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Actinidia

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1.
Cenni botanici
: 
Nome scientifico: Actinidia chinensis  Planch
Famiglia: Actinidiaceae
Paese d’origine: Cina Sud-occidentale

2. Dati Statistici
    La coltura dell’actinidia rappresenta per l’Italia una delle colture più importanti in termini di superfici, e dagli albori della sua coltivazione negli anni 60, l’Italia è ora il primo paese produttore al mondo, seguono Nuova Zelanda, Cile, Francia, Grecia, Giappone e Stati Uniti. 
  In Cina si stimano oltre 35.000 ha, ma non rientrano nei canali del commercio internazionale.
  La coltivazione in Italia è estesa su circa 22.000 ettari. Il Lazio, con 9.000 ha investiti ad actinidia (40% del totale nazionale) e una produzione di circa 150.000 t, è l’areale produttivo più importante.
  Sostanzialmente la coltura è concentrata in provincia di Latina (7.000 ha), con investimenti crescenti a partire dal 1997.
  E’ coltivata principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2002
RegioniActinidia (ha)
Lazio9.000
Piemonte4.400
Emilia Romagna3.600
Veneto3.100
Campania1.000
Calabria580
Basilicata480
3. Generalità
    E' una pianta sarmentosa a portamento lianoso che necessita di sostegni e può raggiungere anche i 10 m di lunghezza.
    Le radici sono carnose e l'apparato radicale è superficiale. Il fusto presenta tralci anche molto lunghi che portano gemme a legno e gemme miste. Le foglie sono semplici, decidue, cuoriformi con picciolo molto lungo.

    È una specie dioica in quanto i fiori femminili sono portati da piante  dette pistillifere e quelli maschili da piante dette staminifere. L’impollinazione è entomofila percui si richiede una pianta maschio ogni 6-8 piante femmine e, per evitare scarsa allegagione si richiede la presenza di un buon numero di alveari, siccome i fiori non sono molto attrattivi per le api si aumenta il numero delle arnie; in misura minore è anche anemofila.
    Il frutto è una bacca ricoperta da peluria, la polpa è di un verde caratteristico, punteggiata di minuscoli semi, violacei o neri, disposti intorno ad un cuore biancastro (columella). È il frutto a più elevato contenuto di vitamina C; è impiegato nel consumo fresco e nell'industria dolciaria.
Il ciclo biologico dell’actinidia si può considerare suddiviso in 5 stadi fenologici:
  1.  Dal risveglio vegetativo alla prima comparsa dei fiori.
  2.  Dalla comparsa dei fiori alla fine dell’impollinazione.
  3.  Dalla fine dell’impollinazione al cambiamento di colore dei semi.
  4.  Dal cambiamento di colore dei semi alla raccolta
  5.  Dalla raccolta alla fine della stagione vegetativa.Fra i limiti pedo-climatici che influenzano la coltivazione dell’actinidia, ci sono le basse temperature che possono causare danni da freddo, la ventosità ed i ristagni idrici, per questo motivo si rendono indispensabili delle fasce frangivento ed il drenaggio; inoltre possono presentare dei problemi i  terreni ad elevato calcare (CaCO3) attivo.     Il pH ottimale varia tra 5,5 e 7,4, infatti in terreni con pH superiore a 7,5-7,6 si possono avere dei fenomeni di clorosi, la salinità deve essere inferiore a 2 mS/cm.    In estate elevate temperature unite a bassa umidità relativa, possono causare disseccamenti del lembo fogliare (brusone), soprattutto se in concomitanza a carenze idriche nel terreno. In tali casi l’irrigazione nebulizzata, con effetto climatizzante per diminuire la temperatura ed aumentare l’umidità, si rilevano strumenti assai utili.
4. Asporti e fabbisogno di nutrienti
I livelli di produzione risultano variabili secondo le varietà e le epoche di produzione. Si ritengono dei buoni dati produttivi, valori pari a 20-35 tonn/ha. Di conseguenza, le indicazioni qui riportate sono da considerarsi assolutamente generali e da valutarsi caso per caso.
Tabella 1: asporti di nutrienti
Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
AutoreProd. (t/ha)NP2O5K2OCaOMgO
Cicognani et al.3016060180/45
Gurovic L.25-30150-18065390-460/40-55
AA.VV25100-12525-50100-150//

5. Ruolo e apporto dei nutrienti
Azoto
    L’azoto è l’elemento più importante per le piante giovani, infatti, ne stimola la crescita e ne favorisce una precoce entrata in produzione.
    Generalmente dalla comparsa dei fiori fino alla fine dell’impollinazione (fase che dura circa 20-25 giorni) le piante di actinidia utilizzano circa il 20% del fabbisogno totale dell’azoto necessario a completare tutto il ciclo vegetativo. (vedi grafico curva azoto).

