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Pomodoro da mensa

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 19/01/2006  NEWS che riguardano le ricerche di enti ed università. Clicca QUI 

1. Cenni botanici

Nome scientifico: Lycopersicon esculentum Mill.
Famiglia: Solanaceae
Paese d’origine: Sud-America e America Centrale


2. Dati Statistici 
   La coltivazione del pomodoro in Italia ha un’estensione totale di circa 134.500 ettari. Di questi circa 127.500 ettari sono coltivati in pieno campo, (coltivazione da mensa e da industria), e circa 7.000 ettari come coltura protetta.
Nella coltivazione in pieno campo, si stima che le produzioni destinate al consumo fresco siano circa del 20-25% invece la produzione industriale, destinata all’industria conserviera, è pari a circa il 75-80 %.

E’ coltivato principalmente nelle seguenti regioni: Fonti ISTAT 2004

RegionePieno campo: da mensa (ha)RegioneSerra (ha)
Calabria6.000Sicilia3.200
Sicilia6.000Campania1.100
Puglia1.700Lazio1.000
Lazio1.000Veneto700
Sardegna1.000Sardegna500
Campania950Calabria140
3. Generalità 
    Il pomodoro è reputato come una pianta che può essere coltivata in quasi tutti i tipi di terreno,anche se ha un apparato radicale sensibile all’asfissia e teme la siccità. Le irrigazioni gestite male possono provocare la necrosi apicale nei frutti “BER” (Blosson End Rot). 
    Una carenza regolare di acqua diminuisce il calibro dei frutti. Si raccomandano delle irrigazioni leggere e frequenti.
I limiti termici della coltura sono: 2 C° minima letale; 8-10 C° minima biologica; 13-16 C° temp. ottimale notturna; 22-26 C° temp. ottimale diurna; La temperatura massima biologica, oltre il quale si ha l’arresto della vegetazione, è di 35 C°. La temperatura del terreno, gioca un ruolo importante e, per permettere una crescita ed un assorbimento regolare degli elementi nutritivi, essa deve avere un valore minimo superiore a 15 C°. 
    L’apparato radicale è efficiente fino ai primi 30-40 cm. In terreni profondi possiamo trovare delle radici anche fino ad 1 metro di profondità. 
    Il pomodoro è una specie molto tollerante al pH, pertanto i migliori rendimenti si situano attorno un valore di pH tra 6.0 e 7.0.
Ha una buona tolleranza alla salinità, comunque è classificato tra le specie che non gradiscono i fertilizzanti contenenti cloro.
Il pomodoro è sensibile alle carenze in magnesio, molto sensibile alle carenza di molibdeno e mediamente sensibile alle carenze in ferro, boro, zinco e manganese. 
    Dal punto di vista della coltivazione, possiamo distinguere tra diversi tipi di produzioni, (quelle per l’industria saranno trattate in un’altra pagina: Colture Industriali)
a) coltivazioni in pieno campo
a1) di stagione, anticipate o tardive
a2) Con o senza tutori
b) coltivazioni in serra.
b1) serra riscaldata o no.
b2)di stagione o contro stagione
b3) su suolo o in fuori suolo.

4. Asporti e fabbisogno di nutrienti 
    La tabella degli asporti riportati di seguito riguarda diversi autori. Sono riportati i valori per la coltura in pieno campo e per la coltura in serra.
I valori delle asportazioni variano secondo il tipo di coltura ed i rendimenti.
I valori delle asportazioni dipendono anche dalla dotazione del terreno; le asportazioni per certi elementi sono di lusso, come per es. per il potassio in coltura protetta forzata. 
    In Olanda, il pomodoro si coltiva in fuori suolo, in serra con un ciclo lungo e si hanno produzioni che si attestano sulle 200 t/ha. I migliori coltivatori olandesi sarebbero capaci di superare queste produzioni standard anche del 20%.

