 Uva da tavola Le prove hanno anche evidenziato la possibilità di ridurre le quantità totali di elementi chimici da apportare al terreno nel rispetto dei parametri ambientali ed economici. I viticoltori dell' uva da tavola sono impegnati nella individuazione di tecniche colturali capaci di esaltare la qualità globale della produzione e nel contempo contenere i costi di produzione in un mercato caratterizzato dall' aumento dell' offerta e dalla concorrenza tra i produttori. Tra le varie tecniche mirate al miglioramento qualitativo della produzione dell' uva da tavola, la fertirrigazione è diventata in Puglia una pratica diffusa e generalizzata, tanto da potersi ritenere un intervento ordinario, inquadrabile, tra l' altro, in un' ottica di agricoltura sostenibile, volta alla riduzione dell' uso di fertilizzanti. La distribuzione dei concimi chimici e organici liquidi e/o solidi solubili, attraverso fertirrigazioni con sistemi irrigui a microportata, oggi in agricoltura riscuote consensi positivi nella generalità della sua applicazione per i vantaggi che comporta sia sul piano agronomico, sia su quello economico. In viticoltura, tale tecnica consente di intervenire durante il ciclo colturale della pianta integrando le esigenze nutrizionali nei momenti più critici, in particolare durante l'accrescimento e la maturazione della bacca, con fertilizzanti a differenti titoli. Più in generale la distribuzione di acqua e nutrienti consente di intervenire nelle fasi fenologiche più opportune per ottimizzare i livelli di soddisfacimento idrico-nutrizionale e correggere eventuali carenze e/o squilibri. L'applicazione della fertirrigazione, anche come pratica complementare alla concimazione tradizionale, dovrebbe consentire di ridurre, per la distribuzione frazionata di dosi ridotte, apporti eccessivi di nutrienti ed evitare fenomeni di dilavamento e inquinamento. In Puglia la fertirrigazione è attuata con empirismo e con metodologie differenti a seconda delle singole esperienze dei viticoltori e delle diverse realtà viticole, per la carenza di risultati della ricerca e di standard di riferimento. In questa nota troviamo un contributo alla conoscenza dello stato nutrizionale della pianta mediante l'analisi del lembo fogliare ed i risultati di una esperienza preliminare di fertirrigazione in un vigneto ad uva da tavola in Puglia. Materiali e metodi La prova di fertirrigazione è stata svolta in un vigneto di 11 anni ad uva da tavola, cultivar Italia, innestata sul portinnesto Berlandieri ‘Rupestris 1103P', sito in agro di Ginosa (Taranto). La forma di allevamento è a tendone con sesto di impianto di 2,5´2,5 m e con irrigazione a microportata di erogazione (gocce). Il vigneto è coperto con reti antigrandine e successivamente con film plastico per ritardare la raccolta. La produzione media annuale è di 400 q/ha. Il terreno, dall' analisi chimico-fisica, è risultato tendenzialmente argilloso con reazione mediamente alcalina e basso contenuto in azoto, fosforo e potassio. La prova ha previsto l'utilizzo di tre concimi chimici complessi a titolo differente. Sono state messe a confronto tre tesi di cui 2 fertirrigate (tesi A e B) e il testimone non concimato (tesi C). In particolare le tesi A e B sono state fertirrigate subito dopo l' allegagione (19-6-98) rispettivamente con N-P-K 20-20-20+microelementi e con N-P-K 20-5-10+SO3. Successivamente, all' inizio invaiatura (9-8-98) entrambe con N-P-K 8-5-40+SO3. Il fertilizzante è stato distribuito nell' interfila, nel punto di caduta della goccia, alla dose di circa 150 g/pianta. E' stato seguito uno schema sperimentale a blocchi randomizzati con tre ripetizioni/tesi con parcelle di 20 piante. Qualche giorno prima dell' inizio della fertirrigazione è stato prelevato dalle singole parcelle un campione di foglie per l' analisi chimica del lembo fogliare: tale operazione è stata ripetuta dopo circa 15 giorni da ciascun intervento. Inoltre, a partire dal 3 agosto e fino alla raccolta commerciale (15 ottobre), sono stati prelevati 100 acini per ciascuna tesi a confronto, per le seguenti determinazioni: peso, dimensioni, grado rifrattometrico (°Brix) e acidità titolabile (0ä). Risultati e discussione I risultati della diagnostica fogliare hanno mostrato un buono stato nutrizionale delle piante. Ciò è in accordo con quanto riportato in bibliografia (Fregoni, 1998; Vercesi et al., 1987). Nel corso del ciclo vegeto-produttivo della vite, il contenuto dei nutrienti ha indicato un andamento decrescente per i macroelementi e un notevole aumento per i microelementi in tutte le tesi a confronto. In