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Chi paga la crisi?

Una crisi che non ha precedenti negli ultimi 60 anni, e che interessa il mondo intero.

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Crisi

  Siamo di fronte ad una crisi che parte dalla finanza e che si abbatte sull'economia reale e su tutti noi.
  Si potrebbe dire che il mondo è stato interessato da un effetto come quello generato da una massiccia emissione di moneta falsa. La gente spendeva questi soldi falsi senza esserne cosciente, e noi tutti si viveva al di sopra delle nostre possibilità. A cosa si è arrivato: che ci si ritrova in una crisi mondiale e si è accumulato un debito enorme da pagare e nessuno ne conosce l'ammontare.
  La principale causa di tutto questo, sarebbe attribuibile alla più che ventennale dipendenza culturale rispetto al mondo ed al sistema di vita americano. Una società fondata sui consumi sfrenati, teorie del rischio costruite da una cultura economica, fatta di società di consulenza aziendale, di grandi banche, di società di consulenza finanziarie, ecc., dotate tutte di una grande organizzazione mondiale capace di emettere e cedere titoli cosidetti "tossici", questi sono tutti i pezzi di un mosaico proveniente da oltre oceano.
  Questa massa enorme di soldi basati sul debito, andrà a costituire nel tempo il prezzo che noi tutti dovremmo pagare e che ci condizionerà la vita per i prossimi anni.
  Si scrive tutto questo, perchè si ha la sensazione che la gravità non sia percepita o sia sottovalutata. Chi ci governa, a qualsasi livello, sembra non stia facendo nulla per farcelo capire.
Non si vuole fare inutile allarmismo, c'è solo la consapevolezza che dalle situazioni difficili se ne esce meglio se si ha la conoscenza di cosa e con chi si ha a che fare.
  La conoscenza della situazione è il presupposto per accettare di cambiare, accontentandosi anche di qualcosa in meno, e ricercando magari più intensi e autentici valori e rapporti umani, spesso oggi caduti nel dimenticatoio.
  Per affrontare questa crisi, occorre lavorare con pazienza e determinazione per far conoscere al paese la realtà, e renderlo unito e consapevole.
  E' in crisi questo modello di mercato, sopracitato, fatto di mancanza di regole e controlli, dove è possibile vendere fumo, grazie alla potenza mediatica, non è in crisi il libero mercato, quello basato sull'economia reale. Un mercato che non si sottomette alla finanza spregiudicata, ma anzi necessita di una finanza che si metta a disposizione e al servizio delle imprese e delle famiglie.
  Occorrono indicazioni su quali cambiamenti ci sono in essere e introdurre esempi di modello a cui far riferimento.
E' quello che si aspetterebbe chi si sente responsabilizzato per affrontare la crisi ed accettare anche i sacrifici necessari. E' quello che ci vorrebbe e che a tutt'oggi ci sembra di non vedere.