Tabella 1: degli asporti di nutrienti

Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
Asporti di nutrienti in pieno campo
AutoreProd. (t/ha)NP2O5K2OCaOMgO
Anstett60130-14050-55220-240300-33033-36
Tesi60200-23040-50230-260//
AA.VV50-80150-24040-80200-320//
Turchi & C.50-70135-16040-60230-260200-30045-60
Asporti di nutrienti in coltura protetta
Anstett150400135900380115
Tesi120-140320-80115-130560-700//
AA.VV130-200380-60070-160900-1.400350-700100-150

5. Ruolo e apporto dei nutrienti 
    La produzione di materia secca è ridotta agli inizi della coltivazione, si riportano esperienze sperimentali internazionali, dove si è visto che su una durata vegetativa in serra di 7 mesi, al 3° mese di coltivazione, la pianta non ha sintetizzato che il 10% della materia secca finale. 
    Possiamo quindi suddividere la coltura del pomodoro in quattro fasi colturali, prendendo come esempio una coltura sotto serra:
1) dal trapianto all’allegagione del primo palco (circa 4 settimane)
2) dall’inizio allegagione del primo palco alla formazione dell’ultimo palco ( in questo caso la coltura è stata portata a 13 palchi in circa 9 settimane), i frutti del primo palco sono stati raccolti.
3) Dalla formazione dell’ultimo palco all’85% del raccolto, (circa 5 settimane).
4) Fine della coltura, il 90 % del raccolto è stato effettuato, (circa 2 settimane).
Azoto 
    L’azoto è l’elemento da trattare con maggiore attenzione, giacché un eccesso può provocare un’elevata vigoria, con conseguente scalarità di maturazione e maggior suscettibilità ad attacchi fungini.
L’assorbimento dell’azoto aumenta progressivamente per diventare rilevante durante il periodo di produzione dei frutti. Durante il periodo del raccolto, che dura circa 2 mesi, viene assorbito circa il 50% dell’azoto asportato dalla pianta.
La carenza in azoto si manifesta con una colorazione verde chiaro delle foglie ed una riduzione della crescita.
L’eccesso può provocare una vegetazione eccessiva ed un ritardo nella produzione, e secondo il periodo in cui l’eccesso si manifesta, si possono avere la formazione di frutti cavi all’interno. 
    La combinazione di un eccesso di azoto e di un apporto scarso in fosforo e potassio può favorire dei difetti di colorazione. Quando le quantità sono effettivamente troppo elevate, si può avere un effetto depressivo generale.
Sul terreno, il pomodoro non sembra avere particolari preferenze tra le forme nitriche ed ammoniacali. Ciò non è più valido per le colture in fuori suolo e disinfettate con bromuro di metile, dove si consiglia vivamente di evitare l’azoto in forma ammoniacale.
Fosforo 
    Il fosforo è un elemento che interviene nella crescita delle radici, nella fioritura, nella fecondazione e nella maturazione. I frutti contengono più del 75% delle asportazioni totali. 
    Esso ha un azione sulla precocità, infatti si è constatato che l’impiego del fosforo determina un apparato radicale ben formato e migliora la precocità.
Le carenze si manifestano con dei sintomi classici, fusto e parte inferiore delle foglie prendono una colorazione violacea.
Le carenze possono essere dovute a:
• Mancanza di fosforo nel terreno
• Attacco parassitario alle radici (nematodi)
• Temperatura del terreno troppo bassa
• Scarsa luminosità
Potassio 
    Secondo diversi autori, il potassio ha un azione sulla qualità (gusto e colore) così come sulla resistenza alle malattie.
Come per il fosforo, il potassio favorisce la radicazione.
I fabbisogni sono notevoli, alcuni autori riportano, in giorno corto un rapporto N/K2O = da 1/2 a 1/3.
Se si ha un eccesso di azoto in rapporto al potassio, le radici assumono una colorazione marroncino chiaro.
Le carenze si manifestano con una colorazione chiara del fogliame, in seguito appaiono delle macchie decolorate, che necrotizzano. Una carenza di potassio favorisce i difetti di decolorazione sui frutti.
Un eccesso di potassio induce carenze magnesiache.
Il pomodoro preferisce fertilizzanti esenti da cloro, nel caso di utilizzo di cloruro di potassio in pieno campo, esso dovrà essere incorporato nel terreno in autunno, alfine di permettere una lisciviazione del cloro.
Magnesio 
    Il fabbisogno di magnesio varia secondo la produzione e le tecniche di coltivazione, esso può variare da 40 a oltre 150 kg /ha di MgO. Una corretta alimentazione magnesiaca eviterà in parte i problemi di fermezza dei frutti.
Le carenze si manifestano con un ispessimento ed una clorosi internervale delle foglie.
Le principali cause di carenze magnesiache dipendono da:
• Carenza dell’elemento nel terreno
• Mancato assorbimento causato da un eccesso di potassio; questo fenomeno si manifesta soprattutto in giorno corto e nuvoloso.
• Asfissia radicale.
• Assenza di acqua.
Calcio 
    Il calcio gioca un ruolo importante per il pomodoro. Una cattiva assimilazione di quest’elemento, dovuto generalmente ad una cattiva gestione dell’irrigazione, provoca la “necrosi apicale”.
Questa fisiopatia si può manifestare anche su colture in fuori suolo coltivate su substrato inerte.
L’assenza di calcio agisce anche sul sistema radicale, causando delle radici di aspetto tozzo e frastagliato.
Zolfo 
    Da parte di studi olandesi è stato dimostrato che il pomodoro avrebbe un elevato
fabbisogno in solfati e che si possono manifestare delle carenze in assenza di
fertilizzanti contenenti solfati.

