Fertirrigazione.it

Home page > Tecnica > Ambiente e sostenibilità

Ambiente e sostenibilità

Notizie Correlate
Agricoltura Biologica

05 Dicembre 2010

Agricoltura Biologica

E' il sistema produttivo che rispetta la salute dell'uomo e dell'ambiente, escludendo il ricorso a qualsiasi prodotto chimico di sintesi ed a qualsiasi organismo geneticamente modificato.

Energia fotovoltaica

12 Ottobre 2010

Energia fotovoltaica

Il funzionamento dei dispositivi fotovoltaici si basa sulla capacità di alcuni materiali semiconduttori, opportunamente trattati, di convertire l'energia della radiazione solare in energia elettrica in corrente continua senza bisogno di parti meccaniche..

BIOPLAST 200: amido di patate per pellicole inodori

10 Ottobre 2010

BIOPLAST 200: amido di patate per pellicole inodori

Dalla tedesca BIOTEC un nuovo biomateriale termoplastico completamente nuovo, biodegradabile 100%.

Il clima

25 Maggio 2010

Il clima

Nozioni di base per conoscere il complesso sistema nel quale tutti gli esseri viventi, vegetali ed animali, nascono e si sviluppano.

L'Agrometeorologia

22 Maggio 2010

L'Agrometeorologia

E' l'applicazione delle conoscenze meteorologiche in agricoltura, tenuto conto dei rapporti tra atmosfera, suolo e vegetazione.

Effetto serra

21 Maggio 2010

Effetto serra

L'effetto serra è un fenomeno naturale che fa parte dei complessi meccanismi di regolazione dell'equilibrio termico di un pianeta o di un satellite grazie alla presenza di un'atmosfera contenente alcuni gas detti appunto gas serra.

Agricoltura biologica: un nuovo regolamento promuoverà lo sviluppo del settore "bio" in Europa

03 Febbraio 2009

Agricoltura biologica: un nuovo regolamento promuoverà lo sviluppo del settore "bio" in Europa

Dal 1 gennaio 2009 è entrato in vigore il nuovo Reg. (CE) 834/2007, che abroga l'attuale Reg. (CEE) 2092/91.

La politica agricola comune (PAC). Valutazione dello stato di salute della PAC

01 Giugno 2008

La politica agricola comune (PAC). Valutazione dello stato di salute della PAC

Una modifica "in corsa della PAC" che spezzerà ancor più il legame tra pagamenti diretti e produzione, consentendo agli agricoltori di rispondere ai segnali del mercato.

Smaltimento rifiuti agricoli: iter burocratico incerto

26 Ottobre 2010

Smaltimento rifiuti agricoli: iter burocratico incerto

Il problema dei rifiuti prodotti nell’esercizio dell’attività agricola è rilevante, considerati gli impatti negativi che possono causare sull’ambiente, se non correttamente smaltiti, e gli adempimenti burocratici amm.vi che il produttore deve rispettare.

Film biodegradabili

12 Ottobre 2010

Film biodegradabili

Prove sperimentali per la protezione delle colture. Un po’ datate ma di sicuro interesse.

Irrigazione e clima

26 Settembre 2010

Irrigazione e clima

L'analisi di due climatologi indica che l'utilizzo intensivo delle tecniche di irrigazione riesce in alcune regioni a contrastare temporaneamente gli effetti del riscaldamento globale.

Sempre più indispensabile regolare l'offerta idrica

26 Settembre 2010

Sempre più indispensabile regolare l'offerta idrica

A causa dei cambiamenti climatici e della crescente pressione demografica, la gestione dell'acqua è una delle principali sfide alle quali è confrontato il pianeta. Intervista a Julia Bucknall, responsabile dell'unità acqua in seno alla Banca mondiale.

Acqua dolce

26 Settembre 2010

Acqua dolce

L'acqua dolce costituisce il 2,5% delle risorse idriche del pianeta.

Eolico: tutte le ultime novità da Italia, America ed Europa

26 Settembre 2010

Eolico: tutte le ultime novità da Italia, America ed Europa

Qualche aggiornamento sugli impianti eolici per i quali, nelle ultime settimane, ci sono importanti notizie.

Ispra: allarme biodiversità

28 Agosto 2010

Ispra: allarme biodiversità

Perdita di biodiversità, rischio di frane elevato e progressiva salinizzazione delle coste. Sono questi tre dei temi caldi affrontati oggi nel corso della presentazione dell’Annuario dei dati ambientali 2009 dell’Ispra.

Tutte le rinnovabili del mondo

24 Luglio 2010

Tutte le rinnovabili del mondo

Mappa Interattiva delle Rinnovabili: uno strumento dove sono riunite molte informazioni di diversa natura sulle politiche mondiali relative al settore delle energie rinnovabili.

Le precipitazioni atmosferiche

24 Maggio 2010

Le precipitazioni atmosferiche

Le precipitazioni o idrometeore possono avvenire in forma liquida o in forma solida, esse sono: la pioggia, la neve, la grandine, la rugiada e la brina.

La Pioggia

24 Maggio 2010

La Pioggia

La pioggia è la forma più comune di precipitazione atmosferica e si forma quando gocce separate di acqua cadono al suolo da delle nuvole.

La Neve

24 Maggio 2010

La Neve

La neve è una forma di precipitazione nella forma di acqua ghiacciata cristallina che consiste in una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio tutti aventi di base la forma esagonale ma ognuno di tipo diverso.

La Rugiada

24 Maggio 2010

La Rugiada

E' una precipitazione che compare sul suolo e sulla vegetazione; essa si forma durante le notti calme e serene, quando il vapore acqueo contenuto nell'aria viene a contatto con superfici rese fresche dall'irraggiamento e condensa in gocce d'acqua.

La Brina

24 Maggio 2010

La Brina

La brina è un deposito di ghiaccio granuloso dall'aspetto cristallino a forma di scaglie o aghi che si forma per brinamento del vapore acqueo presente in atmosfera.