particolare, per la tesi C l'intensità nutritiva (N+P+K) è variata dal 4,94% nella prima decade di giugno al 3,95% nella prima decade di luglio e al 3,35% nella terza decade di agosto; per le tesi A e B i valori medi di intensità nutritiva sono risultati superiori ai precedenti e sono oscillati dal 4,94% di giugno al 4,28% di luglio al 3,69% di agosto. L'andamento decrescente dei nutrienti nelle foglie in tale periodo è da attribuire probabilmente a un maggior richiamo di metaboliti dai centri produttivi quali: frutti in accrescimento e maturazione e in misura più ridotta attività vegetativa e radicale. Analizzando l' equilibrio nutritivo dei macroelementi (grafici 2, 3, 4) nello stesso periodo si evince che nelle tre tesi il contributo è variato tra il 60-70% di N, il 3,9-4,9% di P e il 23,5-31,2% di K. Valori, questi, simili a quanto riportato in bibliografia (Fregoni, 1998) per le uve da vino, con una leggera differenza dei valori di P e K che sono risultati al limite di carenza. Variazioni significative tra le tesi sono emerse anche nei rapporti tra i macroelementi e in particolare tra N/K e tra K/Mg. Nel complesso l' andamento è risultato tra il normale (tesi B) e il leggermente elevato (tesi A e C) (Fregoni, 1998). Ben diversa è stata l' intensità nutritiva dei microelementi (B+Fe+Mn+Cu+Zn) nelle foglie durante il ciclo vegeto-produttivo che sul testimone da un valore iniziale all' allegagione di 569,71% è passata a 597,47% di luglio e a 1.368,88% di agosto, mentre per le tesi A e B mediamente si è passati a 563,17% di luglio e a 1751,92% di agosto. E' noto che il consumo di oligoelementi è molto esiguo da parte delle piante; tuttavia, le variazioni registrate in aumento sono imputabili, in tutte le tesi, principalmente al rame il cui valore sul testimone, ad esempio, è variato dal 19,50% di giugno a 815% di agosto a causa delle frequenti irrorazioni, in questo periodo, di prodotti cuprici per la difesa antiperonosporica della vite. Riguardo ai valori percentuali di Ca e Mg, sono risultati nella norma con livelli rispettivamente in leggero aumento e stazionari. In definitiva, l'analisi fogliare ha evidenziato maggiori variazioni riguardo all' intensità nutritiva piuttosto che ai singoli macroelementi, compresi i loro rapporti. Come emerge dall'analisi fogliare, l'apporto dei nutrienti attraverso la fertirrigazione ha agito positivamente sul piano qualitativo e quantitativo della produzione. Dal punto di vista quantitativo, l'azione positiva della fertirrigazione si è manifestata con l' aumento delle dimensioni della bacca e, in particolare, con un aumento del peso medio dell' acino. In particolare, fra le tesi A e B e il testimone C l' incremento in peso della bacca è di circa 1 g/acino nelle tesi fertirrigate rispetto al testimone non concimato. Considerando un numero medio di 80 acini/grappolo e uno medio di 30 grappoli/pianta, l' intervento con concimi solubili ha indotto un incremento di produzione di "uva di qualità" di circa 2,4 kg/ceppo dovuto probabilmente a una più elevata intensità nutritiva indotta nelle piante, dato che tra i due concimi distribuiti in prima epoca non sono emerse differenze di rilievo. Sul piano qualitativo, la tesi A ha mostrato un diametro polare di 28,36 mm che si differenzia significativamente dal testimone (27,06 mm) ma non dalla tesi B (27,63 mm). La distribuzione del concime a elevato contenuto potassico all' incipiente invaiatura avrà favorito un maggior accumulo zuccherino nelle bacche. Conclusioni Le prove di fertirrigazione in un vigneto ad uva da tavola della cultivar Italia, con l' ausilio dell' analisi dello stato nutrizionale delle piante, hanno fatto intravedere la possibilità di migliorare la produzione dal punto di vista quali-quantitativo, nonché di ridurre le quantità totali di elementi chimici da apportare al terreno nel rispetto dei parametri ambientali ed economici. L' apporto di nutrienti con la fertirrigazione ha contribuito a migliorare l' ingrossamento delle bacche e l' equilibrio nutrizionale delle stesse, pur rilevando già prima degli interventi previsti, con l' analisi chimica del lembo fogliare, un buono stato nutrizionale delle piante in prova. Alla luce dei risultati ottenuti è emersa la necessità di approfondire le ricerche per affinare la metodologia di lavoro impiegata e individuare sia il momento ottimale in cui eseguire gli interventi, sia le dosi da distribuire per una migliore razionalizzazione della nutrizione minerale della vite. Enrico Ferrara, Maurizio Sorrenti, Angelo Tarricone
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