Come regola generale, è consigliabile effettuare le concimazioni a partire dal momento della fioritura fino in post-allegagione.
    La concimazione azotata in pre o post-raccolta rappresenta un mezzo valido per incrementare l’accumulo delle riserve azotate negli organi perenni dell’albero, soprattutto in situazioni di scarsa fertilità del suolo.
    In ogni caso la distribuzione frazionata dell’azoto con la fertirrigazione, soprattutto in terreni sciolti, rappresenta un modo efficace per ridurre le perdite e aumentare l’efficienza del fertilizzante.
Fosforo
    E‘ importante nel metabolismo, nell’impollinazione dei fiori, tuttavia ne sono necessarie modeste quantità.
Potassio
    Il potassio è molto importante per la sua influenza sulla qualità dei frutti. Assolve importanti funzioni nel metabolismo degli zuccheri, nei processi osmotici e nella turgidità delle cellule. Il calcio ed il potassio, distribuiti assieme nelle settimane dopo l’allegagione, sono due elementi di fondamentale importanza per la consistenza, la conservabilità, la resistenza ai marciumi e per migliorare il valore organolettico dei frutti.
Magnesio
    Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare.
Calcio
    Un elemento spesso poco considerato ma, invece molto importante, è il calcio; questo concorre in modo decisivo a migliorare la consistenza dei frutti e quindi la conservabilità, aumenta la resistenza ai marciumi, incrementa la pezzatura e i valori organolettici.
Il calcio è accumulato per circa il 90% nelle foglie e solo per il 7% circa nei frutti, evidenziando la forte competizione esistente tra foglie e frutti per questo elemento.
La dinamica di accumulo del calcio nelle foglie differisce molto rispetto a quella nei frutti.
Mentre nelle foglie si ha un tasso di accumulo costante, nei frutti il 70-80% circa del calcio è accumulato entro le prime 6-7 settimane dall’allegagione.
Tale distribuzione a favore delle foglie è spiegata dal fatto che il calcio è trasportato per via xilematica e che l’acqua assorbita è traspirata quasi interamente dalle foglie (Xiloyannis et al., 1999).
La tecnica colturale dovrà quindi garantire l’adeguato livello di calcio nei frutti piuttosto che nelle foglie, cercando di sfruttare a tale scopo i suggerimenti derivanti dai numerosi studi di fisiologia riportati di sopra.
Ferro
    Merita una certa attenzione il problema della clorosi ferrica, caratterizzata spesso da terreni con pH elevato e considerevole presenza di carbonati.     L’insorgenza della clorosi può essere prevenuta o in parte limitata mediante l’opportuna correzione dei terreni all’impianto o con l’apporto di sostanze come i chelati di ferro.

