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La risorsa acqua

Protezione, valorizzazione e sfruttamento sostenibile; rischi ed “allarme” globale. Lo sviluppo sociale ed economico ha fortemente incrementato il consumo di acqua e le quantità utilizzate sono ormai diventate enormi. (Andrea Taurozzi)

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Irrigazione a scorrimento

È stato sempre sostenuto che l'acqua è una risorsa rinnovabile, anche se non distribuita in modo omogeneo su tutta la terra, le cui riserve sono continuamente reintegrate attraverso un grande ciclo naturale. Tuttavia, l'affermazione, che pare di chiara portata, non ha più una base di fondamento così indiscutibile ed incontestabile.
Con la sua comparsa, l'uomo ha cambiato inevitabilmente anche la storia dell'acqua: fonte di sviluppo delle prime civiltà, essa è stata trasportata con imponenti opere di ingegneria nei centri urbani e nei campi ed utilizzata come fonte di energia, divenendo così uno dei principali motori dell'evoluzione sociale.
Dalla fine del XIX secolo, si è sviluppato il concetto "diffuso" di potabilità; il sistema fognario è diventato l'insegna della civiltà urbana, segno indiscutibile del progresso, i corsi d'acqua sono stati regimentati per permettere il massimo utilizzo del territorio e lo sfruttamento idroelettrico. La qualità dell'acqua, però, è andata continuamente peggiorando a causa dell'inquinamento e dell'incuria dell'uomo, e la disponibilità di acqua dolce proveniente da fiumi e sottosuolo si è fatta progressivamente sempre più inadeguata.
Lo sviluppo sociale ed economico ha fortemente incrementato il consumo di acqua e le quantità utilizzate sono ormai diventate enormi. Il prelievo idrico ha provocato un grave impatto sull'ambiente. Fino a pochi anni fa, infatti, i progetti per il prelievo e l'utilizzo dell'acqua erano mirati unicamente ad obiettivi di tipo economico e scarso era l'interesse per gli effetti indotti sul regime dei corsi d'acqua e per gli impatti generati sul territorio. La risorsa acqua era considerata inesauribile.
Così, se la domanda di acqua dolce è triplicata dal 1950 ad oggi a causa dell'incremento demografico e delle moderne abitudini di vita, si prevede che raddoppi entro il 2050; contemporaneamente la sua disponibilità pro capite a livello mondiale è diminuita da 17.000 a 7.500 metri cubi.
Il problema del prelievo delle acque, oggi, viene avvertito come una delle maggiori emergenze ambientali e desta forte preoccupazione anche la qualità stessa della risorsa. Infatti, l'uso dell'acqua, indispensabile alla nostra vita civile, porta inesorabilmente al degrado delle sue qualità originarie. L'eccesso di sostanze organiche e inquinanti sversate nei corpi idrici ne limita la naturale capacità autodepurativa, creando la necessità di ricorrere a tecnologie molto gravose dal punto di vista economico per recuperarne le caratteristiche iniziali.
E' importante, dunque, porre attenzione anche all'affermazione, divenuta di uso comune e generalizzato, secondo cui "le risorse idriche mondiali rimarranno sempre costanti", rispetto, invece, ad un potenziale incremento significativo della popolazione mondiale.
I dati sulla distribuzione delle piogge e sullo stato dei ghiacciai (montani e polari) sono diventati di anno in anno sempre più preoccupanti, indicando un'evoluzione che non potrà che aggravare la disponibilità delle risorse idriche. La distribuzione delle piogge nel corso dell'anno sta subendo una variazione: i fenomeni sembrano concentrarsi in eventi maggiormente intensi e di minore durata, intervallati da lunghi periodi di scarsità di precipitazioni. Le nevicate, a causa del generale aumento delle temperature medie, interessano in modo sensibile le quote più elevate delle nostre montagne, con una tendenza ad un generale spostamento verso i 1800-2000 metri di altitudine, e lo scioglimento delle nevi avviene con maggiore anticipo rispetto ai dati storici. I ghiacciai sono in progressivo arretramento e ormai gli scenari più pessimistici ne vedono la scomparsa totale dall'arco alpino entro i prossimi 25 anni.
Tutti questi sono fattori di un mutamento in corso che, se ulteriormente confermato, avrà anche ripercussioni notevoli sulla disponibilità di risorse idriche. Le portate dei corsi d'acqua valdostani, ad esempio, hanno subito nel corso degli ultimi anni variazioni sensibili: alcune valutazioni, ancora molto preliminari, danno una riduzione approssimativa del 10% - 15% delle portate medie rilevate presso alcune derivazioni idroelettriche, rispetto alle medie storiche di una decina di anni fa.
Occhio del cicloneSi notano poi un numero maggiore di picchi di portata in occasione di piogge intense, ai quali fanno seguito lunghi periodi di portate ridotte, di molto inferiori alle medie storiche. I volumi di acqua complessivamente veicolati non sembrano, al momento, aver subito variazioni significative, pur nella consapevolezza che l'apporto dallo scioglimento dei ghiacciai è fondamentale a garantire questo risultato.
