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L'irrigazione e la fertirrigazione: strumenti per migliorare la qualità e rispettare l'ambiente

La fertirrigazione, una tecnica utile ma "difficile".

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NL 8 09 Irrigazione e Fertirrigazione

Con il termine fertirrigazione s'intende una tecnica che consente di distribuire i fertilizzanti insieme ail'acqua d'irrigazione. Questa tecnica si è apprezzata maggiormente con la diffusione della microirrigazione e/o irrigazione a goccia, infatti si applica preferibilmente con l'irrigazione localizzata e/o con la subirrigazione. Si può effettuare anche con altri sistemi irrigui, ma per una distribuzione migliore del fertilizzante si preferiscono i sistemi sopradetti.
La distribuzione in acqua migliora l'assorbimento dei fertilizzanti ed al tempo stesso questi rendono più efficiente l'utilizzo dell'acqua. In pratica la fertirrigazione realizza un effetto sinergico tra acqua e fertilizzante.

Per un efficiente e razionale impiego della fertirrigazione è importante conoscere alcuni aspetti, quali:
• le esigenze nutrizionali minerali della coltura;
• il fabbisogno idrico della coltura;
• il periodo di assimilazione dei diversi nutrienti rispetto alle principali fasi vegetative della coltura;
• la fertilità del terreno e/o del substrato;
• le caratteristiche chimiche dell'acqua d'irrigazione;
• i principali dati climatici dell'areale di coltivazione;
• la tecnica fertirrigua, per poterla gestire ed applicare in modo corretto e razionale.

VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA FERTIRRIGAZIONE.
I principali vantaggi della fertirrigazione consistono in:
• minor impiego di manodopera per le operazioni di distribuzione del fertilizzante;
• minor calpestamento del terreno con le macchine agricole per le operazioni colturali;
• miglior frazionamento della concimazione azotata;
• migliore applicazione dei fertilizzanti, perché essi vengono distribuiti nell'area di terreno effettivamente esplorato dagli apparati radicali delle colture;
• assenza di perdite di nutrienti e di acqua, grazie alla loro migliore distribuzione al terreno e la loro precisa localizzazione vicino all'apparato radicale delle colture;
• assenza di ruscellamenti e percolazioni verso i fiumi e le falde freatiche;
• possibilità di effettuare le concimazioni anche in quei momenti in cui la coltura non è accessibile ai mezzi meccanici per la loro distribuzione;
• assenza di dispersioni di polveri nell'aria durante la distribuzione dei fertilizzanti.
I principali svantaggi si riassumono in:
• possibilità di applicazione alle sole colture irrigue;
• necessità di un impianto d'irrigazione tecnologicamente più perfezionato e costoso rispetto all'irrigazione tradizionale;
• interventi d'irrigazione non sempre strettamente necessari ma da effettuare al solo scopo di distribuire il fertilizzante.
Una corretta e razionale gestione della fertirrigazione consente, generalmente, di migliorare le rese rispetto alla concimazione tradizionale.
Per es. in orticoltura ed in floricoltura essa è ben sviluppata da diversi anni. Per una coltivazione di pomodoro da industria le rese possono migliorare del 15-30% con la fertirrigazione rispetto alla concimazione tradizionale con irrigazione ad aspersione.
In Viticoltura non ci sono ancora molte esperienze di fertirrigazione, mentre con l'irrigazione a goccia si stanno facendo i primi passi ormai da qualche anno.
Ci sono altresì delle interessanti esperienze nelle zone viticole dell'emisfero sud del mondo, per es. in Australia, dove l'utilizzo dell'irrigazione è visto positivamente al fine di migliorare la qualità. Al contrario nell'Europa sembra che ci sia una sorta di pregiudizio verso l'irrigazione del vigneto, in quanto considerata uno strumento per forzare il raccolto in senso quantitativo e non qualitativo.

