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Il mal dell’esca della vite

E’ una malattia nota fin dall’antichità: già ai tempi dei Romani e dei Greci ne erano stati osservati i sintomi.

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Mal dell'esca su grappolo

Solamente dal secolo scorso, e soprattutto in quest'ultimo decennio, si sono però approfondite le conoscenze sulla sua eziologia, biologia ed epidemiologia.
La causa della malattia, ed in particolare della sua forma acuta (apoplessia), è stata attribuita in passato a disturbi di tipo fisiologico e solo verso la fine del 1800 è stata individuata la presenza di funghi nei tessuti interni del fusto delle piante sintomatiche.
All'inizio del Novecento il patologo Lionello Petri pubblicò sulla rivista "Le Stazioni Sperimentali Agrarie Italiane" un articolo "Sopra le alterazioni del legno della vite in seguito a ferite". Il fenomeno saliente di tali alterazioni, egli scriveva, "è costituito dalla presenza nei vasi di una gomma bruna che si palesa, nella sezione longitudinale del ceppo, con un imbrunimento di una porzione del corpo legnoso che, dal punto della ferita, si estende qualche volta assai profondamente verso le radici". Lo studioso aveva quindi osservato che, oltre alla carie, le piante malate potevano presentare delle striature bruno-nere che, in sezione trasversale, avevano l'aspetto di punti neri isolati o riuniti in piccoli gruppi. Petri provò con diverse tecniche ad isolare i funghi presenti in tali venature ed ottenne in coltura diverse specie; quelle costantemente isolate da queste zone furono però soltanto tre: due specie di colore verde oliva o verde-brunastro riferibili al genere Cephalosporium e una, di colore grigio chiaro, riferibile al genere Acremonium. Negli anni successivi a questa scoperta, la ricerca sul mal dell'esca non ha dato molti frutti, in quanto si credeva che la carie del legno fosse la causa unica e principale di sofferenza della pianta, dimenticando così in parte gli studi condotti da Petri. Il nome della malattia (che è conservato anche fuori dell'Italia) deriva proprio dal fatto che la legna alterata dalla presenza di carie fungeva da ottima "esca" per il fuoco.
Si sono dovuti aspettare i primi anni ‘90 per sentir ancora parlare di venature brune. Ricerche condotte in Francia e Italia hanno avuto come obiettivo principale quello di delineare più accuratamente possibile le trasformazioni subite dal legno di vite prima di diventare una massa spugnosa e friabile (carie bianca). È stato così possibile individuare, nei ceppi di viti che presentavano i sintomi della malattia, la presenza contemporanea o successiva di nervature brune o necrosi settoriali e di carie.
Fino ad oggi sono stati isolati circa cento diversi tipi morfologici di funghi che colonizzano il legno.
Per quanto riguarda l'individuazione degli agenti causali della carie bianca, in passato numerose sono state le specie ritenute responsabili. I numerosi studi compiuti negli ultimi anni in diversi Stati (Francia, California, Australia, Sud America, Sud Africa), hanno portato a definire meglio quali sono i principali agenti causali del mal dell'esca e a non considerarlo più una malattia complessa, ma piuttosto un complesso di malattie, eventualmente presenti anche in punti diversi della stessa pianta. Oggi si può affermare che il mal dell'esca è determinato dalla sovrapposizione o successione di due principali malattie: la tracheomicosi, ossia la colonizzazione dei vasi linfatici da parte dei funghi, e la carie. Phaeomoniella chlamydospora e Phaeoacremonium aleophilum (e altre specie di Phaeoacremonium meno frequenti o presenti in particolari zone geografiche) sono gli agenti causali della prima malattia; Fomitiporia mediterranea risulta invece essere l'agente causale della seconda malattia.
Attualmente il mal dell'esca è diffuso in quasi tutte le aree viticole mondiali (Europa, Stati Uniti, Cile, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda) e causa notevoli perdite economiche soprattutto nel caso in cui sono colpiti gli impianti giovani. In California l'attacco a piante giovani è più frequente della presenza di esca propria su impianti vecchi ed è noto con il nome di "Black goo", in virtù del fatto che sezionando trasversalmente le branche è possibile osservare la fuoriuscita di linfa scura (letteralmente significa "sostanza appiccicosa nera").
In Italia il mal dell'esca è diffuso un po' in tutte le regioni viticole, dal Nord, al Centro e al Sud. In alcune regioni centro-meridionali (Toscana, Puglia, Sicilia) le percentuali di incidenza raggiunte in taluni vecchi vigneti assumono valori molto elevati (fino al 60-80%) e, in certi casi, sono state osservate piante sintomatiche anche in impianti giovani, di soli 2-3 anni di età.
In Trentino il mal dell'esca è stato sempre considerato una malattia non rilevante e comunque associata ad impianti piuttosto vecchi; negli ultimi anni il numero di piante che manifestano i sintomi sembra essere aumentato, anche se la situazione dei vigneti non può essere ancora considerata allarmante, soprattutto se confrontata con quella di altre regioni. Le varietà su cui è stata osservata una maggiore sensibilità sono Cabernet Sauvignon, Marzemino e Pinot nero relativamente alle varietà rosse, Nosiola, Sauvignon Blanc, Müller Thurgau e Traminer, relativamente alle bianche.