La Grandine

24 Maggio 2010

La Grandine

La grandine è un tipo di precipitazione atmosferica formata da tanti pezzi di ghiaccio (chiamati comunemente "chicchi di grandine"), generalmente sferici, che cadono dalle nubi cumuliformi più imponenti, i cumulonembi.

Le temperature cardinali

20 Maggio 2010

Le temperature cardinali

Le temperature ad di sotto e al di sopra delle quali una funzione vitale della pianta si arresta si dicono cardinali.

ECO.IDRI.FLOR.

07 Maggio 2010

ECO.IDRI.FLOR.

Presentazione dei risultati finali del Progetto di Ricerca “ECO-efficienza della gestione IDRIca nel FLORovivaismo: risorse, tecnologie e sistemi per l’ottimizzazione” - Pescia, 10 Giugno 2010.

Eolo corre in soccorso al clima

17 Febbraio 2010

Eolo corre in soccorso al clima

Se il chilowatt più pulito è quello non consumato - il primo giacimento di energia pulita è davvero l'efficienza e il risparmio - certamente ogni chilowatt prodotto con il sole o il vento evita l'emissione in atmosfera di diversi ettogrammi di CO2.

Impianto fotovoltaico galleggiante

08 Dicembre 2009

Impianto fotovoltaico galleggiante

In Italia la prima tecnologia fotovoltaica galleggiante è stata realizzata a Solarolo, in provincia di Ravenna, grazie alla collaborazione tra gli studi di progettazione di Daiet e del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale.

Clicca per Ingrandire

Bandiera UE

    Nel codice di buona pratica agricola (CBPA), relativo alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (Direttiva CEE 91/676), vengono incoraggiate quelle tecniche con le quali la concimazione azotata viene effettuata con poco anticipo rispetto ai momenti di fabbisogno (concimazione in copertura, fertirrigazione). Inoltre viene ribadita l'importanza di praticare la fertirrigazione con metodi irrigui che assicurino una elevata efficienza distributiva dell'acqua. 
    Nel caso di colture a ciclo breve, come lo è per molti ortaggi, (insalate, cavoli, zucchine, ravanelli, ecc.) il momento di somministrazione della concimazione passa in secondo piano, come misura di contenimento delle perdite per dilavamento dei nitrati rispetto al rischio, ben maggiore di un irrazionale eccesso di nitrati, spesso ricorrente in questo tipo di colture. 
    La dose di azoto deve assicurare una giusta risposta produttiva: si tratta di stabilire gli obiettivi di produzione, quelli che conciliano al meglio la redditivita della coltura per i produttori agricoli, l'approvvigionamento dei mercati secondo le esigenze dei consumatori e ridurre al minimo il rischio ambientale
    Occorre stimare i fabbisogni di azoto delle colture in base ai fabbisogni legati alle relative produttività, ed evitare eccessi clamorosi di concimazione azotata.

L'agricoltura, l'Europa e la PAC
  
Con una serie di semplici articoli faremo una sintesi dei fondamenti della nuova riforma PAC: “Interazione tra Agricoltura e ambiente”
Le questioni ambientali rivestono un ruolo fondamentale nella PAC (politica agricola comune). Due sono gli aspetti essenziali: l'integrazione delle problematiche ambientali nella normativa che disciplina la PAC e lo sviluppo di pratiche agricole che consentano di conservare l'ambiente e salvaguardare il paesaggio.
1) La riforma della PAC: prospettiva a lungo termine per un'agricoltura sostenibile.
2) L’agricoltura e l’ambiente

3)
Integrazione delle problematiche ambientali nella PAC
4) Condizionalità  -  Scarica PDF Condizionalità:
5) Misure agroambientali
6) Agricoltura e biodiversità
7) Risorse genetiche in agricoltura
8) Agricoltura e organismi geneticamente modificati
9) Agricoltura e cambiamento climatico
10) Agricoltura e protezione dei suoli
11) Agricoltura e nitrati
12) Agricoltura e acqua


1) La riforma della PAC: prospettiva a lungo termine per un'agricoltura sostenibile.
   Il 26 giugno 2003 i ministri europei dell'agricoltura hanno approvato una radicale riforma della politica agricola comune (PAC), che rivoluzionerà il modo in cui l'UE sostiene il settore agricolo. 
    La nuova PAC sarà orientata verso gli interessi dei consumatori e dei contribuenti e, nello stesso tempo, lascerà gli agricoltori liberi di produrre ciò che esige il mercato. Per evitare l'abbandono della produzione, gli Stati membri possono scegliere di mantenere ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione, a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti. 
    La concessione di questo nuovo "pagamento unico per azienda" sarà subordinata al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi che si renderanno reperibili grazie alla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende saranno messi a disposizione degli agricoltori per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali. 
    Il Consiglio ha inoltre deciso di rivedere i settori del latte, del riso, dei cereali, del frumento duro, dei foraggi essiccati e della frutta a guscio. Al fine di rispettare gli stretti vincoli di bilancio fissati per l'UE a 25 da qui al 2013, i ministri hanno convenuto di introdurre un meccanismo di disciplina finanziaria. La riforma rafforzerà anche la posizione negoziale dell'UE nelle trattative commerciali in corso nell'ambito dell'OMC. 
    I vari elementi della riforma entreranno in vigore nel 2005. Il pagamento unico per azienda entrerà in vigore nel 2005. Se uno Stato membro, a causa delle condizioni peculiari della sua agricoltura, ha bisogno di un periodo transitorio, può chiedere di applicare il pagamento unico per azienda a partire dal 2007.
Gli elementi salienti della riforma della PAC in breve:
   1) un pagamento unico per azienda agli agricoltori dell'UE, indipendente dalla produzione; alcuni elementi degli aiuti accoppiati possono essere mantenuti, in misura limitata, per evitare l'abbandono della produzione;
   2) il pagamento sarà condizionato al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, sanità animale e vegetale e protezione degli animali, come pure all'obbligo di mantenere la terra in buone condizioni agronomiche ed ecologiche (la cosiddetta "condizionalità");
   3) potenziamento della politica di sviluppo rurale, cui verranno destinati maggiori stanziamenti, nuove misure a favore dell'ambiente, della qualità e del benessere animale, nonché per aiutare gli agricoltori ad adeguarsi alle norme di produzione UE a partire dal 2005;
   4) riduzione dei pagamenti diretti alle grandi aziende ("modulazione") allo scopo di finanziare la nuova politica di sviluppo rurale;
   5) un meccanismo di disciplina finanziaria inteso ad impedire che venga superato il bilancio agricolo fissato fino al 2013;
   6) ritocchi alla politica dei mercati agricoli: a) riduzione asimmetrica dei prezzi nel settore lattiero-caseario: il prezzo d'intervento del burro sarà ridotto del 25% in quattro anni, il che rappresenta un ulteriore taglio del 10% rispetto all'Agenda 2000, mentre per il latte scremato in polvere è stata decisa una riduzione del 15% in tre anni, come convenuto nell'Agenda 2000; b) gli incrementi mensili nel settore dei cereali saranno dimezzati, ma sarà mantenuto l'attuale prezzo d'intervento;  c) riforme nei comparti riso, frumento duro, frutta a guscio, patate da fecola e foraggi essiccati.

