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Albicocco

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Albicocco

05 Luglio 2010

Albicocco

Incontro tecnico a cura di CreSO, mercoledì 14 Luglio 2010 presso il Centro Ricerche per la frutticultura a Manta.

1. Cenni botanici:

Albicocco
Nome scientifico: Prunus armeniaca L.
Famiglia: Rosaceae
Paese d’origine: Asia-Cina

2. Dati Statistici
    L’albicocco è coltivato in tutto il mondo. Il 60 % delle albicocche è prodotto nell’area del Mediterraneo. L’Italia concorre con il 15 % circa della produzione mondiale. L’Italia ha un’estensione totale di oltre 17.000 ettari, e lo si ritrova principalmente in Emilia Romagna ed in Campania. Nel Nord Italia le colture di albicocco interessano principalmente le aree collinari dell’Appennino e delle Alpi. Nel Sud Italia interessano soprattutto l’area vesuviana e la piana del Metapontino. (ISTAT 2.004).

E’ coltivato principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2004

RegioneSusino (ha)RegioneSusino (ha)
Campania5.400Sicilia760
E. Romagna4.700Puglia500
Basilicata1.900Sardegna340
Piemonte1.000Abbruzzo300
3. Generalità
    Pianta a foglie decidue, glabre, cuoriformi, dentate, coriacee, color verde lucido con un lungo picciolo; la sua corteccia è scura e screpolata. I fiori, a cinque petali, bianchi o rosati sbocciano a fine febbraio-inizio marzo su rami ancora spogli. I frutti (albicocche) sono delle drupe, solcate in senso longitudinale, ovali con buccia di colore arancio, spesso sfumata di rosso, vellutata; la polpa è gialla, dolce, aromatica e spicca (si stacca facilmente dal nocciolo). 
    Il frutto (albicocca) viene consumato fresco o essiccato oppure trattato industrialmente per produrre marmellate, canditi, succhi di frutta, ecc.; matura secondo la varietà da maggio a luglio. Il suo seme viene utilizzato in pasticceria e per l’estrazione di olio. 
    L’albicocco è una drupacea che non si adatta molto alle forme obbligate per la grande vigoria della specie. La tendenza è pertanto rivolta più alle forme libere, espanse che raggiungono molto precocemente la piena produzione e che si adattano anche alla raccolta meccanica, stante la rilevante quota di prodotto richiesto dalle industrie di trasformazione. 
    Le condizioni colturali ottimali per la coltivazione dell’albicocco sono il clima secco e il terreno di medio impasto o anche fresco e pesante, purché non troppo umido. Predilige le posizioni collinari, pedocollinari e pianura adiacente, meno soggette alle gelate, ai ristagni di umidità, luminose e ben areate. Non risultano adatti, invece, i fondovalle e le zone umide di pianura. 
    L’albicocco è specie sensibile alle brinate tardive per la precoce fioritura, pertanto vanno preferite le zone ben esposte e riparate dai venti dominanti.
La produzione unitaria va da 15 a 25 tonn/ha.

I portinnesti

    I portinnesti utilizzabili per l’albicocco sono molto numerosi; questo permette, in teoria, la sua coltivazione su una vasta gamma di terreni.
Il "franco" è, dopo il mirabolano, il più diffuso, specie nelle zone mediterranee meridionali. Dà alberi vigorosi che forniscono quantità elevate di frutti, ma l’entrata in produzione è tardiva.
Il "pesco franco" e le varie selezioni non è molto utilizzato in Italia mentre è molto diffuso in U.S.A., Sud Africa e anche in Francia. È indicato per i terreni "da pesco": mediamente sciolti, fertili e freschi, ben drenati; non tollera i terreni pesanti, umidi e con calcare attivo superiore all’8-9 %.
Il "mirabolano da seme" è ancora il più utilizzato benché abbia mostrato vari inconvenienti essendo in genere una popolazione di individui eterogenei. Si adatta però a quasi tutti i tipi di terreno anche se argillosi e resiste bene alla siccità e al calcare.
La scelta del terreno dipende dal portinnesto che verrà scelto: siccitoso e pietroso per il franco, medio-pesante per i vari tipi di susino, di medio impasto e profondo per il pesco, ecc..