Dispersione delle spore in vigneto
In generale, la dispersione delle spore fungine può avvenire in diversi modi. Quando viene condotta dagli insetti o da altri animali è facilitata dall'emanazione di odori capaci di svolgere un'azione attrattiva nei loro confronti, oppure dalla presenza di sostanze mucillaginose che inglobano le spore le quali possono, in tal modo, aderire con facilità al corpo dell'insetto. Altro importante mezzo di dispersione sono le correnti d'aria che con il loro movimento sollevano, anche a grandi altezze, le spore e le sospingono in aree geografiche anche molto distanti. Infine, un'ulteriore modalità di diffusione, e forse quella preferita dalle spore responsabili del mal dell'esca, è l'acqua piovana che, nella sua caduta, trascina spore sospese nell'aria o ne preleva altre scorrendo lungo i rami e i tronchi delle piante o sul terreno, luoghi sempre ricchi di funghi in sporulazione. Una forma particolare di dispersione causata dall'acqua è quella che si verifica in occasione di forti piogge che, battendo sul terreno, provocano degli spruzzi che trasferiscono sulla vegetazione sovrastante le spore presenti sul suolo.
Si ritiene che le ferite di potatura rappresentino quindi una delle maggiori vie di penetrazione delle spore dei tre funghi responsabili del mal dell'esca.
Diversi studi sono in atto per verificare i periodi di maggiore suscettibilità delle ferite nonché l'influenza di vari fattori quali epoca di potatura, condizioni climatiche, età ed entità della ferita. Studi condotti in Francia da Larignon e Dubos (2000) hanno dimostrato che le spore di Pal sono state catturate solo durante la stagione vegetativa: dagli inizi di marzo alla prima decade di aprile e, più frequentemente, dalla metà di maggio alla metà di giugno; le spore di Pch sono state invece ritrovate durante tutto l'arco dell'anno incluso l'inverno. Monitoraggi svolti in California, hanno invece rilevato che le spore di Pch sono disperse soprattutto da ottobre novembre ad aprile e solo occasionalmente negli altri mesi.
In entrambi i casi è stato osservato che le condizioni più favorevoli per la disseminazione aerea delle spore di Pch e Pal sono probabilmente da individuare nei periodi immediatamente successivi ad un evento piovoso.
Attualmente sono scarse le conoscenze relative al ciclo biologico di Fomed, in nessuna parte del mondo sono state ancora isolate spore aeree. Poiché i corpi fruttiferi del fungo si formano quasi esclusivamente su viti molto vecchie, è presumibile che l'inoculo di Fomed arrivi nel vigneto da fonti esterne: vigneti vecchi vicini o corpi fruttiferi formatisi su ospiti diversi.
Studi basati su tecniche di biologia molecolare dimostrano questa ipotesi.

