 Uva da vino Una corretta restituzione idrica, commisurata ai fabbisogni fisiologici minimi della vite, ha effetto positivo sulla qualità dei mosti e quindi dei vini. Le moderne tecniche di controllo dei livelli di stress idrico sono parte degli strumenti a disposizione della viticoltura di qualità e dell'enologia mirata alla valorizzazione delle varietà autoctone e del territorio, e consentono il mantenimento degli standard minimi di qualità attesi, necessari per una presenza competitiva sui mercati. Le paure legate alle pratiche di forzatura hanno comportato, in passato, una certa diffidenza verso la pratica irrigua. In molti disciplinari, per evitare interpretazioni cavillose, è espressamente indicato che è vietata qualsiasi pratica di forzatura, ma è ammessa l'irrigazione di soccorso. Questo è senz'altro un modo per tutelare e qualificare le produzioni di qualità, ma oggi le cose sono cambiate. Le sole pratiche di soccorso, se non meglio definite, possono essere insufficienti se non controproducenti. Gli approfondimenti sul ruolo delle sostanze fenoliche nobili presenti nelle bucce, il concetto di equilibrio nel rapporto tra zuccheri ed acidi nel mosto, il diradamento dei grappoli, le pratiche di potatura verde, la conoscenza di meccanismi di competizione tra i siti di accumulo delle sostanze elaborate hanno evidenziato l'importanza delle pratiche irrigue a fini qualitativi. Gli studi accademici italiani più recenti, svolti in collaborazione con le più affermate aziende vitivinicole, rimarcano la necessità del ruolo tecnico-agronomico dello strumento irriguo. Attualmente si tende ad ottimizzare l'uso dell'acqua e a razionalizzare gli interventi irrigui in funzione della fase fenologica e della fisiologia della pianta. L'adozione di sistemi irrigui a bassa portata, ad erogazione localizzata, come l'irrigazione a goccia e la sub-irrigazione, contribuiscono al raggiungimento dei suddetti obiettivi. Nei disciplinari dove si trova la sola dicitura "è vietata qualsiasi pratica di forzatura", senza l'ammissione dell'irrigazione di soccorso, il viticoltore non sa come interpretare il disciplinare e di conseguenza come comportarsi in campo.
Dal punto di vista tecnico-agronomico è sicuramente preferibile avere un impianto microirriguo a goccia, munito di contatore volumetrico, piuttosto che ricorrere a pratiche di soccorso sporadiche, spesso con massicci apporti d'acqua tramite scorrimento o aspersione. In questi ultimi casi si sottopongono, infatti, le piante ad un'ulteriore sofferenza legata alla saturazione del suolo che determina scarsità o assenza d'ossigeno. Questa condizione non permette alla pianta di utilizzare efficacemente l'acqua fornita poiché il terreno, secondo le proprie caratteristiche fisico-chimiche, può disperdere o conservare acqua e se l'accumula finisce per prolungare la condizione di carenza d'ossigeno. Il rischio è di soccorrere un assettato annegandolo. L'intervento irriguo di soccorso si basa spesso su indicatori grossolani dello stato di salute del vigneto. L'aspetto depresso delle chiome, lo scarso turgore fogliare e altre manifestazioni grossolane sono i sintomi di stress già in atto da qualche tempo. Se aggiungiamo a questo i tempi tecnici per provvedere, per esempio, all'allestimento di un sistema di aspersione, il quadro sarà sempre peggiore. Questo significa che quando è manifestamente visibile, il danno a carico delle funzioni foto sintetiche e fisiologiche della vite è già avvenuto. Al contrario, l'impianto d'irrigazione consente di limitare gli stress idrici dannosi permettendo rapidità d'intervento e, grazie all'altissima efficienza, fa in modo che l'acqua fornita, possa essere utilizzata completamente dall'apparato radicale. La presenza sull'impianto di un contatore volumetrico dotato di sigilli permette inoltre, all'eventuale ente o addetto al controllo, di verificare il rispetto del disciplinare e di verificare l'effettivo consumo d'acqua e risalire alle quantità fornite. Una delle possibili risposte consiste nella programmazione di irrigazioni qualitative a basso volume, ravvicinate nel tempo, commisurate alla fase fenologica e alle variabili condizioni pedo-climatiche; meglio sarebbe monitorare lo stato idrico della vite. Nel recente passato si è spesso guardato positivamente a condizioni microclimatiche che inducono stress nelle viti, in alcuni areali (microclimaticamente vocati) il ripetersi cadenzato di determinate condizioni è segnalato come storicamente favorevole all'induzione di livelli contenuti di stress, con effetti positivi registrati sulla qualità dei frutti, di conseguenza del mosto. Questo, come