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L'irrigazione

Un po’ di storia e qualche concetto di base. Per irrigazione si intende la somministrazione di acqua al terreno allo scopo di fornirgli l’umidità necessaria per soddisfare le esigenze delle piante coltivate.

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Irrigazione a solchi

L'agricoltura deve il suo sviluppo, e in molti casi la sua esistenza, al concorso dell'irrigazione. È storicamente dimostrato che la pratica irrigua, condotta correttamente e in ambienti adatti, è stata sempre un fattore di prosperità e di sicurezza. Molte delle civiltà monumentali le cosiddette "civiltà dei fiumi", nascono insieme all'irrigazione: la Cina, l'India, la Mesopotamia, fino all'esempio più famoso, l'Egitto, il "dono del Nilo".
Nel mondo occidentale gli Etruschi e i Romani dettero notevole impulso alle opere irrigue. Gli Arabi, anche in questo campo, costituirono il tramite fra l'Evo Antico e quello Moderno; essi restaurarono le opere dei faraoni e costituirono la tradizione irrigua del Nord Africa, ma gli impianti più importanti, sostenuti da una tecnica raffinata, furono realizzati in Spagna, nell'Andalusia e nella Valenza.
In Italia, opere di una certa importanza furono realizzate dai Comuni lombardi, a partire dall'XI secolo. È del XIII secolo il canale Muzza, derivato dell'Adda, che, per dimensioni, mantenne il primato europeo fino al 700. Questa attività continuò nei secoli seguenti e divenne particolarmente intensa nella seconda metà dell'ottocento, quando furono realizzati i progetti dei canali Cavour e Villoresi e si portò, a fine secolo, la superficie irrigabile nazionale alla considerevole estensione di 14.000 Km2. L'irrigazione trovò poi larga parte nella politica agraria del ventennio. In questo dopoguerra gli interventi tendono a spostarsi versò il Sud dove convergono cospicui stanziamenti pubblici.
I problemi dell'irrigazione consistono, in sostanza, nel reperire dell'acqua, nel condurla sul luogo di utilizzazione e nel distribuirla alle piante in quantità e tempi determinati. La soluzione potrà essere trovata tenendo contemporaneamente presenti i fattori di ordine idraulico, agronomico, economico e sociale. E' importante esaminare l'ultimo fattore menzionato, ossia considerare gli importanti risvolti umani e socio-politici dell'irrigazione.
L'agricoltura, è stato detto, non è soltanto "a food production" ma "a way of life". Si può anche aggiungere che l'agricoltura irrigua costituisce un modo di vita considerevolmente diverso da quello dell'agricoltura asciutta.
Infatti l'irrigazione costituisce soltanto uno degli elementi del passaggio dall'agricoltura estensiva, spesso di sussistenza, all'agricoltura intensiva, elemento che non può essere scisso dall'impiego di altre tecnologie: nuove colture e nuove varietà, fertilizzanti, erbicidi, antiparassitari, eventuale lotta contro la salinità, meccanizzazione ecc.
Nuove irrigazioni, adottate in condizioni primitive e con tecnologie non appropriate, hanno dato pessimi risultati; in altre parole, è vero che l'irrigazione "trasforma in giardino il deserto", ma se essa viene impiegata in maniera non corretta, (condizioni ambientali, metodi di somministrazione, quantità e qualità) e non coordinata con gli altri tipi di intervento può essere vero l'esatto contrario.
La modernizzazione dell'agricoltura impone un cambiamento di quantità e qualità della mano d'opera. Per praticare l'irrigazione è necessario che gli agricoltori vengano istruiti; essi devono imparare a condurre e a distribuire l'acqua e, per certi tipi di consegna, devono essere messi in grado di prendere decisioni in termini di quantità e di tempi di intervento. Le nozioni e la pratica da acquisire, relativamente semplici quando si tratta di impianti a pioggia, localizzati e a sommersione possono essere abbastanza complesse nei riguardi degli altri metodi di superficie e dei moderni metodi di irrigazione meccanizzata. Altre nozioni, di carattere agronomico, fitopatologico, ecc. dovranno essere recepite relativamente alle nuove colture consentite (si potrebbe dire "imposte") dalla pratica irrigua. L'irrigazione comporta da una parte l'investimento di nuovi capitali (sistemazione del terreno, rete di alimentazione delle parcelle, materiale per l'irrigazione a pioggia o localizzata, materiali di consumo, ecc.) dall'altra conduce ad un aumento di reddito, a un suo maggiore grado di certezza e talvolta anche a una sua più uniforme distribuzione durante l'annata; inoltre essa, per il maggior numero di colture consentito, permette una maggior flessibilità del sistema produttivo nei riguardi del mercato. In sostanza l'irrigazione, mentre accentua la maturità imprenditoriale degli agricoltori, ne riduce, svincolandoli dalia imposizioni del clima, la tendenza al fatalismo e all'immobilismo.
