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Irrigazione del kiwi

L’actinidia è una specie sensibile agli stress idrici in tutte le fasi del ciclo vegetativo. L’irrigazione richiede particolare attenzione.

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Kiwi

La zona di origine dell'actinidia (Cina) ha un ambiente caratterizzato da clima costante, mite e temperato. In Italia il Kiwi viene coltivato principalmente nell'Agro Pontino, pianura costiera dotata di un clima consono all'actinidia e con una buona capacità idrica. Le frequenti situazioni di siccità registrate negli ultimi anni impongono però la massima attenzione nell'irrigazione di questa specie. L'actinidia possiede, un'elevata efficienza nel trasporto dell'acqua, e le risposte produttive all'irrigazione sono positive, ma resiste pochissimo agli stress idrici. Ciò dipende essenzialmente dal ridotto volume del terreno esplorato dalle radici e quindi dalla limitata riserva idrica a disposizione delle piante.
La densità radicale di questa specie è, infatti, in genere elevata, ma l'apparato radicale impiega circa 10 anni per raggiungere il massimo sviluppo e il volume di terreno interessato dalle radici, nei primi 4 anni dall'impianto è più scarso di quello del pesco allevato in condizioni idriche ottimali (1,4 m3 per pianta, contro 3,6 del pesco - fonte Xiloannis).
Inoltre vi possono essere anche degli stress idrici fisiologici, che si possono verificare in condizioni idriche ottimali del suolo, a causa della bassa capacità di trasporto idrico dei tessuti dell'actinidia, soprattutto nel caso in cui il frutteto manifesti un vistoso squilibrio di sviluppo tra parte aerea e radicale. In una condizione ambientale caratterizzata da temperature elevate, umidità relativa bassa e ventosità (non così rara nel Lazio), la pianta infatti reagisce con la chiusura degli stomi facendo venir meno l'effetto climatizzante della traspirazione fogliare fino a manifestare estesi disseccamenti. Questa ulteriore sensibilità rende inutile il ricorso ad impianti d'irrigazione mobili ed impraticabile la pratica dell'irrigazione di soccorso.
Risulta invece molto importante adottare impianti fissi che consentano una corretta tecnica di distribuzione dell'acqua e dei concimi (fertirrigazione).

Esigenze irrigue
A differenza delle altre specie frutticole, l'actinidia è sensibile allo stress idrico in tutte le fasi del ciclo vegetativo, ma con intensità diverse. Nelle prime fasi, gli eccessi idrici nel terreno possono far insorgere fenomeni di clorosi.
In seguito, carenze idriche durante fioritura, allegagione e sviluppo del frutto possono essere causa di stress e di arresto della fruttificazione. La fase di rapido accrescimento del frutto si colloca infatti in corrispondenza del periodo di minima probabilità di pioggia accompagnata da temperature, le più alte del periodo estivo. Il frutticino allegato passa infatti da un diametro di circa 30 mm alla metà di giugno ad uno di 45 mm alla fine di luglio, triplicando il volume. Dai primi di agosto sino alla raccolta il frutto accresce il diametro di altri 7-10 mm (+40% in volume). La fruttificazione aumenta il fabbisogno idrico, ma arriva quando le condizioni climatiche sono più sfavorevoli. In questo caso una gestione irrigua adeguata permette di ottenere rese elevate con una buona percentuale delle classi di calibro superiori.
Meglio quindi un regime di alta frequenza di irrigazione in breve tempo o uno di minore frequenza con tempi maggiori (oppure un sistema misto che alterni irrigazioni brevi e frequenti a irrigazioni più lunghe?). Prove di questo tipo sono state effettuate in Cile (Kulceswski, Frutticoltura 10/2004) Nelle condizioni ambientali cilene sembrerebbe importante l`alta quantità di irrigazione con alta frequenza, senza saturazione della zona radicale, né perdite di umidità in profondità, solo nel periodo di fioritura e accrescimento rapido dei frutti.

Scelta della tecnica irrigua
Il metodo irriguo più adatto è sicuramente quello localizzato: meglio un sistema di irrigazione per microaspersione o una doppia linea di gocciolatori. Visto lo scarso volume di terreno esplorato dalle radici, è importante raggiungere in modo uniforme tutto l'apparato radicale. Ciò impone la massima attenzione nel caso degli impianti a micro spruzzo, poiché questi erogatori hanno precise caratteristiche di lancio dell'acqua, diverse in ogni modello. Questi erogatori possono anche essere utili nel caso occorra creare un ambiente aereo umido favorevole allo sviluppo della coltura, per evitare condizioni ambientali che provocano i disseccamenti fogliari. La creazione di una sorta di nebbiolina artificiale durante l'intervento irriguo, permetterà di riportare l'umidità del frutteto a livelli accettabili per la pianta.

Gestione dell'irrigazione
L'elevata sensibilità agli stress idrici rende particolarmente utile l'utilizzo del tensiometro, uno strumento che misura la "fatica" compiuta dalla pianta per estrarre l'acqua dal terreno. Occorre posizionarne almeno due a 25 e 50 cm di profondità ed a circa 35 cm dal gocciolatore.

Valori rilevati dal tensiometro:

- il tensiometro profondo non deve mai indicare valori superiori a 50 - 60 centibar (unità di misura dello strumento)
- il tensiometro superficiale:
  fino alla fioritura valori ideali 50-70 centibar
  dopo la fioritura valori ideali 30-50 centibar.



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