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La fertirrigazione del pomodoro da industria

L’irrigazione a goccia è nata con l’idea di coltivare in modo intensivo avendo a disposizione limitate risorse idriche; le colture inizialmente interessate erano quelle che maggiormente valorizzavano questa risorsa limitata: frutta, ortaggi e fiori.

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Pomodori da industria

La distribuzione ottimizzata dell'acqua, evitando sprechi, ha sensibilizzato maggiormente il produttore riguardo al miglioramento delle rese e alla utilità e convenienza di distribuire non solo l' acqua ma anche gli elementi nutritivi con la massima efficienza.
Così è nata la fertirrigazione, tecnica messa a punto inizialmente in Israele, dove l'azione combinata di acqua e concimi utilizzati in maniera razionale ha determinato, si può dire, la nascita della moderna agricoltura intensiva.
Infatti la pianta in condizioni di costante e controllata disponibilità di elementi nutritivi e di acqua produce avvicinandosi al massimo livello delle sue potenzialità genetiche e ambientali.
Da qui il primo argomento a favore delle fertirrigazione, che è quello, indiscusso, dell'aumento delle rese produttive rispetto alla coltura irrigata e concimata in modo tradizionale.
Di conseguenza, anche in areali meno sensibili alla problematica della scarsa disponibilità idrica si è cominciata a diffondere questa tecnica; ciò è avvenuto non solo nelle serre dove si è subito visto il potenziale di forzatura delle colture per ottenere migliori e più abbondanti produzioni, ma anche in pieno campo su molte colture estensive; la tecnica della fertirrigazione già oggi è utilizzata sulla maggior parte delle superfici coltivate a pomodoro da industria, tabacco, melone, anguria e orticole in generale, e sta cominciando a crescere con evidente interesse su patata, mais, e altre colture.
Come spesso avviene, lo sviluppo di una nuova tecnica non è scevro da complicazioni ed errori, e talvolta una gestione errata della tecnica e dei prodotti ha portato alcuni a iniziarla e poi abbandonarla. La maggior parte dei produttori però, e tutti quelli che sono supportati da un limitato ma necessario bagaglio tecnico, una volta approcciata non abbandonano questa tecnica, anzi la sviluppano rapidamente.
Per questo motivo, nel mondo e in particolare anche in Italia, la irrigazione a goccia con la fertirrigazione mostra un continuo, inarrestabile sviluppo in termini di superfici interessate a differenza di tutte le altre tecniche irrigue e di nutrizione.
Affinando la tecnica si sono poi scoperti molti altri vantaggi conseguenti all'uso della microirrigazione: ad esempio il mantenimento delle condizioni ottimali di umidità del suolo senza eccessi o carenze, la localizzazione delle unità fertilizzanti nelle quantità e nei rapporti voluti proprio appresso all'apparato radicale, non solo nello spazio, ma anche nel tempo, assecondando gli assorbimenti durante la coltivazione, e correggendo le disponibilità anche in base agli andamenti climatici; evitando ad esempio un eccessiva distribuzione di elementi dilavabili prima di una pioggia imprevista o di un periodo di forte piovosità.
In periodi molto caldi si può aiutare la pianta con un poco di azoto in più, senza creare pericolosi e poi ingestibili accumuli, e in periodi di scarsa luminosità si può invece ridurre gli apporti azotati per mantenere la pianta compatta e produttiva.
Ma anche il consumo di energia è notevolmente ridotto grazie all'uso di basse pressioni di esercizio, che non superano mai le 3 atmosfere, quando invece con l' irrigazione a pioggia necessitano pressioni almeno triple.
La mancata bagnatura delle foglie fa risparmiare trattamenti antiparassitari, mentre la possibilità di irrigare contemporaneamente grandi superfici in maniera automatizzata consente un risparmio di manodopera davvero notevole.