2) Agricoltura e ambiente
   Le questioni ambientali rivestono un ruolo fondamentale nella politica agricola comune. Due sono gli aspetti essenziali: l'integrazione delle problematiche ambientali nella normativa che disciplina la PAC e lo sviluppo di pratiche agricole che consentano di conservare l'ambiente e salvaguardare il paesaggio
     La metà della superficie dell'Unione europea è adibita all'agricoltura. Ciò è sufficiente a dimostrare l'importanza che l'attività agricola riveste per l'ambiente naturale dell'UE. L'interazione fra agricoltura e natura è profonda. Nel corso dei secoli l'agricoltura ha contribuito alla creazione e alla salvaguardia di una grande varietà di habitat seminaturali di elevato pregio. Al giorno d'oggi sono proprio questi habitat che plasmano la maggioranza dei paesaggi dell'UE ed ospitano molte specie della sua ricca fauna selvatica. L'agricoltura è inoltre fonte di reddito per una comunità rurale diversificata che non soltanto rappresenta un bene insostituibile della cultura europea ma svolge anche un ruolo fondamentale nel preservare l'equilibrio dell'ambiente. 
   I legami esistenti fra la ricchezza dell'ambiente naturale e le pratiche agricole sono complessi. Mentre la salvaguardia di molti habitat di grande pregio in Europa è affidata all'agricoltura estensiva, dalla quale dipende anche la sopravvivenza di una grande varietà di animali selvatici, le pratiche agricole possono anche incidere negativamente sulle risorse naturali. L'inquinamento del suolo, dell'acqua e dell'aria, la frammentazione degli habitat e la scomparsa della fauna selvatica possono essere frutto di pratiche agricole e di un utilizzo della terra inappropriati. 
    E' per questa ragione che le politiche dell'UE, segnatamente la politica agricola comune (PAC), mirano sempre più a prevenire i rischi di degrado ambientale, incoraggiando al tempo stesso gli agricoltori a continuare a svolgere un ruolo positivo nella salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente grazie a misure mirate di sviluppo rurale e contribuendo a garantire la redditività dell'agricoltura nelle diverse regioni dell'UE. 
    La strategia agroambientale della PAC è mirata in larga parte a migliorare la sostenibilità degli ecosistemi agricoli. Le misure adottate per integrare nella PAC le problematiche ambientali comprendono requisiti di tipo ambientale (condizionalità) e incentivi (ad es., ritiro di superfici dalla produzione) inseriti nella politica di mercato e dei redditi, come pure misure ambientali mirate nel quadro dei programmi di sviluppo rurale (ad es., regimi agroambientali). 
   Informazioni dettagliate sul contributo della PAC alla sostenibilità ambientale e sul ruolo di altre misure di tipo politico e normativo per consentire alla UE di centrare gli obiettivi globali di sostenibilità ambientale figurano nella scheda "Agricoltura e ambiente"[601 KB]