sappiamo, non vuol dire che qualsiasi livello di stress sia sempre gradito. Si aggiunga che l'imprevedibilità caotica del clima sta scardinando la ripetibilità delle condizioni suddette. La convinzione stessa che una pianta stressata produca meglio è un'affermazione che va definita entro dei limiti fisiologici. L'eccesso di stress, oltre ad influenzare negativamente la produzione minima attesa, può deprimere significativamente la qualità dei frutti con relativi declassamenti del prodotto finito. In casi estremi in annate con fenomeni siccitosi imprevisti e molto intensi il rischio è di perdere la produzione stessa (come accaduto nelle annate 2003 e 2007). Lo "stress idrico" della vite si determina tutte le volte che la disponibilità d'acqua della riserva idrica del suolo risulta inferiore alla richiesta evapotraspiratoria dell'apparato fogliare della pianta. Questa condizione è poco frequente nel periodo primaverile, fino alla fioritura e successiva formazione dell'acino, per la presenza di riserva idrica naturale nel suolo e di apporti pluviometrici caratteristici del periodo. Molto spesso, invece, si verifica stress nel periodo che va dall'inizio dell'ingrossamento dell'acino fino all'invaiatura. Non inganni, quindi, che primavere ricche di precipitazioni possano essere sufficienti a garantire ovunque una buona stagione produttiva. Il terreno, vera discriminante per quanto riguarda la possibilità di accumulare riserve idriche in campo, gioca un ruolo chiave del quale bisogna tenere conto. Siamo quindi di fronte ad un problema da molteplici sfaccettature: non possiamo guardare un singolo aspetto, ma dobbiamo sviluppare una visione d'insieme, considerando ambiente, condizioni pedo-climatiche, vitigno, porta innesto, quantità idrica da restituire, fisiologia, attese produttive, standard qualitativi, ecc. Tanto meno possiamo limitarci ad irrigare solo per soccorrere (nell'eventualità meglio sempre disporre di impianto a goccia ad alta uniformità). Parlando d'irrigazione qualitativa la gestione dovrà essere gestito, come evidenziano le evidenze sperimentali, con strategie irrigue a bassissimo impatto, in Deficit o Stress Idrico Controllato. Questa strategia è uno strumento tecnico di alto profilo adatto a tutte le aree viticole e capace di soddisfare le attese sia produttive che, soprattutto, qualitative, dal momento che l'irrigazione in deficit o stress idrico controllato pone la pianta in condizioni simili a quelle delle annate asciutte, evitando stress prolungati che possono comportare una riduzione di produzione e qualità causata da un'insufficiente elaborazione fotosintetica. In concreto, occorre portare le viti ad una condizione di stress idrico per poi reintegrare una quantità d'acqua programmata con irrigazioni pianificate. Influenzando lo sviluppo della bacca per avere un rapporto buccia/polpa vantaggioso, in termini di maggiore disponibilità degli antociani, e inducendo la pianta, nel contempo, a risparmiare sulle risorse da investire in germogli. Si può quindi intuire come, in zone viticole provviste d'impianti irrigui, sia facile ottenere vini d'ottima qualità. Vini d'alto livello si ottengono da uve provenienti da piante gestite mantenendo questo speciale e delicato equilibrio durante le fasi di crescita della vite.
Concludendo, il passaggio da irrigazione di soccorso ad irrigazione qualitativa necessita dell'impianto d'irrigazione a goccia. La pratica del soccorso può essere realizzata in maniera più razionale (senza apporti eccessivi a stress prolungato già in atto) ed è possibile programmare le irrigazioni qualitative sfruttando la fisiologia della pianta in modo da migliorare la qualità del mosto che portiamo in cantina. Un miglioramento inteso come ricchezza organolettica e come equilibrio tra i diversi elementi chiave come, per esempio, acidità e contenuto in zuccheri. La competenza maturata da NETAFIMTM nel corso degli anni e la sua ampia gamma dedicata, rappresentano la miglior garanzia per un prodotto di qualità e per una gestione razionale dell'irrigazione finalizzata ad ottimizzare l'uso dell'acqua in termini d'efficienza e costi. Con strategie irrigue mirate al controllo dello stress idrico e alla preservazione delle ottimali condizioni d'umidità del terreno, NETAFIMTM offre soluzioni su misura che assicurano la qualità desiderata e il mantenimento delle attese produttive. Stefania De Pirro e Alberto Puggioni Netafim Italia S.r.l.
 Frazione Monleone Via Pian Degli Alberi, 27C 16044 - Cicagna (GE) Tel. 0185 18720 info@netafimitalia.com www.netafimitalia.com
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