Tabella 2: degli apporti di nutrienti

Apporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha
Pieno campo: coltura orizzontale senza tutori
AutoriProd. (t/ha)NP2O5K2OCaOMgO
Anstett50-60100-15090-120200-300/50-80
Arvan50130100200//
Pieno campo: coltura verticale con tutori
AA.VV100-120300-350100-200500-700/150
Coltura protetta
A. & C.120-150500-700100-300750-1.000/150
AA.VV100300-400100-200500-800//


    L’apporto degli elementi nutritivi, in particolare dei microelementi, dovrà variare in funzione delle condizioni climatiche dell’areale di coltivazione, del tipo di terreno e del grado di fertilità dello stesso. Questi valori possono essere approfonditi eseguendo apposite analisi chimiche.

6. Tecnica di coltivazione
Produzione di piantine in vivaio 
    Le piantine preparate in vivaio per il trapianto debbono avere una corretta alimentazione, come indicato di seguito:
• Evitare gli eccessi di azoto che possono far filare la piatina.
• L’assorbimento del fosforo è inibito dalle basse temperature e dalla scarsa luminosità, ciò si manifesta con una forte pigmentazione violacea.
• Un elevata alimentazione in potassio compensa in parte la carenza in luminosità.
In pratica si consiglia quanto segue:
Prima del trapianto:
Se la semina è stata fatta su un substrato povere in elementi nutritivi, come la vermiculite, bisogna cominciare la fertirrigazione molto presto appena dopo la germinazione, utilizzando una soluzione nutritiva contenente da 1 a 2 gr/litro di un fertilizzante ricco in fosforo (Fosforo monoammonico o un NPK completo).
Dopo il trapianto:
E’ preferibile che il trapianto avvenga in un terreno gia fertilizzato, se ciò non è possibile, possiamo utilizzare una soluzione nutritiva con 1,5-2 gr/litro di fertilizzante e operare come segue: Bisogna umidificare il substrato con una soluzione nutritiva prima del trapianto ed in seguito irrigare con la soluzione preparata. Per preparare la soluzione possiamo scegliere un fertilizzante NPK completo con un rapporto vicino ad 1-1-2.
Per esempio per preparare una soluzione con concentrazione di 1,5 gr/litro, possiamo utilizzare 1 gr di nitrato di potassio e 0,5 gr di fosfato monoammonico per litro di soluzione acquosa.
Se il trapianto è fatto in un terreno ben arricchito, si cominceranno le fertirrigazioni a partire dalla terza foglia.
Coltivazione in pieno campo 
    Negli apporti dei nutrienti riportati in tabella 2, le quantità dell’anidride fosforica sono inferiori rispetto ad una coltivazione industriale destinata alla produzione di conserva, perché il terreno delle coltivazioni orticole sono generalmente più ricchi in questo elemento.
Colture orizzontali senza tutori:
Se queste colture non vengono irrigate con ala gocciolante, allora gli apporti nutritivi dovranno essere frazionati: a)prima del trapianto la totalità del fosforo ed i 4/5 del potassio; b) al trapianto circa 50-60 kg di azoto; c) in copertura il resto dell’azoto in due tre volte, a partire dalla fioritura del primo palco, il resto del potassio a metà raccolto.
Colture verticali con tutori:
Normalmente la fertilizzazione avviene per fertirrigazione con un impianto d’irrigazione a goccia.