    Altri microelementi vanno somministrati per via fogliare in particolari momenti: il boro all’inizio della fioritura per migliorare la permeabilità del polline; rame, zinco, manganese, ecc., durante l’accrescimento dei frutti.  I microelementi vanno considerati con attenzione ricorrendo alla diagnostica fogliare, per valutarne la necessità di apporti durante la fase produttiva.
Tabella 2: apporti di nutrienti
Apporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
AutoriProd. (t/ha)NP2O5K2OCaOMgO
Gurovic 19923017080470/65
Arvan2014060120//
AA.VV25150-18050-70200-250//
I dati riportati in tabella sono da considerarsi generali e da valutarsi caso per caso.
6. Tecnica di coltivazione
    Non consideriamo le altre operazioni colturali, e ci soffermiamo in particolare su irrigazione e concimazione e su come loro si rapportano con le altre tecniche.
    Secondo gli studi del prof. Gurovich (1992), l’actinidia ha esigenze nutritive durante tutta la stagione vegeto–produttiva, ed in particolare nel periodo che va dal germogliamento all’allegagione, esso richiede un picco elevato di elementi nutritivi come l’azoto (vedi grafico).
    Per la coltura del Kiwi è stato individuato questo fabbisogno in N,P,K e Mg per ogni fase fenologica, ma è l’azoto il fattore determinante che condiziona l’assimilazione degli altri elementi e lo sviluppo della coltura stessa.
    L’intero ciclo di sviluppo della coltura è stato suddiviso in 5 fasi fenologiche. La loro durata può variare secondo le diverse condizioni colturali, ma restano ben definite nelle specifiche fasi vegetative le esigenze in azoto.  Ogni fase ha in % una ben definita esigenza in azoto, secondo la quale può essere impostato un dettagliato programma di fertirrigazione
Concimazione: Le sostanze di riserva accumulate nella pianta sono utilizzate dalla stessa al momento del risveglio vegetativo fino all’allegagione, percui è bene apportare le concimazioni anche dopo la raccolta e ripartire poi con la concimazione primaverile dopo il  risveglio vegetativo.
    Con la fertirrigazione, le quantità di elementi nutritivi debbono essere ridotte del 20-30%. Questo metodo è utile per distribuire elementi nutritivi sotto forma di fertilizzanti solubili e di microelementi, grazie ad un’azione tempestiva, ed in funzione della carica produttiva, dovuta proprio ad una maggiore mobilità degli elementi stessi nella zona esplorata dalle radici. 
    La fertirrigazione esalta anche l’attività dei chelati di ferro necessari in caso di clorosi. La clorosi nei terreni pesanti va prevenuta favorendo il drenaggio delle acque, razionalizzando gli interventi irrigui (pessimo il sistema per scorrimento) e aumentando la dotazione di sostanza organica nel terreno. 
    La clorosi da calcare va curata con somministrazioni di chelati di ferro effettuate fin dalla comparsa dei primi sintomi, distribuendo ripetutamente pochi grammi di prodotto per pianta con la fertirrigazione. La somministrazione per via fogliare va adottata in casi di estrema necessità.
    Esempio di calcolo di un piano di fertirrigazione per un impianto di actinidia in produzione, di raccolta tardiva, con una produzione di 30/40 tonn/ha, con un apporto nutritivo in N di 170 unità, in P2O5 di 76,5 unità, in K2O di 425 unità e in MgO di 51 unità. *Facciamo una considerazione a parte per l’apporto di CaO (Vedi Box alla fine della pagina). 
    Il ciclo vegetativo è suddiviso in 5 fasi fenologiche, come riportato al punto 3; ogni fase fenologica ha una durata in giorni, che deve essere valutata ed adattata dal tecnico per ogni singola varietà ed areale di coltivazione. Ad ogni fase fenologica vi corrisponde in %, l’esigenza in apporto azotato (Gurovich L. 1992).
    In funzione del rapporto nutritivo tra gli elementi da fornire; “N - P2O5 - K2O-MgO”, secondo le esigenze in tabella 2, si considera l’azoto come l’elemento principale che svolge un’azione predominante in modo proporzionale sulla quantità degli altri elementi da apportare. In sintesi, gli elementi nutritivi saranno apportati in fertirrigazione, sempre con lo stesso rapporto 1:0,45:2,5:0,3 per tutto il ciclo colturale (Gurovich L. 1992).
Tabella 3: piano di calcolo elementi nutritivi.
Fasi fenologicheGiorniApporto %di N totale Nutrienti da fornire (kg/ha) 
NP2O5K2OMgOCaO
Dai germogli alla fioritura2210%17,07,742,55,10,0
Fino alla fine dell’impollinazione2325%42,519,1106,312,80,0
Fino al cambiamento colore semi7235%59,526,8148,817,90,0
Fino alla raccolta5825%42,519,1106,312,80,0
Fino all’inizio riposo vegetativo155%8,53,821,32,60,0

