La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione sono di difficile generalizzazione per la notevole variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la coltivazione del ciliegio, a causa delle diverse pratiche agronomiche e per la scelta varietale e portainnesti. Le varietà a frutto dolce richiedono una concimazione inferiore rispetto a quelle a frutto acido. La pianta del ciliegio è abbastanza sensibile alle carenze di azoto, attenzione però agli eccessi, soprattutto nei primi anni di sviluppo, al fine di prevenire alcune malattie del legno come la gommosi. Di conseguenza anche la concimazione organica dev’essere condotta con estrema attenzione, per evitare che essa liberi azoto in momenti inopportuni, come durante la maturazione dei frutti. Tabella 1: asporti di nutrienti
5. Ruolo e apporto dei nutrienti Azoto L’azoto è l’elemento più importante ma deve essere somministrato con attenzione per evitare di predisporre i frutti alle spaccature conseguenti alle piogge. Il ciliegio è sensibile alle carenze di azoto, che si traducono in un insufficiente rinnovo vegetativo, ingiallimento delle foglie ed un aumento della cascola dei frutti. Gli eccessi possono causare inconvenienti come la diminuzione del colore dei frutti ed un ritardo nella maturazione. Tali effetti sono compensati da un’adeguata concimazione potassica. Concimazione di allevamento: L’azoto va somministrato in più volte alla ripresa vegetativa e tali interventi saranno distanziati almeno di 3-4 settimane. Concimazione di produzione: l’azoto va distribuito per il 30-40%, 30-40 giorni prima della fioritura, (se in forma ammoniacale), e 10-20 giorni prima della fioritura, (se in forma nitrica); il 20-30% va distribuito dopo l’allegagione, mentre il restante 30-50% in post-raccolta (luglio o settembre). Fosforo In bibliografia in genere non si trovano particolari riscontri per la concimazione fosfatica, la quale sembra non abbia effetti rilevanti sulla produzione, (vedi gli asporti limitati). In genere è importante per i processi fotosintetici e per la respirazione, inoltre stimola la fioritura e lo sviluppo dell’apparato radicale. Per il fosforo la concimazione di fondo risulta spesso sufficiente per buona parte della vita del frutteto; diversamente si possono effettuare apporti ogni 2-3 anni. In terreni poveri di fosforo o con fosforo di difficile assimilazione, risulta senz’altro conveniente apportare questo elemento, se possibile in fertirrigazione. Potassio Il potassio è necessario nella fase produttiva, influisce positivamente su alcune caratteristiche qualitative dei frutti come la colorazione, l’acidità, la sintesi ed il contenuto degli zuccheri; migliora la vitalità del polline e la resistenza della pianta al freddo. Il potassio, il cui assorbimento inizia precocemente e la cui carenza si manifesta già dalle prime fasi, si somministra poco prima della ripresa vegetativa del frutteto. Magnesio Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale. Calcio La funzione principale del calcio nella pianta è quella di favorire la resistenza meccanica dei tessuti vegetali. Ferro Il ferro, a volte, anche se presente nel terreno, non è in una forma assimilabile. L’aumento del pH porta ad una insolubilizzazione del ferro nel terreno. I microelementi vanno considerati con attenzione, ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva. Tabella 2: apporti di nutrienti
In caso di necessità, a partire dalla ripresa vegetativa, è ammessa la possibilità di distribuire in localizzazione sul filare concimi contenenti fosforo, potassio e magnesio, attraverso assolcatori, manichette o fertirrigazione, per stimolare positivamente l’attività radicale e l’assorbimento dei micro-elementi (es. ferro). I dati riportati in tabella sono puramente indicativi. Sarà nostra attenzione, per il prossimo futuro, raccogliere, aggregare e mettervi a disposizione le risposte e gli approfondimenti più utili dal mondo della nutrizione e della fertirrigazione. 6. Tecnica di coltivazione Nei moderni impianti è necessario adottare forme di allevamento che permettano di contenere lo sviluppo delle piante e anticipare l’entrata in produzione. I sistemi da allevamento consigliati sono i seguenti: - Forme in volume: “vaso basso” e “vaso ritardato” adatte soprattutto per le zone collinari; - Forme in parete: “palmetta libera”, “bandiera” e altre varianti; consigliate per terreni pianeggianti. Le distanze di impianto vanno adeguate al grado di fertilità del terreno ed alla vigoria delle varietà impiantate). La Potatura, in fase di allevamento, si consiglia di eseguire gli interventi di potatura durante la stagione vegetativa (1 o 2 interventi nel periodo maggio-agosto), poiché il ciliegio reagisce spesso ai tagli invernali con emissioni gommose e scarsa cicatrizzazione, mentre la potatura verde riduce la vigoria contenendo lo sviluppo delle piante, favorendo l’entrata in produzione e stimolando l’emissione dei rami anticipati. In fase di produzione, si distingue una potatura invernale, da effettuarsi nel caso in cui le piante non realizzino una sufficiente vegetazione e per varietà ad elevata e costante allegagione: La si effettua a fine inverno (a gemma ingrossata). Nella fase produttiva, si effettua la potatura verde che avrà il duplice scopo di mantenere le piante entro le dimensioni contenute e favorire una sufficiente illuminazione nella parte basale della chioma. L’epoca di potatura consigliata è quella estiva (dopo la raccolta). Anche per il ciliegio è consigliabile la pratica dell’inerbimento dell’interfilare con flora spontanea o appositamente seminata con una fascia di 1m circa non lavorata sotto le piante lungo i filari, sulla quale viene applicato il diserbo chimico con attrezzature schermate. Irrigazione L’irrigazione è fondamentale nel periodo della fioritura, dell’allegagione e dell’accrescimento del frutto. Gli apporti idrici devono essere effettuati sia durante il periodo precedente la raccolta, sia nel periodo successivo, quando avviene la differenziazione delle gemme a fiore per l’anno successivo. Evitare di sottoporre la pianta a stress idrici, l’irrigazione sta alla base di una fruttificazioni abbondante e costante. 7. Risultati prove Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università. |
||||||
|
| ||||||
|