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Esigenze nutritive dell'olivo

La fertilizzazione mira a realizzare l'equilibrio tra la crescita vegetativa e una produzione negli anni sempre elevata e costante.

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Oliveto

Ma, per quanto è stato finora documentato, è evidente che fornire dati precisi sulle quantità di elementi minerali asportati dall'olivo è piuttosto difficile.

Per ottenere rese elevate e costanti nel tempo, al calcolo di ciò che la pianta asporta per le formazioni vegetative e produttive annuali, va aggiunta anche la quota di fertilizzanti trattenuta dal terreno e quella allontanata dalle acque piovane. Al tempo stesso, benché modesti, non vanno dimenticati gli apporti esterni in nitrati che il terreno riceve dalle piogge, dall'irrigazione e da eventuali residui organici su di esso abbandonati.
Per fornire un'idea delle complessità che esistono quando si vogliono definire le esigenze nutritive di un oliveto, in tab. 11 sono riportate informazioni rielaborate dalla letteratura (Morettini, 1950; Baldini, 1971; Morettini, 1972; Loussert et al., 1980; Di Marco, 1981; Ferreira et al. 1984; Troncoso, 1998).

Olivo asportazioni NL 10 2009

I dati forniti dagli studiosi indicano, chiaramente, sostanziali differenze per i diversi ambienti e per ciascuno dei tre macroelementi.
Questa realtà è giustificata dal fatto che tali valori riferiscono di alcune osservazioni condotte in tempi molto lontani tra loro, e di dati determinati anche con metodologie di campionamento e analitiche molto diverse. Inoltre, i valori di asportazione riportati in tab. 11 sono orientativi di realtà olivicole distinte tra loro per condizioni climatiche e pedologiche, per situazioni agronomiche e colturali (valori viziati anche per la consociazione di olivi con altri fruttiferi o con erbacee), per numero di alberi per ettaro (Crouzet e Bouat, 1971), per livelli medi di produzione degli olivi, per fenomeni di alternanza di produzione e, in particolare, per tecniche colturali (potatura e irrigazione). Così i dati in tabella, che hanno valore solo indicativo, vanno letti nei rapporti tra i macronutrienti e confermano che l'olivo asporta annualmente quantità di azoto, potassio e calcio più elevate rispetto a quelle di fosforo e magnesio.
Per stabilire le quantità di fertilizzanti da impiegare nella concimazione di produzione di un oliveto occorre conoscere: la produzione che l'impianto può annualmente fornire; il fabbisogno fisiologico specifico della coltura in relazione al ciclo vitale dell'impianto e al periodo annuale; la disponibilità nutritiva esistente nel terreno nelle forme assimilabili; il comportamento dei concimi una volta somministrati nel suolo e la loro efficienza.
La prima informazione (produzione ottenibile da un determinato oliveto) scaturisce da indagini dirette per più anni sulle stesse piante. Il fabbisogno fisiologico della coltura, calcolato con le analisi dei tessuti delle diverse parti dell'olivo, deve tener conto che, nel corso della stagione, le quantità di fertilizzanti da impiegare devono rispondere alle diverse esigenze della pianta.
Durante il ciclo annuale, come ad esempio al momento dell'allegagione dei fiori e dell'indurimento dell'endocarpo, il consumo di azoto della pianta è accentuato.
La disponibilità nutritiva si deduce dall'analisi del terreno e da quella fogliare. Occorre inoltre valutare, con particolare attenzione, l'efficienza dei fertilizzanti, vale a dire la frazione di nutriente che, una volta somministrata nel terreno, sarà assorbita dalla pianta e di conseguenza la competizione che si instaura tra il sistema suolo, con le sue componenti minerale, organica e biotica, e l'apparato radicale.
Altre valutazioni più generiche sono quelle che mettono in evidenza in che misura - e in rapporto al ciclo vitale dell'impianto - gli alberi giovani, in attivo accrescimento, richiedono quantità di azoto più elevate rispetto ad alberi adulti e come le esigenze nutritive dell'olivo variano in rapporto allo sviluppo vegetativo che gli alberi assumono in particolari aree colturali (per la stessa cultivar al Sud lo sviluppo è più elevato rispetto alle zone olivicole del Centro e del Nord). Infine, occorre segnalare che in molte regioni italiane le normative locali o la semplice adesione dell'azienda a programmi particolari di produzioni (prodotti biologici
ecc.) fanno sì che il calcolo del fabbisogno di elementi nutritivi debba essere realizzato sulla base di specifici bilanci e seguendo metodologie dettate da regolamenti comunitari.La diversità agronomica e colturale dell'olivicoltura delle diverse regioni di produzione, non permette di concludere con l'attesa formula di concimazione che assecondi le esigenze degli imprenditori coinvolti in questo particolare settore produttivo.
Le acquisizioni scientifiche disponibili sull'argomento, ancora piuttosto limitate, hanno consigliato di aggiornare la fertilizzazione dell'oliveto affermando che la nutrizione della pianta oggi va vista in una concezione più moderna e più ampia. L'obiettivo, infatti, non è solo quello di restituire al terreno gli elementi asportati, quanto di assicurarne l'assorbimento da parte delle radici e la traslocazione all'interno della pianta per creare un determinato equilibrium nutritivo in particolari organi (gemme, foglie, fiori, frutti) e per indirizzare la pianta nella direzione economicamente più conveniente (produzione di frutti). Così la richiesta, ancora attuale, di come intervenire per superare le barriere che limitano la produttività dell'olivo è condizionata da conoscenze e da scelte. Le prime dovranno chiarire come l'introduzione di un piano di fertilizzazione aziendale possa modificare le aspettative dell'agricoltore sia in termini di ottimizzazione delle risorse agronomiche sia in termini di prodotto (olio) ottenibile. Si tratta, evidentemente, di dover porre una maggiore attenzione alle diverse condizioni ambientali e di campo con le quali occorre confrontarsi per realizzare un "particolare risultato produttivo".
Le seconde, invece, nascono da una valutazione economica e dalle decisioni del tecnico che dovrà, senza facili generalizzazioni, definire il piano di fertilizzazione valutando la diversa situazione agronomica che distingue una zona dall'altra e persino un'azienda da quella più vicina.
Olive NL 10 2009L'uso eccessivo dei fertilizzanti incide sui costi di produzione e non sarà l'unico mezzo in grado di ottimizzare l'efficienza dell'oliveto. Tra l'altro, tale tendenza sta progressivamente diminuendo nelle varie realtà regionali anche per effetto di quei piani di sviluppo rurale e dei regolamenti comunitari che limitano l'impiego in agricoltura dei fertilizzanti di sintesi.
Così, la ricerca di sviluppare una strategia in difesa dell'ecosistema "oliveto" e, di conseguenza, di riunire tutti gli elementi della produzione (climatici, agronomici e biologici) per ottenere un olio extra vergine di qualità non è difficile ma, nello stesso tempo, non sarà facile. Occorre che ciascuno si convinca che l'accumulo dell'olio nel frutto è un metabolismo complesso, in cui la pianta e l'ambiente assumono un ruolo diverso ma sempre determinanti e che la corretta pianificazione delle scelte di tecnica colturale, tra cui la stessa fertilizzazione, sono delle opportunità che garantiscono di ottimizzare gli obiettivi produttivi.

Tratto da: "La fertilizzazione dell'oliveto" - ARSIA/CNR/Reg. Toscana



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