L'irrigazione e la fertirrigazione, come strumento per la qualità per il vigneto.
In effetti l'irrigazione si può utilizzare con l'intento di aumentare la dimensione dell'acino, e in generale di aumentare in modo considerevole il potenziale produttivo della pianta. La gestione attenta dell'acqua parte dal potenziale idrico dei suoli.
Benché la vite abbia una buona resistenza alla siccità, è frequente il caso in cui le piogge siano insufficienti a compensare le perdite per evaporazione e per il consumo della pianta Questo accade a maggior ragione dove i suoli sono superficiali, con un modesto strato attivo. Nel periodo che va dall'allegagione alla chiusura del grappolo la disponibilità di acqua influisce sul numero di internodi, sulla dimensione delle foglie e sulla dimensione finale dell'acino: non è conveniente per la qualità che nessuno di questi parametri vada fuori controllo. In seguito, un moderato stress idrico è utile per assicurare una buona maturazione e quindi l'irrigazione non deve eliminare lo stress, ma solo ridurlo. Attraverso la gestione dell'acqua si cerca di ottenere un ottimale rapporto foglie/grappoli ed un ottimale dimensione degli acini.
A volte apportare l'equivalente di 50 millimetri di pioggia, o poco meno, può essere sufficiente per tutta la stagione, frazionando la distribuzione in alcuni momenti chiave. Bisogna tener conto anche del fatto che di acqua ce n'è poca, quindi dobbiamo risparmiarla e razionalizzarne l'utilizzo. A questo fine un'esperienza recente è quella della cosiddetta irrigazione a radice mezza asciutta, che consiste nel sistemare due gocciolatori per vite, uno per parte, e farli lavorare alternativamente in occasione di ciascun turno d'irrigazione per stimolare il rinnovo delle radici.
Con la fertirrigazione, l'apporto degli elementi nutritivi può avvenire anche in quelle fasi critiche dove la situazione di stress idrico ne limita l'assimilazione. La fertirrigazione inoltre offre la possibilità di ridurre i dosaggi dei fertilizzanti rispetto alle dosi indicate per le colture concimate in modo tradizionale, perché la distribuzione può essere frazionata, localizzata e mirata alla specifica area di terreno dove si concentrano la maggior parte delle radici. Questo è d'indubbio vantaggio se pensiamo non solo al rispetto dell'ambiente ma alla possibilità di rispettare i disciplinari di produzione che spesso tendono ad un più razionale e ridotto uso dei fertilizzanti.

Irrigazione a goccia e fertirrigazione, efficienza ed uniformità di distribuzione della soluzione nutritiva.
Per prevenire fenomeni d'inquinamento per dilavamento è opportuno che la tecnica irrigua adottata assicuri un'elevata efficienza ed uniformità distributiva dell'acqua. Occorre distribuire volumi di adacquamento idonei per portare il volume di terreno interessato dalle radici alla capacità idrica di campo, ciò significa definire correttamente le variabili irrigue (turni e volumi), conoscere le caratteristiche idrologiche del terreno, la profondità delle radici e l'umidità del terreno al momento dell'irrigazione.
Nel caso d'irrigazione a goccia è opportuno adottare turni irrigui molto stretti. Nei terreni sabbiosi a volte le colture richiedono più turni irrigui giornalieri, in considerazione delle perdite d'acqua per evapotraspirazione e per la bassa capacità di trattenere l'acqua. Nei terreni argillosi occorre adottare turni irrigui più lunghi per evitare fenomeni d'asfissia.
Anche la scelta e la tipologia dell'impianto irriguo è di estrema importanza. Occorre conoscere il numero e la portata dei gocciolatoi per unità di superficie. Essi devono consentire una erogazione tale da ottenere una continuità di volume di terreno bagnato lungo tutta la linea distributrice, inoltre la superficie di terreno umettata deve essere adeguata alle esigenze della coltura. La distanza tra i gocciolatoi lungo l'ala gocciolante può variare tra valori che vanno da 30 cm a 80 cm, passando da terreni sabbiosi a terreni argillosi. Solo in questo modo sarà possibile ottenere un'elevata uniformità ed efficienza di distribuzione dell'acqua e contemporaneamente un'efficace distribuzione del fertilizzante. Attenzione però, perché in alcuni casi con la fertirrigazione si sono avuti problemi legati ad un'elevata perdita di nutrienti nel terreno con relativo inquinamento delle falde. Ciò dipende da un'errata gestione dell'irrigazione e della fertirrigazione associata a condizioni idrodinamiche sfavorevoli del terreno. Attualità recente (per rendere evidenti problematiche ambientali alle quali dovremo porre sempre maggior attenzione), in aree ad alta densità agricola della Spagna (Almeria) i livelli di nitrati nelle falde sono superiori ai limiti di legge.
I terreni con caratteristiche più sfavorevoli, e che quindi sono più soggetti a rischio di inquinamento da nitrati, sono i terreni sabbiosi per la limitata capacità di ritenzione idrica e di scambio cationico, quelli con falda superficiale (inferiore ai 2 m), i terreni con uno ridotto strato utile (15-20 cm), i terreni con una pendenza elevata e quelli ricchi in sostanza organica.
Una gestione ottimale della fertirrigazione ha naturalmente influenza anche sulla qualità della produzione, anche se a volte le differenze tra fertirrigazione e fertilizzazione tradizionale non sono sempre nette.

