 Ambiente sostenibile L'agricoltura biologica, in particolar modo quella italiana, si sta sempre più configurando come un settore di punta dell'agro-alimentare. I dati relativi all'offerta (SINAB, 2008) e alla domanda (ISMEA, 2009; Coldiretti, 2009) indicano una tendenza all'aumento delle superfici utilizzate, da un lato, e soprattutto dei consumi realizzati, dall'altro; lo stesso dicasi per la c.d. agricoltura integrata o produzione integrata, sistema agricolo di produzione a basso impatto ambientale che prevede l'uso coordinato e razionale di tutti i fattori della produzione, allo scopo di ridurre al minimo il ricorso a mezzi tecnici che hanno un impatto sull'ambiente o sulla salute dei consumatori. Quanto premesso fa supporre che, nonostante il periodo di grave congiuntura economica e finanziaria che a livello globale si sta attraversando, ci sia, da parte del consumatore-tipo, una propensione all'acquisto dei correlati prodotti nonché al sostegno delle indicate tipologie di interventi agricoli, tra di loro concorrenti e finalizzati ad un obiettivo comune. Sono di chiara evidenza, pertanto, le elevate potenzialità di sviluppo del settore, soprattutto procedendo alla creazione di filiere del biologico od a una loro migliore strutturazione, là dove presenti, e ad un rafforzamento di specifici canali di commercializzazione dei prodotti provenienti dall'agricoltura integrata. L'agricoltura biologica, inoltre ed in via maggioritaria, svolge un ruolo strategico rispetto alle sfide individuate nell'ambito dell'Health Check, quali cambiamenti climatici e Protocollo di Kyoto, gestione delle risorse idriche e bio-diversità, per le quali sono state destinate ulteriori risorse finanziarie dai Programmi di Sviluppo Rurale, provenienti dal 1° Pilastro della PAC, rispetto a quelle stanziate all'inizio del periodo di programmazione 2007-2013. Proprio con riferimento ai PSR, peraltro, considerando che attualmente le normative e le linee guida che regolano l'agricoltura integrata sono di carattere regionale e non hanno né un inquadramento nazionale né europeo e che la gestione delle produzioni, le regole e i controlli sono improntati su base territoriale, è proprio a questi ultimi Piani che deve farsi riferimento. Volendo, allora ed in un'ottica sistematica, condurre una breve ricostruzione storico-giuridica delle tappe centrali inerenti lo sviluppo del biologico e dell'agricoltura integrata, si osserva che deve farsi risalire al 1992 l'importante processo di riforma della PAC mercati, che portò anche all'introduzione di alcune misure di accompagnamento relative all'agricoltura eco-compatibile, capaci di influire fortemente sulla salvaguardia dell'ambiente. In particolare, la PAC si orientò sempre più verso l'obiettivo di tutela ambientale e miglioramento del livello qualitativo dei prodotti agro-alimentari, ad esempio incoraggiando l'uso di pratiche agricole eco-compatibili e incentivando - in un contesto di eccedenze produttive e di relativi problemi economici e finanziari - la riconversione di aziende e terreni all'agricoltura biologica, mediante premi alla superficie (Reg. (CEE) n. 2078/92); favorendo il ri-orientamento della produzione verso le zone vocate e riconoscendo il pregio delle produzioni tradizionali attraverso la disciplina delle produzioni a denominazione di origine DOP e IGP [Reg. (CEE) n. 2081/92 abrogato e sostituito dal Reg. (CE) n. 510/2006] e delle specialità tradizionali garantite [Reg. (CEE) n. 2082/92 abrogato e sostituito dal Reg. (CE) n. 509/2006]. In questo contesto, maturò la decisione dell'UE di "istituzionalizzare" il metodo di produzione biologico dei prodotti agricoli, la loro etichettatura ed il loro controllo con l'emanazione del Reg. (CEE) n. 2092/91 (completato dal Reg. (CE) n. 1804/99 per le produzioni animali, ed ora abrogato e sostituito dal Reg (CE) n. 834/2007); nei considerando del regolamento si sottolineava, infatti, che tale metodo di produzione richiede un impiego meno intensivo della terra e «può quindi svolgere una funzione nel quadro del ri-orientamento della politica agricola comune per quanto attiene alla realizzazione di un migliore equilibrio tra l'offerta e la domanda di prodotti agricoli, la tutela dell'ambiente e la conservazione dello spazio rurale». Il regolamento sull'agricoltura biologica, per quanto detto, ha rappresentato una novità nella gran parte dei Paesi UE; per la prima volta uno strumento di differenziazione del prodotto sul mercato e, quindi, di politica competitiva venne ad assumere una veste istituzionale, in quanto fu la stessa Comunità a diventare garante nei confronti del