Gli elementi che sono stati indicati incidono sulle abitudini professionali e sullo stesso "habitat" delle popolazioni rurali; l'irrigazione è quindi un fattore di profondo cambiamento della mentalità contadina. Da questa considerazione discende un'importante conseguenza a livello tecnico e soprattutto economico: la necessità di introdurre in tutti i calcoli il fattore "tempo". Infatti, salvo casi eccezionali, le trasformazioni spirituali e intellettuali ora indicate avverranno con notevole lentezza. Di fatto, lo sviluppo e il pieno impiego delle grandi opere irrigue hanno richiesto spesso più generazioni. Gli autori francesi citano casi di canali (di Mallemort, di Craponne, di Carpentras, ecc.) che sono stati utilizzati alla massima portata soltanto un secolo dopo la costruzione; in Italia, ancora oggi, si lamenta che grandi opere irrigue, completate alla fine dell' 800 in Lombardia, nel Veronese e nel Friuli, non abbiano raggiunta l'utilizzazione prevista. Sul fattore "tempo" ha influito in molti casi anche la struttura fondiaria. I ritardi sono stati maggiori nel caso di grandi aziende e quando vi era dissociazione fra proprietario e coltivatore. L'esempio più chiaro, anche se costituisce un caso limite, è quello relativo al completo fallimento degli impianti costruiti negli anni trenta, in Siria e nel Libano, dai francesi, fallimento per gran parte imputabile al regime fondiario allora quasi feudale di quei paesi. Nei caso delle economie collettivistiche i risultati sono stati generalmente buoni: oltre ai paesi dell'Est europeo, in particolare la Russia, la Bulgaria e la Romania, si possono citare i casi dì Israele e del Sudan dove è stata conservata la proprietà collettiva dei terreni.
Le congetture, che si possono fare sulla lunghezza dello sfasamento in questione, diventano più delicate nel caso di irrigazioni "di soccorso" o "di complemento": una successione di annate siccitose costituirà un fattore accelerativo per la costruzione degli impianti aziendali e viceversa.
In ultima analisi il successo di un piano irrìguo, o più in generale, di un piano di modernizzazione agricola risiede nei seguenti elementi:
- ambiente fisico idoneo all'irrigazione;
- esistenza o sviluppo di un'adeguata tecnologia e quindi di un'organizzazione di ricerca che copra i vari settori già indicati;
- diffusione di questa tecnologia (extension service);
- valutazone del "grado di incentivizzazione" dei benefici per gli agricoltori; valutazone dei benefici per la collettività;
- esistenza di adeguate infrastrutture.
Questi elementi devono essere coordinati nell'ambito di una ben precisa strategia politica che deve tener presente il frequente contrasto fra "efficienza economica" ed "efficienza sociale". Per garantire il successo del piano il "decision maker" dovrà valutare con la maggior attenzione tutti gli elementi dell'ambiente sociale e tutte le possibili modificazioni che vi si indurranno. Dovrà poi aver chiari gli scopi e gli effetti dell'aumento di produttività e la prevedibile distribuzione del reddito che ne deriva e non dimenticare che il passaggio all'agricoltura intensiva può essere una grave fonte di maggior disuguaglianza fra piccoli e grandi proprietarì, fra zone favorite e sfavorite.
Purtroppo, in molti paesi, non solo in quelli emergenti, governi più o meno tecnocratici danno "troppo ascolto agli ingegneri", si innamorano delle grosse strutture che forniscono l'acqua, preoccupandosi poco di quelle che ne consentono un corretto uso e, soprattutto, tendono a importare tecnologie sofisticate, senza pensare a indurre modificazioni nell'ambiente sociale; in altre parole fanno prevalere elementi di politica più o meno deteriore (conservazione istituzionale, prestigio interno ed esterno, imbonimento dell'opinione pubblica, sottogoverno) sulle esigenze sociali e qualche volta anche su quelle economiche.


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