Si potrebbero spendere molte pagine per spiegare i vantaggi della fertirrigazione.
Tutti sono evidenti nella coltivazione di pomodoro da industria che grazie alla fertirrigazione ha visto salire in pochi anni le rese produttive medie per ettaro dalle 60 tonnellate a oltre 90 (ma spesso più di 100, dove la tecnica è usata nel modo migliore).
Il migliore utilizzo della tecnica di fertirrigazione sul pomodoro ( ma i concetti generali sono validi per qualunque altra coltivazione fertirrigata) prevede il rispetto di pochi ma fondamentali punti.
Prima di tutto occorre assicurarsi che l'acqua sia erogata in maniera uniforme; in parole povere che ogni metro quadro di terreno che viene irrigato riceva grosso modo la stessa quantità di acqua contemporaneamente, con differenze che stiano entro un ragionevole intervallo (del 10-15 %).
ARPA Pomodoro da Industria 1L'uniformità di distribuzione è ottenuta prima di tutto grazie ad una corretta progettazione dell'impianto, poi va mantenuta nel tempo con una sua efficiente gestione. La filtrazione è un argomento fondamentale, e piccole economie nella scelta di un sistema di filtrazione rispetto a un altro più efficiente e poco più costoso si traducono spesso in grandi diseconomie quando si è in raccolta, e che si ripetono anno dopo anno.
Anche il mantenimento dell'efficienza del sistema è importante, e si consiglia di controllare con una certa frequenza (settimanale) le portate di vari punti goccia scelti a campione. Cali di rese a parità di pressione erogata sono un buon indicatore della necessità di intervenire, pulendo le linee con appositi prodotti (come ad esempio acido ortofosforico 85% in caso di calcare) iniettati con l'impianto di fertirrigazione. ARPA Pomodoro da industria 2
La pressione è un altro parametro fondamentale per la coltivazione del pomodoro da industria, dove si fa uso di manichette leggere, che non sono autocompensanti, e quindi erogano più o meno acqua in funzione della pressione con cui sono alimentate. Ogni tanto un controllo delle pressioni a fine delle linee, lungo le linee e all'ingresso dei settori ci permetterà di controllare il requisito fondamentale che permette di avere uniformità: che la pressione sia cioè abbastanza livellata in tutte le parti dell'appezzamento irrigato, e che sia compresa ovunque all'interno dell'intervallo di pressioni consigliato dal produttore della manichetta con l'indicazione di pressione di funzionamento.
ARPA Pomodoro da industria 3Poi dobbiamo anche utilizzare concimi che siano completamente solubili e soprattutto assicurarci che nelle linee erogatrici entri una soluzione fertilizzante e non ad esempio un granulo tenuto in sospensione. Un semplice filtro posto tra la tanica del concime e il punto di iniezione ci garantirà che non passino sali non sciolti.
Da qui è evidente che tutto il fertilizzante non sciolto nella cisterna, che resterà sul fondo a fine fertirrigazione, non solo non potrà essere conteggiato nel computo delle unità fertilizzanti, ma potrebbe facilmente determinare problemi di intasamento.
Per questo motivo, anche se per via della maggior purezza possono apparire più costosi, è fondamentale impiegare in fertirrigazione prodotti nati per questo uso.
L'iniezione dei concimi deve avvenire in maniera graduale e continua. Graduale, perché dovremo avere una concentrazione di sali nella soluzione fertilizzante di circa 0,5 grammi per litro nelle fasi iniziali per arrivare a 1,5-2 grammi per litro con le piante adulte; continua, perché è bene che durante tutta la fase della fertirrigazione la concentrazione della soluzione sia costante.
La fertirrigazione ha solitamente una durata inferiore rispetto alla irrigazione, per dare modo di inumidire dapprima il terreno e poi di risciacquare le ali gocciolanti con acqua "pulita" cioè senza fertilizzante. Sia per l'una che per l'altra operazione 10-20 minuti sono sufficienti.
