Con il termine Agrofarmaci (o fitofarmaci), si intende, quella categoria di prodotti che si impiegano per la difesa delle colture, per la geodisinfezione dei terreni e dei substrati, per il diserbo delle coltivazioni e che favoriscono o permettono le produzioni vegetali. In passato essi venivano chiamati fitofarmaci o antiparassitari che sono ancora, di fatto, sinonimi. Il termine Pesticidi è invece la traduzione dall’inglese “pesticide” e tale termine si utilizza nella normativa sul trasporto delle merci pericolose (ADR) oppure viene usato spesso in modo spropositato con connotazione negativa. Agrofarmaci e fumiganti applicati con l’impianto di microirrigazione
Perché la goccia? Drip Fumigation è un sistema che permette la distribuzione del fumigante in modo mirato, per la durata corretta, ed alla concentrazione desiderabile. Ricordiamo che le radici delle piante crescono nelle aree che sono bagnate dall’ irrigazione. Nelle coltivazioni irrigate con i sistemi a goccia, le radici delle piante si trovano generalmente vicine alla zona bagnata da ogni gocciolatore. I fumiganti, che sono completamente solubili in acqua, sono veicolati dall’acqua stessa e distribuiti vicino a tutte le aree dove le radici si sviluppano. Attraverso la Drip Fumigation, l’impiego delle linee gocciolanti rappresentano la scelta più conveniente per il controllo delle malattie del terreno. L’applicazione dei fumiganti attraverso le linee gocciolanti permette di ridurre il rischio potenziale di esposizione degli operatori ai pericoli di intossicazione perché il sistema di distribuzione non costringe i lavoratori ad essere in campo durante la distribuzione. I migliori risultati si ottengono quando la linea gocciolante è sistemata sotto un telo plastico di copertura o pacciamante. L’uniformità di distribuzione è un importante elemento da considerare quando si applicano i fumiganti attraverso i sistemi irrigui a goccia. Il sistema dovrebbe essere suddiviso in settori con vari ordini di grandezza tali da permettere una distribuzione più uniforme possibile in tutto il campo. Linee guida per la Drip Fumigation e la preparazione del terreno. Il terreno dovrebbe essere lavorato, preparato e pulito da tutti i residui della coltivazione precedente; effettuare una pre-irrigazione per far iniziare la germinazione dei semi delle erbe infestanti e per l’attivazione della carica patogena del terreno. I terreni preparati per la semina o il trapianto della nuova coltura dovrebbero essere liberi da zolle e da terreno impaccato ed indurito. La copertura di plastica non dovrebbe avere buchi o tagli. La preparazione del terreno e del letto di semina che normalmente era praticata per l’applicazione del bromuro di metile, è generalmente adeguato. Alcuni solchi o rotaie si dovrebbero rimuovere durante la posa della plastica per evitare di creare canali nel terreno che possono dare luogo ad una cattiva distribuzione dell’acqua e di conseguenza ad una cattiva distribuzione del fumigante. Per l’applicazione della fumigazione in terreni con pendenze, essi dovrebbero avere la linea di pendenza lungo il contorno del campo, in pratica le linee non dovrebbero andare in salita o in discesa. La distribuzione di poca o di tanta acqua comporterà una difformità nella distribuzione del fumigante. Il calcolo dell’acqua Per assicurare un ottimale controllo dei fumiganti e degli agrofarmaci distribuiti con l’irrigazione, è senza dubbio necessario calcolare bene la giusta quantità di acqua da apportare. Una quantità d’acqua troppo piccola può dare luogo ad una limitata distribuzione di fumigante con alta volatilizzazione ed elevate perdite. Può provocare anche una precipitazione di fumigante nelle condotte irrigue. Ugualmente anche un’elevata quantità di acqua può causare problemi dovuti ad una riduzione della concentrazione del fumigante e diminuirne l’efficacia. I fumiganti possono muoversi oltre il limite di bagnatura inferiore del terreno e dilavarsi. Un trattamento ben fatto deve mantenere il fumigante all’interno dell’area bagnata del terreno. Applicazioni di fumiganti in poca quantità d’acqua possono dare luogo ad un’insufficiente distribuzione di prodotto con perdite per volatilizzazione e di conseguenza un minore controllo dei patogeni presenti nel terreno. In sintesi, applicare il fumigante con una piccola quantità di acqua può darà luogo alla precipitazione del fumigante nelle condutture irrigue se le concentrazioni eccedono i loro limiti di solubilità. Al contrario, con una più grande quantità di acqua irrigua, si può avere una migliore distribuzione del fumigante nel terreno con minori perdite di fumigante per volatilizzazione. Questo accade aumentando la quantità di fumigante nella fase acquosa e di conseguenza decrescendo lo spazio di aria totale disponibile per la diffusione del fumigante nel terreno. In