 Radici micorrizate di olivo La produzione vivaistica di piante di olivo interessa in Italia oltre 120 aziende, più o meno specializzate, che commercializzano ogni anno circa 5 milioni e mezzo di piante per un indotto commerciale superiore ai 20 milioni di euro annui (Briccoli Bati et al., 2003). L'allevamento delle piante in vivaio è indirizzato a produrre piante ben conformate, commercializzate quando raggiungono un'altezza di circa 60 cm a 10-12 mesi di età od oltre 100 cm a 18-24 mesi. Scarsa attenzione viene generalmente riservata all'apparato radicale, che dovrebbe invece essere tenuto in maggiore considerazione e valutato al momento dell'acquisto. E' interessante sottolineare il fatto che le radici dell'olivo, come quelle di altre specie, possono stabilire in natura delle associazioni simbiotiche con alcuni funghi del terreno (Caliente et al., 2004). Tali associazioni, chiamate micorrize, sono in grado di migliorare la crescita delle piante, favorendo l'assorbimento di sostanze nutritive, e potenziare i processi metabolici inducendo maggiore resistenza agli stress ambientali. Nonostante sia stato dimostrato come l'impiego di prodotti commerciali contenenti funghi micorrizici possa accorciare i tempi di crescita e formare piante vigorose e meglio preparate a superare il trapianto in pieno campo (Abbot e Robson, 1984; Rapparini et al., 1994; Citernesi et al., 1998), la micorrizazione in vivaio non è una pratica normalmente utilizzata. L'adozione di substrati contenenti inoculi micorrizici potrebbe quindi essere vantaggiosa (Morini e Giovanetti, 2004) anche se, come sottolineato da varie ricerche, è necessario individuare il tipo di simbiosi più efficiente e le dosi di prodotto commerciale utilizzabile per le diverse cultivar (Briccoli Bati e Godino, 2002; Briccoli Bati et al., 2003). La ricerca di cui vengono presentati i risultati è stata eseguita allo scopo di studiare l'utilizzazione in vivaio di un nuovo preparato commerciale formato da un concime organo minerale formulato per l'agricoltura biologica, associato ad un inoculo fungino di Glomus spp., Trichoderma spp. e batteri della rizosfera. La ricerca ha valutato sia la capacità micorrizante del prodotto che l'effetto sulla crescita delle piante in contenitore in confronto all'usuale utilizzazione del solo fertilizzante. Claudio Cantini, Graziano Sani IVALSA-CNR Azienda Agraria Sperimentale "Santa Paolina", Follonica. cantini@ivalsa.cnr.it La prova completa sul PDF allegato.
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