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Dal punto di vista pratico la fertirrigazione ha reso evidente come, in confronto con la concimazione minerale tradizionale effettuata con i fertilizzanti granulari, permetta una gestione più razionale della nutrizione in frutticoltura. In particolare se ne avvantaggiano i frutteti ad elevata densità innestati su portainnesti nanizzanti che utilizzano l'irrigazione a goccia fin dall'inizio dell'impianto. La concimazione tradizionale prevede la distribuzione dei fertilizzanti in forma granulare sulla superficie del terreno con il tradizionale spandiconcime. Una volta somministrato il fertilizzante, per far in modo che la pianta lo utilizzi, esso si deve sciogliere e raggiungere le radici delle piante. Perché ciò avvenga occorre che ci sia un'adeguata disponibilità di acqua, grazie alle piogge o all'irrigazione, che permetta ai nutrienti di essere veicolati verso le radici assorbenti. Se si manifestano delle condizioni di siccità e non si dispone di un impianto d'irrigazione, può accadere che i fertilizzanti non si sciolgono e restano in superficie, dove possono subire processi di volatilizzazione e perdite che li rendono meno disponibili per le radici. Inoltre occorre comunque che nel terreno ci sia un'umidità costante per permettere ai nutrienti di mantenersi in una fase liquida, condizione questa difficile durante i mesi estivi. Dal punto di vista del fabbisogno nutrizionale di un frutteto, bisogna considerare che gli elementi minerali debbano comunque essere sempre disponibili, anche in basse quantità, nella soluzione del terreno, ed è errato pensare che ci debba essere un determinato fabbisogno di elementi solo in una specifica fase fenologica. I vantaggi della fertirrigazione per l'equilibrio vegeto-produttivo di un frutteto sono riconducibili alle particolari condizioni nutrizionali che si vengono a creare nel volume di terreno esplorato dall'apparato radicale. Le esperienze in campo hanno dimostrato come l'apporto continuo di piccole dosi di nutrienti consenta di mantenere a livello dell'apparato radicale una disponibilità di elementi nutritivi adeguata alle varie esigenze degli alberi, evitando brusche variazioni della loro concentrazione. La possibilità di regolare continuamente gli apporti di fertilizzante in funzione dello stato nutrizionale degli alberi riduce il rischio di inquinamento delle falde da parte di ioni (es.: NO3, ione nitrico) che interagiscono debolmente con la matrice argillosa del suolo. Inoltre la fertirrigazione è un mezzo efficace, sia in fase di allevamento che di produzione del frutteto, per aumentare e migliorare la disponibilità di alcuni nutrienti, come il fosforo (P2O5) ed il potassio (K2O), normalmente dotati di scarsa mobilità nel terreno, soprattutto in terreni sabbiosi a grana fine. Gli alberi di melo, in fase di allevamento, traggono beneficio dall'apporto di moderate quantità di P2O5, elemento che stimola la crescita dell'apparato radicale e promuove la formazione delle branche e dei rami. Infine, la ricerca ha posto in evidenza come l'analisi periodica della soluzione circolante del suolo permetta di modulare efficacemente gli apporti dei nutrienti. Riportiamo alcune considerazioni importanti per la corretta conduzione della fertirrigazione. Innanzitutto, il momento di intervento è decisivo per stabilire una reale differenziazione tra la tecnica tradizionale e la fertirrigazione. Nella tecnica tradizionale il primo intervento di fertilizzazione viene normalmente effettuato al risveglio vegetativo, in un periodo in cui l'irrigazione non è necessaria, e in questa occasione viene distribuita la totalità degli elementi meno mobili (fosforo e potassio). Viceversa l'adozione della fertirrigazione impone di modificare l'abituale frazionamento degli apporti: all'intervento primaverile viene distribuita una quota ridotta del fabbisogno azotato, il restante viene frazionato in più interventi fertirrigui abbinato al fosforo e al potassio. Inoltre, per conservare parte dei vantaggi connessi alla fertirrigazione, è consigliabile, ove possibile, effettuare anche la concimazione primaverile attraverso l'impianto irriguo, ovviamente distribuendo il più basso volume possibile. La differenza tra le due tecniche è evidente dal momento che, con la fertirrigazione, il quantitativo di prodotto distribuito per ogni intervento è assai basso, e ripetendo gli interventi si riesce a fornire alle piante il fertilizzante nei momenti più delicati per lo sviluppo delle stesse. In questo modo rispetto alla tecnica tradizionale si evita la complicazione di usare concimi a lenta cessione, che distribuiti in una sola volta possano essere assorbiti nel lungo periodo, utilizzando in loro vece concimi di più pronto assorbimento. L'effetto è l'eliminazione delle inevitabili perdite per dilavamento a cui vanno soggetti concimi, sì a lenta cessione, ma che non sono immuni al dissolvimento in caso di abbondanti precipitazioni. Attraverso l'impianto fertirriguo possono anche essere distribuiti microelementi o acqua acidificata, utilizzata come correttivo del pH del suolo, con positivi effetti sul controllo della clorosi o di altre fisiopatie connesse all'indisponibilità di elementi traccia nel terreno. La fertirrigazione assume poi una notevole importanza in quelle aree frutticole caratterizzate da climi subumidi e terreni normalmente dotati; in queste circostanze la flessibilità nella gestione degli apporti di nutrienti e oligoelementi evita la costituzione di riserve di nutrienti in eccesso nel terreno, con i danni che ne possono derivare, riducendo nel contempo i costi di gestione. In conclusione, tramite un'oculata gestione della fertirrigazione è possibile conseguire un equilibrato rapporto tra attività vegetativa e riproduttiva, una precoce messa a frutto ed un sensibile risparmio di fertilizzanti, in linea con i principi di Produzione Frutticola Integrata e di Agricoltura Sostenibile.
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