Nell' hortus si utilizzavano già apprestamenti per la forzatura delle piante, ricoperti di lastre di mica (lapis specularis), anche riscaldati con vapore. I successivi riferimenti risalgono al sedicesimo secolo allorchè vengono realizzati, nei giardini rinascimentali e negli orti botanici, ambienti per il ricovero di piante durante la stagionbe fredda o per la protezione di specie particolarmente esigenti. Essi presero il nome di stufe e venivano distinti in stufe fredde o frigidari ed in stufe calde o tepidari o calidari. In rapporto alla loro destinazione prevalente le prime presero anche il nome di limonaie o aranciere, poichè concepite, in origine, per la protezione temporanea di piante di agrumi; alle aranciere italiane fanno riscontro, in Francia, nel diciassettesimo secolo, le "orangeries", fatte costruire a Versailles da Luigi XIV. In Italia, già dal XVI secolo, erano state realizzate numerose "stufe", tra cui quelle dei Giardini Vaticani nel 1513 e dell' Orto Botanico dell' Università di Padova nel 1545. Le aranciere classiche erano costruzioni in muratura, con alte e larghe finestre nella parete esposta a mezzogiorno e con il tetto ricoperto da tegole o altro materiale, comunque non trasparente. Da questa prima concezione si passa progressivamente alla serra monumentale, con lunghe gallerie vetrate, che si inserisce nei giardini dei secoli XVII e XVIII per costituirne un elemento decorativo e funzionale. Attraverso una progressiva eliminazione delle pareti in muratura ed un proporzionale incremento delle superfici finestrate si arriva ne secolo XIX ad apprestamenti sinili alla serra moderna. Comunque sia per tutto il XVIII e parte del XIX secolo le serre, come si chiamavano in Francia, o le stufe, in Italia, furono concepite e realizzate per assicurare la protezione durante l'inverno di piante ornamentali più o meno esigenti o per assolvere a funzioni collegate alla loro coltivazione (propagazione, ecc.); nel contempo si configurarono tutta una varietà di adattamenti, dei quali costituirono una originale espressione le piccole serre portatili, che svolgevano anche una funzione decorativa. L'utilizzazione della serra per la coltivazione ha inizio nel XIX secolo e conduce, sotto il profilo costruttivo, ad una progressiva caratterizzazione dell'apprestamento fino allo schema ormai classicoriconducibile ad una struttura in ferro, ricoperta di vetro. Si tratta della classica glasshouse degli anglosassoni che ha rappresentato, fino alla metà circa del secolo XX, il tipo di serra più utilizzato per conseguire produzioni fuori stagione o di particolare pregio e per consentire la copltivazione di piante assai esigenti. La coltivazione in serrà restò praticamente limitata, per lungo tempo, alle specie floreali, per le quali soltanto, nel contesto economico e sociale del secolo XIX e dell'inizio del secolo XX, poteva essere concepito il ricorso ad un impianto di elevato costo; i primi esempi di coltivazione di piante da orto su scala commerciale risalgono ai primi decenni del secolo attuale. L' impiego della serra per l'esercizio dell'orticoltura e, in parte, della stessa floricoltura ha origine e si diffonde, con riferimento al nostro continente, nei paesi dell' Europa centrale e settentrionale, climaticamenbte meno favoriti, che trovarono per tale via la possibilità di approvvigionamento di fiori e di ortaggi fuori stagione. Analogamente le coltivazioni in serra si diffondono nell' Italia settentrionale piuttosto che in quella meridionale; in altri termini la serra è considerata quale strumento per la coltivazione delle piante in clima avverso e pertanto si rese quasi sempre necessaria l' istallazione di impianti di climatizzazione per la regolazione dinamica di uno o più fattori ambientali. Tale configurazione resta sostanzialmente immutata fino agli inizi degli anni '60, allorquando si determinarono alcune condizioni che hanno portato ad una articolazione profonda relativamente ai criteri di costruzion, alla ubicazione ed alla destinazione della serra. Il più significativo impulso a tale articolazione è stato dato dalla disponibiluità di materiali plastici, in laminati flessibili o rigidi di limitato spessore, dotati di una soddisfacente trasparenza alle radiazioni luminose e pertanto utilizzabili per la copertura in sostituzione del tradizionale vetro. La flessibilità e la leggerezza di tali materiali hanno reso a loro volta possibile l' adozione di strutture diverse da quelle in ferro. Nascono così e si diffondono rapidamente apprestamenti di protezione che talvolta rispecchiano la linearità della forma della classica serra in ferro e vetro e talvolta se ne discostano per la possibilità di adattare il sottile foglio di plastica a superfici non piane. Le strutture che è possibile realizzare non sempre sono comparabili per efficienza e funzionalità alla serra in ferro e vetro; il loro costo più modesto ne rende tuttavia possibile l' impiego per anticipare i cicli colturali di molte specie anche ortive e per conseguire produzioni extrastagionali la cui richiesta nel frattempo è notevolmente accresciuta in conseguenza del migliorato tenore di vita. Il raggiungimento di tale obiettivo risulta tanto più facile quanto più le condizioni sono di per sé favorevoli; al concetto di serra quale strumento per creare condizioni ambientali sostanzialmente diverse da quelle esterne si affianca il concetto di serra quale strumento per rendere più idonee ai fini della precocità e delle rese, mediante il condizionamento assicurato dai materiali di copertura o da apporti energetici di modesta entità, condizioni ambientali di per sé favorevoli. In relazione a quanto detto queste nuove strutture trovano migliore possibilità di affermazione nelle regioni più favorite climaticamente; ed infatti, nel nostro come inb altri paesi (Francia, Spagna, Giappone), nel ventennio 1960-80, si è registrato un progressivo processo di meridionalizzazione delle coltivazioni in serra, insieme con una diffusione mai registrata in passato ed i cui limiti non erano allora del tutto prevedibili. Già prima del 1975 il patrimonio serricolo dell' Europa aveva raggiunto i 38.000 ettari, di cui 18.400 nel nord-ovest europeo (Olanda, Belgio, Repubblkica Federale Tedesca, Gran Bretagna, Irlanda, Scandinavia, Nord della Francia, ecc.), 9.350 nei paesi dell' Est (Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia, Repubblica Democratica Tedesca, Cecoslovacchia, Russia) e oltre 10.000 nei paesi dell'Europa meridionale (resto della Francia, Spagna, Italia, Grecia, Iugoslavia); in questi ultimi preponderante risultava, già a quell' epoca, il contributo delle serre coperte con materiale plastico e destinate a colture ortive. Agli inizi degli anni '80, nella sola Europa, si stima una superficie coperta da serre di ca. 60.000 ettari. Tra i paesi extraeuropei va segnalato il Giappone che con 23.000 ettari circa coperti a serre deteneva il primato mondiale; rilevante diffusione assume la serricoltura anche nei paesi mediterranei extraeuropei quali Israele, Tunisia, Marocco, Algeria. Tratto da: Enciclopedia Agraria Italiana (Reda) |
|
|
|