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Potatura ordinaria e straordinaria dell’oliveto

I termini con cui si definiscono queste due tipologie di potatura sono chiari, perché appunto fanno riferimento a due tipologie d’intervento distinte sulla base della frequenza con cui si ripetono.

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Olivo antico

La potatura ordinaria viene ripetuta periodicamente mentre la straordinaria è quella eseguita occasionalmente.
In vari testi sulla potatura dell'olivo si dice che questa pianta, come d'altra parte anche altre arboree coltivate, da quando viene messa a dimora fino a quando non ha superato la sua maturità fisiologica o, meglio ancora, una produttività economicamente conveniente, viene generalmente sottoposta ad interventi di potatura definiti ordinari. Dal momento in cui viene superata questa condizione, le caratteristiche dell'intervento di potatura possono cambiare negli scopi e quindi rientrare nella classificazione delle operazioni straordinarie.
Tra le operazioni che appartengono al primo gruppo sono da sempre state considerate quelle relative alla potatura di allevamento effettuata in vivaio, di trapianto effettuata in concomitanza all'estirpazione del vivaio e la messa a dimora in campo, di formazione per assistere l'accrescimento delle giovani piante, di fruttificazione (o produzione) per facilitare ed incrementare il rendimento dell'olivo.
Tra le operazioni straordinarie vengono annoverate quelle di riforma o di ricostituzione su piante oramai vecchie e da tempo abbandonate, di ringiovanimento su olivi deperiti o esauriti dal punto di vista produttivo, di risanamento per avvenuti danni di varia natura.
Quanto detto sopra è sicuramente vero ed oltre ad un'evidente differenza tra i due gruppi d'intervento, legata alla periodicità delle operazioni, è implicita anche una differenza relativa all'intensità di ciascuna operazione e se vogliamo anche alla tipologia di strumenti operativi utilizzati. Tutti gli interventi di potatura ordinaria annuale sono infatti caratterizzati da operazioni non esagerate nelle quali si dovrebbe generalmente asportare una quantità di chioma considerevolmente inferiore a quella che rimane, utilizzando attrezzi di taglio medio piccoli (cesoie e seghetti).
Con gli interventi di potatura straordinaria invece si asportano gran parte delle porzioni legnose, si utilizzano prevalentemente motoseghe e si lasciano poche foglie sulla pianta, per provocare quello stimolo vegetativo necessario per ripristinare una chioma produttiva.
Questa classificazione di tipo tecnico contribuisce senz'altro a conferire un ordine mentale necessario per operare.
Una specie arborea sempreverde come l'olivo crea indubbie difficoltà e qualche volta anche timore in coloro che sono chiamati a svolgere operazioni di taglio, ma questo non deve rappresentare un ostacolo all'introduzione di aspetti operativi innovativi.
Si ritiene infatti che l'olivicoltura di oggi e quella futura, debba fondarsi su requisiti differenti da quelli del passato, dove per passato non si fa necessariamente riferimento all'epoca della mezzadria, ma anche a pochi anni fa. Il settore olivicolo infatti ha da poco iniziato a richiedere maggiore attenzione nella valutazione dei singoli interventi di filiera ed in nome di una qualità di prodotto sempre più cercata, si iniziano ad applicare bilanci di settore che invece già da tempo caratterizzano altri comparti produttivi. Con questo concetto di coltivazione dell'olivo sicuramente "più imprenditoriale", è forse consigliabile rimettere in discussione gli schemi operativi precedentemente esposti non per concludere che siano errati (tutt'altro!), ma per valutare l'opportunità di applicare alcune tecniche considerate fino ad ora come interventi saltuari, nella conduzione ordinaria dell'oliveto. Dal momento che l'olivicoltore pota la pianta per adattarla alle proprie esigenze, considerando che non si dovrebbe perdere di vista il fatto che l'olivo ha un proprio habitus vegetativo che è impossibile stravolgere, il consiglio generale che si può fornire è di non potare nel rispetto di schemi rigidi, ma piuttosto di osservare e quindi conoscere come si sviluppa la pianta ed assecondare questa tendenza naturale senza introdurre disequilibri nella vigoria. Può sembrare paradossale ma è ancora frequente sulle nostre colline osservare i danni determinati da potature errate, danni che spesso sono superiori a quelli riscontrabili in oliveti non potati o comunque non coltivati secondo un programma preciso. Se si è prestata attenzione al modo di crescere e produrre delle diverse varietà, è stato sicuramente possibile constatare che gli olivi tendono a svilupparsi concentrando le proprie energie in alcune parti, generalmente quelle più alte che ricevono maggiori stimoli dalla luce, indebolendo gradualmente le porzioni più basse. Questo si verifica più rapidamente nelle varietà assurgenti come il Moraiolo, e meno in quelle a portamento più pendulo come il Frantoio, Leccino, Correggiolo e Pendolino.