Decorso della malattia: sindrome cronica e sindrome acuta

Sindrome cronica
Esca vite cronicoLa forma cronica, caratterizzata da un lento e progressivo disseccamento dei tralci, si manifesta esteriormente con alterazioni di vario tipo che interessano gli organi verdi della pianta, accompagnate da lesioni interne del legno del tronco e delle branche.
I sintomi, che compaiono ad inizio estate, sono spesso limitati a qualche ramo e procedono di regola dalla base all'apice del tralcio; nei mesi estivi (luglio e agosto) l'infezione progredisce intensificandosi e determinando una prematura caduta delle foglie. Estati fresche e piovose sembra favoriscano la comparsa di sintomi cronici.
Va sottolineata la possibile incostanza della manifestazione del sintomo in annate successive: spesso accade, infatti, che piante malate non presentino sintomi esterni anche per un elevato numero di anni. Di qui la necessità di effettuare i rilievi su un periodo di tempo lungo per poter avere un quadro il più possibile reale della situazione presente nel vigneto.
Foglie e tralci: fino a non molto tempo fa si credeva che i sintomi fogliari fossero sempre Esca vite fogliaassociati alla presenza di carie del legno; attualmente è risaputo che essi possono essere presenti anche in assenza di carie. I sintomi compaiono dopo la fioritura, durante l'estate o nel primo autunno. Fra le nervature principali compaiono aree clorotiche, dapprima piccole e isolate (Fig. 26), poi più grandi e confluenti fino a formare vaste macchie giallastre che virano al rosso-bruno prima di seccare; le nervature principali ed i tessuti intorno ad esse rimangono invece verdi conferendo così alle foglie una caratteristica tigratura. A cominciare dalle parti più interne, i tessuti clorotici assumono, in seguito, colorazione giallo-bruna o rosso-bruna a seconda del vitigno, divengono progressivamente necrotici, fino a causare il disseccamento e la caduta della foglia durante la stagione più calda. Talvolta le foglie possono assumere una colorazione più sbiadita; in questo caso si parla di Esca vite tralcio"sintomo grigio". Questa manifestazione è stata osservata anche in Trentino al momento iniziale della comparsa dei sintomi; infatti, tale particolare colorazione, sembra poi evolvere nella classica tigratura. I tralci possono presentare un ritardo del germogliamento delle gemme, progressiva perdita di turgore, fino a manifestare uno stato di avvizzimento non compensabile da irrigazioni; in seguito i tralci colpiti disseccano. Nei tralci delle viti con legno cariato si possono verificare dei ritardi nei processi di lignificazione.
Grappolo: poco prima dell'invaiatura compaiono macchie puntiformi bruno-violacee a Esca vite acinidistribuzione irregolare o confluenti a formare ampie bande longitudinali; la maculatura
interessa solo la buccia del frutto e, generalmente, solo pochi acini per grappolo. Nelle regioni del sud Italia questo fenomeno interessa soprattutto le uve da tavola, mentre
nel Trentino questo sintomo non è molto diffuso ed è stato osservato esclusivamente su Chardonnay: più frequentemente i grappoli disseccano completamente o solo parzialmente. In California invece, i sintomi sugli acini sono molto più comuni degli stessi sintomi fogliari e per questo il mal dell'esca ha preso il nome di "Black measles" "macchie nere"). Spesso accade che gli acini perdano turgore, mostrando sintomi d'avvizzimento: il contenuto zuccherino delle bacche non raggiunge i valori richiesti ed anche altre proprietà organolettiche risultano alterate. Nei casi più gravi l'acino può diventare
flaccido, raggrinzire e presentare delle spaccature longitudinali. Le bacche alterate mummificano, mentre quelle con le fenditure possono essere invase da insetti e marciumi.
Legno: dapprima compaiono venature nere longitudinali (che in sezione trasversale appaiono esca vite legnocome punteggiature), isolate o riunite in piccoli gruppi (Fig. 45). Insieme a queste alterazioni
principali possono svilupparsi vari imbrunimenti del legno (settori brunastri, con legno più o meno duro). Successivamente compare il sintomo più noto, la carie bianca del legno, facilmente visibile sezionando longitudinalmente o trasversalmente le branche ed il fusto colpiti. Il tessuto assume una consistenza spugnosa, friabile e un colore bianco-giallastro. Solitamente la zona cariata è delimitata da una linea scura, si sviluppa a partire da una ferita,
in particolare quelle dovute a grossi tagli di potatura, e si estende fino alla corteccia.
Nelle viti più gravemente colpite, il legno cariato si spacca con profonde fenditure longitudinali. Nelle viti adulte, la carie riguarda solitamente il legno delle parti più alte del fusto e quello delle branche maggiori, difficilmente si estende sotto il punto di innesto. Nei vigneti giovani, all'origine del fenomeno ci sono, prevalentemente, le ferite d'innesto (soprattutto se eseguito a spacco).