Anche il pH è bene sia controllato e deve essere vicino al valore di 6,5 o inferiore.
Con acque molto ricche di carbonati e pH superiori a 7,5/8 sarà bene impiegare in fertirrigazione concimi acidificanti.
Costantemente va fatto il controllo dei valori di elettroconducibilità (EC, misura di quanto sale è disciolto nell'acqua) e del pH della soluzione che esce dal gocciolatore, mediante un apposito strumento (conduttimetro/phmetro) che non deve mancare tra le attrezzature aziendali. I valori ottimali saranno rispettivamente per la EC inferiori a di 1 mS con piantine giovani e a 2 mS con piante adulte, mentre sarà di 6,5/7 per quanto riguarda il pH.
Nel caso della produzione di pomodoro da industria, se vogliamo assecondare i ritmi di assorbimento della coltura, prima di tutto considereremo le rese che ci attendiamo. Con una produzione di 90 tonnellate di pomodoro per ettaro asporteremo con il raccolto 220 unità di azoto, 130 unità di fosforo espresso come P2O5, e ben 350/400 unità di potassio espresso come K2O oltre a tutti gli altri meso- e microelementi. Apporteremo alcune correzioni, basate sul contenuto di argilla, sulla capacità di scambio cationico, sul contenuto di sostanza organica (ad esempio, un terreno con il 2% di sostanza organica renderà disponibili per la coltura durante la stagione circa 50/60 unità di azoto al netto dei dilavamenti, e questa quantità va conteggiata detraendola dalle unità da fornire).
Fatte alcune opportune correzioni in base al terreno più o meno ricco, se questo è molto sabbioso gran parte o la totalità delle unità va distribuita in fertirrigazione, mentre un terreno di medio impasto ci consentirà di distribuire con efficacia metà unità con la distribuzione di fondo e il resto in fertirrigazione.
La concimazione di fondo fatta in prossimità del trapianto richiede l'impiego di prodotti a pronta disponibilità, con elevato titolo, massima solubilità in acqua del fosforo e potassio esente da cloruri. Ottimi risultati si ottengono con miscele NPK a base di nitrato potassico. 4 o 5 quintali per ettaro di questi concimi, ad esempio di un rapporto 12/20/27 garantiranno una ottima fertilità per la coltura.
Poi si interviene in fertirrigazione, dopo il trapianto.
All'inizio si usa con le prime due irrigazioni fosfato monoammonico con acidi umici alla dose di 25 kg per ettaro; poi si comincia a distribuire una soluzione completa, con un rapporto NPK 1:1:1, fino alla fioritura del secondo palco fiorale: ad esempio si potranno distribuire in 10 interventi 100 kg totali di Polyfeed 18/18/18 + 2 + microelementi.
Nella fase successiva, e fino a frutticini allegati nei primi palchi, per circa 30 giorni si fanno 10 interventi con 20 Kg per ettaro di un concime avente rapporto 2:1:3. Ad esempio Polyfeed Drip 14/7/21 + 2 + micro.
Durante l'ingrossamento dei frutti, e fino a 30 giorni prima della raccolta, si alza ulteriormente il potassio e la concentrazione salina passando a 25 Kg/intervento per 8 interventi al rapporto 2:1:4, ad esempio Polyfeed 14/7/28 + 2 + micro.
Durante l'ultimo periodo, fino a circa una settimana dalla raccolta, si distribuisce solfato di potassio solubile (Solupotasse) in 3-4 interventi da 25 Kg/Ha.
In questo modo in fertirrigazione e con la massima efficienza avremo distribuito per ogni ettaro 80 kg di azoto, 76 di fosforo e 166 di potassio che uniti a quanto fornito prima del trapianto ci permetteranno di ottenere una produzione eccellente sia in termini di rese che di qualità.
Con terreni dotati di ottima produttività potremo anche ridurre in maniera proporzionale queste quantità mantenendo però invariati i rapporti nutritivi e i concimi impiegati nelle varie fasi.

Dr. Agr. Giulio Guastalla
Arpa Speciali Srl
Arpa Speciali



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