L'inquinamento ambientale e la fertirrigazione.
Nel codice di buona pratica agricola (CBPA), relativo alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (Direttiva CEE 91/676), sono incoraggiate quelle tecniche con le quali la concimazione azotata viene effettuata con poco anticipo rispetto ai momenti di fabbisogno (concimazione in copertura, fertirrigazione). Inoltre è ribadita l'importanza di praticare la fertirrigazione con metodi irrigui che assicurano un'elevata efficienza distributiva dell'acqua.
Nel caso di colture a ciclo breve, come la maggior parte degli ortaggi da foglia, da frutto o da radice, come insalate, cavoli, zucchine, ravanelli, ecc., la scelta del momento di esecuzione della concimazione passa in secondo piano, come misura di contenimento delle perdite per dilavamento dei nitrati, rispetto al rischio, ben maggiore, di un elevato valore di nitrati nei prodotti destinati al consumo, spesso dovuti ad un irrazionale eccesso di concimazione azotata.
Le schede di coltivazione che si trovano nel sito www.fertirrigazione.it riportano delle indicazioni di coltivazione come i valori dei dosaggi degli elementi nutritivi, che devono assicurare una congrua risposta produttiva da parte della coltura.
In pratica si tratta di stabilire gli obiettivi di produzione che si conciliano al meglio con la remunerazione dei produttori, con l'approvvigionamento dei consumatori e con la riduzione al minimo del rischio ambientale, per raggiungere il risultato di poter impostare un programma di coltivazione e di fertirrigazione che eviti errori clamorosi.
Nello stimare i fabbisogni dei diversi nutrienti si è seguita l'impostazione di prendere come base i vari livelli di produzione delle colture, le caratteristiche dei nutrienti ed i conseguenti asporti di elementi nutritivi da parte delle stesse colture. Di conseguenza si sono riportati anche i valori degli asporti degli elementi nutritivi al fine di indicare, con il massimo della chiarezza e della semplicità, i fabbisogni da apportare alle singole colture.

La metodologia della fertirrigazione.
Una corretta e razionale applicazione della fertirrigazione richiede di stabilire diversi parametri, quali la quantità ed i rapporti fra gli elementi nutritivi, la composizione chimica della soluzione, la frequenza degli interventi di fertirrigazione.
Possiamo distinguere, fondamentalmente, due metodologie di fertirrigazione:
• Distribuzione degli elementi nutritivi in modo continuo e proporzionale all'intervento irriguo.
Questo metodo ha il vantaggio di essere estremamente semplice e consente di aumentare la distribuzione dei fertilizzanti all'aumento della domanda di acqua di irrigazione. E' una metodologia che si avvicina alla tecnica della fertirrigazione delle colture fuori suolo. Estrema importanza ha la composizione chimica della soluzione, la sua conducibilità elettrica (EC) ed il pH. Nella versione estrema il terreno costituisce solamente un supporto della coltura.
• Distribuzione degli elementi nutritivi in modo discontinuo, non proporzionale all'irrigazione.
La fertirrigazione viene definita e suddivisa per ciascuna fase fenologica. Il fabbisogno della coltura viene stimato attraverso un bilancio che considera le asportazioni, le immobilizzazioni, le perdite, gli apporti e le disponibilità naturali del terreno. Quindi viene suddiviso, considerando i rapporti ottimali fra gli elementi, per ciascuna fase fenologica ottenendo la quantità da distribuire periodicamente. In pratica si applica lo stesso criterio per il calcolo della concimazione in copertura tradizionale dove, al posto di utilizzare lo spandiconcime meccanico per distribuire il fertilizzante, si utilizza l'acqua d'irrigazione.