Lo scenario che si sta configurando nel medio periodo è quindi quello di una crescente difficoltà nell'accedere alle risorse idriche necessarie, se non sono riorganizzati i sistemi di approvvigionamento e quindi di distribuzione delle acque stesse. Bisognerebbe,Diga infatti, immagazzinare l'acqua quando essa è resa disponibile, in occasione delle piogge o dello scioglimento delle nevi, per poter poi essere distribuita a tutti gli utenti quando necessaria per gli usi potabili, irrigui e industriali. L'uso di tali risorse dovrà poi avvenire in modo oculato, usando i quantitativi strettamente necessari quando possibile e senza sprechi inutili. La qualità dei corpi idrici va salvaguardata con sempre maggiore attenzione, perché il loro degrado qualitativo comporterà un ulteriore assottigliamento delle disponibilità. Non è più sufficiente limitare gli inquinamenti della risorsa attraverso il solo trattamento degli scarichi fognari, ma si dovrà operare per recuperare lo stato eco-sistemico dei corsi d'acqua stessi. I livelli di consumo di acqua e lo stato ambientale dei corpi idrici sono divenuti parametri importanti di valutazione del livello di sviluppo di una regione. È necessaria una nuova consapevolezza del fatto che la rarità crescente delle risorse di acqua dolce ed il cattivo uso che ne viene ancora fatto minacciano gravemente le possibilità di sviluppo, tanto in senso generale che di sviluppo sostenibile.
A quanto detto si aggiunga che, con riferimento alla temperie attuale, si ritiene che circa un miliardo e quattrocento milioni di persone non abbiano accesso all'acqua nella misura minima pro-capite indicata.
Secondo l'UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) circa diecimila esseri umani muoiono ogni giorno per mancanza d'acqua.
Le previsioni pro futuro non sono delle più rosee. Nel 2020, le previsioni indicano che il numero delle persone che non avranno accesso all'acqua toccherà il tetto dei quattro miliardi approssimativi, cioè la metà della popolazione mondiale.
È chiaro, quindi, che la principale fonte di vita dell'umanità si sta trasformando in una risorsa strategica vitale: il valore crescente dell'acqua, le preoccupazioni concernenti la qualità e la quantità di approvvigionamenti, oltre che le possibilità di accesso, accordate o rifiutate, stanno avvicinando l'acqua al petrolio e ad altre ricchezze minerali in quanto risorsa strategica. La sua rarità e il suo valore crescente porteranno sempre più a mettere in atto politiche dell'acqua che ne favoriranno l'uso esclusivo in aree circoscritte e punteranno alla sua salvaguardia ed al suo razionale utilizzo.
Le politiche interventiste che si sono delineate negli ultimi anni, tuttavia ed a dispetto di un uso razionalizzato della risorsa, sono state perlopiù imposte dalle società multinazionali ed hanno risposto a logiche di mercificazione e di privatizzazione, in piena sintonia con la dimensione globalizzata della nuova economia.
Amaramente, in questa direzione, deve registrarsi una tendenza a considerare l'acqua non un bene pubblico ma un comparto merceologico nelle mani del business.
Gli allarmi non hanno tardato ad allertare; in questa direzione si sono mosse Confindustria, la quale ha chiesto di non penalizzare il settore industriale, le associazioni degli agricoltori con riferimento ai raccolti, i produttori di energia che hanno minacciato "black out" (e la tematica risulta ancor di maggior rilievo a fronte del ruolo strategico giocato oggi dal settore dell'energy), i cittadini che non hanno contezza di quanta acqua potranno consumare.
Anche l'ultimo rapporto UNDP sostiene come il vero problema non sia rappresentato dalla scarsità dell'acqua, bensì dalla povertà e dai meccanismi di potere che sono fonti strutturali di diseguaglianza sociale nell'accesso al bene comune "acqua".
Gli stessi indicatori di Borsa nel settore idrico, segnalano come il settore abbia registrato negli ultimi anni un rendimento del 30/40% circa, ben superiore al 29% di petrolio e gas e al 27% di rame, alluminio e acciaio.
Water tankDelle due l'una: o l'acqua è un bene comune; oppure è un bene economico per la valorizzazione del capitale finanziario. Di conseguenza, la questione pubblico/privato afferisce all'alternatività dell'obiettivo. La conservazione quali-quantitativa dell'acqua è prioritario interesse pubblico, mentre, al contrario, per il mercato il massimo consumo di acqua costituisce aumento del profitto e, di conseguenza, la scarsità serve a valorizzarne il prezzo.
Parrebbe dunque appropriato, o meglio necessario, che l'intero ciclo dell'acqua (e dell'energia) sia fatto oggetto di politiche di tutela e salvaguardia, sia pianificato in forma democratica e partecipativa, tenda alla conservazione e al risparmio, puntando così alla qualità ambientale.
Il quadro delineato, che ha ripercussioni indiscriminate e generalizzate, ancor più con riferimento al settore agro-alimentare - dove troppo spesso gli interessi economici in gioco non sono così forti da sbilanciare il peso rispetto a logiche politico-economiche di ben altra eco - impone un warning globale: la sensibilizzazione energetica, sul fronte delle energie rinnovabili, costituisce esigenza imprescindibile ed indifferibile; l'eventuale indifferenza verso la stessa comporterebbe il rischio concreto, temuto e non astratto, di un potenziale "collasso" generale.
Dr. Andrea Taurozzi


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