3) Integrazione delle problematiche ambientali nella PAC
    La Comunità si propone di ottenere un corretto equilibrio tra una produzione agricola competitiva e il rispetto della natura e dell’ambiente. 
    Il processo di integrazione fa riferimento all’adozione di misure di tutela dell’ambiente nell’ambito delle diverse politiche comunitarie. Ciò impone di perseguire attivamente un rapporto equilibrato tra la politica agricola e quella ambientale.  
    Il Consiglio europeo di Cardiff (1998) ha chiesto a tutti i servizi competenti del Consiglio di tracciare le loro strategie per integrare la problematica ambientale e giungere allo sviluppo sostenibile nei rispettivi settori di pertinenza. Ciò ha dato il via al cosiddetto processo di Cardiff e i Consigli europei successivi hanno riaffermato l’impegno a integrare le problematiche attinenti all’ambiente e allo sviluppo sostenibile in tutte le politiche comunitarie e a mettere a punto indicatori adeguati per monitorare tale processo. 
    Il Consiglio europeo di Helsinki (1999) ha adottato la Strategia per integrare nella PAC la dimensione ambientale. La strategia di integrazione fissa obiettivi specifici come: qualità e uso equilibrato dell’acqua, riduzione dei rischi dei prodotti agrochimici, riduzione del degrado del suolo, cambio climatico e qualità dell’aria, tutela della biodiversità e del paesaggio.
Integrare nella PAC i requisiti di tutela dell’ambiente 
    A partire dall’agenda 2000, la politica agricola comune è fondata su due pilastri: l’orientamento al mercato e ai redditi (1° pilastro) e lo sviluppo sostenibile delle zone rurali (2° pilastro). La riforma PAC del 2003 ha fatto fare un miglioramento all'integrazione ambientale mediante l’adozione di misure nuove o modificate per promuovere la tutela dell’ambiente agricolo in ambedue i pilastri. 
    La condizionalità costituisce lo strumento principale della politica di mercato e dei redditi. La riforma della PAC del 2003 introduce il disaccoppiamento della maggior parte degli aiuti diretti dalla produzione. 
    A partire dal 2005 (o, al più tardi dal 2007), sarà adottato un regime di pagamento unico basato sugli importi storici di riferimento. Ciò si tradurrà nella riduzione di molti degli incentivi accordati alla produzione intensiva, ritenuti all'origine dell'aumento dei rischi ambientali. Il secondo pacchetto della riforma (2004) dei regimi di mercato per i settori del Mediterraneo ha confermato la svolta avviata con la riforma del 2003. Per i settori interessati (olio d'oliva, cotone, tabacco e luppolo) una parte rilevante dei pagamenti attualmente legati alla produzione confluirà nel regime di pagamento unico disaccoppiato che avrà inizio nel 2006. 
    Per quanto riguarda la politica dello sviluppo rurale,  il rispetto di requisiti ambientali minimi costituisce una delle condizioni essenziali per beneficiare di aiuti nel quadro di diverse misure di sviluppo rurale, come investimenti nelle aziende agricole, insediamento di giovani agricoltori, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Inoltre, solo un impegno in senso ambientale al di sopra del livello di riferimento delle  buone pratiche agricole (BPA) consente di accedere ai pagamenti agroambientali. Anche per ottenere il sostegno alle zone svantaggiate è necessario rispettare le prescrizioni delle BPA
    La complessità della relazione tra agricoltura e ambiente − processi dannosi e benefici, diversità delle condizioni locali e dei sistemi di produzione − ha condizionato le modalità di integrazione delle questioni ambientali nella PAC. Per comprendere questa relazione è fondamentale il concetto di buone pratiche agricole definito come l'insieme dei metodi colturali che un agricoltore diligente impiegherebbe nella regione interessata. Ciò implica quantomeno il rispetto della legislazione comunitaria e nazionale in materia di ambiente. Le BPA prevedono, infatti, il rispetto delle disposizioni della direttiva sui nitrati e l’uso di prodotti fitosanitari.
   Tuttavia, qualora la società chieda agli agricoltori di conseguire obiettivi di protezione dell’ambiente che superano il livello di riferimento delle buone pratiche agricole, con conseguenti costi o riduzioni di reddito per gli agricoltori, essa deve contribuire, mediante le misure agroambientali, ai servizi ambientali forniti.

4) Condizionalità
    A condizione che siano rispettati i requisiti di protezione dell’ambiente.
Il principio secondo il quale gli agricoltori devono rispettare i requisiti di protezione dell’ambiente per poter beneficiare delle misure di sostegno del mercato è stato inserito nella riforma dell’Agenda 2000. La riforma della PAC del 2003 ha assegnato maggiore importanza alla condizionalità, divenuta obbligatoria. 
    La riforma della PAC dell’Agenda 2000 stabilisce che gli Stati membri adottino le misure ambientali che ritengono appropriate tenuto conto della situazione specifica dei terreni agricoli utilizzati o della produzione interessata. Questa disposizione è stata inserita nel “regolamento orizzontale” (n. 1259/1999) che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori. 
    Gli Stati membri avevano tre opzioni per rispettare tale disposizione: 1) fornire aiuti alle iniziative agroambientali, 2) stabilire requisiti generali obbligatori in materia di ambiente (sulla base della legislazione ambientale) e 3) fissare norme specifiche in materia di ambiente. Agli agricoltori che non rispettano le norme in materia ambientale devono essere comminate sanzioni adeguate, che possono prevedere la riduzione e addirittura la soppressione degli aiuti diretti. Esempi di requisiti ambientali sono l’aderenza a tassi massimi di carico per i bovini e gli ovini, il rispetto dei volumi massimi di fertilizzanti consentiti per ettaro, la conformità alle norme che disciplinano la coltura di terreni in pendenza e l’osservanza delle norme specifiche relative all’uso di prodotti fitosanitari. 
    A partire dal 2005 tutti gli agricoltori che beneficiano di pagamenti diretti saranno soggetti alla condizionalità obbligatoria (regolamento CE n. 1782/2003 del Consiglio e regolamento n. 796/2004 della Commissione). Sono 19 gli atti legislativi in materia di ambiente, sanità pubblica, salute delle piante e degli animali e benessere degli animali che si applicano direttamente a livello dell’azienda e gli agricoltori saranno sanzionati in caso di mancato rispetto degli stessi (soppressione parziale o integrale dell’aiuto diretto). I beneficiari di aiuti diretti saranno inoltre tenuti a mantenere tutte le superfici in buone condizioni dal punto di vista sia agricolo che ambientale. Tali condizioni saranno definite dagli Stati membri e dovrebbero includere norme relative alla protezione del suolo, alla conservazione della materia organica e della struttura del suolo, alla conservazione degli habitat e del paesaggio, inclusa la protezione dei pascoli permanenti. Inoltre gli Stati membri devono assicurarsi anche che non si verifichi una diminuzione nelle superfici totali di pascolo permanente, se necessario vietandone la conversione in terreno arabile.
La riforma della PAC: prospettiva a lungo termine per un’agricoltura sostenibile 
    Il 26 giugno 2003 i ministri europei dell’agricoltura hanno approvato una radicale riforma della politica agricola comune (PAC), che rivoluzionerà il modo in cui l’UE sostiene il settore agricolo. La nuova PAC sarà orientata verso gli interessi dei consumatori e dei contribuenti e, nello stesso tempo, lascerà gli agricoltori liberi di produrre ciò che esige il mercato. Per evitare l’abbandono della produzione, gli Stati membri possono scegliere di mantenere ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione, a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti. La concessione di questo nuovo "pagamento unico per azienda" sarà subordinata al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi che si renderanno reperibili grazie alla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende saranno messi a disposizione degli agricoltori per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali. Il Consiglio ha inoltre deciso di rivedere i settori del latte, del riso, dei cereali, del frumento duro, dei foraggi essiccati e della frutta a guscio. 
    Al fine di rispettare gli stretti vincoli di bilancio fissati per l’UE a 25 da qui al 2013, i ministri hanno convenuto di introdurre un meccanismo di disciplina finanziaria. La riforma rafforzerà anche la posizione negoziale dell’UE nelle trattative commerciali in corso nell’ambito dell’OMC. I vari elementi della riforma entreranno in vigore nel 2004 e nel 2005. Il pagamento unico per azienda entrerà in vigore nel 2005. Se uno Stato membro, a causa delle condizioni peculiari della sua agricoltura, ha bisogno di un periodo transitorio, può chiedere di applicare il pagamento unico per azienda a partire dal 2007.