Il fosforo, il magnesio ed una parte del potassio possono essere apportati con la concimazione di fondo anche nel caso in cui si applichi la fertirrigazione localizzata.
Tuttavia, in caso di suolo salini (con pH superiore a 7,5), gli apporti di fosforo devono essere frazionati.
Si consiglia di irrigare con solo acqua, senza apporti di fertilizzante, fino alla fioritura del secondo palco. In seguito, apportare una fertirrigazione regolare a cadenza settimanale, fino a due settimane prima del raccolto. Utilizzare se necessario, solo acqua per le restanti due settimane.
Se non c’è stato apporto di elementi nutritivi come concimazione di fondo, applicare per 14 settimane il seguente piano di concimazione:

Tabella 3: UF/settimana, per 14 settimane

Nutrienti UF/settimana Totale x 14 settimane
Azoto25-30350-420
Fosforo12-18168-252
Potassio50-60700-840
Magnesio5-1070-140
Calcio12-16168-224

    Per quanto riguarda il calcio, tenere conto degli apporti di calcio con l’acqua d’irrigazione, e ridurre gli apporti di calcio se il terreno né è ben dotato.
Coltivazione in coltura protetta primaverile: (fine inverno-primavera) 
    Nella coltura in serra bisogna fare attenzione alla salinità ed evitare valori troppo elevati ed evitare delle perdite per lisciviazione degli elementi nutritivi.
Per questa epoca di coltivazione si parte con una buona concimazione fosfopotassica di base, ed un apporto azotato non superiore a 100 unita/ha.
La concimazione fosfatica può essere apportata in una sola volta se il fabbisogno è inferiore a 200 unità e se il terreno non è calcareo.
E’ importante che l’apporto della concimazione potassica sia consistente in periodo di giorno corto ed all’ingrossamento dei frutti.
L’azoto ed il potassio verranno apportati in modo frazionato dal momento della fioritura del primo palco fino a 15 giorni prima del raccolto. Il rapporto N/K2O può variare da un valore pari a 1/2 fino al 4° palco, e pari ad 1 a partre dalla fase d’ingrossamento dei frutti del 4° palco.
Coltivazione in coltura protetta autunnale: (trapianto a luglio-agosto) 
    Bisogna tenere conto che: a) la nitrificazione in estate è elevata, per cui non si apporterà azoto come concimazione di fondo se il terreno contiene più di50 ppm di azoto sul secco; b) l’asporto del fosforo da parte delle piante in questa epoca è elevato, per cui utilizzando la fertilità residua della coltura precedente spesso la concimazione fosfatica di fondo non è necessaria.
La concimazione di copertura, terrà conto che la produzione sarà meno elevata che in primavera, per cui si potrà situare tra i seguenti valori:
Azoto N: da 300 a 400 unità
Fosforo P2O5: da 0 a 100 unità
Potassio K2O: da 400 a 600 unità
Nella coltura in serra bisogna fare attenzione alla salinità E’ buona norma somministrare i fertilizzanti sottoforma di fertirrigazione, con cadenza settimanale alla concentrazione di 1,5-2 grammi per litro di acqua.
Coltivazione in fuori suolo su substrato inerte 
    Come esempio si propone la tabella 4 che riporta i valori di B. Jeannequin, per la coltivazione di una coltura di pomodoro trapiantata ad inizio gennaio.
La composizione della soluzione nutritiva è stata calcolata e suddivisa per 4 diverse fasi fenologiche; F2- fioritura del 2° palco, F6- fioritura del 6° palco, R2- raccolto del 2° palco.

