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La concimazione azotata del frutteto

Un approccio guidato per ottimizzare la concimazione azotata tramite l’analisi del contenuto di azoto minerale del terreno con il metodo “Nmin”.

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Nmin

Tra i diversi elementi nutritivi apportati al frutteto con la concimazione, l'azoto è quello che necessita della maggiore attenzione vista l'azione che ha sulla fertilità del terreno, sullo sviluppo vegetativo e produttivo del frutteto  e sulla qualità frutti.
Inoltre, occorre tenere in considerazione un aspetto particolarmente rilevante dal punto di vista ambientale, che sono le perdite di azoto sotto forma di nitrato verso gli strati più profondi del terreno e verso le falde freatiche.
Il metodo analitico più utilizzato per conoscere la disponibilità di azoto nel terreno è l'analisi chimica dell'azoto totale (metodo Kjeldahl). Nel terreno questo elemento è presente in forma prevalentemente organica, mentre le forme minerali (azoto nitrico ed azoto ammoniacale), quelle che vengono assorbite dalle radici, rappresentano una frazione molto piccola (spesso l'1%) dell'azoto totale.
La disponibilità di azoto nitrico (N-NO3) e di azoto ammoniacale (N-NH4) nella soluzione del terreno è strettamente connessa alla velocità di mineralizzazione della sostanza organica, processo a sua volta assai dipendente dalle caratteristiche della matrice organica e dalle condizioni climatiche (temperatura, umidità, ecc.). Ne consegue che il piano di concimazione eseguito senza tenere conto di questa potenziale disponibilità di N minerale può risultare impreciso.

Ottimizzare la concimazione azotata
E' un'operazione notevolmente più delicata e complessa rispetto a quella delle altre sostanze nutritive quali Fosforo e Potassio.
Diversi fattori che influiscono sulla dinamica dell'azoto sono maggiormente soggetti alle condizioni atmosferiche e sottostanno perciò a variazioni che non sono né prevedibili né precisamente calcolabili. Tra questi fattori i più importanti sono:

1) la mineralizzazione dell'azoto del terreno (dipendente dalle condizioni meteorologiche, dal contenuto di humus nel suolo, dalla precessione colturale, dalla lavorazione e dalla struttura  del suolo, e dall'effetto residuo dei concimi organici);
2) il fabbisogno temporale e quantitativo delle culture (dipende dalle fase vegetative e dalle condizioni di crescita);
3) i contenuti variabili in elementi e lo stato di mineralizzazione dei fertilizzanti organici quale letame, liquame, sovescio, compost e fanghi di depurazione;
4) l'importanza delle diverse perdite d'azoto (dilavamento di nitrati, volatilizzazione di ammoniaca e denitrificazione).

Finora però non è stato possibile definire alcun procedimento sicuro che permetta di valutare questi fattori  in modo certo.

L'analisi del contenuto di azoto minerale del terreno con il metodo Nmin
Allo scopo di migliorare la tecnica di nutrizione azotata delle colture frutticole, è stata messa a punto da ricercatori tedeschi una metodologia che si basa sull'analisi chimica delle forme minerali (N-NO3 e N-NH4) presenti nel terreno 2-3 settimane prima della fioritura degli alberi (metodo del Nmin).
La scelta di utilizzare l'uno o l'altro procedimento dipende dalle conoscenze, dall'esperienza nonché dalla possibilità di prelevare dei campioni di terra per la determinazione dei contenuti in azoto minerale (Nmin).
Di regola, un procedimento basato su valori misurati dimostra maggiore precisione che non un metodo con valori stimati. Questo guadagno d'informazione va però confrontato con il maggiore onere necessario al suo ottenimento. Nel caso del metodo Nmin ciò corrisponde in particolare al notevole lavoro per il prelievo dei campioni, al trasporto degli stessi in laboratorio e ai costi per le analisi.
Il Dipartimento di Colture Arboree (DCA) dell'Università di Bologna, in collaborazione con il Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Cesena e con la Regione Emilia-Romagna, ha definito un approccio analogo che, al momento, prevede solo l'analisi dell'azoto nitrico (poiché la quota di azoto ammoniacale in soluzione è decisamente inferiore a quella nitrica). Per un impiego affidabile del metodo Nmin occorre prestare una particolare attenzione al prelievo. Il momento e la profondità del prelievo dei campioni devono essere scrupolosamente rispettati.
Dopo una prima fase prettamente sperimentale il modello è stato applicato in diversi frutteti allo scopo di verificarne appieno la validità agronomica e la facilità di applicazione da parte dei tecnici.
L'esperienza è stata condotta seguendo le due esigenze stagionali di concimazioni, quella primaverile e quella autunnale o tardiva.
Essa ha evidenziato che il modello può essere applicato efficacemente per gestire la concimazione azotata dei frutteti. In particolare, facendo riferimento anche alle indicazioni ottenute negli anni precedenti sono emersi i seguenti aspetti pratici:

1) diminuzione degli apporti di unità fertilizzanti rispetto alle quantità di N apportate tradizionalmente nel corso dell'anno. Tale riduzione (in media del 50 - 60%) non ha indotto la comparsa di carenze azotate a carico degli alberi perché il piano di concimazione è stato formulato sulla base della reale disponibilità di N minerale presente nel terreno;

2) una riduzione del numero delle concimazioni che, specie nel periodo di fine estate, sono state eseguite solo nei casi di effettiva necessità (bassa dotazione di azoto nitrico nei terreni più sciolti e negli anni ove anomali precipitazioni estive hanno favorito la lisciviazione del nitrato).

Source: Università di Bologna - Dipartimento di colture arboree; CRPV di Cesena;  Centro per la Sperimentazione agraria e forestale di Laimburg (BZ).



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