ogni caso, eccessive quantità d’acqua dovrebbero essere evitate e la concentrazione del fumigante non dovrebbe essere inferiore a 250 ppm altrimenti è probabile che l’efficacia del fumigante diminuisca. Nei terreni sabbiosi e/o nei suoli sabbiosi con alta percentuale di limo, il movimento laterale dell’acqua è limitato e ciò può essere un limite per la uniformità della fumigazione. La portata e la distanza della linea gocciolante Le linee gocciolanti dovrebbero offrire un’elevata uniformità di distribuzione. Questo richiede l’uso di un impianto irriguo ben progettato, con la corretta scelta delle portate, delle pressioni di esercizio e delle distanze dei gocciolatoi. L’impianto irriguo non dovrebbe avere problemi di occlusioni dei gocciolatoti e dovrebbe essere testato e dimensionato per lo specifico utilizzo della fumigazione. È imperativo usare materiali di buona qualità, sia come componenti dell’impianto irriguo stesso che per la linea gocciolante. Assolutamente non ci debbono essere rotture che possono provocare perdita di fumigante (a causa della sua tossicità). Le distanze dei gocciolatori lungo la linea gocciolante devono essere dimensionate in modo tale da permettere una completa bagnatura del terreno. Source: University of California FITOPATIE Per Fitopatie, si intendono le malattie delle piante. Di queste il sito tratta quel gruppo di malattie causate da una patologia (fungina, virale o batterica) e da una disfunzione fisiologica o nutrizionale, che hanno motivo di rapporto con la tecnica della fertirrigazione. Necrosi apicale o Blossom-End Rot (B.E.R). Una fisiopatia causata da una carenza in calcio nella pianta e da uno squilibrio idrico-traspiratorio.
La necrosi si presenta di forma circolare all’estremità del frutto. All’inizio compare come una macchia biancastra, che poi si annerisce con una depressione. Questo è spesso l’unico sintome che compare. Si possono avere alcuni casi di attacco precoce, con la comparsa di necrosi accompagnate da un appassimento ed essiccamento dei germogli apicali e dei fiori. All’interno dei frutti si può manifestare un danno sotto forma di macchie di colore nerastro. I sintomi compaiono fin dall’inizio delle fasi di crescita del frutto (circa 2 settimane dopo l’impollinazione). Questo momento critico è causato da un effetto di diluizione della sostanza secca nel frutto dovuto ad una moltiplicazione veloce delle cellule, associato ad un tenore in calcio ancora basso. Il rischio aumenta quando la concentrazione in calcio nel frutto scende al di sotto dello 0,12% della sostanza secca e la necrosi è assicurata sotto un valore di 0.08%. Necrosi, da non confondere con i sintomi situati verso il peduncolo del frutto, causati da Alternaria dauci f. sp. Solani. Il Blosson End Rot colpisce numerosi ortaggi, ma sul pomodoro i sintomi sono molto caratteristici, molto di più di quelli che compaiono sul peperone. Nel caso del peperone, bisogna fare tuttavia attenzione ha non confondere i sintomi della necrosi apicale con un semplice colpo di sole (macchie beige/rosa chiaro). Bisogna prendere in considerazione tutti i fattori che favoriscono la carenza di calcio nella zona apicale del frutto. La comparsa dei sintomi di solito è dovuta all’interazione simultanea di parecchi fattori, senza dimenticare che sia la traspirazione delle piante che il contenuto idrometrico della serra svolgono una funzione importante sulla traslocazione xilematica del calcio. Un contenuto di calcio insufficiente al livello dei frutti al momento della espansione cellulare, è tra le principali cause della fisiopatia. Il calcio, prima di raggiungere la zona apicale del frutto, deve superare vari livelli, che si possono considerare distinti in cinque principali situazioni. A ciascuno di questi livelli, la concentrazione del calcio rischia di diminuire pericolosamente: 1) Mananza di Calcio nella soluzione nutritiva. 2) Cattiva assimilazione del Calcio da parta delle radici. 3) Cattivo trasporto del calcio verso i frutti. 4) Una diluizione eccessiva del calcio causata da una crescita troppo rapida. 5) Un sistema xilematico insufficiente o eterogeneamente ripartito. 