Tabella 4: Composizione della soluzione nutritiva

Applicazione per fase fenologica Elementi nutritivi in mé/litro
NPKCaMg
Fino a F2 1525,510,53,5
Da F2 a F6 131,76,58,02,5
Da F6 a R2 111,36,55,51,5
Da R2 a fine coltura 91,25,05,51,6

    Il contenuto in microelementi, (anche se non hanno avuto degli studi pratici molto precisi), possiamo comunque indicare un contenuto costante come di seguito indicato (espresso in Mg/litro): Ferro Fe = 0,8; Boro B = 0,3; Molibdeno Mo = 0,05; Manganese Mn = 0,6; Zinco Zn =0,3; Rame Cu = 0,05.
Questi valori sono indicati per una soluzione nutritiva con una conducibilità elettrica pari a 1,5-2,5 mS/cm. Per valori di concentrazione della soluzione più elevati, 3-4 mS/cm, il contenuto in microelementi dovrà essere aumentato proporzionalmente.
Per equilibrare ionicamente queste soluzioni nutritive, dovranno essere apportati anche dei Solfati SO4, di alcune mé/l, fino a 6 mé/litro secondo gli olandesi. 
    Tutti questi valori sono dati solo a titolo indicativo, essi possono più o meno fluttuare secondo diverse variabili, come la climatologia, il vigre delle piante, il loro carico in frutti e dalla percentuale di soluzione drenata.
Per esempio: se il tempo è eccezionalmente piovoso, la concentrazione della soluzione nutritiva dovrà essere aumentata, delle piante troppo vigorose con pochi frutti consumeranno più calcio e magnesio e meno potassio; un forte carico di frutti necessiterà degli apporti superiori di potassio; una percentuale elevata di drenaggio richiederà nel periodo estivo l’utilizzazione di soluzioni più concentrate, in particolare in calcio e magnesio. 
    Nelle colture in serra bisogna considerare i livelli di UR (umidità relativa) e di CO2 (anidride carbonica); La UR durante la fioritura non deve essere troppo elevata, altrimenti viene ostacolata l’allegagione (valore opt. 55-60%). La CO2 può essere considerata come un a concimazione (concimazione carbonica) per cui può essere vantaggioso innalzarla a 1.000-1.200 ppm allo scopo di anticipare ed aumentare la produzione.

Irrigazione: il pomodoro è una pianta con elevate esigenze idriche, in particolar modo durante la fase d’ingrossamento dei frutti.
In una situazione di stress idrico i frutti sono più soggetti alla necrosi apicale BER.
E’ difficile quantificare con precisione i fabbisogni idrici del pomodoro, giacché la produzione dei frutti è molto varia e può essere protratta per molte settimane a secondo il tipo ed il periodo di coltivazione.
I fabbisogni idrici possono variare da 15 a 20 interventi irrigui con volumi di adacquamento pari a 400-500 mc/ha per ciascun intervento.
La pianta del pomodoro può considerarsi mediamente tollerante alla salinità, per cui possono essere utilizzate acque con un modesto contenuto salino, 1-1,5 per mille.

