 Agricoltura estensiva Affrontare l'agricoltura con un approccio sistemico Il primo assunto prende le mosse dal riconoscimento della profonda trasformazione, forse addirittura una rivoluzione, in atto in agricoltura e più in generale nelle filiere groalimentari. Essa è l'effetto dell'apertura dei mercati a livello globale in cui, al tempo stesso, entrano nuovi potenti concorrenti e, per la prima volta, si affacciano enormi masse di nuovi consumatori (e di vecchi consumatori con nuovi bisogni). Questo sconvolge i tradizionali equilibri competitivi. L'accresciuta turbolenza offre l'occasione per un'intensificazione dell'attività speculativa sulle commodity. La volatilità dei mercati viene ulteriormente alimentata dalle scelte neoprotezioniste di alcuni paesi, in assenza di un governo della sicurezza alimentare globale. La trasformazione è anche il risultato delle opportunità offerte, oggi e presumibilmente ancora di più nel prossimo futuro, dalle nuove applicazioni tecnologiche. Integrando neuroscienze, nanotecnologie, genetica e TCI, esse offrono la possibilità di produrre su vasta scala (muovendosi tra naturalità, funzionalità e convenienza), una varietà praticamente infinità di prodotti alimentari personalizzati e adattati alle più disparate esigenze del consumatore. Queste trasformazioni si accompagnano ad una profonda ristrutturazione nell'assetto dei sistemi agro-alimentari nel quale, tanto sul fronte della trasformazione industriale che su quello della distribuzione, operano nuove forme, spesso inedite, di concentrazione oligopolistica. Dalla diversa capacità di controllo lungo le filiere consegue una più squilibrata distribuzione del valore tra i singoli operatori a svantaggio degli agricoltori e dei consumatori. L'agricoltura in Europa, d'altra parte, vive anch'essa una fase di complessiva ristrutturazione segnata in particolare: dall'ulteriore diminuzione dell'occupazione, dal consistente invecchiamento degli addetti mentre stenta a prodursi il ricambio generazionale, dall'ingresso in forze di manodopera immigrata, specie nelle forme di agricoltura a maggiore intensità di lavoro. Nell'Europa allargata, d'altra parte, coesistono aziende agricole così differenti tra di loro (imprese familiari, imprese capitalistiche classiche, imprese a forte caratterizzazione finanziaria, imprese conto-terziste, aziende part-time a carattere accessorio o di prevalente autoconsumo, subsistence farm, ecc.) da richiedere politiche specifiche che si adattino alle differenti esigenze e potenzialità. In questo contesto non ha senso una politica agricola isolata dalle altre politiche e che non si integri ad esse investendo contemporaneamente la globalità e la complessità delle interrelazioni sistemiche. In un quadro economico globale, costituito da mercati aperti, nuovi scenari competitivi, innovazioni continue, nuove relazioni con i consumatori e con i cittadini, la politica per l'agricoltura e per le filiere agro-alimentari deve adeguarsi. Una PAC che concentri il suo sostegno sulla singola azienda agricola, indipendentemente dal contesto nel quale si inserisce e con il quale interagisce, è un esercizio di governo parziale e inefficace. E' come occuparsi dell'albero senza tenere conto della foresta di cui fa parte. Per questo motivo occorre che si rompa l'isolamento della PAC ed essa si integri in una politica più complessiva per i sistemi agricoli e alimentari dell'Unione europea, nel quadro di tutte le altre politiche europee.