Totale

190100%170,076,5425,051,00,0
Fonte: Gurovich L. 1992
    Una volta definite le quantità degli elementi nutritivi da apportare per ogni singola fase vegetativa, è sufficiente decidere quali fertilizzanti utilizzare, e con quale turno irriguo intervenire: per es. se decidiamo di utilizzare i seguenti fertilizzanti, come riportato in tabella 4, Nitrato di potassio; Fosfato monopotassico; Nitrato di magnesio; Nitrato di calcio; Nitrato ammonico 34, sappiamo per ogni fase fenologica quanto fertilizzante apportare e sappiamo anche la quantità da distribuire per ogni singolo giorno. Se fertirrighiamo ogni settimana è necessario moltiplicare il valore Kg/ha/giorno per 7 giorni.
Tabella 4: piano di calcolo fertilizzanti e quantità giornaliera.
Fasi fenologicheFertilizzanti da applicare (kg/ha)Fertiliz. Tot(kg/ha)N° appl.(giorni)kg/ha/ giorno
KNO3MKPMg(NO3)2Ca(NO3)2NH4NO3
181,514,734,00,07,8138,122,06,3
2203,836,885,00,019,6345,223,015,0
3285,351,5119,00,027,4483,272,06,7
4203,836,885,00,019,6345,258,06,0
540,87,417,00,03,969,015,04,6

Totale

815,2147,1340,00,078,31.380,6190,0
Fonte: Gurovich L. 1992
Irrigazione
    L’actinidia ha necessità di un elevato volume di adacquamento, valutato attorno a 5.000/10.000 m3/ha, in relazione al tipo di terreno ed alle condizioni climatiche.
Importante la qualità dell’acqua, l’acqua di irrigazione va analizzata in quanto contenuti di cloro o di sodio superiori a 70 mg/l non permettono all’actinidia di svilupparsi normalmente.
    Il metodo irriguo più adatto per l’actinidia è quello localizzato ed in particolare quello a goccia o a spruzzo. 
    L’inizio della stagione irrigua, i turni ed i volumi di adacquamento sono in funzione dell’evaporazione, dell’ambiente, dell’incremento della superficie traspirante e della riserva idrica contenuta nel terreno; bisognerà iniziare dopo che l’apporto idrico delle piogge non risulti sufficiente a soddisfare le esigenze delle piante. 
    Non si deve eccedere nell’irrigazione per evitare eccessi di vegetazione che creano condizioni favorevoli all’insediamento della "Botrytis", i cui effetti emergono durante la conservazione, si ripercuotono negativamente sullo sviluppo dei frutti e sulle loro caratteristiche organolettiche.
*Necessità ed efficacia delle concimazioni a base di calcio. 
    Come abbiamo visto nella tabella n° 2 degli asporti, il valore del calcio asportato dalla pianta è notevole, circa 200-250 unità di CaO. Ma occorre fare alcune valutazioni:
1) La parte asportata dal frutto vale circa il 7-8% mentre la parte asportata dalle foglie vale anche il 90%. Percui la maggior parte del calcio ritorna al terreno con la caduta delle foglie.
2) Occorre valutare il contenuto in calcio nel terreno ma, ancora più importante il contenuto in calcio dell’acqua d’irrigazione, dove spesso dalle analisi chimiche si leggono valori elevati o molto elevati in Calcio (Ca++).
Per esempio, con un’acqua che ha un contenuto di 80 mg/litro di Ca++, si apportano 80 kg di Ca++ per ogni 1.000 m3 di acqua. Potete valutare facilmente che, per es.: con un apporto irriguo di 5.000 m3/ha, si apportano 400 Kg/ha di Ca++, che corrispondono a circa 560 Kg/ha di CaO (400 x 1,4=560) che corrispondono a circa 2.000 Kg di Nitrato di Calcio (15,5-0-0+26,5 CaO) con il quale però si apportano anche oltre 300 Kg di Azoto Nitrico. 
    Sovente, gli agricoltori ricorrono a specifici trattamenti nel tentativo di incrementare il contenuto di calcio nel frutto. Per una migliore efficacia degli apporti di calcio alla pianta invece, è consigliabile limitare le concimazioni calciche alle prime settimane successive all’allegagione, quando le cellule degli strati più esterni del frutto sono ancora vitali e non suberificate. 
    Durante questo periodo si devono garantire le condizioni idriche ottimali nel terreno, inoltre la forma di allevamento e la sua gestione devono favorire l’esposizione dei frutti e la circolazione dell’aria all’interno della chioma, in modo da favorire la traspirazione e la traslocazione del calcio nei frutti, e se necessario un apporto fertilizzante di calcio.

7. Risultati prove
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