 Arpa Irrigazione Tali strumenti si riferiscono all'impiego della concimazione fogliare ed alla fertirrigazione. Quest'ultima attraverso la miscela del concime con l'acqua di irrigazione, facilita il trasporto degli elementi nutritivi in essa disciolti verso le radici degli alberi con indubbi vantaggi quali: 1. uniforme distribuzione dei fertilizzanti nel volume di suolo bagnato, dove è maggiore l'attività radicale; 2. possibilità di veicolare elementi poco mobili nel terreno, quali P e K, rendendone più agevole l'assorbimento da parte dell'apparato radicale; 3. frazionamento degli apporti di elementi minerali in piccole dosi, con riduzione dei rischi di dilavamento (particolarmente sentiti per l'N) e di eventuali stress da eccesso/carenza; 4. sincronizzazione della disponibilità di nutrienti con le richieste dell'albero; 5. migliore capacità di regolare l'attività vegeto-produttiva, con anticipo della formazione di gemme a fiore e più precoce entrata in produzione del frutteto; 6. riduzione delle dosi di concimi che può arrivare fino al 30% rispetto alla fertilizzazione tradizionale con concimi granulari su pieno campo. La possibilità di veicolare elementi poco mobili permette ad esempio di ovviare alle carenze di K che in alcune zone della Regione si sono evidenziati soprattutto su vite in suoli ricchi di argille che sequestrano l'elemento rendendolo non disponibile per l'assorbimento radicale. I concimi che possono essere utilizzati per la fertirrigazione devono essere caratterizzati da una elevata purezza e da una buona solubilità. Esistono attualmente in commercio formulati solidi o liquidi che soddisfano tutte le esigenze. Nella scelta tecnica fra concimi semplici, binari o complessi, un'attenzione particolare va posta al costo per unità fertilizzante e al loro pH. Infatti in terreni calcarei, molto diffusi nella nostra regione, è opportuno optare per concimi a pH sub-acido (come l'azoto ammoniacale o l'urea-fosfato) o, in alternativa, di abbassare il pH della soluzioni con acidi deboli come ad es. l'acido citrico. Poiché la fertirrigazione aumenta la concentrazione di elementi nutritivi nella soluzione del terreno, nel medio-lungo periodo si può verificare un aumento della salinità. È quindi buona norma controllare periodicamente la conducibilità elettrica, non solo della soluzione nutritiva che fuoriesce dagli emettitori dell'impianto, ma anche quella del terreno sottostante gli emettitori stessi, evitando che la salinità superi il valore di 2 mS/cm. Il ricorso a questa tecnica non deve in ogni caso sfociare in un abuso della risorsa idrica che potrebbe tradursi in un eccessivo sviluppo vegetativo. È stato osservato infatti, sia su drupacee che pomacee, che la riduzione della riserva di umidità (inferiore al 35%) nei primi 60 giorni dopo la fioritura (stress idrico controllato), permette di contenere lo sviluppo dei germogli senza compromettere la produzione finale. Il decorso stagionale degli ultimi anni, spesso carente in precipitazioni, si presta ad imporre lo stress idrico controllato; la possibilità di distribuire elementi nutritivi attraverso l'impianto irriguo, in ogni caso, non deve tradursi in una somministrazione di volumi irrigui eccessivi. Moreno Toselli Dipartimento Colture Arboree, Università di Bologna
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