5)Misure agroambientali
    Finalizzate alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia del paesaggio 
    L’UE mette in atto delle misure agroambientali di sostegno alle pratiche agricole finalizzate a contribuire alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia del paesaggio, andando oltre il livello di base delle "buone pratiche agricole" (BPA). 
    Oltre al principio in base al quale gli agricoltori dovrebbero rispettare requisiti ambientali minimi per beneficiare dei pagamenti diretti ("condizionalità"), un altro principio basilare della strategia comunitaria di integrazione delle problematiche ambientali nella PAC prevede che qualora la società esiga dagli agricoltori servizi ambientali che superano i requisiti minimi, tali servizi dovrebbero essere finanziati mediante le misure agroambientali. 
    Nell’ambito della politica di sviluppo rurale, la Comunità offre una serie di misure per promuovere la tutela dell’ambiente agricolo e la sua biodiversità. Attraverso aiuti a favore delle zone svantaggiate e misure agroambientali che prevedono, rispettivamente, l’applicazione o il superamento delle consuete buone pratiche agricole. 
    I regimi agroambientali sono stati introdotti nella politica agricola della UE verso la fine degli anni Ottanta come strumento per sostenere determinate pratiche agricole finalizzate a contribuire alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia del paesaggio. La riforma della PAC del 1992 ha reso obbligatoria l’attuazione di programmi agroambientali da parte degli Stati membri nell’ambito dei loro piani di sviluppo rurale. La riforma della PAC del 2003 ha confermato l’obbligatorietà dei regimi agroambientali per gli Stati membri e la facoltatività degli stessi per gli agricoltori. 
    Gli agricoltori che si impegnano, per un periodo minimo di cinque anni, ad adottare tecniche agricole rispettose dell’ambiente, che vadano oltre le consuete buone pratiche agricole, ricevono in cambio aiuti a titolo di compensazione dei costi supplementari e delle perdite di reddito dovute al fatto di aver modificato le pratiche agricole. 
    Qualche esempio di impegni previsti dai regimi agroambientali a livello nazionale/regionale:
1)Estensivizzazione agricola rispettosa dell’ambiente;
2)Gestione dei sistemi di pascoli a scarsa intensità;
3)Gestione integrata delle aziende agricole e agricoltura biologica;
4)Tutela del paesaggio e di elementi caratteristici forgiati dal tempo quali siepi, fossi e boschi;
5)Salvaguardia degli habitat di alto valore naturale e della relativa biodiversità. 
    Nell’Unione europea la quota dei terreni agricoli inseriti nelle misure agroambientali sul totale delle superfici agricole è aumentata, passando dal 15% del 1998 al 27% del 2001. I dati del 2001 includono tutti i nuovi contratti firmati nel 2000 e nel 2001 nel quadro del regolamento n. 1257/1999, relativi a 16 milioni di ettari, e gli impegni in corso relativi al precedente regolamento (CE) n. 2078/92, che rappresentano tuttora 18 milioni di ettari. Inoltre nel 2001 erano in corso 8.442 contratti agroambientali a sostegno delle razze animali in pericolo, relativi a 60.568 capi di bestiame.

6) Agricoltura e biodiversità
    La UE ha adottato una serie di misure a sostegno della biodiversità agricola 
    Praticata su gran parte del territorio dell’Unione europea, l’agricoltura contribuisce a preservare molte specie e habitat specifici. La UE ha adottato una serie di misure a sostegno della biodiversità agricola per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità, fissato per il 2010. 
    Il termine biodiversità ha un’accezione ampia e si riferisce alla varietà della vita e dei suoi processi. Questo concetto comprende tutte le forme di vita, dagli organismi monocellulari a quelli più complessi, nonché i processi, le vie e i cicli che aggregano gli organismi viventi in popolazioni, ecosistemi e paesaggi. 
    La biodiversità agricola include tutte le componenti della diversità biologica rilevanti per l’alimentazione e l’agricoltura e tutte le componenti della diversità biologica che costituiscono l’ecosistema agricolo: le varietà di animali, piante e microrganismi, a livello genetico, di specie e di ecosistemi, necessarie per le funzioni fondamentali dell’ecosistema agricolo e delle sue strutture e processi. 
    Due mutamenti di grande portata in campo agricolo hanno sovvertito l’equilibrio che esisteva tra agricoltura e biodiversità, ovvero l’intensificazione dei processi di produzione, da un lato, e la sottoutilizzazione del suolo, dall’altro. 
    La specializzazione, concentrazione e intensificazione della produzione agricola avvenute negli ultimi decenni sono diffusamente riconosciute come fattori che potrebbero minacciare la conservazione della biodiversità. Molte specie sono direttamente interdipendenti con l’agricoltura (ad esempio, varie specie avicole nidificano e trovano il nutrimento di cui hanno bisogno sui terreni agricoli). È tuttavia difficile separare gli effetti dei mutamenti intervenuti nell’uso del suolo da altri indotti dall’urbanizzazione e dall’aumento delle infrastrutture, fenomeni presenti anche nelle zone rurali. 
    Tuttavia, sane pratiche di gestione dell’agricoltura possono avere un’incidenza positiva sulla conservazione della flora e fauna selvatiche nella UE, come pure sulla situazione socio-economica delle zone rurali. Un’agricoltura di tipo tradizionale contribuisce alla salvaguardia di certi habitat naturali o seminaturali. In alcuni Stati membri della UE l’abbandono dei terreni e la rinuncia a una gestione tradizionale possono costituire una minaccia alla biodiversità nelle zone agricole. Pertanto, se si vuole raggiungere l’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità, fissato per il 2010, è di fondamentale importanza prevenire tali processi. 
    Nel 2001 è stato adottato il Piano d’azione a favore della biodiversità in agricoltura. Gli strumenti a disposizione della PAC, definiti dall’Agenda 2.000 e successive riforme, forniscono il quadro per integrare gli aspetti della biodiversità nella politica agricola della UE.
Il piano d’azione stabiliva le seguenti priorità: a) la promozione e il sostegno di pratiche e sistemi agricoli rispettosi dell’ambiente che, direttamente o indirettamente, vadano a beneficio della biodiversità; b) il sostegno alle attività agricole sostenibili in zone ricche dal punto di vista della biodiversità; c) il mantenimento e il potenziamento di buone infrastrutture ecologiche e la promozione di azioni volte a preservare varietà animali o vegetali locali o minacciate.
Tutte queste priorità sono sostenute mediante azioni nel campo della ricerca, della formazione e dell’istruzione. 
    La conservazione della biodiversità dipende in larga misura dall’applicazione sufficiente e mirata di misure previste dalla PAC, in particolare le indennità di compensazione per le zone svantaggiate e le misure agroambientali.