Sindrome acuta (apoplessia)
Esca vite apoplessiaLe viti colpite da questa forma della malattia possono mostrare, già a partire dal mese di giugno, improvvisi disseccamenti del fogliame e/o dei grappoli; questi ultimi appassiscono
tanto più rapidamente quanto meno sono maturi e rimangono poi a lungo appesi ai tralci.
L'avvizzimento può riguardare singole branche (Fig. 48). Talvolta le
piante colpite da questo fenomeno riprendono a vegetare nella stessa stagione o in quella successiva con l'emissione di polloni dalla parte inferiore del fusto; più spesso, l'apoplessia
è sinonimo di morte della pianta. Generalmente sono colpite da apoplessia piante che hanno manifestato, nello stesso anno o in anni precedenti, tutti i sintomi della forma cronica.
La comparsa dei colpi apoplettici è favorita da estati calde e asciutte.

Danni
Come riportato nel precedente schema relativo alle possibili vie di infezione della malattia, il danno provocato dal mal dell'esca si può originare già in vivaio, a causa dell'uso di materiale
di propagazione infetto. L'utilizzo di barbatelle malate può infatti causare l'immediato fallimento dell'attività vegetativa della pianta oppure l'insorgenza di deperimenti precoci
dovuti alla formazione di venature brune colonizzate da Pch e/o Pal, che possono evolvere in malattia di Petri, esca giovane ed esca propria. Su viti mature il danno può esprimersi
attraverso una perdita diretta della produzione e, ove sia possibile raccogliere, mediante un'eventuale alterazione di parametri che incidono sulla qualità del prodotto. La foglia
di vite che presenta la classica tigratura, avendo una minore superficie utilizzabile, manifesta una riduzione dell'attività fotosintetica rispetto alle foglie esenti da sintomo. Di conseguenza
è facilmente prevedibile che anche il contenuto di glucosio e fruttosio in acini provenienti da piante interessate dal sintomo subisca una diminuzione. I mosti ottenuti da queste uve contengono quindi un basso tenore zuccherino che porta alla produzione di vini di minore grado alcolico. Le analisi condotte su tali vini hanno inoltre riscontrato livelli più alti di acidità totale, acido malico, acido tartarico, polifenoli totali, azoto totale e potassio e livelli più bassi di ferro e magnesio (www.escadellavite.it).
Infine il mal dell'esca può incidere anche sulla vita media del vigneto. Piante con apparato fogliare danneggiato dai sintomi della malattia e piante parzialmente o totalmente apoplettiche
richiedono interventi in campo che consistono in "tagli di ritorno" o drastiche estirpazioni, accorciando in tal modo la vita media dell'impianto. È da ricordare che l'assenza di opportuni
interventi di difesa dai patogeni favorisce la riduzione dell'attività vegetativa del vigneto, con conseguente e progressivo aumento dell'incidenza della malattia che può raggiungere
anche valori piuttosto elevati.

Tratto da: Il mal dell'esca della vite (L. Michelon, C. Pellegrini, I. Pertot)
Istituto Agrario di San Michele all'Adige - SafeCrop Centre

http://www.safecrop.org



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