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La consulenza agro ambientale nell’era della Pac può divenire un’opportunità anziché un “obbligo” burocratico
 Sostenibilità e Condizionalità Cambia la consulenza aziendale in agricoltura, e la condizionalità si autocertifica La consulenza agro ambientale nell’era della Pac può divenire un’opportunità anziché un “obbligo” burocratico Infatti con le nuove normative a livello comunitario, si modificano anche le metodologie per l’audit aziendale e le tecniche di comunicazione sugli aspetti agro ambientali. Se ne è parlato a Firenze, durante un seminario organizzato dall’Arsia, per la presentazione dei risultati del progetto di ricerca triennale curato dall’Agenzia regionale sui "Sistemi informativi e comunicazione per le politiche agroambientali”, e realizzato dal Dipartimento di economia agraria e delle risorse territoriali dell’Università di Firenze. Dallo studio è emerso uno stretto collegamento fra le misure di politica agraria legate alla condizionalità e l’audit aziendale inteso come forma di consulenza alle aziende da parte dei tecnici. La “condizionalità” subordina i pagamenti diretti agli agricoltori al rispetto, da parte di questi ultimi, di tutta una serie di requisiti ambientali e di altro tipo, a livello nazionale e a livello europeo. Per beneficiare del regime di pagamento unico e/o di altri pagamenti diretti, gli agricoltori non sono obbligati a produrre, ma a rispettare le norme della condizionalità in due modi. Il primo è "condizioni agronomiche e ambientali soddisfacenti": tutti gli agricoltori che fanno domanda di pagamenti diretti, a prescindere dal fatto che i loro terreni vengano utilizzati o meno ai fini della produzione, devono rispettare le norme che saranno stabilite dagli Stati membri. Questo nuovo requisito è una conseguenza dell’introduzione del regime di pagamento unico ed è teso a evitare l’abbandono delle superfici agricole (e le relative conseguenza per l’ambiente). Il secondo, è "criteri di gestione obbligatori": gli agricoltori devono rispettare altre norme di condizionalità, note come criteri di gestione obbligatori, fissati conformemente a 19 direttive e regolamenti della UE che si riferiscono alla protezione dell’ambiente, alla sanità pubblica, alla salute delle piante e degli animali e al benessere degli animali. Il mancato rispetto di questi criteri da parte degli agricoltori può comportare detrazioni o anche la soppressione totale dei pagamenti diretti. Si va sempre più nella direzione di un’autocertificazione della condizionalità attraverso il controllo sullo stato di manutenzione dei terreni a prescindere da cosa si produca, o con la verifica degli aspetti ambientali, agronomici e paesaggistici. Pertanto tali attività non dovranno essere considerate come adempimenti da svolgere in risposta alle prescrizioni normative, ma potranno rappresentare una vera e propria opportunità di sviluppo per le aziende attraverso il miglioramento qualitativo delle produzioni, la loro ecosostenibilità e il rispetto del paesaggio che costituisce, sempre per le imprese agricole, un valore aggiunto significativo. Il progetto di ricerca si è inserito in una serie di iniziative avviate dall’Arsia, su indicazione della Giunta Regionale Toscana, che si ponevano l’obiettivo di approfondire i temi legati all’integrazione fra gli aspetti ambientali e quelli che fanno capo ai sistemi produttivi agricoli. Lo scopo finale era quello di individuare gli strumenti operativi necessari a favorire l’applicazione delle nuove norme comunitarie sulla condizionalità, attraverso l’organizzazione di servizi di supporto alle aziende in grado di agevolare il rispetto dei criteri di gestione obbligatoria e la diffusione delle buone pratiche agricole.
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