7) Risorse genetiche in agricoltura
    La conservazione e l’utilizzazione sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura sono essenziali ai fini dello sviluppo sostenibile della produzione agricola e delle zone rurali. 
    Nel Piano d’azione a favore della biodiversità in agricoltura, la Commissione ha proposto di avviare un nuovo programma comunitario concernente la conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzazione delle risorse genetiche in agricoltura.
Il nuovo programma comunitario, relativo al periodo 2004-2006, è stato adottato dal Consiglio il 24 aprile 2004 (Regolamento (CE) n. 870/2004).
Il nuovo programma promuoverà la diversità genetica e lo scambio di informazioni oltre a uno stretto coordinamento tra, da un lato, gli Stati membri reciprocamente e, dall’altro, gli Stati membri e la Commissione, ai fini della conservazione e dell’utilizzo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura.
Il nuovo programma è finalizzato a:
   • Finanziare misure per favorire la conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzazione delle risorse genetiche in agricoltura, che consentano di trattare la diversità vegetale e animale e che, in particolare, siano finalizzate a integrare l’ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale.
   • Promuovere le attività di conservazione in situ/nell’azienda agricola di risorse genetiche, che dovrebbero servire a favorire la conservazione di materiale genetico, varietà e razze, oltre che la caratterizzazione e l’utilizzo di tali varietà e razze in agricoltura secondo gli obiettivi della PAC per realizzare un’agricoltura sostenibile. Si tratta di azioni transnazionali che tengono conto, se opportuno, degli aspetti legati alle regioni biogeografiche.
   • Promuovere lo scambio di informazioni e uno stretto coordinamento tra, da un lato, gli Stati membri reciprocamente e, dall’altro, gli Stati membri e la Commissione per la conservazione e l’utilizzo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura, conformemente alle esigenze e alle necessità della politica agricola comune;
  • Favorire il coordinamento nell’ambito delle iniziative internazionali sulle risorse genetiche in agricoltura, in particolare nel contesto della convenzione sulla diversità biologica.

8) Agricoltura e organismi geneticamente modificati
    La legislazione UE sugli organismi geneticamente modificati (OGM) è in vigore fin dai primi anni ‘90 e tale quadro giuridico è stato via via sottoposto ad ampliamenti e miglioramenti. 
    La legislazione specifica è finalizzata a tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente dando vita nel contempo a un mercato unificato per la biotecnologia. Una parte significativa della legislazione UE in materia di OGM comprende l’emissione di organismi geneticamente modificati nell’ambiente. 
    Nel 2002 è stato avviato un processo di approvazione per l’emissione nell’ambiente o l’immissione sul mercato di qualsiasi OGM o di prodotti contenenti OGM o costituiti da essi.
Di seguito qualche esempio delle disposizioni contenute nel quadro giuridico:  
    a) valutazione dei rischi per l’ambiente e la salute umana costituiti dalla coltivazione o dall’immissione sul mercato di OGM; 
    b) esigenze di monitoraggio successivo alla messa in commercio, comprensivo degli effetti a lungo termine connessi all’interazione con altri OGM e l’ambiente; 
    c) obbligo di informare il pubblico; 
    d) obbligo per gli Stati membri di assicurare l’etichettatura e la tracciabilità in ogni fase dell’immissione sul mercato; 
    e) periodi di prima autorizzazione di immissione di OGM limitati ad un massimo di 10 anni; 
    f) obbligo di consultare gli esperti organizzati in comitati scientifici; 
    g) obbligo di consultare il Parlamento europeo in merito a decisioni per autorizzare l’immissione di OGM.
Da quando è entrata in vigore la legislazione sugli OGM, nei primi anni novanta,  nella UE è stata autorizzata l’immissione in commercio di 18 OGM. A partire dall’ottobre 1998, tuttavia, non è stata concessa nessun’altra autorizzazione. La normativa in materia di OGM è attualmente in fase di riesame.