7. Risultati prove
Spazio disponibile ad ospitare le prove e le ricerche di enti ed università.

16/06/2005 - "La salinità: Esperienza sul pomodoro in serra." Gli effetti osmotici e ionici della conducibilità elettrica (EC) della soluzione nutritiva ed i suoi legami con i fattori climatici e colturali, influenzano il rendimento e la qualità del pomodoro in serra....Clicca QUI  Tratto da: Centre Recherche en Horticulture, Université Laval, Sainte-Foy, Canada

19/01/2006 -
Necrosi apicale o Blossom-End Rot (B.E.R).


Una fisiopatia causata da una carenza in calcio nella pianta e da uno squilibrio idrico-traspiratorio.

   La necrosi apicale o Blosson End Rot è una fisiopatia o disordine fisiologico causato da una carenza momentanea e localizzata in calcio nella pianta, e da uno squilibrio idrico-traspiratorio. In particolare modo si manifesta nei tessuti distanti del frutto, al livello della placenta e nei tessuti loculari.
La necrosi si presenta di forma circolare all’estremità del frutto. All’inizio compare come una macchia biancastra, che poi si annerisce con una depressione. Questo è spesso l’unico sintome che compare. 
    Si possono avere alcuni casi di attacco precoce, con la comparsa di necrosi accompagnate da un appassimento ed essiccamento dei germogli apicali e dei fiori. All’interno dei frutti si può manifestare un danno sotto forma di macchie di colore nerastro. 

    I sintomi compaiono fin dall’inizio delle fasi di crescita del frutto (circa 2 settimane dopo l’impollinazione). Questo momento critico è causato da un effetto di diluizione della sostanza secca nel frutto dovuto ad una moltiplicazione veloce delle cellule, associato ad un tenore in calcio ancora basso. Il rischio aumenta quando la concentrazione in calcio nel frutto scende al di sotto dello 0,12% della sostanza secca e la necrosi è assicurata sotto un valore di 0.08%. Necrosi, da non confondere con i sintomi situati verso il peduncolo del frutto, causati da Alternaria dauci f. sp. Solani.

    Il Blosson End Rot colpisce numerosi ortaggi, ma sul pomodoro i sintomi sono molto caratteristici, molto di più di quelli che compaiono sul peperone.
Nel caso del peperone, bisogna fare tuttavia attenzione ha non confondere i sintomi della necrosi apicale con un semplice colpo di sole (macchie beige/rosa chiaro).

    Bisogna prendere in considerazione tutti i fattori che favoriscono la carenza di calcio nella zona apicale del frutto. La comparsa dei sintomi di solito è dovuta all’interazione simultanea di parecchi fattori, senza dimenticare che sia la traspirazione delle piante che il contenuto idrometrico della serra svolgono una funzione importante sulla traslocazione xilematica del calcio.

    Un contenuto di calcio insufficiente al livello dei frutti al momento della espansione cellulare, è tra le principali cause della fisiopatia.  Il calcio, prima di raggiungere la zona apicale del frutto, deve superare vari livelli, che si possono considerare distinti in cinque principali situazioni.

A ciascuno di questi livelli, la concentrazione del calcio rischia di diminuire pericolosamente: 
    1) Mananza di Calcio nella soluzione nutritiva
    2) Cattiva assimilazione del Calcio da parta delle radici
    3) Cattivo trasporto del calcio verso i frutti
    4) Una diluizione eccessiva del calcio causata da una crescita troppo rapida
    5) Un sistema xilematico insufficiente o eterogeneamente ripartito

Continua in successivi articoli nei prossimi aggiornamenti del sito in pag Agrofarmaci e Fitopatie.

Source: by University of Wisconsin-Madison, Dept. of Plant Pathology 

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