1) Mananza di Calcio nella soluzione nutritiva. Non sempre la carenza in calcio è all’origine del blossom end rot, spesso di fronte ai primi sintomi di BER gli agricoltori reagiscono d’impulso ed aggiungono calcio nella vasca della soluzione madre. Alla presenza di condizioni a rischio (tempo secco, caldo, ecc….) e con una varietà sensibile, in effetti, viene consigliato un apporto di calcio sottofroma di Cloruro di calcio, in un unico passaggio alla fine della giornata oppure con Nitrato di calcio nel caso di concentrazione elevata in cloro nell’acqua d’irrigazione. Il problema nelle coltivazioni in substrato, spesso è causato da un’errata gestione del drenaggio. Siccome il Ca, il Mg ed l’N sono degli elementi mobili facilmente dilavabili nella soluzione nutritiva del substrato di coltivazione, è necessario tenerne conto ed aumentare i dosaggi di Mg e di Ca in caso di forti drenaggi (>30%). Non è possibile risolvere questo problema diminuendo il drenaggio perché in questo modo si rischia di aumentare la EC. Ma è possibile intervenire con altre azioni, come per es. migliorare l’umidità e la sua omogenea distribuzione dei moduli di coltivazione, ridurre l’apporto di K+ e NH4+, evitare la presenza degli ioni di accumulo come il sodio (Na), i solfati (SO4), il cloro (Cl) ed effettuare interventi fertirrigui notturni. Infatti, gli agricoltori che vogliono risparmiare del fertilizzante diminuendo la EC, intervengono diminuendo il drenaggio (indirettamente si ottiene una concentrazione dei sali nella soluzione nutritiva), in questo modo però si favorisce lo squilibrio della soluzione nutritiva contenuta nel substrato ed assorbita dalla pianta. Per esempio, durante una settimana luminosa, se si porta una soluzione nutritiva correttamente equilibrata ad un valore EC di 1.8 mS/cm e con un drenaggio giornaliero basso del 10% (giusto per assicurare un apporto di acqua sufficiente), si rischia di incorrere in 2 problemi: a) con un valore di drenaggio cosi basso, si mette a rischio la sicurezza dell’apporto idrico alla pianta; b) un qualsiasi guasto dell’impianto irriguo nel mezzo della giornata, o un consumo idrico un pò più importante di certe varietà, o una rete idrica sporca, possono causare un valore eterogeneo di umidità nel substrato. 2) Cattiva assimilazione del Calcio da parta delle radici. Ciò proviene o da un antagonismo calcico, o da un limitato sviluppo radicale. Trascurato spesso dai produttori, lo stato di salute del sistema radicale condiziona direttamente l'assorbimento del calcio. Il 50% del calcio è assorbito dall'estremità delle giovani radici, per cui se non c’è un rinnovo radicale regolare si possono avere limitazione nell’assimilazione del calcio. Gli antagonismi calcici sono dovuti: A) alla concentrazione di ogni elemento nella soluzione nutritiva: Le prove condotte dal C.T.I.F.L e dall'I.N.R.A. in Francia in questi ultimi tre anni hanno dimostrato chiaramente l'importanza del rapporto K/Ca: la semplice diminuzione del potassio associato ad un tasso minimo di calcio permette di ridurre considerevolmente (da 4 a 5 volte meno rispetto ad un rapporto costante di 0.5) , il tasso di necrosi apicale. Difatti, il potassio è un elemento per il quale la pianta attua un consumo di lusso, e viene assimilato con priorità dalle radici, rispetto al calcio. Per specie e varietà sensibili al BER si consiglia di mantenere un rapporto K/Ca vicino al valore di 0.5 in primavera, e vicino al valore di 0.1-0.2 in estate. B) alla concorrenza mirata di altri elementi Generalmente le carenze indotte sono osservate a seguito di eccessi di potassio, magnesio, sodio ed azoto ammoniacale o per l'assenza di elementi sinergici per l'assorbimento del calcio come il fosforo o il cloro: 1) L’azoto ammoniacale ed il potassio sono gli elementi più facilmente assimilabili da parte delle piante. 2) L’apporto di Solfati e Sodio nella soluzione nutritiva deve essere controllata al fine di matenere nel substrato un tasso di Solfati inferiore a 15 meq/lt e per il Sodio un valore inferiore a 10 meq/lt (con una EC al drenaggio di 4 meq/l). 3) Il rapporto K/Ca + Mg, deve tendenzialmente avere una valore che si avvicina allo zero in estate. Attenzione: a) sebbene il cloro sia un elemento sinergico che favorisce l'assorbimento del calcio, non bisogna abusarne. L'accumulo di questo elemento nel substrato al di là di 6 meq/l per un EC di 4 mS/cm: - aumenta l’acidità dei frutti - favorisce la comparsa di difetti puntiformi dorati sul frutto di pomodoro - aumenta la EC del drenato - diminuisce il calibro dei frutti e di conseguenza la produzione - gestire il riciclaggio della soluzione nutritiva con soventi allontanamenti a paredere della soluzione. Nel caso di apporto di calcio come cloruro, è importante effettuare sempre un'analisi dell’acqua di partenza: Cl acqua + Cl concime < 1,5. b) l’eccesso di calcio sfavorisce o meglio limita l’assimilazione di alcuni microelementi come il ferro, il manganese, il boro, il rame e lo zinco, con possibili manifestazioni di carenze. C) alla modifica della reazione pH La maggior parte degli ioni sono più facilmente assimilati in soluzione acide. Il pH ottimale per una coltura in fuori-suolo, che è di 5.8, è preferibile mantenerlo entro un range di valore che va da 5.6 e 5.8 piuttosto che tra 5.8 e 6.2. 3) Cattivo trasporto del calcio verso i frutti. Continua in successivi articoli nei prossimi aggiornamenti del sito. Source: by University of Wisconsin-Madison, Dept. of Plant Pathology |
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