I dati ISTAT del 1990 hanno rilevato 9.900 aziende vivaistiche su una superficie di circa 15.000 ha, con un calo rispetto ai dati del 1982 pari al 69% per il numero delle aziende, e pari al 41% per la superficie investita a vivaio. L’ampiezza media delle aziende è invece aumentata dell’89 %. Da un indagine dell’ENEA su un campione rappresentativo del settore (1992) risulta che il 15% delle aziende italiane sono orientate al vivaismo floricolo, il 10% producono prevalentemente fruttiferi, l’8% piante ortive, il 2% piante forestali, il 7% si dedicano al vivaismo ed il 72% hanno un ordinamento misto. La stima delle produzioni vivaistiche è difficile per la carenza di informazioni ufficiali. Il vivaismo ornamentale produce circa 150-200 milioni di piante. Le imprese specializzate, di dimensioni medio grandi, sono un centinaio, cui va aggiunto un elevato numero di aziende che producono in quantità limitata e svolgono prevalentemente attività commerciale. La PLV vivaistica nazionale ha avuto dal 1985 al 1995 un trend positivo, con la Toscana al primo posto. Generalità sulle concimazione delle coltivazioni vivaistiche La concimazione è una pratica colturale importante per le sue ripercussioni sui risultati della coltivazione, sul bilancio economico aziendale e sull’ambiente. Non ci sono dubbi sul fatto che concimare poco significa ottenere una scarsa produzione in quantità e in qualità ma anche che concimare troppo causa problemi alla coltivazione (soprattutto in serra), spreco di risorse e danni a carico dell’ambiente. D’altra parte, bisogna ricordarlo, spesso il modesto peso economico dei fertilizzanti rispetto al complesso dei costi aziendali per una coltivazione vivaistica, induce gli agricoltori ed i tecnici a essere poco sensibili all’utilizzo razionale e misurato di questa pratica; tale mancanza di attenzione è sempre più in attrito con quella sensibilità ambientale che, ormai affermatasi a livello di opinione pubblica, si sta diffondendo anche a livello normativo. Da questa evoluzione nascono nuovi stimoli per l’aggiornamento delle pratiche agricole meno attente all’uso razionale dei fertilizzanti e dell’irrigazione, attraverso adeguati approcci, vedi “Fertirrigazione”, e le conoscenze tecniche, come i valori delle asportazioni colturali e dei fabbisogni idrici. Spesso la quantità d’acqua distribuita alle colture floro-vivaistiche è superiore alle effettive necessità delle piante e questo comporta uno spreco di acqua e un inquinamento dei corpi idrici, soprattutto superficiali, da parte dei fertilizzanti e dei fitofarmaci veicolati dalle acque di drenaggio. La disponibilità dell’acqua per usi irrigui, infatti, sta diminuendo rapidamente per due cause principali: l’irregolarità delle precipitazioni atmosferiche e la competizione per l’utilizzo dell’acqua da parte di altri settori (ad esempio, urbano e turistico). Purtroppo non è possibile fornire “ricette” di fertirrigazione valide per ogni coltura, per ogni tecnica colturale e per ogni ambiente. E’ più corretto invece proporre una procedura di calcolo che consenta al tecnico e all’agricoltore di definire il programma di fertirrigazione più adatto alla realtà specifica. Chiunque abbia predisposto un piano di fertirrigazione, sa che nella sua elaborazione devono essere inserite variabili difficilmente definibili con esattezza come il fabbisogno idrico e le asportazioni. In seguito riporteremo i criteri base con i quali potrà essere definito un piano di fertirrigazione razionale. |
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