9) Agricoltura e cambiamento climatico
    L’agricoltura è responsabile di circa il 10% delle emissioni di gas a effetto serra nella UE. E’ vero, tuttavia, che essa potrebbe anche contribuire a fornire soluzioni alle sfide dell’UE in materia di cambiamento climatico. Il Programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP), lanciato nel marzo 2000, contiene piani relativi alle modalità in cui l’UE manterrà gli impegni assunti nel protocollo di Kyoto per ridurre entro il 2012 le emissioni di gas a effetto serra (GHG) dell’8%.
Tre sono le principali fonti di emissioni GHG causate dall’agricoltura:
   a) emissioni di N2O (ossido di azoto) dal suolo, ascrivibili principalmente all’utilizzo di concimi azotati;
   b) emissioni di CH4 (metano) dovute alla fermentazione enterica - il 41% di tutte le emissioni di CH4 nell’UE proviene dal settore agricolo;
   c) emissioni di CH4 e di N2O dovute al trattamento del letame.
    I gruppi di lavoro ECCP sull’agricoltura e sui cosiddetti "carbon sinks", o "serbatoi di carbonio" (connessi ai terreni agricoli e alla silvicoltura) hanno individuato gli strumenti più efficaci per affrontare i problemi dei GHG nel settore agricolo nonché le modalità con cui l’agricoltura potrebbe incidere positivamente sul problema del cambio climatico. Essi hanno preso in esame misure suscettibili di ridurre i gas ad effetto serra, i loro effetti collaterali per l’ambiente e il potenziale impatto a livello socio-economico. 
    Il gruppo di lavoro ECCP sull’agricoltura si è occupato delle principali fonti di emissione di GHG nel settore agricolo.
Per quanto riguarda le emissioni GHG, il gruppo di lavoro ha individuato un potenziale tecnico corrispondente al 7,4% delle emissioni GHG provenienti dall’agricoltura. Tuttavia si è stimato che tale potenziale sia molto inferiore al potenziale di riduzione dei gas ottenibile con la produzione agricola di biocarburanti.
Le misure tecniche per la riduzione dei GHG prese in considerazione includono:
   a) incoraggiare l’utilizzo di fertilizzanti più efficaci per ridurne l’uso complessivo, processo già avviato nel quadro dell’esistente legislazione sui nitrati (la direttiva comunitaria sui nitrati [Scarica pdf]);
   b) introdurre il compostaggio e taluni miglioramenti nei sistemi di digestione anaerobica (ad esempio per la produzione di biogas) per risolvere il problema dei sottoprodotti e dei materiali di scarto biodegradabili;
   c) dare nuovo impulso alla produzione della biomassa, alla lavorazione del terreno basata su principi di tutela dell’ambiente e all’agricoltura biologica. 
    Il gruppo di lavoro ECCP sull’agricoltura e sui carbon sinks connessi ai terreni agricoli aveva come obiettivo generale di stimare il potenziale di cattura del carbonio offerto dai terreni agricoli nella UE. A questo scopo sono state analizzate misure di cattura del carbonio nei terreni agricoli, con particolare attenzione al potenziale di cattura e all’impatto ambientale e socio-economico. Inoltre, poiché il carbonio organico svolge un ruolo importante per le funzioni del suolo, quali fertilità, stabilità, struttura e capacità di stoccaggio dell’acqua; il gruppo ha messo in relazione la cattura del carbonio con altri aspetti più generali della protezione del suolo. 
    La cattura del carbonio può avvenire sia mediante una riduzione delle perturbazioni del suolo (dato che si ha una maggiore perdita di carbonio in forma di CO2 dai suoli arati che non dai suoli meno perturbati) sia aumentando l’apporto di carbonio al suolo. Allo stesso tempo è importante mantenere gli stock di carbonio esistenti e rallentare la perdita di carbonio dai suoli mediante migliori pratiche di gestione. 
    L’ulteriore sviluppo della biomassa agricola e rinnovabile potrebbe contribuire a ridurre le emissioni causate dall’energia e dai trasporti, giovando al settore agricolo. Le colture energetiche sono attualmente prodotte su terreni ritirati dalla produzione, ma si è ritenuto necessario ricorrere a misure supplementari. Così, la riforma PAC del 2003 ha introdotto un sistema di “credito energetico” che offre incentivi finanziari agli agricoltori affinché producano biomassa.

10) Agricoltura e protezione dei suoli
    La politica agricola comune migliora il criterio di rispetto buone pratiche agronomiche e delle condizioni ambientali finalizzate alla protezione del suolo dall’erosione e al mantenimento della sostanza organica nel suolo e della struttura del suolo. 
    I processi di degrado del suolo, quali la desertificazione, l’erosione, la diminuzione di sostanza organica presente nel suolo, l’inquinamento (ad esempio da metalli pesanti), l’impermeabilizzazione, la compattazione, la diminuzione della biodiversità e la salinizzazione possono far sì che il suolo perda la capacità di adempiere alle sue principali funzioni. Tali processi di degrado possono essere causati da pratiche agricole inadatte, quali una concimazione non equilibrata, un’eccessiva estrazione di acque sotterranee a fini di irrigazione, l’uso improprio di antiparassitari, il ricorso a macchinari pesanti oppure il sovraccarico di pascolamento. 
    Il degrado del suolo può essere provocato anche dall’abbandono di talune pratiche agricole; ad esempio, una maggiore specializzazione verso la coltura in pieno campo è stata spesso accompagnata dall’abbandono di sistemi tradizionali di rotazione delle colture e concimazione con sovescio, pratiche che in passato hanno contribuito a ripristinare il contenuto di materia organica del suolo. 
    Il sesto programma di azione in materia di ambiente sottolinea la necessità di una strategia UE per la protezione del suolo. Ciò permetterebbe di integrare vari programmi nazionali di protezione del suolo che si concentrano sulle esigenze specifiche delle condizioni topografiche e climatiche.
La commissione definisce iniziative a livello nazionale, individuando le lacune che potrebbero essere colmate a livello comunitario, oltre a delineare possibili azioni, inclusa una nuova normativa sull’uso di fanghi di depurazione in agricoltura e di compost, una proposta legislativa sul monitoraggio del suolo e relativo scadenzario. 
    Le misure agroambientali offrono l’opportunità di favorire l’accumulo di materia organica nel suolo, l’arricchimento della diversità biologica, la diminuzione dell’erosione del suolo, della contaminazione e della compattazione. Dette misure includono aiuti all’agricoltura biologica, pratiche ecologiche di lavorazione del terreno, protezione e mantenimento delle terrazze, impiego più sicuro degli antiparassitari, gestione integrata delle colture, gestione dei sistemi di pascolo a scarsa intensità, abbassamento della densità del bestiame ed uso del compost certificato.
Con la nuova riforma PAC, la condizionalità rafforzata comprende il rispetto dei criteri delle buone pratiche agricole e delle condizioni ambientali finalizzate alla protezione del suolo dall’erosione e al mantenimento della materia organica nel suolo e della struttura del suolo.

