 Carciofo La propagazione del carciofo attraverso tecniche convenzionali che prevedono l'impiego di organi di moltiplicazione quali carducci ed ovoli, prelevati da piante destinate alla produzione di capolini, oltre a non utilizzare al meglio la capacità pollonifera di questa asteracea presenta seri problemi a livello di sanità e di uniformità della coltura. Inoltre, specificatamente alle varietà non rifiorenti, l'impiego dei carducci provenienti dalla scarducciatura di settembre, determina un ritardo dell'entrata in produzione della carciofaia. Per superare tali problematiche, accanto alla propagazione convenzionale si sono sviluppate nuove tecniche quali: la micropropagazione; l'impiego di carducci ottenuti dalla coltivazione in fuori suolo di piante madri micropropagate e risanate; l'impiego di piante innestate su portinnesti resistenti a stress biotici e abiotici ed infine l'utilizzo del seme negli ibridi F1 e/o nelle cultivar. La propagazione in vitro ha reso possibile, almeno nel caso delle varietà primaverili, non solo la rapida moltiplicazione di materiale risanato di cloni selezionati, ma anche la costituzione di carciofaie uniformi e produttive sin dal primo anno di impianto. Nelle varietà "rifiorenti" (Spinoso sardo, Brindisino, Catanese, ecc.), la tecnica di propagazione in vitro determina frequentemente la perdita della precocità per cui è necessario individuare nuove tecniche in grado di superare tale inconveniente. La coltivazione fuori suolo di piante madri micropropagate e risanate, costituisce una nuova tecnica messa a punto presso l'Università della Tuscia che, oltre a garantire i vantaggi del vitro, permettere il contenimento dei costi di produzione delle piantine e si può prestare, tramite opportuni accorgimenti, anche alla propagazione delle cultivar "rifiorenti". L'impiego di piante innestate costituisce un altro metodo di propagazione del carciofo dove sono impiegati bionti propagati per "seme". Tale tecnica prevede l'impiego come portinnesti di genotipi di cardo, caratterizzati da resistenza e/o tolleranza a stress biotici (Verticillium spp.) e abiotici (freddo e salinità), e come nesti le varietà di carciofo da propagare. L'impiego del "seme" (achenio) nelle cultivar e/o negli ibridi F1 costituisce una valida alternativa alla razionalizzazione della tecnica colturale, al miglioramento dello stato sanitario delle piante e all'incremento delle produzioni unitarie; inoltre, permette di contenere i costi di produzione delle piantine. Francesco Saccardo1, Irene Morone Fortunato2, Nicola Calabrese3, Andrea Temperini1, Fabio Micozzi1, Olindo Temperini1 1Dipartimento di Geologia e Ingegneria Meccanica, Naturalistica e Idraulica per il Territorio, GEMINI, Università degli Studi della Tuscia (Viterbo); 2Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali, Università degli Studi di Bari, 3CNR‐ISPA, Bari irene.morone@agr.uniba.it
Abstract della relazione presentata in occasione del Convegno "Il Vivaismo Orticolo" di cui abbiamo dato notizia sul nostro Portale: vedi.
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