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La coltura su substrato della rosa

Come per le altre specie, anche per la rosa la scelta del substrato è determinante per la gestione della fertirrigazione e le implicazioni tecniche, economiche ed ecologiche che comporta.

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Rose in serra

Le principali caratteristiche del substrato da valutare sono:
- la durata nel tempo e la possibilità di riciclaggio;
- la reperibilità costante in loco ed i costi, in relazione al volume di materiale necessario nel sistema adottato (coltivazione in sacchi, in canaline, in vaso);
- la massa volumica apparente (ottimale tra 200 e 500 kg m-3) e la struttura, che deve garantire un solido ancoraggio della pianta ed avere buona porosità e capacità di ritenzione idrica;
- la stabilità nel tempo e la resistenza al compattamento ed alla riduzione di volume in fase di disidratazione, che causano lesioni alle radici. Un substrato ideale dovrebbe avere un volume lacunare del 75% (30-35% di porosità libera per l'aria e 35-40% per i liquidi), ed un grado di restringimento inferiore al 30% in volume;
- la ritenzione idrica, che deve essere tale da assicurare un'umidità costante ai livelli ottimali per le colture, perché se eccessiva può determinare problemi di asfissia o di raffreddamento dell'ambiente radicale;
- la Capacità di Scambio Cationico, che deve essere ridotta, e possibilmente nota, per consentire il dosaggio degli elementi nutritivi senza rischi di salinità eccessiva. In generale, i materiali organici presentano un'elevata CSC ed un alto potere tampone;
- la stabilità termica, che deve essere tale da contenere le escursioni termiche del substrato ed è direttamente correlata alla Capacità di Ritenzione Idrica;
- la sanità: il substrato deve essere privo di agenti patogeni (nematodi, funghi, insetti, ecc.), sostanze di origine naturale o residui dell'attività agricola o altre attività potenzialmente fitotossiche. Alcuni materiali inerti (argilla espansa, lana di roccia, vermiculite, perlite, polistirolo) presentano garanzie di sanità a seguito dei trattamenti subiti durante la lavorazione industriale, mentre in altri di origine naturale (cortecce, terricci di foglie, fibra di cocco), la possibile presenza di patogeni e/o sostanze dannose rappresenta un problema reale.
Un'importanza relativa nella scelta del substrato riveste il pH, che nelle coltivazioni su substrati chimicamente inerti dipende principalmente dalla soluzione nutritiva.
Caratteristiche fisiche del substrato come la porosità e la capacità di ritenzione influenzano la scelta del metodo, la frequenza ed il volume dell'intervento irriguo e la quantità di percolato. In particolare l'andamento della curva di ritenzione di un substrato riflette la distribuzione della misura dei pori, quindi la sua capacità di trattenere acqua in corrispondenza dei potenziali matriciali a cui le piante sono in grado di realizzare l'assorbimento.
I risultati sperimentali ottenuti nel confronto tra substrati fanno emergere la necessità di caratterizzare le proprietà idrauliche dei diversi materiali, che nei substrati artificiali variano in modo più marcato che nei suoli naturali.
I volumi ottimali di soluzione ai fini della produzione possono essere anche molto diversi secondo il substrato o la miscela utilizzati, con riflessi sui volumi cumulati da erogare e sulla quantità di percolato prodotta dal sistema.
Con riferimento all'influenza del substrato sulla produttività di rosa, non sono emerse differenze nella produzione di fiori recisi nel confronto corteccia di pino, perlite, vinacce e lana di roccia. Analogamente, l'uso di perlite e di lapillo non ha influenzato in modo significativo le rese di rosa coltivata in canaline in un sistema a ciclo aperto. Al contrario, vantaggi produttivi sembrano realizzabili utilizzando fibra di cocco: il confronto di questo substrato organico con sabbie a diversa granulometria, su varietà e portinnesti diversi, ha fatto registrare risultati migliori rispetto ad altre combinazioni.
Nelle condizioni climatiche mediterranee, piante della cv Anna allevate su pomice hanno fatto registrare consumi giornalieri compresi tra 0.09 L pianta-1 in gennaio e 0.60 L pianta-1 in agosto, con una media di 0.28 L pianta-1 d-1 in 18 mesi di coltivazione. In piante della cv Dallas coltivate su perlite e su lapillo in canaline pacciamate, i livelli di consumo idrico giornaliero sono risultati paragonabili, con minimi di 0.17 L pianta-1 in febbraio e 0.73 L pianta-1 in luglio.
Nella gestione della fertirrigazione è importante la conoscenza dello stadio del ciclo di sviluppo nel quale la pianta mostra la maggiore sensibilità allo stress idrico (periodo critico). Per la rosa condizioni di stress idrico nel periodo compreso tra l'induzione fiorale ed il completo sviluppo degli stami hanno effetti marcati sulla crescita e su quantità e qualità dei fiori recisi.
Su substrato di sabbia e torba in bancali sopraelevati, la pacciamatura con film plastico nero ha migliorato l'efficienza agronomica dell'intervento irriguo ed ha contenuto gli aumenti di concentrazione salina attraverso la riduzione delle perdite per evaporazione.
Nel confronto di diversi livelli di salinità, in rosa cv Sonia su lana di roccia in ciclo aperto una migliore risposta produttiva è stata ottenuta con conducibilità della soluzione nutritiva di 1.2-1.5 dS m-1 e del drenato di 1.5-2 dS m-1.
Sulla base di tale risultato e disponendo di acqua irrigua di buona qualità (EC inferiore a 1 dS m-1), in lana di roccia l'erogazione può essere stabilita in base al controllo della EC del percolato, assicurando un drenaggio tale da mantenere entro 2.2 - 2.3 dS m-1 la salinità della soluzione percolata.
Coltivazione di roseDa questo veloce esame della letteratura appare evidente che nella coltivazione fuori suolo la scelta del substrato e la programmazione della frequenza e del volume della fertirrigazione sono individuati come i punti critici della gestione. Numerosi materiali si sono rivelati adatti quali substrati di coltivazione ma la loro caratterizzazione fisica ed idrologica ha evidenziato
la necessità di una gestione differenziata della fertirrigazione, ai fini del massimo rendimento produttivo e del contenimento dei reflui chimici.
La conduzione ottimale richiede quindi, oltre alla conoscenza dei fabbisogni idrici e nutritivi della coltura ed al controllo efficiente dei parametri climatici della serra, la scelta di turni e volumi irrigui adeguati alle caratteristiche idrologiche dei diversi substrati.


Fonte: http://www.unina.it



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