11) Agricoltura e nitrati
    La  direttiva UE sui nitrati è stata introdotta nel 1991 con due obiettivi principali: diminuire l’inquinamento delle acque causato dai nitrati provenienti da fonti agricole e prevenire ulteriore inquinamento.
La direttiva è gestita dagli Stati membri e comporta: il controllo della qualità dell’acqua in relazione all’agricoltura; la designazione delle zone vulnerabili ai nitrati; la definizione dei codici (facoltativi) delle buone pratiche agricole e delle misure (obbligatorie) da attuare in programmi di azione destinati alle zone vulnerabili ai nitrati. Per tali zone, la direttiva definisce anche un limite massimo di azoto proveniente dal letame che può essere cosparso per ettaro: 170 kg. N/ha/ per anno. 
    I codici delle buone pratiche agricole includono attività quali i periodi di applicazione, l’utilizzo di fertilizzanti nelle zone situate in prossimità di corsi d’acqua e su terreni in pendio, i metodi di conservazione del letame, i metodi di spargimento, di rotazione delle colture nonché altre misure di gestione dei terreni. I programmi di azione devono prevedere misure obbligatorie relative ai periodi di divieto dell’applicazione di determinati tipi di fertilizzanti, alla capacità dei depositi per effluenti, alle limitazioni all’applicazione di fertilizzanti (su pendii ripidi; su terreni saturi d’acqua, inondati, gelati o coperti di neve; nelle vicinanze di corsi d’acqua), nonché altre misure definite nei codici delle buone pratiche agricole. 
    L’applicazione della direttiva da parte degli Stati membri è un processo di una certa complessità. Finora, solo una minoranza di Stati membri ha applicato appieno la direttiva e la Commissione ha avviato diversi procedimenti di infrazione nei confronti degli Stati membri per mancata applicazione. Abbinare le buone pratiche agricole al rispetto delle norme vincolanti in materia di ambiente (incluse quelle relative alla direttiva comunitaria sui nitrati), come è stabilito nel quadro della politica di sviluppo rurale della UE, può contribuire al miglioramento dell’applicazione da parte degli Stati membri. 
    Con la riforma PAC del 2003, il rispetto delle norme obbligatorie derivanti dall’applicazione della direttiva sui nitrati rientra nel quadro delle misure della condizionalità rafforzata.

12) Agricoltura e acqua
    La politica agricola comune sostiene gli investimenti volti a migliorare lo stato delle infrastrutture di irrigazione e a consentire agli agricoltori di passare a tecniche di irrigazione più efficienti. Essa tutela inoltre la qualità delle acque in relazione agli antiparassitari e ai nitrati
    L’uso a fini agricoli dell’acqua costituisce il 30% circa dell’utilizzo complessivo dell’acqua nell’Unione europea. Nella maggior parte dei paesi dell’Europa meridionale (dove costituisce un elemento fondamentale) l’irrigazione rappresenta oltre il 60 % dell’uso dell’acqua; negli Stati membri settentrionali essa va da zero fino al 30 % e oltre. La quantità di acqua utilizzata a fini di irrigazione dipende da fattori quali il clima, il tipo di coltura, le caratteristiche del suolo, la qualità dell’acqua, le pratiche di coltivazione e i metodi di irrigazione.
   Sia come aggiunta artificiale alla disponibilità naturale, sia come compensazione alla variabilità stagionale delle piogge, l’irrigazione consente il miglioramento della produttività delle colture e la diminuzione dei rischi associati a periodi di siccità, rendendo possibile la coltivazione di colture più redditizie.
Tuttavia, l’irrigazione è anche fonte di numerose preoccupazioni di carattere ambientale, quali l’eccessiva estrazione di acqua dalle falde acquifere sotterranee, il fenomeno dell’erosione provocato dall’irrigazione, la salinizzazione del suolo, l’alterazione di habitat seminaturali preesistenti e le conseguenze secondarie dell’intensificazione della produzione agricola consentita dall’irrigazione. 
    La comunicazione della Commissione "Politiche di tariffazione per una gestione più sostenibile delle riserve idriche" enuncia i principi fondamentali delle politiche idriche, senza dimenticare di promuovere l’utilizzo sostenibile delle risorse idriche. Essa sottolinea altresì la necessità che le politiche di tariffazione dei servizi idrici riflettano l’intera gamma dei costi connessi alla fornitura e all’utilizzo di acqua. Questo principio è stato inserito di pieno diritto nella direttiva quadro in materia di acque, in virtù della quale gli Stati membri devono assicurare, al più tardi entro il 2010, che le politiche di tariffazione dei servizi idrici forniscano adeguati incentivi agli utenti affinché facciano ricorso alle risorse idriche in modo razionale e che i vari settori economici contribuiscano al recupero dei costi dei servizi idrici, inclusi quelli relativi all’ambiente e alle risorse. 
    Nel quadro delle misure di sviluppo rurale la PAC sostiene gli investimenti intesi a migliorare lo stato delle infrastrutture di irrigazione e a consentire agli agricoltori di passare a tecniche di irrigazione più efficienti (quali l’irrigazione a goccia) che richiedono l’estrazione di minori quantità d’acqua. Inoltre, i regimi agroambientali prevedono l’impegno a ridurre i volumi di irrigazione e ad adottare tecniche di irrigazione più efficaci.
Con la riforma PAC del 2003, il rispetto delle norme obbligatorie derivanti dall’applicazione della direttiva sulle acque sotterranee è inserito nel quadro della condizionalità rafforzata.
L’UE delibera anche in materia di protezione della qualità delle acque in relazione agli antiparassitari e ai nitrati.
Torna Su
Tratto da: http://europa.eu/

Documenti allegati