consumatore dei prodotti ottenuti con metodo biologico e dei prodotti DOP/IGP, distinti da menzioni, denominazioni, segni e loghi specifici. Il Reg. (CEE) n. 2092/91, infatti, da un lato, fu posto a tutela dei consumatori, assicurando la trasparenza a tutti i livelli della produzione e della preparazione e, dall'altro, a tutela dei produttori nei confronti di un uso non corretto della denominazione, garantendo condizioni di concorrenza leale fra tutti i produttori biologici; al controllo di tali regolarità sono stati demandati enti privati conformi o accreditati in base alle norme di certificazione UNIEN ISO 45011, autorizzati e controllati, a loro volta, da organismi istituzionali (il MiPAAF per l'Italia), che verificano, inoltre, attraverso visite ispettive in azienda, esami dei registri dei trattamenti e analisi chimiche sui prodotti, la corretta applicazione dei metodi dell'agricoltura biologica. Sempre alla luce dell'onda che il settore sta cavalcando, deve, inoltre, rimarcarsi che l'evoluzione del settore agro-biologico, a livello nazionale, ha portato l'Italia a essere, nel 2007, il quinto paese al mondo, dopo Australia, Cina, Argentina e Stati Uniti, e leader in Europa, per numero di aziende di produzione con metodo biologico - 43.159, pari al 23,5% del totale comunitario - e per superficie interessata (1.150.255 ettari), pari al 16,1% della Superficie agricola utilizzata (SAU) biologica della UE (dati SINAB al 31/12/2007); le Regioni con il più alto numero di ettari coltivati con metodo biologico sono la Sicilia, con 175.295, seguita dalla Basilicata (115.144 ettari) e dall'Emilia-Romagna (103.784 ettari). Nel 2008, secondo i dati del Comité de Agricultura Ecológica de Andalucía, la Spagna, tuttavia, dovrebbe aver scavalcato l'Italia come maggior produttore biologico europeo, avendo raggiunto 1,25 milioni di ettari di SAU biologica. Ferme le premesse indicate, si deve sostenere che l'esigenza di intraprendere nuove sfide per l'agricoltura europea (cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione delle risorse idriche, bio-diversità, innovazione, più un'ulteriore nuova sfida riguardante le infrastrutture per internet a banda larga nelle zone rurali), è oramai prepotentemente emersa nella valutazione dell'attuazione della riforma della PAC, portando a modificare gli Orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale per il periodo di programmazione 2007-2013 (decisione 2009/61/CE del 19 gennaio 2009), in quanto l'UE ha ritenuto necessario prevedere nelle misure di sviluppo rurale un sostegno specifico «alle operazioni innovative connesse alle nuove sfide». Di conseguenza, è stato necessario procedere alla revisione dei Piani strategici nazionali, in quanto il Reg. (CE) n. 1698/2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), modificato dal Reg. (CE) n. 74/2009 del Consiglio del 19 gennaio 2009, esplicita ora con più forza alcuni obiettivi di carattere ambientale, quali la tutela della bio-diversità, la lotta al cambiamento climatico e la qualità delle acque. Infine e volendo ripercorrere brevemente quanto detto, stante l'incremento di "consenso sociale" che le pratiche agricole in esame hanno suscitato, è appunto di primo rilievo l'analisi comparata delle politiche regionali a favore dell'agricoltura biologica e di quella integrata, come disposte con i Programmi di sviluppo rurale (PSR) 2007-2013 dalle Regioni e Province Autonome italiane. L'obiettivo è proprio quello di individuare, in vista della necessaria approvazione entro il 31 dicembre 2009, alcune linee di azione da privilegiare, per rendere più incisive tali politiche ed assicurarne una maggiore uniformità da regione a regione, così da ridurre le discriminazioni tra agricoltori biologici che operano in regioni amministrative diverse, ma spesso in condizioni simili per caratteristiche pedo-climatiche, tecnico-economiche e di mercato. Come ultima nota, il nuovo Reg. CE n. 73/2009 del Consiglio del 19 gennaio 2009 ha stabilito norme comuni di sostegno agli agricoltori nell'ambito della PAC; conseguendone la modifica degli orientamenti strategici comunitari per il periodo di programmazione 2007-2013, è stata determinata la necessità di rivedere i Piani strategici nazionali ed a catena i Programmi di sviluppo rurale, fonti principe per la disciplina dei settori indicati. Tale revisione, per quanto sostenuto, dovrà tenere conto dell'importanza delle fonti normative da armonizzare e della necessità che vi sia un coordinamento tra normative "stato-centriche" e normative "locali-periferiche". Andrea Taurozzi
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