 Fertilizzazione In questo contesto va posta una particolare attenzione a quelle tecniche innovative che possono accrescere sia l'efficacia dei fertilizzanti sia l'effettiva conoscenza dello stato nutrizionale della coltura. In un frutteto nel quale venga asportata la sola produzione, l'impoverimento di elementi minerali è alquanto limitato. Inoltre l'eventuale inerbimento, i residui della potatura, le foglie e i frutti caduti a terra, restituiscono al terreno parte degli elementi minerali asportati durante il ciclo vegetativo. L'apporto degli elementi nutritivi potrà essere operato con l'impiego di concimi organici e chimici, il tutto sulla base di un razionale piano di fertilizzazione. Si ricorda che le piante con maggior rigoglio vegetativo sono anche più soggette agli attacchi parassitari e producono frutta con caratteristiche qualitative scadenti (minor colorazione, vitrescenza, scarsa consistenza della polpa, ecc.). Per gli apporti di azoto minerale non è ammessa un'unica distribuzione (tranne che con concimi a cessione lenta o controllata) ma occorre effettuare concimazioni frazionate. Nel caso del pesco si consiglia di non apportare azoto oltre la fine di maggio per le cv. precoci e la metà di giugno per quelle tardive. Ogni azienda dovrebbe inoltre predisporre un piano di concimazione, redatto da un tecnico, nel rispetto dei limiti e dei vincoli posti nelle schede colturali specifiche per coltura, sulla base di analisi fisico-meccaniche e chimiche del terreno. Le suddette analisi dovranno essere eseguite almeno una volta ogni cinque anni ed in ragione di almeno una ogni due ha. I fabbisogni delle colture dovranno essere calcolati a partire dalle asportazioni unitarie (kg di nutrienti per unità di prodotto utile o biomassa complessivamente prodotta) e dalla resa attesa per la coltura da fertilizzare, stimata sulla base delle rese conseguibili in azienda. Nel caso di distribuzione dei fertilizzanti con fertirrigazione durante il ciclo colturale, le quantità di unità fertilizzanti (in kg/ha) da apportare alla coltura, secondo il piano di fertilizzazione, andrebbero ridotte del 20% per la sola quota da distribuire in fertirrigazione. L'uso dei concimi fogliari deve essere riservato alla prevenzione di alcune fisiopatie, tenendo comunque presente che queste dovrebbero essere contenute anche con adeguate tecniche colturali (irrigazioni, potature). E' altresì consentito l'uso dei concimi fogliari per la cura di microcarenze (es. ferro, boro, magnesio, ecc.) e nelle prime fasi vegetative per il superamento di stress nutritivi. Al fine di permettere l'assorbimento dei vari elementi, è opportuno mantenere un sufficiente tenore di sostanza organica nel terreno. Questa, se ben umificata, costituisce il fattore principale della fertilità, poiché i microrganismi in essa contenuti rendono disponibili gli elementi minerali necessari alle piante. Una buona percentuale di sostanza organica migliora la struttura del terreno e quindi la sua capacità di ritenzione dell'acqua. L'inerbimento dell'interfilare ed i residui della potatura aumentano il tenore di sostanza organica. Concimazione organica. In relazione alla tipologia dei terreni italiani si ha una carenza del tasso di "sostanza organica". Per riportare questo valore ad un livello agronomicamente valido, stimabile intorno al 2%, si ritiene opportuno incrementare l'utilizzo di concimi organici. I concimi organici previsti dalla legge, possono essere distribuiti da soli o ad integrazione dei concimi di sintesi: in ambedue i casi devono essere rispettate le dosi massime consentite per l'azoto, in quanto questo diventa disponibile per la coltura in breve tempo. Non si considera invece l'apporto di P2O5 e K2O, in quanto questi elementi vengono immobilizzati nei complessi argillo-umici e quindi difficilmente dilavabili e meno disponibili nell'arco del ciclo colturale.
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