4. Asporti e fabbisogno di nutrienti
    La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione sono di difficile generalizzazione per la notevole variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la coltivazione dell’albicocco, a causa delle diverse pratiche agronomiche e per la scelta varietale e portainnesti.
La pianta dell’albicocco è abbastanza sensibile alle carenze di azoto, attenzione però agli eccessi, soprattutto nei primi anni di sviluppo, al fine di prevenire alcune malattie del legno come la gommosi. Di conseguenza anche la concimazione organica dev’essere condotta con estrema attenzione, per evitare che essa liberi azoto in momenti inopportuni, come durante la maturazione dei frutti. 
    L’albicocco ha un’emissione fogliare tardiva e una precoce maturazione dei frutti, percui l’uso degli elementi ai fini produttivi è limitata a poco più di due mesi ma, per mantenere la pianta al massimo dell’efficienza produttiva, l’apporto degli elementi nutritivi, sia macro che micro, va eseguita in più tempi più lunghi:
- dopo l’allegagione
- durante l’accrescimento dei frutti
- a fine estate, inizio autunno.

Tabella 1: asporti di nutrienti

Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
Autore Prod. (t/ha) N P2O5 K2O CaO MgO
R. Campania 20 120-160 35-45 160-180 / 25-35
ARVAN 20 140-170 60-70 180-210 / /
AA.VV 15-25 100-180 40-70 140-190 100-150 /

5. Ruolo e apporto dei nutrienti

Azoto
    L’azoto è l’elemento più importante ma deve essere somministrato con attenzione per evitare di predisporre i frutti alle spaccature conseguenti alle piogge. La carenza di azoto induce scarsa allegagione, cascola e scarso accrescimento dei frutti.
Gli eccessi possono causare inconvenienti come la diminuzione del colore dei frutti ed un ritardo nella maturazione. Tali effetti sono compensati da un’adeguata concimazione potassica.
In riferimento alla concimazione di fine estate (comunemente indicata come autunnale), eseguita per favorire la costituzione di sostanze di riserva nelle strutture permanenti dell’albero, è utile la stima del livello dei nitrati nel terreno.
Evitare apporti azotati prima della fioritura e poco prima della raccolta.
Se si dispone di un impianto di fertirrigazione, apportare almeno la metà degli elementi nutritivi con questo sistema, a partire dall’allegagione a qualche settimana prima della maturazione e durante la stagione estiva.

Fosforo
In bibliografia in genere non si trovano particolari riscontri per la concimazione fosfatica, la quale sembra non abbia effetti rilevanti sulla produzione, (vedi gli asporti limitati). In genere è importante per i processi fotosintetici e per la respirazione, inoltre stimola la fioritura e lo sviluppo dell’apparato radicale. In terreni poveri di fosforo o con fosforo di difficile assimilazione, risulta senz’altro conveniente apportare questo elemento.
Il fosforo, come per il potassio, deve essere interrato (eseguire opportune analisi) durante la preparazione del terreno e/o prima dell’impianto. Successivi apporti di quest’elemento dovranno avere luogo in autunno, in quantità determinata dalle analisi, o dopo l’allegagione, se necessario, mediante fertirrigazione e/o concimazioni fogliari.

Potassio
Il potassio è necessario nella fase produttiva, influisce positivamente su alcune caratteristiche qualitative dei frutti come la colorazione, l’acidità, la sintesi ed il contenuto degli zuccheri; migliora la vitalità del polline e la resistenza della pianta al freddo. Tale elemento viene assorbito in notevole quantità, (vedi asportazioni).

Magnesio

Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale.

Calcio

La funzione principale del calcio nella pianta è quella di favorire la resistenza meccanica dei tessuti vegetali. L’albicocco è una specie esigente in calcio.

Ferro

Il ferro, a volte, anche se presente nel terreno, non è in una forma assimilabile. L’aumento del pH porta ad una insolubilizzazione del ferro nel terreno e a conseguenti fenomeni di clorosi.
I microelementi vanno considerati con attenzione, (ricorrendo alla diagnostica fogliare per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva) giacché questi sono responsabili della buona crescita e quindi della produzione e la loro carenza provoca inconvenienti a carico dei frutti (microfessurazioni, rugginosità dovuta a carenza di calcio).

