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Le sfide europee dell’energia e i suoi riflessi sulla PAC

Le fonti rinnovabili, profili di sviluppo e prospettive di implementazione.

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Energia eolica

L'efficienza energetica ed il risparmio energetico costituiscono, ad oggi, un binomio imprescindibile per un'economia eco-sostenibile. I profili indicati sono in fortissima e continua metamorfosi, nonché in veloce evoluzione.
Il concetto di "energia rinnovabile", generalmente inteso, attiene a quelle forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono "esauribili" ed il cui utilizzo non pregiudica, in astratto, le risorse naturali.
Energia rinnovabile per eccellenza è quella solare; notevole importanza, quanto al loro utilizzo, rivestono, tuttavia, anche quella termica ed eolica.
In questi anni si è assistito ad un costante aumento del fabbisogno energetico sia a livello Italiano che internazionale. Gli ingenti consumi di fonti energetiche non rinnovabili hanno senz'altro portato a grandi emissioni di Gas Serra, innalzando, come deducibile, il rischio ambientale dovuto ai possibili cambiamenti climatici, di fatto concretamente verificatisi. Inoltre, da alcuni anni, risulta sempre più difficile disporre di risorse energetiche tradizionali a basso costo. Appare quindi vantaggioso e necessario l'impiego di strumenti che consentano il risparmio delle fonti energetiche non rinnovabili. In tal senso, in primo luogo paiono necessari interventi per l'efficienza e il risparmio energetico, in secondo luogo occorre incentivare l'uso delle fonti energetiche rinnovabili, potenzialmente illimitate.
A livello mondiale, a tal proposito, si sta puntando su iniziative globali per fare fronte a tali problemi. Dal punto di vista della riduzione delle emissioni in atmosfera, ad esempio, è in vigore il cosiddetto "ProtocolloInquinamento: stop di Kyoto", che fissa gli obiettivi a medio termine per gli Stati aderenti. L'Unione Europea, da sempre molto attenta ai problemi energetici ed ambientali ha, peraltro, nel recente passato, adottato la cosiddetta Direttiva 20-20-20 per ridurre il consumo energetico complessivo e l'impatto ambientale totale (tale ambiziosa politica si è proposta un triplice obiettivo per il prossimo 2020: ridurre le emissioni di gas serra del 20%, ridurre il consumo di energia primaria del 20% e aumentare l'uso delle fonti rinnovabili del 20%).
Verso questa direzione proattiva si è incamminata anche l'Italia, concedendo incentivi e sgravi fiscali ai cittadini e alle imprese che vogliano diminuire i propri consumi energetici o utilizzare fonti rinnovabili per le proprie attività.
Ad esempio, in relazione alla costruzione dei c.d. impianti foto-voltaici (impianti capaci di trasformare l'energia elettromagnetica della luce direttamente in energia elettrica e che rivestono una peculiare importanza insieme a quelli, di minor diffusione, eolici) il sistema di incentivazione per la costruzione e sviluppo degli stessi è stato recentemente disciplinato dal Ministero dello Sviluppo Economico con decreto emesso in data 19 febbraio 2007, cui ha dato attuazione la delibera dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas n. 90 in data 11 Aprile 2007.
Il decreto ha previsto, nell'indicata direzione di agevolazione, i criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia attraverso la conversione di energia solare in energia elettrica. Specificamente, il corpo normativo ha indicato i requisiti tecnici per incentivare tale produzione, incentivi che dipendono dal tipo, dalla collocazione e dalla potenza dell'impianto foto-voltaico. In particolare, per l'energia prodotta da impianti costruiti dopo il 1 gennaio 2009, si è stabilita una incentivazione secondo una particolare tabella ove, distinguendo a seconda della tipologia degli impianti costruiti, le agevolazioni vengono concesse in funzione della potenza dell'impianto.
Quanto detto, chiaramente, ha avuto una maggiore eco sul versante comunitario. L'Unione Europea, infatti, si è prefissata l'obiettivo per il 2010 di produrre, mediante fonti rinnovabili, energia elettrica per il 22,00% del proprio consumo di settore; si pensi a tal proposito alla direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, così come ad i molteplici ed ulteriori testi normativi comunitari emanati in ambito energetico. Della stessa incidenza non può dirsi, ovviamente, neppure immune la Politica Agricola Comune (PAC).
Stante l'obiettivo della Comunità Europea di ottenere un corretto equilibrio tra una produzione agricola competitiva ed il rispetto della natura e dell'ambiente, il processo di integrazione che si intende perseguire non può non fare riferimento all'adozione di misure di tutela dell'ambiente nell'ambito delle diverse politiche comunitarie. Ciò impone, ed ha imposto, di perseguire attivamente un rapporto equilibrato tra la politica agricola e quella ambientale.
A questo proposito, solo per riportare alla memoria alcune tappe comunitarie di rilievo si evidenzia che nel 1998 la posizione comunitaria era stata netta nel delineare le linee operative da seguire.
Il Consiglio europeo di Cardiff aveva all'epoca chiesto a tutti i servizi competenti del Consiglio di tracciare le loro strategie per integrare la problematica ambientale e giungere allo sviluppo sostenibile nei rispettivi settori di pertinenza. Ciò ha dato il via al cosiddetto "processo di Cardiff" ed i Consigli europei successivi hanno riaffermato l'impegno a integrare le problematiche attinenti all'ambiente e allo sviluppo sostenibile in tutte le politiche comunitarie, nonché a mettere a punto indicatori adeguati per monitorare tale processo. Nel 1999, il Consiglio europeo di Helsinki adottava la Strategia per integrare nella PAC la dimensione ambientale. La strategia si fissò obiettivi specifici come: qualità e uso equilibrato dell'acqua, riduzione dei rischi dei prodotti agrochimici, riduzione del degrado del suolo, cambio climatico e qualità dell'aria, tutela della biodiversità e del paesaggio.
A partire dall'agenda 2000, inoltre, la politica agricola comune è stata fondata su due pilastri: l'orientamento al mercato ed ai redditi (1° pilastro) e lo sviluppo sostenibile delle zone rurali (2° pilastro). La riforma PAC del 2003 ha determinato un ulteriore miglioramento all'integrazione ambientale mediante l'adozione di misure nuove o modificate per promuovere la tutela dell'ambiente agricolo in ambedue i pilastri.
Per quanto riguarda la politica dello sviluppo rurale, il rispetto di requisiti ambientali minimi ha costituito e costituisce una delle condizioni essenziali per beneficiare di aiuti nel quadro di diverse misure di sviluppo rurale, come investimenti nelle aziende agricole, insediamento di giovani agricoltori, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
Omettendo, per evitare lungaggini, le altre ulteriori e fondamentali tappe del cammino comunitario sino ad oggi, si evidenzia, in ogni caso, che la complessità della relazione tra agricoltura e ambiente - processi dannosi e benefici, diversità delle condizioni locali e dei sistemi di produzione - ha condizionato le modalità di integrazione delle questioni ambientali nella PAC. È evidente, per concludere, che la dimensione energetica, inevitabilmente connessa a quella ambientale ed allo sviluppo globale eco-sostenibile, sono connesse in via scindibile.
Non potrebbe in alcun modo predicarsi l'una decidendo irragionevolmente di declinare l'altra.
L'efficienza energetica, il risparmio energetico, la tutela ambientale e l'adozione di strategie agricole a sussidio di tutto questo non possono che costituire i nuovi indiscussi pilastri comunitari, e dunque della PAC, nonché nazionali e locali.

Dr. Andrea Taurozzi



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