Lo status e i comportamenti La PAC attuale è prevalentemente una politica rivolta all'indietro, al passato. Essa fornisce il proprio sostegno agli agricoltori non sulla base dei comportamenti futuri che essi si impegnano a mettere in atto, quanto piuttosto sulla base di attributi personali, di .status. (la proprietà o l'uso della terra, la titolarità dell'azienda, il riconoscimento di un diritto acquisito nel passato, altri attributi personali). Infatti, la PAC attuale è fortemente contraddistinta dal pagamento unico aziendale, che assorbe il 74% di tutta la spesa. Oltretutto il pagamento unico aziendale, sia su base storica che in forma regionalizzata, a parte la blanda eco-condizionalità, non è commisurato a specifici impegni ai quali adempiere. Ma anche altre misure del primo pilastro, così come del secondo pilastro, premiano piuttosto lo .status. anziché i comportamenti che ci si obbliga ad adottare, cioè il progetto che si intende realizzare. In queste circostanze, la spesa agricola, sia pure disaccoppiata, appare inefficiente e inefficace, mentre contribuisce a costituire inique posizioni di rendita che spesso si traducono in elevati valori d'uso della risorsa terra a danno dell'allargamento delle imprese e del ricambio generazionale. Una buona politica deve invece essere fondata su precisi impegni contrattuali. Essa deve essere finalizzata (targeted), cioè deve mirare a determinare specifici comportamenti ed essere proporzionata (tailored), commisurata cioè ai costi necessari perché essi siano realizzati. In una nuova politica agricola anche i termini utilizzati contano. Nel futuro della PAC debbono essere abbandonati termini come: "sussidio", "aiuto", "premio", "compensazione", "contributo". Essi appartengono ad un passato di dipendenza e marginalità dell'agricoltura e dei sistemi agricoli e alimentari. Quei termini debbono essere sostituiti da "pagamento" e "incentivo" che implicano un approccio contrattualizzato nella relazione tra l'agricoltore e l'Autorità pubblica.
Una politica per far funzionare i mercati Una buona politica per i sistemi agricoli e alimentari dell'UE deve innanzitutto far funzionare i mercati, non sostituendosi ad essi, ma regolandoli in un quadro internazionale guidato da istituzioni autorevoli, norme condivise e un sistema di controlli e sanzioni tempestivo ed efficace contro ogni forma di "free riding" a livello internazionale e contro la speculazione sulle commodity agricole, a tutela dei soggetti più deboli delle filiere: consumatori e produttori agricoli. Per questo motivo, è importante che l'Unione europea operi attivamente per il rilancio delle istituzioni internazionali, a cominciare dal WTO. E' questo un obiettivo che non si realizza soltanto attraverso cambiamenti limitati o operazioni di "make up" sulle proprie politiche di sostegno, tali da consentire il loro trasferimento dalle scatole gialla o blu, in quella verde. Si tratta anche, soprattutto, di riconoscere che occorre operare attivamente contro il ritorno di posizioni neo-protezionistiche e per il superamento dell'attuale condizione di stallo del WTO. Spetta all'UE un ruolo attivo in questo contesto, soprattutto nella presente situazione di crisi economico-finanziaria, i cui contraccolpi sulla tenuta dell'euro non si superano nell'isolamento o facendo leva sulla domanda interna, ma aprendosi ai mercati internazionali con strategie di valorizzazione delle produzioni di qualità. Un'analoga iniziativa regolativa dei mercati è necessaria anche all'interno dell'UE con particolare riferimento alla tutela della sanità e della salvaguardia della qualità delle produzioni agricole e alimentari. Essa deve al tempo stesso garantire i consumatori e i produttori agricoli, assicurando ai primi prodotti controllati e certificati, e un buon rapporto qualità-prezzo, e ai secondi una remunerazione economica adeguata agli sforzi compiuti nel miglioramento qualitativo dell'offerta e nella certificazione delle qualità prodotte. Su questo piano, il ruolo delle OP e, in generale, delle forme di autogestione dei produttori è fondamentale anche in altri comparti oltre a quelli (es.: ortofrutta) nei quali esse sono già presenti.
Altri capitoli nel PDF allegato:
- Una politica contro i fallimenti del mercato - Quando il mercato non c'è - Quando il mercato non funziona - Gli obiettivi della politica per i sistemi agricoli e alimentari dell'UE - La politica che c'è oggi - Una politica per i sistemi agricoli e alimentari per il dopo 2013 - Gli strumenti della politica per i sistemi agricoli e alimentari dell'UE - Politiche e strumenti integrati, flessibili e mirati - Politiche congiunturali e strutturali - Una politica nel rispetto della sussidiarietà - Il finanziamento delle politiche - Una proposta aperta e coraggiosa Tratto da un articolo di: Angelo Frascarelli, Franco Sotte Fonte: http://www.agriregionieuropa.it/
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