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Pomodoro coltivato in serra

Riflessi della durata della fase vivaistica sulle caratteristiche delle plantule e sulla risposta produttiva.

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Pianta di pomodoro

La programmazione del processo produttivo rappresenta uno dei fattori più frequentemente presi in considerazione dai vivaisti al fine di ottenere plantule di idonee dimensioni al momento richiesto. Essa però non sempre risulta di facile attuazione in considerazione degli effetti che un decorso climatico non atteso può determinare sul rallentamento o sulla accelerazione dei processi di accrescimento. D'altra parte, gli agricoltori ritengono che l'intervallo semina‐trapianto sia fondamentale poiché le piante non ancora pronte o invecchiate in contenitore sono meno idonee per la coltivazione.
Allo scopo di meglio chiarire tali aspetti e di comprendere se la durata della fase vivaistica può assumere importanza, è stata condotta una ricerca su pomodoro Panarea F1 (PETO) nel corso della quale sono stati studiati gli effetti della diversa permanenza in vivaio delle plantule (intervallo semina‐trapianto) sulle loro caratteristiche al momento del trapianto e sulla risposta agronomica della coltura. Le varianti sperimentali poste allo studio, combinate fattorialmente tra loro, sono state:
i) 3 tempi di permanenza in vivaio; 
ii) 3 dimensioni dell'alveolo.
Quest'ultimo fattore è stato considerato per valutare se gli effetti dell'intervallo semina‐trapianto possono variare in rapporto al differente accrescimento delle piante.
Relativamente ai tempi di permanenza in vivaio, adottando una analoga data di trapianto (inizio di agosto), la data di semina di riferimento è stata stimata sulla base dei dati storici, cioè dei tempi medi che vengono impiegati nelle specifiche condizioni per l'ottenimento di una pianta di idonee dimensioni per ciascuno dei contenitori adottati (28, 23 e 20 giorni rispettivamente per i contenitori da 40, 84 e 135 fori). Per differenziare i tempi di permanenza in vivaio le semine sono state anticipate o ritardate, così da determinare un tempo di permanenza medio aumentato o ridotto di cinque giorni rispetto a quello ordinario.
I risultati nel loro insieme consentono di affermare che:
1) l'incremento dei tempi di permanenza in vivaio ha determinato una variazione positiva dei parametri biometrici considerati; solo con riferimento al contenuto in clorofilla ed all'incidenza della sostanza secca ipogea su quella totale non sono stati osservati effetti chiari o significativi;
2) l'influenza della durata della fase vivaistica si è in alcuni casi differenziata in rapporto al tipo di contenitore impiegato per effetto di significative interazioni tra i due fattori studiati;
3) il protrarsi della durata della fase vivaistica ha determinato riflessi significativi sui parametri legati alla precocità del primo grappolo; piuttosto contenuti sono risultati per contro gli effetti su tempo medio di raccolta, sulla resa e sulle relative componenti.


Domenica Scuderi, Francesco Giuffrida, Cherubino Leonardi
Dipartimento di OrtoFloroArboricoltura e Tecnologie Agroalimentari (DOFATA), Università degli
Studi di Catania, Via Valdisavoia, 5 ‐ 95123 Catania
francesco.giuffrida@unict.it  

Abstract della relazione presentata in occasione del Convegno "Il Vivaismo Orticolo"
di cui abbiamo dato notizia sul nostro Portale: vedi.