L'operatore deve essere consapevole che questo modo naturale di svilupparsi dell'olivo non si può cambiare ma soltanto rallentare o gestire in modo tale che non si riduca alternativamente la crescita o la produttività. Come conseguenza di questa riflessione appare chiaro, come le forme di allevamento che favoriscono una buona distribuzione della luce dentro la chioma (forme in volume aperte al centro), ritarderanno il deperimento delle branche e dei rami inseriti più in basso.
Altro aspetto da considerare è quello relativo alle porzioni vegetative in posizione terminale rispetto alle branche principali.
Se l'olivo tende a crescere cercando la luce, non risulta corretto potare una pianta lasciando "punte" libere; occorre piuttosto contrastare il fenomeno con un intervento più contenuto (vegetazione più ricca) e avere chiome che quindi non tenderanno a svilupparsi verso l'alto con eccessiva vigoria.
Quanto sopra esposto è il frutto di considerazioni nate da semplici osservazioni (ripetute nel tempo) effettuate su differenti oliveti e rappresentano alcune delle poche regole "sicure" che oggi siamo in grado di fornire, dato che gli olivicoltori operano in un contesto caratterizzato da un'alta variabilità genetica.
In quest'ottica di base si può affrontare il concetto generale di potatura ordinaria o straordinaria.
Se è vero infatti che per prima cosa è essenziale valutare molto bene dove tagliare e quanto tagliare per rispettare le piante e nello stesso tempo soddisfare le aspettative, è anche vero che è necessario operare anche con criteri di tipo economico in modo che l'intervento di potatura "non porti via" metà del valore della produzione, come oggi purtroppo spesso si rileva.
Per venire al nocciolo!
Nella speranza che le produzioni oleicole delle nostre aziende trovino un ulteriore riconoscimento qualitativo ed economico sui mercati, è indispensabile intervenire con la potatura utilizzando attrezzature e secondo criteri che prima si ritenevano più consoni agli interventi straordinari.
Per spiegarci meglio, oggi non è pensabile potare una pianta utilizzando le cesoie ed i seghetti, impiegando 30-40 minuti (compresi lo smaltimento del materiale di risulta) ad olivo, perché il valore di questo lavoro, tradotto in olio, corrisponde a circa 500 grammi che spesso coincidono con il 50% della produttività di una pianta, per lo meno nell'olivicoltura collinare.
Un'alternativa a questa tecnica è quella di ridurre fino ad eliminare del tutto gli interventi sui rametti, ed impostare la gestione della chioma tagliando porzioni legnose di diametro maggiore, utilizzando il meno possibile le cesoie quanto piuttosto seghetti o meglio ancora piccole e leggere motoseghe.
Un olivo così gestito non potrà certo soddisfare completamente dal punto di vista estetico, ma otterrà uguale beneficio per lo sviluppo e la produttività e, se non si tende ad esagerare, ridurrà la tendenza a produrre succhioni vicino alle aree di taglio e risponderà ai criteri economici sopra menzionati.
In alcune differenti realtà toscane, in occasione di interventi di potatura su olivi adulti, finalizzati ad abbassare per almeno due metri l'altezza delle piante, sono state messe a confronto differenti tecniche di potatura.
Su una parte delle piante la chioma residua dopo il taglio di abbassamento è stata accuratamente potata con cesoie e sono state eliminate tutte le parti più o meno deperite e disseccate, mentre su altre piante non si è fatto nessun altro taglio dopo quello di abbassamento. Le due tipologie di piante hanno dato differenti risposte.
In particolare, si sono meglio e più velocemente sviluppate le chiome degli olivi che avevano avuto solo i tagli principali e soprattutto con il ritorno alla produttività si sono raccolte più olive. La differenza sostanziale che si è potuta rilevare osservando lo sviluppo dei due tipi di chioma è che nel primo caso (olivo abbassato ed anche "sforbiciato") si è sviluppato un maggior numero di succhioni e, in proporzione, i rametti della chioma sono cresciuti meno in lunghezza mentre si sono formate molteplici e corte ramificazioni sulla vegetazione esistente.
Nel secondo caso (chioma abbassata e non "sforbiciata") si è avuta una crescita minore di succhioni, lo sviluppo di nuove foglie su rametti apparentemente secchi, e soprattutto un maggiore allungamento dei germogli con riduzione della tendenza a ramificare; quest'ultimo aspetto ha sicuramente predisposto l'olivo ad una maggiore produzione per l'anno successivo. Ecco quindi che questo criterio di potatura più "grossolana", sicuramente discutibile per alcuni, ma soddisfacente per chi ha avuto il coraggio di provarlo, può entrare nella moderna olivicoltura.
Questo infatti consente di mantenere l'equilibrio radice/chioma della pianta proprio perché, se eseguito correttamente, riduce l'eliminazione del numero di foglie rispetto a quanto si verifica con una potatura "ordinaria" con cesoie.

Fiammetta Nizzi Grifi
Fonte: La potatura dell'olivo in Toscana - Riflessioni tecniche (ARSIA)


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