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La tecnologia irrigua per le serre

La tecnica della forzatura persegue dei fini produttivi assai precisi ed obbliga le piante a vivere e nutrirsi in maniera piuttosto differente da quello che avviene in natura.

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Goccia magica

In un simile contesto, così legato all'azione dell'uomo, la natura può fare ben poco e la nutrizione delle piante, comprendendo con questa definizione sia la somministrazione di acqua, che di concime, ricade sul produttore e ne deve dunque condizionare le scelte.
Il progresso tecnologico compiuto in questa direzione indica l'acqua come fattore principale di nutrizione e veicolo di tutte le sostanze necessarie al regolare ed uniforme sviluppo delle piante.
Ne consegue che l'impianto e la tecnica irrigua non debbono essere lasciati al caso e devono uscire dall'empirismo che frequentemente ha caratterizzato questi aspetti nel comparto delle colture protette.
Quale impianto irriguo.
Per assicurare una crescita ed uno sviluppo uniforme alle colture è necessario soddisfare i loro fabbisogni nutritivi con tempestività e precisione. Questo è possibile solo con impianti irrigui fissi e ben dimensionati, in grado cioè di funzionare tutte le volte che è necessario. Motivazioni di ordine economico ed agronomico fanno preferire gli impianti microirrigui, ali gocciolanti, manichette flosce (tape) ed in taluni casi spruzzatori.
Infatti si tratta di impianti realizzabili con costi contenuti, che si posano contemporaneamente alla pacciamatura, e localizzando l'acqua permettono di mantenere un buon livello di umidità nello strato di terreno interessato dalle radici, all'interno del film plastico.
La presenza di pacciamatura modifica infatti l'ambiente pedologico di sviluppo della pianta, influenzando i movimenti dell'acqua e la diffusione dell'apparato radicale. La concentrazione delle
radici all'interno della massa di terreno protetta dal film plastico, l'alta frequenza delle raccolte e, in molti casi la necessità di presentare frutti puliti consigliano il ricorso ad irrigazioni localizzate sotto pacciamatura che non ostacolino e rallentino le operazioni di raccolta e garantiscano la più alta efficienza dell'apporto irriguo e, quindi, la sua massima remunerabilità.
Pompa centrifugaInoltre le basse portate di erogazione permettono lo sfruttamento di risorse idriche limitate, quali per esempio pozzi aziendali, pur irrigando contemporaneamente un elevato numero di serre, senza costringere il produttore a faticosi turni di irrigazione per potere irrigare tutta la superficie necessaria. A questo tipo di impianti è possibile, poi, abbinare l'attrezzatura più adatta alla distribuzione del fertilizzante necessario all'intero ciclo di sviluppo delle piante.
Gli impianti microirrigui adatti all'impiego in serra sono:
ali gocciolanti - sono costituite da tubazioni in materiale plastico, più o meno rigide al cui interno, non visibile dall'esterno, è posizionato un gocciolatore;
manichette flosce (tape) - sono costituite da tubazioni in materiale plastico prive di gocciolatori, ma dotate di un sistema di trasporto dell'acqua, la cui erogazione avviene attraverso semplici fori nella parete della tubazione;
spruzzatori - erogatori di materiale plastico, anche di elevata portata, che lanciano l'acqua bagnando una superficie più o meno ampia di terreno.
Le prime due tipologie sono più adatte all'impiego sotto pacciamatura, essendo commercializzate in bobine di differenti diametri ed in numerosi modelli in base alle distanze dei punti goccia, che ne permette l'impiego in tutte le colture ed in tutti gli investimenti colturali.
Gli spruzzatori, invece, sono particolarmente adatti per le colture da taglio che normalmente vengono coltivate su terreno libero, in assenza di pacciamatura. In questo caso gli spruzzatori sono più adatti poiché in questo tipo di colture è molto importante creare un microclima favorevole e bagnare la foglia della pianta.

Attrezzature per la fertirrigazione
Le apparecchiature utilizzate per la distribuzione dei nutrienti si dividono in due grandi gruppi:
1. attrezzature che sfruttano l'energia dell'acqua;
2. attrezzature che sfruttano proprie fonti di energia.
Al primo gruppo appartengono i fertirrigatori i quali, sfruttando la capacità idraulica dell'impianto, non necessitano di fonti di energia esterna.
Essi si distinguono per il metodo di distribuzione in:
a) a pressione differenziale (miscelatore), composti da un grosso recipiente di acciaio zincato contenente il concime, a cui vengono collegati, rispettivamente un tubo in entrata che scioglie il concime ed uno in uscita che ne trascina una certa quantità nell'impianto.
b) con miscelatore ad iniettore-tubo Venturi (tipo Mazzei) che sfrutta una depressione, ottenuta inserendo su di un tronco di condotta una strozzatura fissa a forma di clessidra orizzontale ed un by pass di collegamento tra il tratto antecedente la strozzatura e quello successivo. La depressione consente l'aspirazione del fertilizzante da un recipiente aperto;
c) con pompe a iniezione idraulica dotate di uno stantuffo azionato dalla pressione idraulica dell'impianto irriguo:
La caratteristica comune a tutte le tipologie è la richiesta di elevata pressione di funzionamento: l'impianto deve disporre di una pressione oscillante dai 2 ai 4 Bar (1 Bar corrisponde a circa 1 atmosfera oppure a 10 metri di colonna d'acqua) a valle del filtro.
Al secondo gruppo appartengono le elettropompe dosatrici dotate di fonti energetiche proprie.
Si tratta di vere e proprie elettropompe munite di contenitori e di apparecchiature per l'iniezione delle più svariate sostanze chimiche, nelle reti irrigue. Sono particolarmente usate nel comparto del "fuori suolo" per la loro grande precisione ed efficienza nella gestione della soluzione nutritiva che costituisce l'alimentazione pressoché esclusiva per le piante allevate in quelle condizioni.

Il problema dell'uniformità dell'erogazione
Il problema che accomuna tutte le tipologie presentate riguarda l'uniformità di erogazione dell'impianto. Questo concetto è collegato all'erogazione della medesima quantità di acqua nell'unità di tempo in ogni porzione dell'impianto irriguo, requisito fondamentale per alimentare tutte le piante nella stessa maniera.
L'uniformità di distribuzione dell'impianto è garanzia di precisione e controllo dell'erogazione dell'acqua e dunque dei concimi da esso veicolati.
Erogatori che distribuiscono troppa acqua mettono a disposizione delle piante troppo concime, in particolare modo azoto, che è il principale concime veicolato con l'acqua. L'effetto indesiderato sarà il dilavamento dello stesso elemento, con conseguente carenza per le colture ed accumulo inquinante nelle acque di falda.
Al contrario gli erogatori che distribuiscono poca acqua mettono a disposizione delle piante poco concime, provocando una carenza nutritiva.
Il problema è facilmente risolvibile se tutti gli erogatori di un impianto avessero uguali prestazioni, e cioè se l'impianto fosse uniforme, viceversa i problemi si aggravano quando gli erogatori hanno prestazioni diverse, cioè quando l'impianto è disomogeneo.
Il punto critico si raggiunge con una valore di uniformità totale dell'impianto inferiore a 80%; in impianti che hanno tali caratteristiche tecniche è assolutamente sconsigliabile fertirrigare, con qualsiasi attrezzatura.
Per praticare la fertirrigazione è necessario rimuovere le cause della cattiva uniformità dell'impianto ed in ogni caso è bene prima di scegliere quale attrezzatura utilizzare, verificare che il proprio impianto abbia le caratteristiche tecniche richieste.

Tratto dal web.



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