Tabella 2: apporti di nutrienti

Apporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
Autori Prod. (t/ha) N P2O5 K2O CaO MgO
Valli-Schiavi 20 150-200 30-50 100-200 / /
Arvan 20 140-200 30-45 150-200 / /
AA.VV 15 150 50 160 50-100 20-40

    In caso di necessità, a partire dalla ripresa vegetativa, è ammessa la possibilità di distribuire in localizzazione sul filare concimi contenenti fosforo, potassio e magnesio, attraverso assolcatori, manichette o fertirrigazione, per stimolare positivamente l’attività radicale e l’assorbimento dei micro-elementi (es. ferro).
I dati riportati in tabella sono puramente indicativi. Sarà nostra attenzione, per il prossimo futuro, raccogliere, aggregare e mettervi a disposizione le risposte e gli approfondimenti più utili dal mondo della nutrizione e della fertirrigazione.

6. Tecnica di coltivazione
    L’albicocco si adatta a molti ambienti grazie a diverse combinazioni cultivar/portinnesto. Le forme di allevamento diffuse sono il vaso a tre branche (sesto 5 x 3-4 m), vaso semilibero a 4-5 branche (sesto 4,5 x 3 m), vaso ritardato, e fusetto (sesto 4,5 x 2 m) per impianti ad alta densità, comunque la specie preferisce il volume, non la forma appiattita.
Verso il 4°-5° anno la pianta ha ormai raggiunto la forma desiderata, percui la potatura deve essere rivolta a mantenere un buon equilibrio fra produzione e vegetazione, riducendo l’alternanza, mantenendo costante la qualità dei frutti e lo spazio assegnato al momento dell’impianto. Tanto più forte è la vigoria vegetativa tanto più leggera deve essere la potatura. 
    Con l’invecchiamento della pianta si dovrà ricorrere sempre più a tagli di ritorno sul legno di 2-3 anni al di sopra di un ramo misto di medio vigore, eliminando le branchette molto invecchiate, in esaurimento o in posizione ombreggiata.
La potatura verde si esegue durante l’estate per le piante giovani, 3-4 settimane dopo la raccolta in modo da rallentarne il vigore; viceversa, si preferirà la fine dell’inverno quando il vigore è scarso e le piante sono invecchiate, tranne i grossi tagli che si anticipano alla fine dell’estate per evitare l’ingresso di patogeni e la formazione di gomma. 
    Il diradamento dei frutti è un operazione opportuna in quanto, al pari della potatura, ed integrata con questa, consente di evitare l’alternanza di produzione, favorendo la preparazione delle gemme a fiore per l’anno successivo e di migliorare la qualità dei frutti. Va eseguita precocemente e, se necessario, ripetuta con un successivo passaggio per incrementare la pezzatura ed eliminare gran parte dei frutti di qualità insufficiente. 
    Anche per l’albicocco è consigliabile la pratica dell’inerbimento dell’interfilare con flora spontanea o appositamente seminata con una fascia di 1m circa non lavorata sotto le piante lungo i filari, sulla quale viene applicato il diserbo chimico con attrezzature schermate.
Riguardo le necessità in freddo si ritiene che l’albicocco, a seconda delle cultivar, necessita da 250 a 1.200 ore sotto i 7° C per superare la dormienza.

Irrigazione

In generale, l’irrigazione porta vantaggi produttivi, accelera la formazione della struttura della pianta e quindi l’entrata in piena produzione. Gli interventi in post-raccolta favoriscono la regolare formazione delle gemme a fiore e riducono l’alternanza.
Tenuto conto delle eventuali precipitazioni, l’irrigazione deve essere frequente e regolare evitando abbondanti quantità in prossimità della raccolta per non peggiorare le caratteristiche qualitative dei frutti e la loro conservabilità.
L’estrema variabilità delle condizioni pedo-climatiche di coltivazione dell’albicocco ed i diversi portinnesti utilizzati rendono difficoltoso dare indicazioni precise.
La scelta dell’impianto di irrigazione deve essere fatta sulla base della disponibilità di acqua e/o del costo. La scelta per gli impianti microirrigui e a goccia deve considerare la distanza fra gli erogatori in funzione del tipo di terreno.
L’apporto di acqua deve essere costante e leggermente superiore all’evaporazione. La quantità oscilla, secondo i vari ambienti, da 2.000 a 3.000 mc/ha.

7. Risultati prove
Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università.


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